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Obbligo Di Soggiorno

62 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Una delle prescrizioni che possono accompagnare la sorveglianza speciale, che impone al soggetto di risiedere in un determinato comune e di non allontanarsene senza l'autorizzazione del giudice.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lavoro lecito e sorveglianza speciale di pubblica sicurezza
La Corte d'Appello ha applicato la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per due anni a una cittadina ritenuta socialmente pericolosa. La donna ricavava proventi stabili da ripetuti reati legati allo spaccio di stupefacenti. La difesa ha impugnato la misura davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la presenza di un lavoro lecito, impegni familiari e lamentando un vizio di motivazione del provvedimento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno ribadito che contro i decreti di prevenzione il ricorso è ammesso esclusivamente per violazione di legge e non per contestare la valutazione dei fatti. La presenza di un'occupazione formale non cancella la pericolosità sociale derivante da guadagni illeciti costanti.
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Sorveglianza speciale e pericolosità sociale: carcere e mafia
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un soggetto sottoposto alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per quattro anni. Il provvedimento scaturiva dal suo ruolo direttivo in un clan mafioso e nel traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'attualità del pericolo, sostenendo che lo stato di detenzione carceraria escludesse l'automatica applicazione della misura. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la detenzione non cancella la presenza del legame mafioso senza un effettivo allontanamento o recesso dal sodalizio criminale. Il tema centrale riguarda il rapporto tra sorveglianza speciale e pericolosità sociale, confermando la piena validità della misura e condannando il ricorrente al pagamento delle spese legali e a una sanzione pecuniaria.
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Violazione sorveglianza speciale: l’assenza notturna condanna
Un cittadino, sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, non è stato trovato in casa durante un controllo notturno delle forze dell'ordine. I giudici di merito lo hanno condannato alla pena della reclusione per il reato previsto dall'articolo 75 del Codice Antimafia. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l'insussistenza del reato per le sole prescrizioni accessorie. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che la violazione sorveglianza speciale sussiste anche quando si infrangono le prescrizioni accessorie fissate dal giudice, come gli orari di rientro serale. L'imputato deve quindi scontare la pena e pagare la sanzione economica.
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Sorveglianza speciale: confermato l’obbligo di soggiorno
La Corte di Appello ha confermato a carico del soggetto la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per due anni. I magistrati hanno basato la decisione sulla pericolosità sociale attuale dell'interessato, desunta da ripetuti reati a scopo di lucro commessi anche fuori dal territorio regionale. La difesa ha impugnato il provvedimento in Cassazione denunciando la violazione delle norme del codice antimafia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le doglianze chiedevano una rivalutazione dei fatti non consentita in sede di legittimità. Il ricorrente deve pagare le spese legali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale e pericolosità sociale tra lavoro e reati
Un cittadino ha impugnato la misura della sorveglianza speciale e pericolosità sociale con obbligo di soggiorno per tre anni, sostenendo di avere un'offerta di lavoro come operaio per tre mesi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che un impiego temporaneo non cancella un'abitudine radicata a compiere reati contro il patrimonio. L'autonomia del procedimento di prevenzione permette al giudice di valutare l'intero stile di vita del soggetto, prescindendo dall'esito di singoli processi penali non conclusi con assoluzione piena. La misura personale di sicurezza rimane quindi del tutto valida ed efficace.
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Obbligo di Soggiorno Violato: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno nel comune di Niscemi, è stato condannato per la violazione obbligo di soggiorno, essendo stato arrestato a Catania dopo essersi reso irreperibile per anni. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'esecutività della misura preventiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo manifestamente infondate le argomentazioni. L'individuo era ben consapevole delle prescrizioni e della loro inosservanza. La sentenza conferma la condanna e impone il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Inosservanza Obblighi Sorveglianza: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un Individuo, già sottoposto a una misura di prevenzione con obbligo di soggiorno, ha violato le prescrizioni orarie di rientro e uscita dalla propria abitazione. La Corte d'Appello ha confermato la condanna per inosservanza degli obblighi di sorveglianza speciale. L'Individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'interpretazione della norma, la mancata acquisizione di nuove prove e la motivazione sulla recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la violazione di qualsiasi obbligo inerente alla sorveglianza speciale costituisce reato e che le richieste di prova devono essere tempestive. L'Individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno: il furto e la fuga
Un uomo sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si è allontanato dal proprio comune per compiere un furto aggravato all'interno di un furgone. Condannato per il furto e per l'inosservanza della misura cautelare, il reo ha impugnato la sentenza in Cassazione. La difesa ha sostenuto che l'omesso rispetto del dovere generico di vivere onestamente non costituisce reato secondo la giurisprudenza costituzionale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la contestazione non riguardava il precetto morale generico, bensì la violazione specifica dell'allontanamento non autorizzato dal territorio comunale. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e stato di salute
I giudici di merito hanno applicato a un soggetto la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per tre anni, ritenendolo indiziato di mafia e socialmente pericoloso. Il destinatario della misura ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che le sue precarie condizioni di salute escludessero una reale e attuale pericolosità sociale e contestando la motivazione dei giudici territoriali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Nelle misure di prevenzione il controllo di legittimità è limitato alla sola violazione di legge e non consente di ridiscutere la valutazione dei fatti. Inoltre, il ricorso non ha spiegato in modo specifico perché la salute dell'interessato avrebbe neutralizzato i rischi legati al vincolo mafioso, limitandosi a generiche contestazioni.
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Violazione Obblighi Sorveglianza Speciale: Cassazione conferma condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Sorvegliato condannato per violazione obblighi sorveglianza speciale. Il Sorvegliato, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, era stato trovato fuori casa oltre l'orario consentito e alla guida con patente revocata. Aveva sostenuto che il reato si configurasse solo per violazioni di prescrizioni specifiche, non generiche. La Cassazione ha invece ribadito che il reato di inosservanza degli obblighi inerenti alla sorveglianza speciale si configura con qualsiasi violazione del divieto di allontanamento dalla propria abitazione, anche se di modesta entità. La sentenza ha confermato la condanna e ha imposto al Sorvegliato il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e ricorso inammissibile
I giudici di merito hanno imposto a un cittadino la sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per tre anni, con obbligo di soggiorno e versamento di una cauzione. L'interessato ha presentato ricorso per cassazione lamentando l'assenza di un pericolo attuale, poiché la decisione si basava su carichi pendenti datati nel tempo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nel procedimento di prevenzione il controllo di legittimità è consentito solo per violazione di legge e non per rivalutare i fatti. I giudici hanno accertato una motivazione logica e coerente sul rischio concreto di reiterazione delittuosa, condannando il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza: ricorso inammissibile
I giudici di merito hanno applicato a un soggetto la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per due anni. L'uomo ha contestato il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'assenza di prove sulla sua pericolosità attuale e sui presunti guadagni illeciti derivanti dallo spaccio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nel procedimento di prevenzione il ricorso per cassazione è consentito unicamente per violazione di legge e non per contestare la logica della valutazione dei fatti. I giudici territoriali hanno motivato l'attualità del pericolo evidenziando precedenti penali, la gestione di una piazza di spaccio, l'assenza di lavoro e la violazione di precedenti misure.
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Annullamento obbligo di soggiorno: quando la motivazione non basta
Un Cittadino era stato sottoposto a una misura di prevenzione di sorveglianza speciale con l'obbligo di soggiorno in un comune specifico. La Corte d'Appello aveva confermato questa decisione. Il Cittadino ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che i giudici precedenti non avevano motivato adeguatamente l'imposizione dell'obbligo di soggiorno. Non avevano spiegato perché una misura meno restrittiva non fosse sufficiente. La Cassazione ha quindi disposto l'annullamento obbligo di soggiorno, eliminando la restrizione per il Cittadino.
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Misure di prevenzione personale e carcere: vincoli e ricorso
La Corte di Appello ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno a carico di un soggetto ritenuto contiguo alla criminalità organizzata. Il proposto ha presentato ricorso per cassazione lamentando la mancanza di attualità della sua pericolosità sociale e contestando la mancata valorizzazione della buona condotta carceraria serbata durante la lunga detenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il ricorso in materia di prevenzione è ammesso solo per violazione di legge e non per vizi di motivazione. Inoltre, la condotta corretta in carcere non cancella la presunzione di pericolosità derivante dal radicato inserimento in un sodalizio mafioso. Il ricorrente è stato condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione Misure di Prevenzione: Delitto o Contravvenzione?
Un individuo, sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, è stato condannato per la violazione misure di prevenzione, essendo uscito di casa in orario vietato. Ha contestato la qualificazione del reato, sostenendo si trattasse di una contravvenzione (meno grave) anziché un delitto (più grave), con conseguenti implicazioni procedurali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha confermato che l'obbligo di soggiorno implica la necessità di autorizzazione del Tribunale per allontanarsi dal comune, qualificando correttamente la condotta come delitto. La sentenza ha ribadito l'importanza di analizzare l'intero provvedimento di prevenzione per comprenderne la portata.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per tre anni nei confronti di un soggetto dedito allo spaccio di sostanze stupefacenti. L'interessato ha presentato ricorso lamentando un vizio di motivazione nei provvedimenti dei giudici di merito. I Supremi Giudici hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile perché i motivi addotti erano manifestamente infondati, evidenziando come la motivazione del decreto impugnato fosse coerente e priva di vizi logici. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando la piena validità della misura restrittiva per contrastare la pericolosità sociale attuale.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza e lavoro: ricorso nullo
La Corte d'Appello ha confermato a carico di un individuo la misura di prevenzione della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di quattro anni. Il provvedimento imponeva l'obbligo di soggiorno nel comune di residenza e la presentazione quotidiana alla polizia giudiziaria dal lunedì al venerdì. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione, contestando l'omessa motivazione sull'aggravamento della misura e sul mancato accoglimento della richiesta di autorizzazione al lavoro notturno. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione per la totale genericità delle censure difensive rispetto alla logica motivazione dei giudici di merito, condannando il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Convalida dell’arresto: legittimo il fermo oltre il confine
Un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno ha dichiarato di vivere nel Comune stabilito con la famiglia. Le Forze dell'Ordine lo hanno fermato e arrestato lungo una via di confine che appartiene a un Comune limitrofo, contestando la violazione della misura. Il Tribunale non ha convalidato la misura precautelare, sostenendo la mancata verifica precisa dei confini territoriali da parte degli operanti. Il Procuratore della Repubblica ha presentato ricorso contro questo provvedimento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e ha stabilito che la convalida dell'arresto richiede solo una verifica di ragionevolezza sull'operato della polizia, senza anticipare valutazioni di merito sulla colpevolezza. La Suprema Corte ha quindi annullato l'ordinanza senza rinvio, confermando la piena legittimità dell'arresto.
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Sorveglianza speciale confermata: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato il decreto con cui i giudici di merito hanno applicato a un privato la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per la durata di cinque anni. L'interessato ha presentato ricorso lamentando l'assenza del requisito della pericolosità sociale attuale e contestando la valutazione delle prove. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'atto di impugnazione si limitava infatti a criticare la motivazione del provvedimento e a richiedere un nuovo esame dei fatti, attività non consentita nel giudizio di legittimità. Di conseguenza, la misura preventiva resta pienamente valida ed efficace e il ricorrente deve pagare le spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Violazione della sorveglianza speciale: condanna valida
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per il reato di violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La difesa sosteneva che la misura originaria fosse diventata illegittima a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale del 2019. I giudici hanno invece rilevato che il provvedimento restrittivo si fondava sulla condotta di chi vive abitualmente con i proventi di attività delittuose, categoria non colpita dalla pronuncia di incostituzionalità. Di conseguenza, la misura preventiva e l'obbligo di rispettarla sono rimasti pienamente validi nel tempo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'imputato alle spese e a una sanzione di tremila euro.
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