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Misura di sicurezza in REMS: confermata per pericolosità

La Corte di Cassazione ha confermato la misura di sicurezza in REMS della durata di un anno a carico di una donna ritenuta socialmente pericolosa. La vicenda trae origine dalle gravi minacce commesse dalla donna contro la propria famiglia e dal successivo fallimento dei percorsi terapeutici territoriali, segnati da violazioni delle prescrizioni ed irreperibilità. La difesa chiedeva la sostituzione del ricovero con la libertà vigilata sulla base di perizie cliniche favorevoli. I giudici hanno stabilito che i recenti miglioramenti non smentiscono la persistente pericolosità sociale. I precedenti fallimenti delle misure meno restrittive giustificano pienamente la custodia nella struttura sanitaria protetta. Il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 25327 Anno 2026
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Misura di sicurezza in REMS e tutela della salute

La gestione dei reati commessi da soggetti affetti da gravi patologie psichiatriche richiede un bilanciamento continuo tra tutela della collettività e diritto alla cura. Quando l’infermità mentale si unisce alla commissione di fatti penalmente rilevanti, il sistema giudiziario applica la misura di sicurezza in REMS per garantire l’assistenza sanitaria e prevenire ulteriori condotte pericolose. La Residenza per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza rappresenta la soluzione di massima protezione prevista dall’ordinamento giuridico penale.

Il caso esaminato dalla Corte di Cassazione trae origine da episodi di estrema gravità. Una persona affetta da disturbi della personalità ha minacciato di far esplodere la propria abitazione mettendo in pericolo la vita del coniuge e dei figli. L’autorità giudiziaria ha individuato nel ricovero in struttura sanitaria la sola misura idonea a fronteggiare l’elevato rischio sociale.

Quando il percorso terapeutico territoriale risulta inefficace

La legge impone di privilegiare, dove possibile, le misure sanitarie meno restrittive rispetto al ricovero contenitivo. I giudici valutano sempre la praticabilità della libertà vigilata (misura di sicurezza non detentiva basata sul rispetto di precise prescrizioni) accompagnata dal supporto dei servizi territoriali di salute mentale.

La misura alternativa richiede tuttavia una concreta adesione del paziente ai programmi di cura. Nel caso di specie, la persona interessata ha mostrato in più occasioni una grave incapacità di rispettare le indicazioni terapeutiche. La ricorrente si è resa irreperibile ed ha interrotto volontariamente i trattamenti sanitari concordati con i medici.

L’assenza di collaborazione rende del tutto inefficace il controllo svolto dai servizi territoriali. I precedenti fallimenti dei programmi terapeutici di base dimostrano l’impossibilità di contenere la pericolosità del soggetto in un regime di libertà controllata. Di fronte a tale quadro, l’azienda sanitaria locale ha raccomandato il mantenimento della misura di sicurezza all’interno della struttura residenziale.

Le motivazioni: i criteri di scelta per la misura di sicurezza in REMS

I giudici della Suprema Corte hanno confermato la piena legittimità della decisione impugnata riguardante la misura di sicurezza in REMS. L’analisi della Corte chiarisce come i giudici di merito abbiano valutato in modo approfondito e completo l’intero percorso comportamentale e clinico della persona coinvolta.

La difesa richiedeva la revoca della misura o la sostituzione con la libertà vigilata, facendo leva su una perizia tecnica che evidenziava un apparente miglioramento clinico. Tuttavia, i giudici hanno spiegato che le conclusioni del perito cedono di fronte ai comportamenti reali tenuti dalla persona nel corso degli anni. Le violazioni sistematiche delle prescrizioni e la condotta di irreperibilità prevalgono sulle valutazioni teoriche di stabilizzazione della patologia.

Inoltre, le relazioni mediche redatte in date successive al provvedimento impugnato non possono essere valutate nel giudizio di legittimità. I giudici di merito hanno motivato in modo logico e coerente la prevalenza della pericolosità sociale concreta sul dato puramente clinico. L’applicazione della misura contenitiva risponde perfettamente ai principi di adeguatezza e proporzionalità previsti dal codice penale.

Le conclusioni: la prevalenza della sicurezza pubblica

La decisione della Corte di Cassazione evidenzia la primazia della sicurezza collettiva e della protezione dei familiari della persona inferma. Il rigetto del ricorso e la conseguente condanna al pagamento delle spese processuali confermano la validità del ricovero coattivo all’interno della struttura sanitaria.

La giurisprudenza ribadisce che la valutazione della pericolosità sociale costituisce un accertamento di fatto riservato ai giudici di merito. Tale giudizio risulta insindacabile in sede di legittimità se supportato da un percorso logico privo di contraddizioni.

L’esperienza pratica dimostra che le misure non detentive presuppongono una forte responsabilità personale del soggetto curato. In presenza di comportamenti devianti prolungati e mancato rispetto dei trattamenti, la struttura sanitaria protetta rimane il solo presidio in grado di tutelare il paziente e l’incolumità pubblica.

Quando viene ordinata l’applicazione della misura di sicurezza in REMS
L’autorità giudiziaria dispone il ricovero in REMS quando un soggetto affetto da patologia psichica commette reati gravi e manifesta una pericolosità sociale non gestibile con la libertà vigilata.

Quali conseguenze comporta il mancato rispetto dei programmi terapeutici
La violazione delle prescrizioni mediche e l’irreperibilità del paziente dimostrano l’inadeguatezza delle misure esterne e determinano l’aggravamento del provvedimento con la custodia in struttura residenziale.

Chi stabilisce se la pericolosità sociale è ancora attuale
Il giudice di merito valuta l’attualità della pericolosità analizzando i comportamenti storici della persona, la gravità dei fatti commessi e i pareri forniti dalle strutture sanitarie competenti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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