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Misura Di Sicurezza

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478 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Misura di sicurezza dell’espulsione tra reati e ricorso negato
L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, contestando il diniego delle attenuanti generiche e l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. I giudici di merito avevano fondato la decisione sul giudizio negativo della personalità del soggetto e sulla sua concreta pericolosità sociale, evidenziata dalla reiterazione di reati identici persino durante l'applicazione di una misura cautelare. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile a causa della genericità delle censure difensive, le quali non affrontavano la logica e coerente motivazione espressa nel provvedimento impugnato. L'Imputato ha quindi perso il ricorso, con conseguente conferma della misura e condanna al versamento delle spese di giustizia e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro la confisca: impugnare senza dettagli costa caro
L'imputato concorda una pena con rito speciale per reati collegati a sostanze stupefacenti. Il giudice dispone contestualmente la confisca dei beni sequestrati, restituendone solo una quota. L'imputato presenta un ricorso contro la confisca davanti alla Corte di Cassazione, lamentando l'assenza di motivazione del tribunale sui beni residui. La Suprema Corte dichiara l'impugnazione inammissibile. Il ricorrente non ha descritto i beni sottratti né ha precisato le motivazioni in diritto e in fatto a sostegno della censura. L'omissione ha impedito ai giudici di verificare se la confisca fosse obbligatoria o discrezionale. L'imputato perde la causa e subisce la condanna alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Confisca Beni Strumentali al Reato: Scaldacollo e Cappellino per Furto
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della confisca beni strumentali al reato, come uno scaldacollo e un cappellino nero, utilizzati da due imputati per un tentato furto aggravato da travisamento. I due ricorrenti avevano impugnato la decisione del Tribunale che aveva disposto la confisca, sostenendo la mancanza di motivazione sul legame tra gli oggetti e il reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il nesso di strumentalità era evidente, poiché gli indumenti servivano proprio a celare l'identità degli autori del furto. La decisione sottolinea che la motivazione per la confisca non obbligatoria è sufficiente se il legame tra i beni e il crimine è immediato e palese.
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Patteggiamento e Espulsione: Inammissibilità Ricorso Cassazione
Il Procuratore Generale ha impugnato una sentenza di patteggiamento che aveva omesso l'applicazione della misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero per alcuni imputati condannati a pene superiori a due anni. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso patteggiamento**. Ha chiarito che l'espulsione, pur prevista per condanne gravi, è una misura di sicurezza facoltativa, non obbligatoria. Le sentenze di patteggiamento possono essere impugnate per l'omissione di una misura di sicurezza solo se questa è obbligatoria per legge. Non essendo l'espulsione una misura obbligatoria in questo contesto, il ricorso del Procuratore Generale non poteva essere accolto.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: ricorso respinto
La Corte d'Appello confermava la condanna nei confronti di un individuo per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. La pronuncia di secondo grado confermava l'entità della pena inflitta, il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la misura di sicurezza dell'espulsione dal territorio dello Stato. L'imputato proponeva quindi ricorso davanti alla Corte di Cassazione, contestando la valutazione delle prove e la congruità del trattamento sanzionatorio. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'imputato ha infatti proposto censure di fatto non consentite nel giudizio di Cassazione, senza evidenziare vizi logici o violazioni di legge nella sentenza impugnata. La Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate dopo sette rapine
L'Imputato è stato condannato per sette rapine a mano armata ai danni di farmacie e attività commerciali. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, negate nonostante l'ammissione dei fatti, e contestando la misura di sicurezza applicata per la riconosciuta abitualità nel reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la confessione dell'Imputato era puramente strategica e non idonea a concedere le circostanze attenuanti generiche. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici e la continuità dei reati dimostrano la sua dedizione professionale al crimine come fonte esclusiva di guadagno. L'Imputato perde il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Confisca obbligatoria nel patteggiamento per evasione
Il Tribunale applicava la pena concordata a un contribuente per reati di omessa dichiarazione fiscale. Il giudice ometteva però di disporre la confisca dei profitti illeciti derivanti dalle imposte non versate. La Procura Generale impugnava la decisione davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata applicazione della misura patrimoniale vincolante. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca obbligatoria nel patteggiamento non può essere esclusa dall'accordo tra le parti. L'omissione di tale misura rende la decisione illegale. La Corte ha quindi annullato la sentenza limitatamente alla statuizione patrimoniale, rinviando gli atti al Tribunale per quantificare e disporre la confisca.
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41-bis: Internato Contesta Regime, Cassazione Conferma Pericolosità
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un ex detenuto, membro di spicco di un sodalizio criminale, sottoposto al regime detentivo 41-bis anche dopo aver scontato la pena, durante l'esecuzione di una misura di sicurezza. L'uomo contestava la proroga del 41-bis, sostenendo l'assenza di attuale pericolosità. La Corte ha ribadito che il regime detentivo 41-bis è applicabile agli internati, ma deve essere costituzionalmente conforme, garantendo attività lavorativa. Tuttavia, ha confermato la legittimità della proroga, basandosi sulla capacità dell'individuo di ripristinare i contatti criminali, data la sua storia e il ruolo di vertice.
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Espulsione dello straniero: Patteggiamento non esonera dalla valutazione
Un Tribunale ha condannato un Lavoratore straniero per reati di droga tramite patteggiamento, omettendo di valutare la sua pericolosità sociale per l'applicazione della misura di sicurezza dell'**espulsione dello straniero**. Il Procuratore Generale ha impugnato questa decisione. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in caso di patteggiamento, il giudice deve sempre accertare la pericolosità sociale del condannato straniero prima di disporre l'espulsione. L'omissione di tale valutazione rende la sentenza impugnabile. La Cassazione ha quindi annullato la sentenza limitatamente a questo punto, rinviando gli atti al Tribunale per una nuova valutazione sulla necessità dell'**espulsione dello straniero** dopo la pena.
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Confisca e Patteggiamento: La Cassazione Esige Motivazione Chiara
Tre individui, condannati per reati di stupefacenti di lieve entità tramite patteggiamento, hanno visto disporre la confisca di telefoni e denaro. Due di loro hanno contestato la mancanza di motivazione sulla confisca. La Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza limitatamente alla confisca per questi due e rinviando al Tribunale per un nuovo giudizio. Il terzo ricorso è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha ribadito che la motivazione della confisca è essenziale, anche in caso di patteggiamento, se la misura non era parte dell'accordo originario.
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Confisca nel patteggiamento: illegittimo il sequestro probabile
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da alcuni imputati di furto in abitazione contro la sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale. I ricorrenti contestavano la sussistenza delle aggravanti e la misura della confisca nel patteggiamento applicata ai beni sequestrati durante le indagini. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili le contestazioni sulle aggravanti, poiché nei riti alternativi l'impugnazione è consentita solo per errori manifesti. Al contrario, i giudici hanno accolto i motivi relativi alla misura patrimoniale. Il Tribunale aveva motivato l'espropriazione sostenendo che gli oggetti fossero verosimilmente il provento di altri reati. La Cassazione ha chiarito che un giudizio probabilistico riferito a reati mai contestati rende illegittima la confisca nel patteggiamento. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata limitatamente alla misura di sicurezza patrimoniale con rinvio al giudice di merito.
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Espulsione e Confisca Stupefacenti: La Cassazione Frena gli Automatismi
Un Lavoratore è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti (ketamina e marijuana) tramite patteggiamento. Il Tribunale aveva disposto l'espulsione dal territorio italiano e la confisca del denaro trovato. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza su questi due punti. Ha stabilito che l'Espulsione e Confisca Stupefacenti non sono automatiche. L'espulsione richiede una valutazione concreta della pericolosità sociale del condannato. La confisca del denaro, per la detenzione di droga, necessita di una prova chiara del legame tra il denaro e il reato, non bastando la semplice presenza. Il caso tornerà al Tribunale di Prato per un nuovo esame.
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Divieto di reformatio in peius e misure di sicurezza
L'Imputato è stato condannato in primo grado per resistenza a pubblico ufficiale con la misura dell'espulsione dallo Stato. La Corte d'Appello ha ridotto la pena detentiva prendendo in considerazione il vizio parziale di mente e ha sostituito l'espulsione con un anno di libertà vigilata. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando la violazione del divieto di reformatio in peius per l'applicazione d'ufficio della libertà vigilata e contestando la mancata concessione delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la garanzia processuale non è violata se il giudice d'appello si limita a sostituire una misura di sicurezza già presente con un'altra non più grave.
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Ricorso contro patteggiamento: accordo chiuso e confisca
Due soggetti imputati per furto in abitazione aggravato hanno concordato una pena davanti al Tribunale. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso in Cassazione. Il difensore lamentava la mancata applicazione di ufficio di una circostanza attenuante e contestava la confisca del denaro sequestrato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La legge limita rigidamente i motivi per presentare un ricorso contro patteggiamento dopo la riforma del 2017. L'attenuante non concordata non può essere richiesta in sede di legittimità. Inoltre, la motivazione del Tribunale sulla confisca era solida, poiché gli imputati non avevano giustificato la provenienza del denaro, considerato provento del reato. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Rapina aggravata: bottino esiguo ma condanna confermata
Due imputati hanno subito una condanna per il delitto di rapina aggravata dopo aver minacciato le vittime con un coltello alla gola e una cintura. I ricorrenti hanno impugnato la sentenza di appello contestando la credibilità delle persone offese, il mancato riconoscimento dell'attenuante del danno di speciale tenuità e la misura di sicurezza dell'espulsione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. La Suprema Corte ha chiarito che le dichiarazioni della persona offesa possono fondare da sole la condanna se ritenute credibili dal giudice. Inoltre, la rapina lede non solo il patrimonio ma anche la libertà morale e l'integrità della persona, escludendo l'attenuante a fronte di gravi minacce fisiche. I condannati devono espiare la pena e rifondere le spese processuali.
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Espulsione dello Straniero: Famiglia vs. Pericolosità Sociale Persistente
Un cittadino straniero, già oggetto di un'ordinanza di **espulsione dello straniero** per reati di narcotraffico e ritenuto socialmente pericoloso, è rientrato illegalmente in Italia dopo essere stato espulso. Ha formato una famiglia e ha cercato lavoro, ma è stato nuovamente segnalato per condotte illecite e frequentazioni con pregiudicati. Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato la misura di sicurezza dell'espulsione, ritenendo la sua pericolosità sociale persistente e prevalente sugli interessi familiari. La Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il rientro illegale e le nuove condotte dimostrano una determinazione criminale che giustifica l'allontanamento per tutelare la sicurezza pubblica.
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Espulsione dello straniero e patteggiamento senza valutazione
Un cittadino straniero ha concordato una pena per spaccio di sostanze stupefacenti tramite patteggiamento. Il giudice ha applicato la pena richiesta, ma ha tralasciato di valutare l'eventuale espulsione dello straniero dal territorio nazionale. Il Procuratore Generale ha proposto ricorso in Cassazione per lamentare la mancata verifica della pericolosità sociale del condannato. La Suprema Corte ha accolto il ricorso e ha annullato la sentenza limitatamente a questo punto. Il giudice di merito dovrà ora svolgere un accertamento specifico per verificare se sussista la concreta pericolosità sociale e stabilire l'applicazione della misura dell'espulsione dello straniero a pena espiata.
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Misura di Sicurezza: Cassazione impone la Conversione dell’Impugnazione
Un Lavoratore, condannato per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale, aveva ricevuto una misura di sicurezza provvisoria di ricovero in una r.e.m.s. (struttura sanitaria per persone con problemi psichici). Successivamente, questa misura era stata sostituita con la custodia in carcere. Il Lavoratore ha impugnato questa decisione con un ricorso di riesame. La Corte di Cassazione ha stabilito che, per la sostituzione della misura di sicurezza con la custodia in carcere, il mezzo corretto di impugnazione era l'appello, non il riesame. Ha quindi annullato l'ordinanza impugnata e disposto la conversione dell'impugnazione, ordinando la trasmissione degli atti al Tribunale competente per l'appello.
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Espulsione dello Straniero: Discrezionalità Giudiziale vs. Obbligo Legale
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso del Procuratore Generale contro una sentenza che non aveva disposto l'espulsione dello straniero per due imputati condannati per ricettazione e furto. Il Procuratore Generale sosteneva l'obbligatorietà di tale misura e la mancata valutazione della pericolosità sociale. La Cassazione ha chiarito che l'espulsione dello straniero, ai sensi dell'Art. 235 c.p., è una misura di sicurezza facoltativa, non obbligatoria. Se il giudice non la applica, si presume una valutazione implicita di assenza di pericolosità sociale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la decisione originaria di non applicare l'espulsione.
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Espulsione confermata: il ricorso inammissibile del Condannato
Un Condannato ha presentato un ricorso contro l'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza che aveva confermato la misura di sicurezza dell'espulsione. Il Condannato contestava l'applicazione della legge e un vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo è avvenuto perché la richiesta del Condannato mirava a una nuova valutazione dei fatti, cosa non permessa in sede di legittimità. La Corte ha quindi condannato il Condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della cassa delle ammende per il ricorso inammissibile.
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