La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31942/2024, ha stabilito che un periodo di detenzione, anche superiore a due anni, non comporta automaticamente la cessazione della pericolosità sociale di un individuo. La Corte ha rigettato il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale, chiarendo che la valutazione della pericolosità deve essere attuale e complessiva, tenendo conto non solo della detenzione subita ma anche di condotte successive, come il mantenimento di contatti con ambienti criminali, anche se l'interessato ha un lavoro stabile.
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