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Cittadini italiani: no alla misura di sicurezza dell’espulsione

La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la sentenza della Corte di appello di Brescia limitatamente all’applicazione della misura di sicurezza dell’espulsione nei confronti di tre imputati. I giudici di secondo grado avevano ordinato l’allontanamento dei tre soggetti dal territorio dello Stato a pena espiata, ritenendoli erroneamente cittadini stranieri. La Suprema Corte ha accolto il ricorso dei loro difensori, rilevando che i tre ricorrenti sono in possesso della cittadinanza italiana. Di conseguenza, l’applicazione della misura di sicurezza dell’espulsione è stata dichiarata illegale ed eliminata dalla sentenza. I ricorsi degli altri coimputati, condannati per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti e spaccio, sono stati invece rigettati o dichiarati inammissibili, confermando le rispettive condanne e le sanzioni pecuniarie.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 2592 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’illegittimità della misura di sicurezza dell’espulsione per i cittadini italiani

La Corte di Cassazione ha affrontato un caso singolare riguardante l’applicazione di una grave sanzione a cittadini del nostro Paese. I giudici di secondo grado avevano infatti ordinato la misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato nei confronti di tre persone condannate. Questa decisione si basava sul presupposto errato che i soggetti fossero cittadini stranieri. La Suprema Corte ha dovuto correggere questo grave errore materiale, ribadendo che lo Stato non può allontanare i propri cittadini dal territorio nazionale.

Il caso concreto e l’errore dei giudici di merito

La vicenda nasce da una complessa indagine legata al traffico di sostanze stupefacenti. Molti imputati erano stati condannati a severe pene detentive per associazione a delinquere e spaccio. Tra questi, tre soggetti avevano ricevuto una sanzione aggiuntiva molto pesante. I giudici d’appello avevano disposto il loro allontanamento dall’Italia una volta espiata la pena detentiva.

I difensori dei tre condannati hanno immediatamente presentato ricorso davanti alla Corte di Cassazione. I legali hanno dimostrato, attraverso idonea documentazione anagrafica, che i loro assistiti erano a tutti gli effetti cittadini italiani. Il primo giudice non aveva applicato questa sanzione proprio per questo motivo. Il procuratore generale, invece, aveva richiesto l’allontanamento dando per scontata la loro nazionalità straniera senza svolgere le dovute verifiche preliminari.

Quando si applica la misura di sicurezza dell’espulsione

La legge italiana prevede l’allontanamento dal territorio dello Stato come sanzione preventiva per i soggetti ritenuti socialmente pericolosi. Questa disposizione si trova all’interno del testo unico sugli stupefacenti e nel codice penale. Tuttavia, questa norma contiene un limite invalicabile per i giudici.

La sanzione si rivolge esclusivamente ai cittadini stranieri che hanno riportato una condanna grave. Essa non può mai colpire chi possiede la cittadinanza italiana. L’applicazione di tale provvedimento a un cittadino italiano costituisce una violazione di legge insanabile. La libertà di soggiorno dei cittadini è infatti garantita dalla Costituzione e non può essere limitata con provvedimenti di allontanamento coattivo. I giudici devono verificare con precisione la nazionalità dell’imputato prima di emettere un simile provvedimento.

Le motivazioni della Cassazione sulla misura di sicurezza dell’espulsione

I giudici della Suprema Corte hanno accolto i ricorsi dei tre cittadini italiani ritenendoli pienamente fondati. La Cassazione ha evidenziato che la documentazione anagrafica non lasciava spazio a dubbi sulla loro nazionalità. Di conseguenza, l’applicazione della sanzione di allontanamento era palesemente illegale e andava eliminata dalla sentenza.

I giudici di legittimità hanno ricordato che è sempre possibile fare ricorso contro una sentenza che applica una sanzione preventiva non prevista dalla legge. La Corte ha quindi annullato la decisione di secondo grado senza rinvio, eliminando definitivamente la sanzione dell’allontanamento per i tre ricorrenti italiani. Per gli altri coimputati stranieri, invece, la sanzione è rimasta valida poiché la loro pericolosità sociale è stata ampiamente dimostrata dalle indagini e la loro nazionalità straniera era accertata.

Le conclusioni sul traffico di stupefacenti e le sanzioni applicate

La sentenza della Cassazione mette un punto fermo sulla corretta applicazione delle sanzioni nel nostro ordinamento penale. Mentre i tre cittadini italiani hanno ottenuto l’annullamento dell’allontanamento, la Corte ha confermato la colpevolezza di tutti i membri del gruppo criminale. Gli altri ricorsi sono stati rigettati o dichiarati inammissibili.

I giudici hanno confermato le condanne per associazione finalizzata al narcotraffico, valorizzando le intercettazioni telefoniche e i servizi di osservazione della polizia. L’organizzazione criminale disponeva di basi logistiche stabili e contatti internazionali per l’acquisto di ingenti quantitativi di droga. La decisione finale ribadisce che la gravità dei reati giustifica pene severe, ma l’applicazione delle sanzioni deve sempre rispettare i limiti imposti dalla legge e dalla cittadinanza.

Si può applicare l’espulsione a un cittadino italiano condannato?
No, la legge italiana prevede l’allontanamento dal territorio dello Stato esclusivamente per i cittadini stranieri. L’applicazione di questa misura a un cittadino italiano è illegale.

Cosa succede se il giudice applica per errore l’espulsione a un italiano?
La difesa può presentare ricorso in Cassazione per chiedere l’annullamento della misura di sicurezza illegale, dimostrando la cittadinanza italiana con i documenti anagrafici.

Quali sono i presupposti per applicare l’espulsione a uno straniero?
La misura richiede una condanna per reati gravi, come il traffico di stupefacenti, e una valutazione concreta della pericolosità sociale del soggetto da parte del giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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