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Misura Di Sicurezza

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478 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Pericolosità sociale: Cassazione conferma la misura di sicurezza
Un soggetto, già dichiarato delinquente abituale e socialmente pericoloso, aveva ricevuto una misura di sorveglianza in una casa di lavoro. Il Tribunale di sorveglianza aveva respinto il suo appello contro tale misura. Il soggetto ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la sussistenza dei presupposti per la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la pericolosità sociale è una qualità del soggetto che indica l'alta probabilità di commettere nuovi reati. La valutazione della pericolosità sociale era stata corretta. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: l’accordo chiude l’appello
L'Imputato ha proposto un ricorso per cassazione contro la sentenza con cui il Giudice per le Indagini Preliminari ha applicato la pena precedentemente concordata tra le parti. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge consente il ricorso contro il patteggiamento solo per motivi tassativi, come vizi sulla volontà, discordanza tra accordo e sentenza, qualificazione errata del fatto o illegalità della sanzione. Poiché le contestazioni sollevate non rientravano in questi casi ristretti, la Corte ha respinto l'atto e ha condannato il ricorrente a pagare quattromila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese del procedimento.
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Lavoro regolare ed espulsione dello straniero per droga
Un cittadino straniero ha patteggiato una condanna a quattro anni e sei mesi di reclusione per spaccio di sostanze stupefacenti. Il giudice ha contestualmente ordinato la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero a pena espiata. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'assenza dei presupposti, poiché svolgeva un lavoro regolare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice di merito ha motivato correttamente la pericolosità sociale del soggetto considerando l'ingente quantità di droga e l'inadeguatezza del lavoro stabile a frenare la scelta criminale. Il ricorrente deve versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Patteggiamento e Confisca: Il Giudice non può modificare l’accordo
Un Pubblico Ufficiale, accusato di truffa aggravata ai danni dello Stato, aveva concordato una pena tramite patteggiamento, includendo una specifica confisca di 26.000 euro. Il Giudice per le Udienze Preliminari (GUP) accettava la pena ma disponeva la confisca di tutti i beni sequestrati, superando l'accordo. L'Ufficiale chiedeva una correzione per errore materiale, ma il GUP la rigettava, sostenendo che la confisca fosse obbligatoria e non parte dell'accordo. La Cassazione ha riqualificato l'istanza come ricorso. Ha stabilito che l'accordo di patteggiamento può includere le misure di sicurezza come la confisca. Il giudice deve accettare l'intero accordo o rigettarlo, senza modifiche parziali. La Corte ha annullato sia l'ordinanza del GUP che la sentenza di patteggiamento, rinviando gli atti per un nuovo giudizio.
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Recidiva reiterata: limiti di aumento e calcolo della pena
La Corte d'Appello condannava l'imputato per reati legati allo spaccio di stupefacenti, applicando l'aumento di pena per la recidiva reiterata, specifica e infraquinquennale. I giudici di secondo grado rideterminavano la pena in reclusione e multa, ordinando anche l'espulsione dal territorio dello Stato a pena espiata. La difesa impugnava la decisione contestando la sussistenza della pericolosità sociale, l'ordine di espulsione e l'eccessivo aumento della sanzione pecuniaria per uno dei reati contestati. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso: ha confermato la pericolosità e l'espulsione, ma ha accertato un errore nel calcolo della multa, aumentata oltre il limite massimo consentito di due terzi. I giudici di legittimità hanno così annullato senza rinvio la decisione limitatamente alla pena pecuniaria, rideterminando direttamente l'importo complessivo dovuto dall'imputato.
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Confisca allargata: beni sottratti anche senza reddito lecito
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per detenzione di stupefacenti e armi clandestine, convalidando la confisca allargata di contanti, gioielli e orologi di lusso. L'imputato sosteneva di non possedere in via esclusiva i locali in cui le forze dell'ordine avevano rinvenuto il materiale illecito, contestando inoltre l'espropriazione dei beni di valore. I giudici hanno stabilito che il possesso materiale delle chiavi e il sistema di videosorveglianza dimostrano la piena disponibilità dei locali. Inoltre, la mancata prova di un reddito lecito idoneo a giustificare l'acquisto dei beni di lusso rende obbligatoria l'acquisizione degli stessi a favore dello Stato, escludendo qualsiasi violazione procedurale.
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Ricorso Penale Personale in Cassazione: Inammissibile e Costoso
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un'Imputata. L'Imputata aveva impugnato personalmente un provvedimento che le applicava una misura di sicurezza. La legge, modificata nel 2017, richiede che i ricorsi in Cassazione siano sottoscritti da un difensore abilitato, non dalla parte stessa. Il ricorso dell'Imputata, oltre ad essere stato presentato personalmente, era anche tardivo. Per queste ragioni, la Corte ha rigettato il ricorso e ha condannato l'Imputata al pagamento delle spese processuali e di una somma di 4.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
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Revoca Misura di Sicurezza: Buon Comportamento vs. Pericolosità Attuale
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di un Tribunale di Sorveglianza che aveva disposto la revoca della misura di sicurezza della libertà vigilata per un individuo condannato per associazione mafiosa e narcotraffico. La Suprema Corte ha ritenuto che il Tribunale non avesse adeguatamente valutato l'attuale pericolosità sociale del soggetto. Non basta il buon comportamento in carcere per giustificare la revoca misura di sicurezza. È necessario considerare la gravità dei reati pregressi, la persistenza dell'organizzazione criminale e la necessità di un'osservazione più approfondita. Il caso tornerà al Tribunale di Sorveglianza per una nuova valutazione.
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Espulsione nel patteggiamento: no al ricorso del PM
La Procura Generale impugnava una sentenza di patteggiamento per reati di stupefacenti perché il Tribunale aveva omesso di disporre l'espulsione dello straniero dal territorio dello Stato a pena espiata. La pubblica accusa riteneva sussistente la pericolosità sociale dell'imputato e invocava l'obbligo del giudice di pronunciarsi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il tema centrale riguarda la disciplina dell'espulsione nel patteggiamento. La Suprema Corte ha chiarito che tale misura di sicurezza non è automatica né obbligatoria per legge, richiedendo una valutazione discrezionale della concreta pericolosità. Di conseguenza, il pubblico ministero non può ricorrere direttamente in Cassazione contro l'omessa statuizione, ma può rivolgersi successivamente al magistrato di sorveglianza.
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Delinquenza abituale: Cassazione conferma misura di sicurezza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Soggetto, già dichiarato delinquente abituale, contro l'applicazione della misura di sicurezza della casa lavoro. Il Soggetto contestava la persistenza della sua delinquenza abituale, sostenendo che i suoi reati fossero unificati dal vincolo della continuazione e che la sua pericolosità sociale fosse cessata. La Cassazione ha ribadito che la dichiarazione di delinquenza abituale è autonoma dalla misura di sicurezza. Ha inoltre confermato che la valutazione della pericolosità sociale del Soggetto era corretta, basandosi sulla sua continua partecipazione ad attività criminali anche durante la detenzione. Il ricorso è stato respinto, condannando il Soggetto al pagamento delle spese.
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Assolto ma internato: misura di sicurezza per non imputabile
Un uomo ha commesso una rapina ma il Tribunale lo ha assolto per totale vizio di mente. I giudici hanno però disposto una misura di sicurezza per non imputabile, ordinando il ricovero in una comunità riabilitativa a causa della sua pericolosità sociale. L'imputato ha impugnato la decisione sostenendo l'inutilizzabilità delle sue dichiarazioni e contestando i presupposti del provvedimento sanitario. La Corte d'Appello ha confermato la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato perché i motivi presentati riproducevano pedissequamente le tesi difensive già esaminate e respinte con motivazione logica e congrua dai giudici di merito.
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Diniego delle attenuanti generiche e spaccio: ricorso respinto
L'Imputato ha presentato ricorso per contestare la sentenza di appello che aveva confermato la sua condanna penale, lamentando la mancata concessione di sconti di pena e l'ordine di allontanamento dal Paese. La Suprema Corte ha confermato la piena legittimità della decisione precedente, evidenziando che i precedenti penali ostacolano il riconoscimento dei benefici. Il diniego delle attenuanti generiche risulta pienamente giustificato dalla presenza di otto precedenti condanne per spaccio e dalla dimostrata pericolosità sociale del soggetto, confermata dall'attività illecita prolungata nel tempo. I giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile, condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca per Sproporzione: La Cassazione Limita i Ricorsi sul Patteggiamento
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati che contestavano una sentenza di patteggiamento per reati di spaccio di droga. I ricorsi riguardavano la legittimità della confisca di denaro e telefoni e la mancata pronuncia di proscioglimento. La Suprema Corte ha ribadito i limiti di impugnazione del patteggiamento, specificando che la confisca per sproporzione era stata correttamente applicata. I beni, infatti, erano di valore sproporzionato rispetto alle fonti di reddito lecite degli imputati, giustificando la misura.
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Pericolosità Sociale: Libertà Vigilata Confermato, Ricorso Inammissibile
Il Tribunale di Sorveglianza aveva respinto il reclamo di un condannato, ritenuto socialmente pericoloso a causa di precedenti reati di associazione mafiosa e armi, confermando la libertà vigilata. Il condannato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la valutazione della sua attuale pericolosità sociale. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la valutazione della pericolosità sociale era corretta, basata sulla persistenza di legami con l'organizzazione criminale. Il condannato deve pagare le spese processuali e una sanzione.
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Espulsione dello straniero e spaccio di cocaina: la sentenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna e la misura di sicurezza della espulsione dello straniero a carico di un cittadino extracomunitario. Le forze dell'ordine avevano sorpreso l'uomo in possesso di 55 grammi di cocaina, suddivisa in ventitré involucri termosaldati pronti allo smercio. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità ed escludeva la pericolosità sociale. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Il quantitativo rilevante e il confezionamento escludono la lieve entità. Inoltre, la recidiva specifica e l'assenza di legami sul territorio giustificano l'allontanamento forzato dallo Stato.
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Confisca penale: il traffico illecito di rifiuti non ammette attenuanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore condannato per traffico illecito di rifiuti. Il Lavoratore aveva impugnato la sentenza che negava le attenuanti generiche e confermava la confisca penale dell'area sequestrata. La Suprema Corte ha ritenuto infondate le contestazioni, sottolineando la mancanza di prove su condotte riparatorie e la natura di misura di sicurezza della confisca, applicabile anche per fatti antecedenti l'introduzione della norma specifica. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Rapina: Ricorso Inammissibile per Motivi Generici, Condanna Confermata
Un individuo, condannato per rapina, ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello che confermava la sua responsabilità e l'applicazione di una misura di sicurezza di espulsione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I motivi presentati dall'imputato, che contestavano la mancanza di motivazione sulla sua responsabilità, sull'attenuante del risarcimento del danno e sulla sua pericolosità sociale, sono stati ritenuti generici e ripetitivi rispetto a quanto già esaminato e motivato dalla Corte d'Appello. La decisione sottolinea l'importanza di motivi specifici e non meramente ripropositivi per un ricorso.
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Rapina aggravata: ricorsi inammissibili, condanne definitive
Due imputati sono stati condannati per rapina aggravata e lesioni personali. Le sentenze di primo e secondo grado avevano riconosciuto la loro colpevolezza, applicando pene detentive e pecuniarie. I difensori hanno presentato ricorso in Cassazione, contestando vari aspetti come il concorso nel reato di lesioni, la mancata concessione di attenuanti e la gestione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, confermando le condanne precedenti. Questo significa che le decisioni dei giudici inferiori sono diventate definitive.
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Espulsione dello straniero: no automatismi dopo la pena
La vicenda nasce dalla condanna di due soggetti per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti. Il primo imputato ha pattuito la sanzione tramite concordato in appello, mentre il secondo ha contestato la responsabilità penale e la misura di sicurezza applicata a suo carico. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del primo imputato, ribadendo che l'accordo sulla pena non permette ripensamenti unilaterali. Al contrario, i giudici hanno accolto il ricorso del secondo imputato limitatamente all'espulsione dello straniero. La Suprema Corte ha chiarito che l'allontanamento dal territorio non può scattare in modo automatico. Il giudice deve accertare la pericolosità sociale concreta, bilanciando la sicurezza pubblica con i legami familiari e la situazione lavorativa del condannato.
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Condanna senza espulsione dello straniero: la Cassazione annulla
L'Imputato è stato condannato a tre anni di reclusione per tentato furto in abitazione e danneggiamento. Il giudice di primo grado ha accertato la sua elevata pericolosità sociale a causa dei recenti precedenti penali e della mancanza di ravvedimento, ma ha omesso ogni decisione relativa all'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione denunciando la violazione dell'articolo 235 del codice penale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può ignorare la decisione sulla misura allontanatrice quando motiva chiaramente sulla pericolosità del condannato. La sentenza è stata annullata limitatamente alla mancata valutazione dell'espulsione, con rinvio al Tribunale per un nuovo esame.
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