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Obbligo Di Soggiorno

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62 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Sorveglianza speciale: stop alla tenuità del fatto.
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per violazione della sorveglianza speciale a carico di un soggetto che si era allontanato dal comune di soggiorno obbligato senza autorizzazione. Il ricorrente è stato trovato in possesso di una somma ingiustificata di denaro contante. La Suprema Corte ha negato l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, evidenziando come la gravità dei precedenti penali e l'abitualità nel crimine rendano incompatibile il beneficio previsto dall'art. 131-bis c.p. con la condotta contestata.
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Obbligo di soggiorno: i chiarimenti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione dell'**obbligo di soggiorno** previsto dal Codice Antimafia. L'imputato, sottoposto a sorveglianza speciale nel Comune di Milano, era stato sorpreso in un comune limitrofo durante la commissione di un altro reato. La difesa invocava erroneamente precedenti della Corte Costituzionale che riguardano esclusivamente le prescrizioni generiche di 'vivere onestamente', mentre la violazione dei confini territoriali del comune di soggiorno rimane un illecito penale pienamente configurabile.
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Violazione obbligo di soggiorno e dolo generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di una donna per la violazione obbligo di soggiorno, stabilendo che per tale reato è sufficiente il dolo generico. La ricorrente si era allontanata senza permesso dal comune di residenza coatta, invocando ragioni di sicurezza e mancanza di intenzionalità. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, dichiarando inammissibili le doglianze sulla pericolosità sociale mai sollevate in appello.
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Sorveglianza speciale: confermata la misura
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per un soggetto con precedenti per furti e rapine. Nonostante la riduzione della durata in appello, la persistente pericolosità sociale è stata provata dal possesso di strumenti atti a disturbare segnali GPS e videosorveglianza subito dopo la scarcerazione.
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Violazione sorveglianza speciale: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. L'imputato non era stato trovato in casa durante controlli notturni. La Corte ha ritenuto il ricorso manifestamente infondato e generico, poiché non contestava in modo specifico le modalità dei controlli effettuati dalle forze dell'ordine, confermando che qualsiasi inosservanza delle prescrizioni integra il reato previsto dall'art. 75, comma 2, D.Lgs. 159/2011.
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Sorveglianza speciale: ogni violazione è reato
Un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale ha violato l'obbligo di rientrare a casa entro l'orario stabilito. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 15756/2024, ha dichiarato il suo ricorso inammissibile, ribadendo che qualsiasi violazione delle prescrizioni imposte con la misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno costituisce reato, confermando la condanna e le sanzioni pecuniarie.
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Revoca sentenza di condanna: quando non si applica
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 15693/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per la revoca di una sentenza di condanna per violazione degli obblighi di sorveglianza speciale. Il caso verteva sulla distinzione tra la violazione di prescrizioni generiche, ormai decriminalizzate, e quelle specifiche, come l'obbligo di soggiorno, che restano penalmente rilevanti. La Corte ha stabilito che la revoca sentenza di condanna non è applicabile se il reato commesso riguarda una violazione specifica, non intaccata dalle successive pronunce di incostituzionalità.
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Sorveglianza speciale: quando diventa efficace?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la violazione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La Corte ha chiarito che la misura di prevenzione diventa pienamente efficace ed esecutiva dal momento della notifica del decreto all'interessato, e non dalla successiva redazione del verbale di sottoposizione agli obblighi.
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Pericolosità sociale: la detenzione non la cancella
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31942/2024, ha stabilito che un periodo di detenzione, anche superiore a due anni, non comporta automaticamente la cessazione della pericolosità sociale di un individuo. La Corte ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, chiarendo che la valutazione della pericolosità deve essere attuale e complessiva, tenendo conto non solo della detenzione subita ma anche di condotte successive, come il mantenimento di contatti con ambienti criminali, anche se l'interessato ha un lavoro stabile.
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Obbligo di soggiorno: quando la motivazione è valida
Un soggetto, sottoposto alla misura di prevenzione dell'obbligo di soggiorno, ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la totale assenza di motivazione riguardo a tale specifica prescrizione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che la motivazione era presente, logica e adeguata, in quanto derivava dalla conclamata pericolosità sociale del soggetto, evidenziata da gravi comportamenti come incendi e detenzione di armi. La sentenza ribadisce che il vizio di motivazione è censurabile solo in casi estremi di assenza fisica o di motivazione meramente apparente.
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Obbligo di soggiorno: la Cassazione è inflessibile
Un soggetto condannato per la violazione dell'obbligo di soggiorno ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo di essere stato un semplice passeggero e che lo sconfinamento fosse avvenuto contro la sua volontà. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. Secondo i giudici, la consapevolezza della violazione era stata logicamente accertata e, soprattutto, i numerosi precedenti penali dell'imputato, indicativi di un comportamento abituale, precludevano l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto.
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Sorveglianza speciale: prevale sulla libertà vigilata?
La Corte di Cassazione ha stabilito che la misura di prevenzione della sorveglianza speciale non può essere eseguita se il soggetto è già sottoposto alla misura di sicurezza della libertà vigilata. Annullando la decisione della Corte d'Appello, che aveva dato priorità alla sorveglianza speciale, la Suprema Corte ha riaffermato il principio di continuità della misura già in esecuzione, come previsto dall'art. 13 del D.Lgs. 159/2011. La sentenza chiarisce che la legge non consente un'esecuzione simultanea e che la misura preventiva, in questo caso, cessa i suoi effetti.
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Violazione sorveglianza speciale: quando è reato?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo condannato per violazione sorveglianza speciale. Nonostante fosse uscito nell'orario autorizzato per recarsi al lavoro, è stato trovato in un hotel con una donna. La Corte ha stabilito che la finalità dell'uscita deve corrispondere a quella autorizzata, altrimenti si configura il reato. Il rispetto del solo orario non è sufficiente a escludere la responsabilità penale.
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Violazione sorveglianza speciale: Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3569/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il provvedimento chiarisce che la fattispecie di reato per violazione sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno si configura con l'inosservanza di qualsiasi prescrizione imposta, non solo quella relativa alla permanenza nel comune designato. La Corte distingue nettamente questa ipotesi da quella, meno grave, della violazione della sorveglianza speciale senza obbligo di soggiorno.
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Violazione sorveglianza speciale: quando è reato?
La Corte di Cassazione ha chiarito la distinzione tra delitto e contravvenzione in caso di violazione sorveglianza speciale. Un uomo, sorpreso fuori casa durante l'orario notturno imposto, si è visto riqualificare il reato da delitto a semplice contravvenzione. La decisione si fonda sulla differenza tra la generica prescrizione di fissare una dimora e la specifica misura dell'obbligo di soggiorno. Poiché quest'ultima non era stata esplicitamente disposta, la violazione delle prescrizioni orarie integra l'ipotesi meno grave, comportando l'annullamento con rinvio della sentenza di condanna per una nuova valutazione della pena.
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Sorveglianza speciale: quando è legittima? La Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una misura di sorveglianza speciale applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. La sentenza chiarisce che il giudice può qualificare la pericolosità in modo diverso da quanto inizialmente proposto dal Pubblico Ministero, basandosi su una valutazione complessiva della biografia criminale dell'individuo. Il ricorso dell'interessato, che lamentava una violazione del diritto di difesa e una motivazione insufficiente, è stato respinto in quanto considerato un tentativo di riesaminare il merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Violazione obbligo di soggiorno: quando è reato unico?
Un soggetto condannato per duplice violazione obbligo di soggiorno ricorre in Cassazione. Aveva violato la misura di prevenzione sia allontanandosi dal comune designato, sia omettendo di portare con sé la carta precettiva. Il ricorso solleva la questione se le due infrazioni costituiscano un reato unico ai sensi dell'art. 81 c.p. o due reati distinti.
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Permesso sorveglianza speciale: limiti e requisiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto a sorveglianza speciale a cui era stato negato un permesso per visitare il figlio in carcere. La decisione conferma che un permesso sorveglianza speciale può essere concesso solo per motivi familiari di eccezionale gravità, urgenza e necessità assoluta, che devono essere specificamente provati, soprattutto in presenza di una qualificata pericolosità sociale del richiedente.
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Obbligo di soggiorno: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'applicazione dell'obbligo di soggiorno. Il ricorso, basato su un presunto vizio di motivazione, è stato respinto poiché tale vizio non è deducibile nei procedimenti di prevenzione. La Corte ha confermato la validità della misura, giustificata dai numerosi reati commessi dal soggetto, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Permesso sorvegliato speciale: no per feste familiari
La Corte di Cassazione ha confermato il diniego di un'autorizzazione a un soggetto in sorveglianza speciale che aveva chiesto di partecipare a una festa di compleanno. La sentenza ribadisce che il permesso sorvegliato speciale è concesso solo per gravi e comprovati motivi di salute o di famiglia, che rendano l'allontanamento assolutamente necessario e urgente, escludendo eventi di natura puramente sociale o ricreativa.
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