Un uomo ha impugnato la condanna per lesioni e maltrattamenti contro familiari inflitta per continue violenze psicologiche, insulti, minacce con coltelli e percosse ai danni della madre malata oncologica e del fratello convivente temporaneo. L'imputato sosteneva l'assenza di una convivenza continuativa, la reciprocità delle liti e l'involontarietà delle ferite inferte al congiunto durante una colluttazione. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la condanna a due anni e quattro mesi di reclusione, oltre a due anni di libertà vigilata in struttura specializzata. I giudici hanno chiarito che il vincolo di sangue e la persistenza di relazioni quotidiane mantengono vivo il reato anche senza una convivenza formale ininterrotta, mentre la patologia della madre integra pienamente l'aggravante della minorata difesa.
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