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Espulsione dal territorio dello Stato: confermata la misura

Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato l’eseguibilità della misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato a carico di un cittadino straniero condannato. L’interessato ha proposto ricorso per cassazione, contestando la mancata valutazione delle proprie memorie difensive e l’accertamento della propria pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l’omessa valutazione di memorie difensive non produce nullità quando la motivazione del provvedimento finale risulta congrua e completa. L’accertamento della pericolosità poggiava su elementi solidi: i precedenti penali del condannato, l’assenza di un valido permesso di soggiorno e la totale mancanza di stabili riferimenti socio-lavorativi sul territorio italiano. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 46615 Anno 2022
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Pubblicato il 1 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La conferma della misura di sicurezza

Il Tribunale di Sorveglianza ha confermato l’ordine di espulsione dal territorio dello Stato nei confronti di un cittadino straniero condannato. Il magistrato ha ritenuto il soggetto ancora socialmente pericoloso al momento dell’esecuzione della misura. Il condannato ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione tramite il proprio difensore. La difesa ha denunciato due violazioni principali: la mancata valutazione delle memorie difensive depositate e una presunta carenza nella motivazione sulla pericolosità sociale.

La Suprema Corte ha analizzato l’intera vicenda per verificare la legittimità della decisione. Il fulcro del controllo ha riguardato la correttezza del ragionamento dei giudici di merito nell’applicare la misura di sicurezza personale.

Le memorie difensive nel procedimento penale

Il primo motivo di ricorso lamentava l’omessa disamina degli scritti depositati dalla difesa. La Corte di Cassazione ha ribadito un principio consolidato nella giurisprudenza penale. Il giudice non ha l’obbligo di rispondere punto per punto a ogni singola memoria difensiva. L’eventuale silenzio non determina automaticamente la nullità della decisione giudiziale.

Il provvedimento rimane pienamente valido se la motivazione complessiva risulta logica, coerente ed esaustiva. La decisione finale ha risposto implicitamente alle argomentazioni difensive attraverso una ricostruzione completa dei fatti e dei profili di rischio.

Gli elementi per l’espulsione dal territorio dello Stato

I giudici hanno valutato attentamente gli elementi concreti legati alla condotta e alla vita del soggetto. L’ordinanza ha motivato la persistente pericolosità sociale attraverso dati oggettivi inconfutabili. Il magistrato ha valorizzato la pesante biografia criminale del condannato, caratterizzata da reati pregressi.

Il provvedimento ha evidenziato l’assenza di un titolo di soggiorno valido per la permanenza sul suolo nazionale. L’individuo non possedeva alcuna autorizzazione amministrativa. Il Tribunale ha riscontrato la totale mancanza di riferimenti socio-lavorativi stabili in Italia. L’assenza di un lavoro lecito e di legami familiari autentici impedisce qualsiasi percorso di effettivo inserimento sociale e aumenta il rischio di recidiva (ricaduta nel reato).

Le motivazioni: i presupposti per l’espulsione dal territorio dello Stato

La settima sezione penale della Corte di Cassazione ha giudicato manifestamente infondate tutte le doglianze sollevate dal ricorrente. La motivazione del Tribunale di Sorveglianza rispetta integralmente i canoni legali di coerenza e completezza. I giudici hanno chiarito la non necessità di una confutazione analitica delle memorie quando l’impianto argomentativo della decisione supera ogni dubbio.

Il giudizio sulla pericolosità sociale dell’individuo poggia su elementi fattuali precisi e non smentiti. Il passato criminale, unito alla condizione di clandestinità e alla mancanza di redditi leciti, giustifica pienamente l’allontanamento forzato. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile.

Le conclusioni: conferma definitiva dell’espulsione e sanzioni

La decisione della Corte di Cassazione rende definitiva l’esecuzione della misura di sicurezza. Lo straniero condannato dovrà abbandonare definitivamente il territorio italiano secondo le procedure previste dalla legge. Il ricorrente perde in modo categorico il giudizio di legittimità.

A causa dell’inammissibilità dell’impugnazione, la Suprema Corte ha condannato il soggetto al pagamento integrale delle spese del procedimento. Il provvedimento impone inoltre il versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

La mancata lettura di una memoria difensiva rende nullo il provvedimento del giudice?
No, l’omessa valutazione esplicita di una memoria difensiva non causa alcuna nullità se il provvedimento finale contiene una motivazione logica, completa ed esauriente sui punti fondamentali.

Come viene accertata la pericolosità sociale dello straniero condannato?
Il giudice valuta i precedenti penali del soggetto, l’assenza di un valido permesso di soggiorno e la mancanza di stabili attività lavorative o relazioni sociali lecite sul territorio.

Cosa accade se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il provvedimento impugnato diventa definitivo e il ricorrente viene condannato a pagare le spese del processo e una sanzione economica alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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