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Misura Di Prevenzione

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775 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso misure di prevenzione: i limiti in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La Corte ha chiarito che, in materia di misure di prevenzione, il ricorso in Cassazione è consentito solo per violazione di legge e non per vizi di motivazione, come l'illogicità. L'unica eccezione riguarda i casi di motivazione totalmente assente o meramente apparente, circostanza non riscontrata nel caso di specie. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per saltum: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per saltum contro un decreto del Tribunale che applicava una misura di prevenzione. La Corte chiarisce che l'unico mezzo di impugnazione previsto dalla legge in questi casi è l'appello, non il ricorso diretto in Cassazione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione.
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Revoca confisca: l’appello è il rimedio corretto
La Corte di Cassazione interviene su un caso di revoca confisca di immobili, chiarendo che il rimedio corretto contro il diniego del Tribunale non è il ricorso per cassazione, ma l'appello. Sulla base di un consolidato orientamento giurisprudenziale e dell'art. 568 c.p.p., la Corte ha disposto la conversione del ricorso in appello e la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello competente, senza entrare nel merito della questione.
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Attualità della pericolosità: come si valuta in appello
Un soggetto, sottoposto a sorveglianza speciale, ricorre in Cassazione contestando la valutazione sull'attualità della pericolosità. La Corte dichiara il ricorso inammissibile, specificando che in appello la valutazione della pericolosità deve riferirsi al momento in cui la misura è stata applicata la prima volta, non al momento del giudizio di secondo grado. Nuove circostanze vanno fatte valere con istanza di revoca.
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Diritto di difesa: annullata misura di prevenzione
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che applicava una misura di prevenzione per violazione del diritto di difesa. La Corte d'appello aveva rinviato un'udienza per acquisire nuove prove senza comunicarlo al difensore, impedendogli così di argomentare sulle nuove acquisizioni. Questo errore procedurale ha portato all'annullamento della decisione e alla restituzione degli atti alla Corte d'appello per un nuovo giudizio.
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Conversione del ricorso: Cassazione su misure prevenzione
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'errata proposizione di un ricorso avverso un provvedimento in materia di misure di prevenzione non ne causa l'inammissibilità. In applicazione del principio di conversione del ricorso, l'impugnazione è stata riqualificata come appello e trasmessa alla Corte d'Appello competente per la decisione nel merito, garantendo così il diritto alla revisione della decisione.
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Contributi a fondo perduto: white list e reato
La Corte di Cassazione ha annullato un sequestro preventivo disposto nei confronti di un imprenditore che aveva ricevuto contributi a fondo perduto legati all'emergenza Covid-19, pur essendo destinatario di un diniego di iscrizione nella cosiddetta "white list". La Corte ha stabilito che tale diniego, essendo un provvedimento amministrativo e non una misura di prevenzione giudiziaria definitiva ai sensi dell'art. 67 D.Lgs. 159/2011, non costituisce una condizione ostativa all'ottenimento dei fondi. Di conseguenza, non sussiste il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche.
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Tenuità del fatto: no con precedenti specifici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato, escludendo l'applicabilità della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La decisione si fonda sulla manifesta infondatezza e genericità del ricorso, ma soprattutto sulla presenza di numerosi precedenti penali a carico del ricorrente, di cui due specifici per reati della stessa indole. La Corte ha ritenuto ampiamente giustificata la motivazione della corte d'appello, che aveva già sottolineato l'inconsistenza della versione difensiva.
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Sorveglianza speciale: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto a sorveglianza speciale con divieto di soggiorno. La Corte ribadisce che, in materia di misure di prevenzione, il ricorso è consentito solo per violazione di legge e non per contestare il merito della decisione, come l'opportunità del divieto. Viene inoltre chiarito che non vi è conflitto tra la sorveglianza speciale e gli arresti domiciliari, poiché l'esecuzione della prima è sospesa durante la vigenza della seconda.
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Pericolosità sociale: legittima la misura preventiva
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo contro una misura di prevenzione della sorveglianza speciale. Nonostante l'assoluzione dall'accusa di associazione a delinquere, la Corte ha ritenuto che la sua pericolosità sociale fosse ampiamente dimostrata da numerose altre condanne e procedimenti pendenti per reati come traffico di stupefacenti, ricettazione e furto. La sentenza chiarisce che la valutazione della pericolosità sociale può basarsi su un quadro complessivo della condotta di vita del soggetto, giustificando la misura preventiva anche in assenza di un vincolo associativo.
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Motivazione apparente: annullata misura di prevenzione
La Corte di Cassazione ha annullato una misura di prevenzione per motivazione apparente. La Corte d'Appello non aveva adeguatamente provato che il soggetto vivesse con i proventi di reati né aveva autonomamente valutato la sua attuale pericolosità, limitandosi a citare un procedimento penale in corso. L'annullamento con rinvio impone una nuova e più approfondita valutazione.
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Inammissibilità ricorso cassazione: no ai fatti
Un soggetto, condannato per la violazione delle prescrizioni di una misura di prevenzione, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione, poiché i motivi presentati miravano a una rivalutazione delle prove e dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Inoltre, uno dei motivi era nuovo e non era stato sollevato in appello. La decisione ribadisce i rigorosi limiti procedurali per l'accesso alla Corte Suprema.
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Falsa dichiarazione identità: Cassazione inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per il reato di falsa dichiarazione identità. L'uomo, sottoposto a una misura di prevenzione, aveva fornito un cognome falso a un pubblico ufficiale. Secondo la Corte, la modifica del solo cognome, a fronte della corretta comunicazione degli altri dati, dimostra chiaramente l'intento di eludere i controlli, integrando così il dolo richiesto dalla norma.
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Buona fede creditore: annullata confisca per NPL
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto del Tribunale che negava l'ammissione al passivo di un credito vantato da una società cessionaria (NPL) su beni confiscati a un soggetto legato alla criminalità organizzata. Al centro della decisione vi è la valutazione della buona fede del creditore, sia originario che cessionario. La Corte ha ritenuto la motivazione del Tribunale carente e contraddittoria, in particolare riguardo agli indici utilizzati per escludere la buona fede della banca mutuante e del successivo acquirente del credito, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Pericolosità sociale: valutazione anche in carcere
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un soggetto detenuto, confermando la legittimità dell'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale. La sentenza stabilisce che la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e concreta anche per chi si trova in stato di detenzione, considerando il ruolo ricoperto nell'organizzazione criminale e l'assenza di segnali di cambiamento.
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Revoca misura di prevenzione: annullata la condanna
La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio la condanna di un individuo per la violazione della sorveglianza speciale. La decisione si fonda sulla sopravvenuta revoca della misura di prevenzione, disposta con efficacia retroattiva ('ex tunc') a causa della mancanza originaria del presupposto della pericolosità sociale. Tale revoca ha reso penalmente irrilevante la condotta, determinando l'insussistenza del fatto.
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Pericolosità sociale: confisca e limiti temporali
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 9443/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale, confermando la revoca di una confisca. Il caso riguarda la valutazione della pericolosità sociale di un soggetto e il suo impatto sulla confisca di un'impresa. La Corte ha stabilito che la pericolosità sociale, accertata a partire da un certo anno, non può essere retrodatata per giustificare la confisca di un bene acquisito oltre un decennio prima, soprattutto in presenza di una precedente sentenza di assoluzione per quel periodo storico.
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Confisca di prevenzione: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato una misura di sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione di un immobile, rigettando il ricorso dei proposti. La sentenza sottolinea che la nuova misura era basata su fatti recenti e non violava il principio del 'ne bis in idem'. Inoltre, ha ribadito che il ricorso in Cassazione in materia di prevenzione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo una nuova valutazione del merito sulla pericolosità sociale o sulla sproporzione patrimoniale, se la motivazione del giudice non è meramente apparente.
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Pericolosità attuale e latitanza: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello che aveva revocato una misura di prevenzione (sorveglianza speciale). Il motivo è che la corte territoriale non ha correttamente valutato la pericolosità attuale del soggetto, omettendo di considerare un elemento cruciale: il suo recente stato di latitanza. Secondo la Cassazione, sottrarsi volontariamente a un provvedimento restrittivo è un chiaro indicatore di pericolosità sociale persistente e dell'esistenza di una rete di supporto criminale, elementi che devono essere presi in esame.
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Particolare tenuità del fatto: quando è inapplicabile
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per violazione delle misure di prevenzione. La Corte ha confermato la decisione di merito che negava l'applicazione dell'esimente per particolare tenuità del fatto, sottolineando l'insensibilità del ricorrente verso il sistema di controllo, dimostrata dalla guida di un veicolo senza titolo abilitativo.
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