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Misura Di Sicurezza

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478 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Reformatio in peius: no a misure di sicurezza più gravi
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 31840/2023, ha stabilito un principio fondamentale sul divieto di reformatio in peius. Nel caso di un uomo condannato per violenza sessuale su minore, la Corte ha annullato l'aumento della durata di una misura di sicurezza imposto dalla Corte d'Appello in sede di rinvio. La Cassazione ha chiarito che, se l'appello è proposto solo dall'imputato, il nuovo giudizio non può portare a una sanzione, inclusa la misura di sicurezza, più grave di quella decisa nella sentenza annullata, respingendo invece gli altri motivi di ricorso relativi alla valutazione della prova.
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Misura di sicurezza: obbligo di motivazione sulla scelta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30640/2023, ha annullato con rinvio la decisione di una Corte d'Appello che, pur assolvendo un imputato per vizio totale di mente, gli aveva applicato la misura di sicurezza del ricovero in casa di cura. La Suprema Corte ha ritenuto fondata la censura relativa alla carenza di motivazione sulla scelta della specifica misura di sicurezza, sottolineando che non è sufficiente accertare la pericolosità sociale, ma è necessario giustificare perché quella misura sia la più adeguata rispetto ad altre opzioni, bilanciando esigenze terapeutiche e di controllo.
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Confisca allargata: inammissibile il riesame nel merito
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso straordinario presentato da un condannato per usura e dai suoi familiari avverso una sentenza che aveva confermato la confisca allargata dei loro beni. La Corte ribadisce che tale misura è una misura di sicurezza basata su una presunzione relativa di illecita provenienza, e che il ricorso per errore di fatto non può essere utilizzato per ottenere un riesame nel merito della valutazione del giudice, ma solo per correggere sviste materiali.
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Confisca allargata evasione fiscale: retroattività
Un medico, indagato per gravi reati, subisce un sequestro finalizzato alla confisca allargata per una sproporzione tra i beni posseduti e il reddito dichiarato. Egli sostiene che la ricchezza derivi da evasione fiscale accumulata negli anni. La Corte di Cassazione, di fronte a un contrasto giurisprudenziale sulla retroattività del divieto di usare l'evasione fiscale come giustificazione (introdotto nel 2017), rimette la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva. L'ordinanza analizza i due orientamenti opposti in tema di confisca allargata evasione fiscale.
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Pericolosità sociale: quando è legittima la proroga?
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga di una misura di sicurezza basata su una valutazione attuale della pericolosità sociale dell'individuo. La decisione si fondava non solo su una vecchia condanna per omicidio, ma anche sulla caratura criminale complessiva del soggetto e sui pareri delle autorità inquirenti. La Corte ha inoltre stabilito che la detenzione in custodia cautelare per un altro reato, con condanna non ancora definitiva, non osta alla proroga della misura di sicurezza.
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Pericolosità sociale: valutazione e prova in Cassazione
Un soggetto condannato per associazione di tipo mafioso ha impugnato l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata, sostenendo la cessazione della propria pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la decisione del Tribunale di Sorveglianza. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale non è automatica, ma richiede un'analisi concreta che, nel caso specifico, ha correttamente evidenziato la mancanza di una revisione critica del passato criminale e un persistente legame ideologico con l'ambiente delinquenziale, rendendo irrilevante la sola buona condotta carceraria.
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Espulsione per droga: la Cassazione conferma la pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione di due chilogrammi di cocaina. La Corte ha confermato tutte le statuizioni della sentenza d'appello, inclusa la pena detentiva, la confisca dei beni per sproporzione e la misura di sicurezza dell'espulsione a pena espiata. La decisione sottolinea che, per evitare l'espulsione, non è sufficiente allegare l'esistenza di un nucleo familiare, ma è necessario provare una convivenza effettiva.
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Pericolosità sociale: valutazione errata, Cassazione annulla
La Corte di Cassazione ha confermato una condanna per violenza sessuale per palpeggiamenti, ma ha annullato la relativa misura di sicurezza. La Corte ha stabilito che la valutazione della pericolosità sociale dell'imputato era errata, poiché basata solo sul tipo di reato e su un disturbo psichiatrico, senza un'analisi completa di tutti i parametri di legge, come la condotta di vita e la capacità criminale.
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Violenza privata: barricarsi in casa è reato
Un individuo con patologie psichiatriche si barricava in casa, impedendo alla madre di entrare. La Corte di Cassazione ha confermato che tale condotta integra il reato di violenza privata (art. 610 c.p.). Secondo la Corte, l'atto di barricarsi costituisce la 'violenza' o 'minaccia', mentre l'impedire l'accesso all'abitazione è la 'costrizione' subita dalla vittima. L'appello, basato sulla presunta insussistenza del reato e sulla mancata attualità della pericolosità sociale, è stato dichiarato inammissibile, confermando la misura di sicurezza della libertà vigilata.
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Pericolosità sociale: Cassazione e delinquenza abituale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un condannato contro la dichiarazione di delinquenza abituale e l'applicazione di una misura di sicurezza. La Corte ha confermato la valutazione sulla sua attuale pericolosità sociale, basata non solo sui precedenti penali e l'appartenenza a un'associazione mafiosa, ma anche sulla mancata revisione critica del proprio passato criminale, ritenuto indice di un persistente rischio di recidiva.
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Minima partecipazione: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto aggravato. La Corte sottolinea che un motivo di appello generico non può essere sanato in Cassazione e ribadisce i rigorosi criteri per il riconoscimento dell'attenuante della minima partecipazione al reato.
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Espulsione dello straniero: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per traffico di ingenti quantità di sostanze stupefacenti. L'appello contestava la misura di sicurezza dell'espulsione dello straniero. La Corte ha ritenuto la motivazione della Corte d'Appello pienamente adeguata, fondata sull'elevata pericolosità sociale del soggetto, confermando così la decisione e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Concordato in appello: limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso avverso una sentenza emessa a seguito di un concordato in appello. L'ordinanza dichiara inammissibile il ricorso di un imputato che, dopo aver rinunciato ai motivi di gravame, contestava il sequestro e una pena accessoria. La Corte ha stabilito che la confisca non rientra nel "trattamento sanzionatorio" e che i motivi generici non superano la soglia di ammissibilità.
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Incapacità processuale: Cassazione annulla sospensione
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza del Tribunale di Massa che sospendeva un processo per presunta incapacità processuale irreversibile dell'imputato. La decisione è stata motivata dalla totale assenza di motivazione e dalla mancata esecuzione di una perizia per accertare l'effettiva condizione dell'imputato, violando i suoi diritti di difesa.
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Pericolosità sociale: Cassazione conferma libertà vigilata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto contro l'applicazione della libertà vigilata. La decisione si basa sulla corretta valutazione della sua attuale pericolosità sociale, fondata su elementi oggettivi come il ritorno in territori di clan, la mancanza di lavoro e la non partecipazione a percorsi rieducativi. La Corte ha ribadito di non poter riesaminare i fatti, ma solo la logicità della motivazione del giudice di merito.
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Pericolosità sociale: quando si applica la misura?
Un soggetto condannato per reati sessuali su minori contesta l'applicazione della misura di sicurezza della libertà vigilata dopo aver scontato la pena. La Cassazione respinge il ricorso, chiarendo i criteri per la valutazione della pericolosità sociale attuale. La Corte sottolinea che, per reati di tale gravità, la verifica deve essere rigorosa e non può basarsi su elementi generici come il buon comportamento in carcere, in quanto inidoneo a dimostrare il superamento del rischio specifico in un contesto di libertà.
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Pericolosità sociale: quando il ricorso è inammissibile
Un soggetto, destinatario di una misura di sicurezza dell'espulsione per la sua ritenuta pericolosità sociale, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la valutazione del giudice, basata su precedenti penali non recenti, senza considerare elementi positivi sopravvenuti. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il suo ruolo non è quello di riesaminare i fatti, ma solo di controllare la logicità e la legalità della decisione. Poiché la valutazione della pericolosità sociale era basata su un'analisi complessiva di elementi negativi (precedenti, assenza di lavoro e domicilio), l'impugnazione è stata respinta con condanna alle spese e a un'ammenda.
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Pericolosità sociale: confermata misura di sicurezza
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per omicidio e associazione mafiosa, confermando la misura di sicurezza della libertà vigilata. La valutazione della sua attuale pericolosità sociale, basata sulla gravità dei reati, sul rischio di riattivazione dei legami con il clan e sull'assenza di dissociazione, è stata ritenuta adeguata e non illogica, precludendo una nuova analisi dei fatti.
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Libertà vigilata: obbligo di motivazione nel patteggiamento
Un imputato, dopo un accordo di patteggiamento per reati gravi, si è visto applicare la misura di sicurezza della libertà vigilata non inclusa nell'accordo. La Corte di Cassazione ha annullato questa specifica parte della sentenza, stabilendo che il giudice ha l'obbligo di fornire una motivazione autonoma e concreta sulla pericolosità sociale dell'imputato, non potendo applicare la misura in modo automatico.
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Espulsione misura di sicurezza: quando è legittima?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro l'ordinanza che confermava la sua espulsione come misura di sicurezza. La decisione del Tribunale di Sorveglianza si basava sulla persistente pericolosità sociale del soggetto, desunta da una serie di elementi come la commissione di più reati, l'assenza di legami familiari e lavorativi stabili sul territorio. La Cassazione ha ritenuto il ricorso generico, in quanto mirava a una nuova valutazione dei fatti e non a contestare vizi logici della decisione impugnata.
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