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Misura Di Sicurezza

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478 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Radicamento familiare ed espulsione dal territorio dello Stato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati in materia di sostanze stupefacenti. La Corte d'Appello aveva rideterminato le pene principali tramite concordato processuale, confermando la misura di sicurezza che disponeva l'espulsione dal territorio dello Stato. Il ricorrente contestava tale misura lamentando la mancata valutazione dei suoi legami familiari e del radicamento a Roma. I giudici di legittimità hanno respinto l'impugnazione perché la questione non era stata sollevata con l'atto di appello e non faceva parte del concordato concordato tra le parti. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca del denaro e patteggiamento: serve prova del profitto
Un imputato ha concordato una pena mediante patteggiamento per detenzione di sostanze stupefacenti. Il Tribunale ha applicato la pena concordata, disponendo anche l'espulsione dal territorio dello Stato a fine pena e la confisca del denaro sequestrato durante le indagini. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando la confisca per assenza di motivazione sul legame con il reato e opponendosi all'espulsione. La Suprema Corte ha accolto parzialmente il ricorso: ha confermato l'espulsione a causa della gravità dei fatti e della pericolosità sociale, ma ha annullato la confisca del denaro con rinvio, poiché il giudice di merito non ha spiegato se e come le somme costituissero profitto diretto dell'illecito.
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Pericolosità sociale: confermata la misura per l’ex capo
Un individuo con precedenti penali gravi e un ruolo di vertice in un gruppo criminale ha contestato la decisione del Tribunale di Sorveglianza, che confermava la sua persistente pericolosità sociale. L'interessato sosteneva l'illogicità della motivazione giudiziaria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, prima di eseguire una misura di sicurezza, occorre valutare non solo i reati passati, ma anche il comportamento attuale. In assenza di un effettivo distacco dalle logiche criminali e di un percorso lavorativo stabile, permane la pericolosità sociale dell'individuo, con conseguente condanna alle spese e alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro patteggiamento: vietato chiedere sconti di pena
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena davanti al Giudice per le Indagini Preliminari per reati in materia di sostanze stupefacenti. Successivamente, l'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere una riduzione dell'entità della sanzione già pattuita. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso contro patteggiamento del tutto inammissibile. La legge limita tassativamente le impugnazioni contro le sentenze concordate a vizi specifici, come la violazione della volontà, l'errore sulla qualificazione del fatto o l'illegalità della pena. La richiesta di un semplice sconto di pena non rientra tra queste ipotesi. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di quattromila euro alla Cassa delle Ammende.
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Espulsione dal territorio dello Stato: confermata la misura
Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato l'eseguibilità della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato a carico di un cittadino straniero condannato. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione, contestando la mancata valutazione delle proprie memorie difensive e l'accertamento della propria pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'omessa valutazione di memorie difensive non produce nullità quando la motivazione del provvedimento finale risulta congrua e completa. L'accertamento della pericolosità poggiava su elementi solidi: i precedenti penali del condannato, l'assenza di un valido permesso di soggiorno e la totale mancanza di stabili riferimenti socio-lavorativi sul territorio italiano. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Misura di sicurezza dell’espulsione: quando scatta il rimpatrio
Un cittadino straniero condannato in via definitiva ha contestato l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato disposta dalla magistratura di sorveglianza. Il Tribunale di sorveglianza ha confermato il rimpatrio coattivo rilevando la totale assenza di legami familiari in Italia, la mancanza di un lavoro lecito, l'inesistenza di una dimora stabile e il mancato accesso a percorsi rieducativi premiali. L'interessato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo un nuovo apprezzamento sul proprio profilo di pericolo. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché le censure miravano a una rivalutazione dei fatti già logicamente argomentati, condannando il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rinuncia al ricorso per Cassazione: vince il recesso, scatta la spesa
Un cittadino sottoposto a una misura di sicurezza aveva presentato ricorso presso la Corte di Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. Successivamente, il Magistrato di Sorveglianza ha revocato la misura restrittiva. A seguito di questa revoca, l'interessato ha presentato formalmente la rinuncia al ricorso per Cassazione, depositando il nuovo provvedimento favorevole. I giudici supremi hanno preso atto della dichiarazione di recesso e hanno dichiarato il ricorso inammissibile. In base alla legge penale, la rinuncia all'impugnazione comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione di cinquecento euro a favore della Cassa delle Ammende per la condotta processuale irregolare.
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Pericolosità sociale: carcere scontato ma vigilanza confermata
Un condannato per associazione mafiosa ha contestato l'applicazione della misura della libertà vigilata per la durata di un anno. Il ricorrente sosteneva che il tribunale avesse presunto la sua pericolosità sociale solo in base ai vecchi reati, trascurando la regolare condotta carceraria e la concessa liberazione anticipata. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la pericolosità sociale non si presume mai in via automatica, ma richiede un accertamento concreto. Nella vicenda, i giudici di merito hanno valutato correttamente l'assenza di revisione critica, i rilievi disciplinari in carcere e la gravità dei fatti, confermando la piena validità della misura di sicurezza applicata.
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Concordato in appello: limiti del ricorso dopo l’accordo
Due imputati hanno concordato la pena in secondo grado rinunciando ai motivi ordinari di impugnazione. Successivamente hanno presentato ricorso per Cassazione contestando il mancato proscioglimento d'ufficio e la conferma della libertà vigilata. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello limita i poteri del giudice ai soli punti concordati. La rinuncia ai motivi di appello impedisce la rivalutazione del proscioglimento o delle misure di sicurezza non incluse nell'intesa, salvo il caso di pena illegale. Gli imputati sono stati condannati alle spese e a una sanzione.
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Misura di sicurezza dell’espulsione: appello annullato
Un cittadino straniero subisce una condanna per il reato di furto aggravato. Il Pubblico Ministero impugna la sentenza di primo grado esclusivamente per ottenere l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. La Corte di Appello accoglie l'impugnazione e ordina l'allontanamento del condannato. L'imputato presenta ricorso in Cassazione eccependo il difetto di competenza del giudice ordinario d'appello. La Suprema Corte accoglie l'eccezione e annulla il provvedimento senza rinvio limitatamente all'espulsione, trasmettendo gli atti al Tribunale di Sorveglianza. Quando l'impugnazione verte unicamente sull'applicazione di una misura di sicurezza, la competenza spetta esclusivamente alla magistratura di sorveglianza. La condanna principale resta confermata.
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Competenza del magistrato di sorveglianza e trasferimento
La Procura ha chiesto di accertare la pericolosità sociale di un soggetto detenuto in carcere prima della sua scarcerazione. Successivamente, il recluso è stato trasferito presso una REMS situata in un altro circondario giudiziario. Il giudice del luogo di detenzione originario ha trasmesso gli atti al magistrato del luogo di cura. Quest'ultimo ha sollevato conflitto di competenza davanti alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito le regole sulla competenza del magistrato di sorveglianza. Il criterio determinante è il luogo in cui l'interessato si trova al momento della presentazione della domanda. Il successivo trasferimento della persona non sposta la giurisdizione già incardinata.
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Proscioglimento e competenza del giudice dell’esecuzione
Un condannato ha presentato un'istanza esecutiva scatenando un disaccordo tra due diversi organi giudiziari. Il tribunale e la corte d'appello hanno entrambi declinato la decisione, generando un blocco processuale. Il punto controverso riguardava l'ultima pronuncia irrevocabile emessa a carico dell'interessato: una sentenza di proscioglimento per vizio di mente con applicazione della libertà vigilata per un anno. Il tribunale riteneva che un'assoluzione non potesse determinare la competenza esecutiva penale rispetto a precedenti condanne. La Corte di Cassazione ha composto la controversia stabilendo la competenza del giudice dell'esecuzione del tribunale locale. L'applicazione di una misura di sicurezza, comportando l'iscrizione nel casellario giudiziale e specifici effetti esecutivi, attribuisce pienamente la giurisdizione all'ultimo giudice che ha emesso il provvedimento definitivo, sbloccando la procedura a favore della gestione unitaria.
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Concordato in appello e motivazione sulla misura di sicurezza
Un imputato, condannato in primo grado per tentato omicidio e porto d'armi alla pena detentiva e alla misura della libertà vigilata, propone appello. In secondo grado, difesa e accusa concludono un concordato in appello per ridurre la pena detentiva a tre anni con il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Corte di Appello accoglie l'accordo sulla pena, ma conferma automaticamente la libertà vigilata senza fornire alcuna spiegazione. L'imputato impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, contestando la totale assenza di motivazione sulla misura di sicurezza. I giudici di legittimità accolgono il ricorso: se un tema sollevato nell'atto di impugnazione resta fuori dall'accordo, il giudice d'appello deve motivare espressamente la propria scelta.
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Tentativo di furto pluriaggravato: prescrizione e vizio di mente
Due donne hanno tentato di rubare merce di valore all'interno di un supermercato, forzando i sigilli di sicurezza del cancelletto di un'uscita di emergenza. I giudici hanno assolto la prima imputata per vizio totale di mente, applicandole la libertà vigilata per pericolosità sociale. La seconda imputata ha subito una condanna per tentativo di furto pluriaggravato con recidiva. Entrambe hanno fatto ricorso in Cassazione invocando la prescrizione, l'assenza di violenza sulle cose e vizi di motivazione. La Suprema Corte ha rigettato integralmente i ricorsi. La Corte ha chiarito che l'assoluzione per incapacità mentale prevale sulla prescrizione e non impedisce la misura di sicurezza. Inoltre, la rottura dei sigilli integra la violenza sulle cose e la recidiva allunga legittimamente i termini di prescrizione.
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Espulsione dello straniero: serve la prova di pericolo
Un cittadino straniero ha concordato con il pubblico ministero una pena per reati di resistenza, danneggiamento e stupefacenti. Il Tribunale ha applicato la pena patteggiata e ha disposto anche l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale. Il difensore ha impugnato la decisione denunciando la totale mancanza di motivazione sulla pericolosità sociale concreta dell'imputato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso limitatamente all'espulsione dello straniero. I giudici di legittimità hanno ribadito che la misura di sicurezza non scatta automaticamente con la sentenza di patteggiamento. Il tribunale deve sempre compiere un accertamento espresso, attuale e circostanziato sulla reale pericolosità della persona prima di allontanarla dal Paese.
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Ricorso per Cassazione personale: inammissibile e sanzionato
Un cittadino sottoposto a controllo penale ha impugnato l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che prorogava una misura di sicurezza. L'interessato ha presentato la propria impugnazione tramite una dichiarazione diretta senza l'assistenza tecnica di un difensore abilitato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per Cassazione personale totalmente inammissibile. La legge processuale impone infatti la sottoscrizione esclusiva da parte di un avvocato iscritto all'apposito albo speciale. A causa della scorretta modalità di presentazione, la Suprema Corte ha respinto l'istanza senza entrare nel merito della vicenda e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, oltre al versamento di una sanzione pecuniaria di cinquecento euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Espulsione dello straniero: reato contro legami familiari stabili
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di due individui condannati per traffico di sostanze stupefacenti. Uno dei condannati, custode del denaro impiegato per l'acquisto della droga, contestava la confisca del denaro trovato nella sua abitazione e l'ordine di espulsione dal territorio nazionale. La Suprema Corte ha confermato la penale responsabilità di entrambi i soggetti. I giudici di legittimità hanno però annullato con rinvio la sentenza limitatamente alla confisca e alla misura di sicurezza. Per disporre la misura patrimoniale serve una puntuale smentita dei redditi leciti da lavoro. Inoltre, il provvedimento di espulsione dello straniero richiede un concreto bilanciamento tra la pericolosità sociale e il diritto alla vita familiare del reo radicato sul territorio.
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Pericolosità sociale: non basta la buona condotta
Un uomo condannato a dieci anni di reclusione per il tentato omicidio aggravato del coniuge ha contestato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata per due anni. La difesa sosteneva che il tempo trascorso e la regolare partecipazione alle attività trattamentali in carcere escludessero ogni residua pericolosità sociale. I giudici di merito hanno invece accertato la persistenza della capacità criminale, evidenziando l'assenza di un autentico percorso di revisione critica del delitto commesso e la tendenza del condannato a minimizzare la propria aggressività. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il provvedimento impugnato, respingendo il ricorso.
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Reato di incendio doloso: esclusa la tesi del danno lieve
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre cinque anni di reclusione e la misura di sicurezza della casa di lavoro per un uomo riconosciuto colpevole quale mandante dell'incendio di un edificio. La difesa sosteneva la sussistenza del minor reato di danneggiamento seguito da incendio, asserendo che l'intento iniziale fosse soltanto rovinare la struttura. I giudici hanno invece configurato il pieno reato di incendio doloso: l'impiego massiccio di liquido infiammabile e la saturazione dell'aria con conseguente deflagrazione provano la chiara intenzione di provocare un vasto rogo. Confermato anche il ruolo direttivo del mandante e la piena validità della misura di sicurezza applicata.
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Ricorso contro il patteggiamento: limiti legali e inammissibilità
Due imputati hanno concordato una pena davanti al giudice per violazione delle norme sulle sostanze stupefacenti. Successivamente, sia la Procura Generale sia uno degli imputati hanno impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione. La Procura contestava l'entità della sanzione e la mancata espulsione dal territorio dello Stato. L'imputato lamentava la mancata valutazione del proscioglimento immediato e la misura della sanzione concordata. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. La legge circoscrive rigidamente i motivi per il ricorso contro il patteggiamento. Le parti non possono sollevare questioni sulla motivazione della pena concordata o su misure di sicurezza facoltative escluse dal giudice.
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