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Obbligo Di Presentazione

138 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Misura accessoria al Daspo che impone al destinatario di presentarsi presso un ufficio di polizia durante lo svolgimento delle manifestazioni sportive per cui vige il divieto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Convalida del DASPO: legittimo l’obbligo di firma
La Questura ha emesso a carico del Tifoso una misura di divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il Giudice per le indagini preliminari ha confermato la misura tramite convalida del DASPO, motivando la decisione con la pericolosità desumibile da precedenti per reati contro la persona. Il difensore del Tifoso ha contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, eccependo l'omessa valutazione delle memorie difensive e dei decreti di assoluzione e archiviazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Il giudice di merito può valutare le memorie difensive in forma concisa e l'obbligo di comparizione scatta automaticamente per i soggetti già colpiti da precedenti provvedimenti analoghi nel triennio.
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Convalida del DASPO: obbligo nullo senza 48 ore per la difesa
La Questura impone a cinque tifosi il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura cautelare prima che siano trascorse quarantotto ore dalla notifica del provvedimento agli interessati. I destinatari impugnano la decisione per lesione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e stabilisce che la convalida del DASPO prima del decorso delle quarantotto ore viola il contraddittorio. Il giudice deve attendere la scadenza del termine per consentire ai difensori di depositare memorie e deduzioni. Di conseguenza, la Corte annulla senza rinvio l'ordinanza del giudice e dichiara inefficace l'obbligo di presentazione.
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Lite privata fuori dallo stadio: niente convalida del DASPO
La Questura imponeva il divieto di accesso alle manifestazioni sportive e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a un tifoso. L'uomo aveva litigato con un condomino per un presunto fumogeno acceso vicino allo stadio e aveva aggredito verbalmente un agente fuori servizio affacciato al balcone. Il Giudice per le Indagini Preliminari rifiutava la convalida dell'obbligo di firma: l'episodio costituiva una lite privata priva di legame diretto con la partita. La Procura impugnava la decisione sostenendo la matrice sportiva della violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno confermato che la convalida del DASPO con prescrizioni richiede una pericolosità reale e collegata allo svolgimento delle gare, negando l'obbligo di firma per liti private estranee all'ordine pubblico sportivo.
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DASPO con obbligo di firma: fumogeno innocuo ma misura valida
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità del DASPO con obbligo di firma della durata di cinque anni imposto a un tifoso. L'uomo aveva acceso un fumogeno durante una partita di calcio per festeggiare un gol della propria squadra, lanciandolo sulla pista di atletica antistante gli spalti. La difesa sosteneva la particolare tenuità del fatto e la natura puramente folkloristica dell'atto, privo di danni effettivi o pericoli immediati. I giudici hanno invece ribadito che il lancio di materiale pirotecnico integra una pericolosità oggettiva e attuale. Il giudice della convalida può motivare il provvedimento richiamando gli accertamenti della Questura, soprattutto quando la persona presenta precedenti specifici per condotte analoghe.
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Convalida del DASPO annullata: senza orario decade l’obbligo
Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per otto anni, con l'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria durante le partite della squadra di calcio. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento. Tuttavia, il cancelliere ometteva di indicare l'orario esatto del deposito dell'ordinanza di convalida. Tale omissione rendeva impossibile verificare il rispetto del termine di 48 ore a disposizione del difensore per presentare memorie scritte. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del cittadino. La mancata registrazione dell'orario lede il diritto di difesa e impedisce la convalida del DASPO nella parte relativa alla libertà personale. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza senza rinvio, dichiarando del tutto inefficace l'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO senza orario: invalido l’obbligo di firma
Un tifoso ha ricevuto la notifica di un provvedimento di DASPO con obbligo di presentazione firmato dal Questore. Il Giudice per le indagini preliminari ha effettuato la convalida del DASPO senza specificare l'orario della propria decisione. Questa omissione ha reso impossibile verificare il rispetto del termine tassativo di quarantotto ore concesso dalla legge alla difesa per presentare memorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che l'incertezza sull'orario di convalida viola il diritto di difesa. Per questo motivo, i giudici hanno annullato l'ordinanza nella parte relativa all'obbligo di firma, dichiarando inefficace tale prescrizione limitativa della libertà personale.
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Convalida del DASPO: è nulla se il giudice ignora la difesa
La Questura imponeva a un cittadino il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il difensore inviava tempestivamente tramite PEC una memoria difensiva entro il termine di 48 ore. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento della Questura senza esaminare né menzionare le deduzioni difensive presentate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. La Suprema Corte ha chiarito che la convalida del DASPO è illegittima se il magistrato omette l'esame della memoria difensiva, violando il diritto di difesa e il principio del contraddittorio sostanziale. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza con rinvio e hanno sospeso l'efficacia dell'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: notifica tardiva e libertà ripristinata
La Questura impone a un tifoso il divieto di accedere agli stadi per cinque anni con l'obbligo di firma durante le partite. La notifica del provvedimento avviene il 16 maggio alle ore 16:44. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura il 18 maggio senza specificare l'orario di deposito del decreto. Il difensore ricorre per Cassazione lamentando la violazione dei termini a difesa. La Suprema Corte accoglie il ricorso e stabilisce che la convalida del DASPO emessa prima del decorso di quarantotto ore dalla notifica lede i diritti difensivi. Di conseguenza, i giudici di legittimità annullano senza rinvio l'ordinanza e dichiarano privo di efficacia l'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: annullata la durata senza motivazione
Un tifoso riceve dal Questore un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma per cinque anni a seguito di disordini allo stadio. Il Giudice per le indagini preliminari convalida integralmente il provvedimento. Il tifoso propone ricorso in Cassazione contestando sia la sussistenza dei presupposti di pericolosità sociale sia l'assenza di motivazione sulla durata quinquennale dell'obbligo di firma. La Corte di Cassazione conferma la sussistenza della pericolosità del soggetto rilevata dai filmati. Tuttavia la Suprema Corte accoglie il ricorso sulla durata della misura preventiva. La Convalida del DASPO richiede infatti un'autonoma e specifica motivazione del giudice sulla congruità del termine imposto. Di conseguenza la Cassazione annulla l'ordinanza limitatamente alla durata dell'obbligo di presentazione e rinvia al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Rapina impropria: la fuga violenta in auto trasforma il furto
Una donna sottrae merce da un supermercato e sale in auto per fuggire. Un agente di polizia fuori servizio tenta di fermarla infilando il braccio nel finestrino. La donna accelera bruscamente, trascinando l'agente per garantirsi la fuga con i beni sottratti. Il Tribunale applica la misura cautelare dell'obbligo di firma alla polizia per il reato di rapina impropria. La donna ricorre in Cassazione sostenendo che si tratti di semplice furto, poiché la violenza è avvenuta dopo l'impossessamento della merce. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la rapina impropria sussiste anche se la violenza avviene a breve distanza temporale e spaziale dal furto, purché vi sia un'unica azione diretta a mantenere il possesso della merce o a procurarsi l'impunità. La misura cautelare viene confermata integralmente.
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Adeguamento misura cautelare: no a restrizioni più severe
Un cittadino sottoposto in Romania a una misura cautelare di sorveglianza con firma settimanale si è visto applicare in Italia restrizioni molto più severe. La Corte d'Appello, nel recepire l'ordine estero, ha aggiunto l'obbligo di dimora e ha triplicato le firme settimanali. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando l'illegittimità di tale inasprimento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'adeguamento misura cautelare disposta da uno Stato dell'Unione Europea non può mai tradursi in un aggravamento delle prescrizioni originarie. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova decisione rispettosa dei limiti fissati dalla legge.
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Violazione del DASPO: condanna e ricorso inammissibile
Un cittadino ha subito una condanna penale per la reiterata violazione del DASPO. L'imputato non si è presentato presso l'ufficio di Polizia di Stato durante le manifestazioni sportive per oltre due mesi consecutivi. L'uomo ha impugnato la sentenza d'appello dinanzi alla Corte di Cassazione, chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle circostanze attenuanti. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha evidenziato che la condotta omissiva è stata sistematica e l'imputato presentava già un precedente specifico. La Corte ha quindi confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Armi allo stadio: confermata la convalida del DASPO
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della convalida del DASPO emesso dal Questore per due anni con obbligo di firma. La vicenda riguarda un tifoso fermato vicino allo stadio prima di un incontro internazionale mentre impugnava, insieme ad altri individui, oggetti atti a offendere come martelli, un mattarello e una cintura. Il destinatario della misura contestava la mancanza di urgenza, il mancato avviso di inizio procedimento e l'omessa motivazione sulla durata biennale del divieto. I giudici supremi hanno rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che l'urgenza deriva dal calendario calcistico in corso e che la durata fissata sotto la media edittale non necessita di una motivazione analitica particolare.
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Nuova società ma vecchio divieto: niente violazione del DASPO
Un tifoso riceveva un provvedimento di divieto con obbligo di firma per le partite di una determinata società calcistica. Successivamente, a causa del fallimento del club originario, nasceva una nuova società sportiva cittadina. La Questura comunicava una semplice estensione dell'obbligo alla nuova squadra, senza richiedere la necessaria convalida dell'autorità giudiziaria. I giudici territoriali condannavano l'interessato per la violazione del DASPO a causa della mancata presentazione alla polizia. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. Il principio di tassatività impedisce l'estensione automatica del divieto a una diversa associazione sportiva senza un nuovo provvedimento ritualmente convalidato dal giudice.
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Convalida del DASPO: il giudice ignora la memoria difensiva
La Questura imponeva a un cittadino il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il difensore trasmetteva una memoria difensiva via PEC entro le quarantotto ore previste dalla legge. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento prima della scadenza del termine temporale e ometteva qualsiasi valutazione delle deduzioni difensive scritte. La Corte di Cassazione ha stabilito che la convalida del DASPO è viziata quando il giudice ignora una memoria difensiva tempestiva contenente elementi decisivi per ricostruire i fatti. I Supremi Giudici hanno annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale e hanno sospeso l'obbligo di presentazione imposto al destinatario.
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Convalida del DASPO: firma cancellata per mancata difesa
Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. L'autorità giudiziaria ha emesso il provvedimento di convalida del DASPO prima della scadenza delle quarantotto ore dalla notifica dell'atto originario. Il destinatario ha inviato tempestivamente una memoria difensiva tramite posta elettronica certificata entro il termine di legge. La memoria contestava formalmente i presupposti della misura. Il giudice ha ignorato tali argomentazioni a causa della decisione anticipata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino per violazione del diritto di difesa. I Supremi Giudici hanno annullato l'ordinanza senza rinvio ed eliminato l'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: nulla l’ordinanza prima delle 48 ore
La Questura ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni, con relativo obbligo di firma presso la polizia giudiziaria. La notifica del provvedimento è avvenuta in una specifica data pomeridiana. Il Giudice per le indagini preliminari ha emesso l'ordinanza di convalida il giorno immediatamente successivo, senza attendere il decorso delle quarantotto ore previste dalla legge. Il destinatario della misura ha presentato ricorso lamentando la violazione dei termini a difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il motivo del tifoso, stabilendo che la convalida del DASPO prima del termine dilatorio di quarantotto ore lede il diritto di difesa. I giudici supremi hanno annullato l'ordinanza senza rinvio, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: obbligo di firma nullo senza le 48 ore a difesa
La Questura ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni, aggiungendo l'obbligo di firma durante le partite. L'autorità giudiziaria ha convalidato la misura prima che decorressero le quarantotto ore dalla notifica dell'atto al destinatario. Il difensore ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, eccependo la violazione dei diritti difensivi a causa della mancata attesa del termine di legge. I giudici supremi hanno accolto il ricorso e annullato la misura restrittiva della libertà personale. La convalida del DASPO avvenuta senza rispettare le quarantotto ore per il deposito delle memorie difensive determina l'illegittimità e la totale inefficacia dell'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: il giudice ha fretta e la firma decade
Il Questore impone a un cittadino il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni, unendo l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria durante le partite. Il Giudice per le Indagini Preliminari convalida la misura prima dello scadere delle quarantotto ore dalla notifica dell'atto al destinatario. La persona sanzionata impugna la decisione per lesione del proprio diritto di difesa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata. La convalida del DASPO con obbligo di firma intervenuta prima del decorso del termine di quarantotto ore è affetta da nullità generale. Di conseguenza, il provvedimento del Questore perde efficacia nella parte relativa all'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO troppo rapida: obbligo di firma nullo
Il Questore emette un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di presentazione per cinque anni nei confronti di un cittadino. L'atto viene notificato all'interessato, ma il giudice per le indagini preliminari dispone la convalida del DASPO prima dello scadere delle quarantotto ore dalla notifica, rendendo inutile la successiva memoria difensiva. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'interessato e annulla l'ordinanza senza rinvio: la mancata concessione del termine minimo di quarantotto ore per preparare la difesa lede i diritti costituzionali. Di conseguenza, l'obbligo di presentazione decade definitivamente, restando valida solo la misura del divieto di ingresso agli stadi.
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