La Corte d'appello confermava la sorveglianza speciale e disponeva la confisca di prevenzione di società, pizzerie, bar, veicoli e conti correnti intestati a un uomo e a sua moglie. La difesa ricorreva in Cassazione, contestando la pericolosità attuale e l'illegittimità del sequestro su beni acquistati prima dell'insorgere della condotta illecita o tramite regolari passaggi familiari. La Suprema Corte ha confermato la sorveglianza speciale per la persistente pericolosità mafiosa, ma ha annullato la confisca dei beni aziendali e finanziari con rinvio. I giudici di merito devono verificare la correlazione temporale tra l'illecito e gli acquisti, distinguendo le risorse lecite da quelle inquinate.
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