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Misura Di Sicurezza

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478 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Espulsione dello straniero: il patteggiamento non la evita
Un cittadino straniero, condannato tramite patteggiamento a due anni e sei mesi di reclusione per spaccio di droga e furto di energia elettrica, non era stato destinatario di alcuna valutazione circa l'espulsione dello straniero dal territorio nazionale. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione lamentando l'omessa pronuncia sulla misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che nel patteggiamento allargato (pena superiore a due anni) il giudice ha l'obbligo di valutare in concreto la pericolosità sociale del condannato per decidere sull'applicazione della misura di sicurezza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente a questo aspetto, rinviando il caso al Tribunale per una nuova decisione.
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Confisca per sproporzione: disoccupato perde soldi nei calzini
Un uomo, condannato con patteggiamento per spaccio di sostanze stupefacenti, ha impugnato la decisione contestando la confisca di un telefono cellulare e di una somma di denaro rinvenuta in casa sua. La difesa sosteneva che i beni non fossero sproporzionati e che il denaro derivasse dalla vendita di un'auto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato la legittimità della confisca per sproporzione, evidenziando che l'imputato era privo di un lavoro stabile da oltre cinque anni e che il denaro era nascosto in modo anomalo (dentro calzini e cassetti), senza alcuna prova di provenienza lecita. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Confisca di denaro: annullato il sequestro senza prove del reato
Due imputati avevano concordato una pena per reati di droga tramite patteggiamento. Il Tribunale aveva ordinato anche la confisca di denaro sequestrato. Gli imputati hanno fatto ricorso contestando la mancanza di prove sul legame tra il denaro e l'attività illecita. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca di denaro richiede una motivazione rigorosa sul nesso pertinenziale tra la somma e il reato. Non basta il semplice sospetto che il denaro sia provento di spaccio futuro o passato: serve la prova che rappresenti il prezzo, il prodotto o il profitto del reato contestato. La sentenza è stata annullata limitatamente alla confisca, disponendo un nuovo giudizio.
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Espulsione dello straniero: obbligatoria la verifica del giudice
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza di patteggiamento con cui il Giudice per le indagini preliminari ha condannato Il Cittadino Straniero a quattro anni di reclusione per reati di droga, omettendo però di disporre l'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che per i reati in materia di stupefacenti l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione è obbligatoria, a condizione che il giudice accerti in concreto la pericolosità sociale del condannato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata decisione sulla misura di sicurezza, rinviando gli atti al giudice di merito per effettuare questa specifica valutazione.
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Misura di sicurezza dell’espulsione: no al ricorso diretto
Il Tribunale ha condannato Lo Straniero per spaccio di marijuana. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza lamentando la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha stabilito che le impugnazioni riguardanti esclusivamente le misure di sicurezza devono essere decise dal Tribunale di Sorveglianza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riqualificato il ricorso in appello e ha trasmesso gli atti al Tribunale di Sorveglianza competente. I giudici hanno chiarito che la misura di sicurezza dell'espulsione è facoltativa e richiede una specifica valutazione della pericolosità sociale del soggetto, non potendo quindi essere contestata direttamente in Cassazione per violazione di legge.
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Confisca facoltativa: quando il patteggiamento non basta
L'Imputato ha concordato una pena per detenzione di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. Il Tribunale ha disposto anche la confisca e la distruzione dei telefoni cellulari sequestrati. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando la mancanza di motivazione su tale misura patrimoniale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso su questo punto, stabilendo che la confisca facoltativa di beni non compresi nell'accordo di patteggiamento richiede una specifica motivazione da parte del giudice, che deve dimostrare il nesso di strumentalità tra i beni e il reato. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente alla confisca dei telefoni, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo giudizio su questo aspetto.
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Espulsione dello straniero: quando la misura non è automatica
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza di patteggiamento. Il Procuratore lamentava la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero e la mancata revoca della sospensione condizionale della pena. I giudici hanno chiarito che l'espulsione dello straniero è una misura facoltativa: se il giudice non la dispone, la valutazione di non pericolosità sociale si considera implicitamente negativa e non richiede una specifica motivazione. Inoltre, la revoca della sospensione condizionale può essere richiesta direttamente al giudice dell'esecuzione, rendendo inammissibile il ricorso in Cassazione per carenza di interesse.
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Patteggiamento e misure di sicurezza: stop al ricorso del PM
Il Procuratore Generale ha impugnato una sentenza di patteggiamento emessa nei confronti di un cittadino straniero, lamentando la mancata applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dallo Stato per reati in materia di stupefacenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che, in tema di patteggiamento e misure di sicurezza, il codice di procedura penale consente il ricorso per cassazione solo contro l'applicazione di una misura illegale, e non contro l'omessa pronuncia della stessa. Per contestare l'omissione, il pubblico ministero deve proporre appello davanti al Tribunale di sorveglianza. Di conseguenza, il ricorso della pubblica accusa è stato respinto.
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Ricorso contro patteggiamento: scontro tra accusa e difesa
L'Imputato, condannato a seguito di patteggiamento per spaccio di sostanze stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso lamentando la mancanza di motivazione sull'assenza di cause di proscioglimento. Anche il Procuratore Generale ha fatto ricorso per la mancata espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. La Corte ha chiarito che il ricorso contro patteggiamento è limitato a casi tassativi previsti dalla legge, escludendo il vizio di motivazione generico. Inoltre, l'espulsione per reati di droga non è una misura di sicurezza obbligatoria ma facoltativa, rendendo inammissibile l'impugnazione del Pubblico Ministero. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Misura di sicurezza dell’espulsione: stop all’errore dei giudici
Un cittadino straniero, condannato per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni personali, ha impugnato la sentenza d'appello. La Corte d'Appello aveva riconosciuto nella motivazione il venir meno dei presupposti per l'allontanamento dal Paese, ma aveva dimenticato di revocarlo nel dispositivo finale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto, stabilendo che la contraddizione tra motivazione e dispositivo va sanata eliminando la sanzione non più giustificata. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la decisione limitatamente alla misura di sicurezza dell'espulsione, confermando nel resto la condanna e negando la concessione delle attenuanti generiche a causa dei precedenti penali del condannato.
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Condotta regolare ma legami mafiosi: resta la pericolosità sociale
Il Tribunale di sorveglianza ha prorogato per un anno la misura della libertà vigilata nei confronti di un condannato. Quest'ultimo ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che la valutazione della sua pericolosità sociale non potesse basarsi esclusivamente sui suoi trascorsi criminali in un clan ormai dissolto, evidenziando la propria condotta regolare e l'impegno nella ricerca di un lavoro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando il provvedimento. I giudici hanno chiarito che la condotta formalmente corretta non basta a escludere la pericolosità sociale se manca una reale e visibile dissociazione dall'ambiente mafioso d'origine e se il contesto familiare e territoriale non offre garanzie di contenimento. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Termine per impugnare scaduto: la Procura perde il ricorso
Un cittadino straniero ha concordato una pena per spaccio di sostanze stupefacenti. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso in Cassazione, lamentando che il giudice non avesse valutato l'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato e la sua pericolosità sociale. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato oltre il termine per impugnare. La legge prevede infatti un limite di quindici giorni per presentare l'impugnazione contro le sentenze emesse in camera di consiglio, decorrente dalla comunicazione del deposito del provvedimento. Poiché il ricorso è stato depositato quasi un mese dopo la notifica, la Suprema Corte ha respinto l'istanza senza esaminare il merito della questione, confermando la sentenza di patteggiamento originaria.
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Patteggiamento e ricorso per cassazione: l’accordo non si tocca
Il Tribunale applica all'Imputato la pena di 3 anni e 8 mesi di reclusione e 22.000 euro di multa a seguito di patteggiamento, disponendo anche l'espulsione dal territorio dello Stato. L'Imputato propone ricorso lamentando la mancata verifica di cause di non punibilità e contestando l'espulsione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso. I giudici chiariscono che in tema di patteggiamento e ricorso per cassazione, la contestazione sulla mancata pronuncia di proscioglimento è generica se non indica le ragioni specifiche per l'assoluzione. Inoltre, l'espulsione è legittima poiché motivata sulla pericolosità sociale del soggetto, rivalutabile al momento dell'esecuzione. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese e 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Cittadini italiani: no alla misura di sicurezza dell’espulsione
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte di appello di Brescia limitatamente all'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione nei confronti di tre imputati. I giudici di secondo grado avevano ordinato l'allontanamento dei tre soggetti dal territorio dello Stato a pena espiata, ritenendoli erroneamente cittadini stranieri. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dei loro difensori, rilevando che i tre ricorrenti sono in possesso della cittadinanza italiana. Di conseguenza, l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione è stata dichiarata illegale ed eliminata dalla sentenza. I ricorsi degli altri coimputati, condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio, sono stati invece rigettati o dichiarati inammissibili, confermando le rispettive condanne e le sanzioni pecuniarie.
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Firma digitale p7m: la Cassazione salva il ricorso
Il Tribunale di Sorveglianza aveva dichiarato inammissibile l'appello de Il Condannato contro l'esecuzione di una misura di sicurezza, sostenendo che l'atto inviato tramite PEC fosse privo di firma digitale. Il difensore ha fatto ricorso in Cassazione dimostrando che il file inviato possedeva l'estensione ".p7m", tipica della firma digitale CAdES. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la presenza dell'estensione dimostra la validità della firma digitale p7m. L'eventuale errore di lettura del software della segreteria o la stampa cartacea dell'atto non possono invalidare il deposito telematico. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Confisca dell’autovettura: via l’auto anche se non indispensabile
Il Tribunale di Verona ha applicato la pena concordata a due soggetti per furti in appartamento, disponendo anche la confisca dell'autovettura utilizzata per i colpi. Uno degli imputati ha fatto ricorso in Cassazione, contestando la misura di sicurezza patrimoniale e sostenendo che il veicolo non fosse indispensabile per i furti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la confisca dell'autovettura è legittima anche se il mezzo non è indispensabile per il reato, purché sia stato usato concretamente e sistematicamente per raggiungere il luogo del furto e trasportare la refurtiva. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Spaccio e patteggiamento: espulsione dello straniero da valutare
Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza di patteggiamento con cui il Tribunale di Bergamo ha condannato a quattro anni di reclusione una cittadina straniera per spaccio di stupefacenti, omettendo però di disporre l'espulsione dello straniero come misura di sicurezza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, evidenziando che il giudice di merito, pur avendo accertato la concreta pericolosità sociale della donna (inserita in una rete di spaccio e attiva anche sotto misura cautelare), non ha valutato l'applicazione della misura di sicurezza dell'allontanamento dal territorio dello Stato. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente a questa omissione, rinviando il caso al Tribunale per un nuovo esame.
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Patteggiamento e spaccio: l’espulsione dello straniero è d’obbligo
Un cittadino straniero, giunto in Italia con visto turistico, viene arrestato per spaccio di stupefacenti e concorda una pena tramite patteggiamento. Il Tribunale applica la pena ma omette di valutare l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato. Il Procuratore Generale ricorre in Cassazione denunciando tale omissione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che anche in caso di patteggiamento il giudice ha l'obbligo di valutare la pericolosità sociale concreta del condannato ai fini dell'espulsione. Di conseguenza, la Cassazione annulla parzialmente la sentenza, ordinando al Tribunale di Brescia di riesaminare specificamente la necessità di applicare l'espulsione dello straniero.
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Ricorso per saltum: la Cassazione impone l’appello ordinario
Il Procuratore Generale ha proposto un ricorso per saltum in Cassazione contro la sentenza del Tribunale di Brescia che aveva condannato un cittadino straniero per spaccio di lieve entità, omettendo l'espulsione e concedendo le attenuanti generiche. Il Procuratore lamentava sia violazioni di legge sia vizi di motivazione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, qualora il ricorso per saltum contenga censure sulla motivazione, l'impugnazione deve essere obbligatoriamente convertita in appello ordinario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello di Brescia per il giudizio di merito, accogliendo la necessità di una rivalutazione complessiva del caso.
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Coltivazione e arresto: no all’espulsione dello straniero
Due stranieri, arrestati per coltivazione di marijuana e furto di energia elettrica, concordano una pena con il patteggiamento. Il giudice applica la pena ma ordina anche l'espulsione dello straniero come misura di sicurezza, motivando la decisione con un semplice rinvio alla precedente ordinanza di custodia cautelare. La Corte di Cassazione annulla questa specifica decisione. I giudici chiariscono che l'espulsione dello straniero non è automatica e richiede un'analisi concreta e attuale della pericolosità sociale del soggetto. Non basta richiamare vecchi provvedimenti cautelari o fare riferimento a una generica professionalità criminale, soprattutto se gli imputati sono incensurati e hanno ottenuto le attenuanti generiche. Il caso torna al giudice di merito per una nuova valutazione.
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