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Misura Di Prevenzione

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775 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Violazione Sorveglianza Speciale: Ricorso Inammissibile in Cassazione
Un individuo ha violato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale, non rispettando l'obbligo di soggiorno. Il Giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta di applicazione della pena (patteggiamento), condannando l'imputato. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'erronea applicazione delle norme procedurali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che non è possibile impugnare con ricorso per Cassazione una sentenza di patteggiamento per motivi non consentiti dalla legge, e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Indennità di occupazione: illegittimo il prezzo di mercato
A seguito di un sequestro di prevenzione, il Tribunale ha assegnato due abitazioni ai nuclei familiari dei soggetti sottoposti alla misura, imponendo un'indennità di occupazione pari a 1.000 euro mensili ciascuno, calcolata sui valori di mercato locativo. I cittadini hanno proposto ricorso in Cassazione, segnalando l'impossibilità di pagare dato il congelamento di tutte le loro risorse economiche. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso e annullato la decisione. I giudici di legittimità hanno stabilito che l'indennità di occupazione non può rispecchiare i prezzi commerciali di affitto, ma deve valutare l'effettiva sostenibilità economica della famiglia priva di patrimoni fruibili, applicando criteri di carattere solidaristico ed equitativo.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza: ricorso inammissibile
I giudici di merito hanno applicato a un soggetto la misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno per due anni. L'uomo ha contestato il provvedimento davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'assenza di prove sulla sua pericolosità attuale e sui presunti guadagni illeciti derivanti dallo spaccio. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nel procedimento di prevenzione il ricorso per cassazione è consentito unicamente per violazione di legge e non per contestare la logica della valutazione dei fatti. I giudici territoriali hanno motivato l'attualità del pericolo evidenziando precedenti penali, la gestione di una piazza di spaccio, l'assenza di lavoro e la violazione di precedenti misure.
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Attualità pericolosità sociale: ricorso inammissibile per legami mafiosi
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un individuo a cui era stata applicata una misura di prevenzione di sorveglianza speciale per due anni, a causa della sua ritenuta appartenenza a un sodalizio mafioso. L'individuo contestava l'assenza di "attualità della pericolosità sociale", sostenendo che i fatti a lui attribuiti fossero troppo datati. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione dell'attualità della pericolosità sociale deve considerare il contesto complessivo e che i fatti associativi, anche se non recentissimi, possono giustificare la misura se inseriti in un quadro di persistente legame con la criminalità organizzata. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Sorveglianza Speciale: Trasferimento Fraudolento Basta per la Misura
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della **sorveglianza speciale** per i fratelli. I ricorrenti avevano contestato la misura di prevenzione, sostenendo l'assenza di attuale pericolosità e l'irrilevanza di un procedimento per trasferimento fraudolento di valori. La Corte ha stabilito che il reato di trasferimento fraudolento è sufficiente per la pericolosità, indipendentemente da legami mafiosi. Ha anche chiarito che una precedente decisione di rigetto non impedisce una nuova valutazione della pericolosità. I ricorsi sono stati respinti, confermando la misura.
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Revoca Misura Prevenzione: La Competenza Giudice Prevenzione è del GIP
Un Cittadino aveva un obbligo di presentazione alla polizia in occasione di partite di calcio. Egli ottenne la revoca di questa misura dal Giudice per le Indagini Preliminari (GIP). Per un disguido della cancelleria, la richiesta di revoca fu inviata anche alla Corte d'Appello, che la dichiarò inammissibile. La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità, ma ha chiarito che la **Competenza Giudice Prevenzione** per la revoca di tali misure spetta esclusivamente al GIP, non alla Corte d'Appello. Il Cittadino non ha subito oneri aggiuntivi per l'errore procedurale.
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Convalida DASPO e diritto di difesa: la fretta annulla la firma
Il Questore ha imposto a un privato la misura del DASPO con obbligo di firma, notificando l'atto il 18 novembre alle ore 09:45. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura il giorno seguente alle ore 12:45, ovvero prima dello scadere delle 48 ore stabilite dalla legge. Il destinatario ha proposto ricorso denunciando la lesione delle proprie garanzie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la convalida DASPO e diritto di difesa richiedono il rispetto del termine dilatorio di 48 ore per consentire la presentazione di memorie. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza senza rinvio, azzerando l'obbligo di firma.
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Misura di prevenzione e giardino aperto: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno e due mesi di reclusione per un uomo sottoposto a una misura di prevenzione. L'imputato era stato sorpreso dalle forze dell'ordine fuori dalla propria abitazione oltre l'orario consentito, mentre deteneva un fucile rubato in un'area aperta adiacente all'immobile. I giudici hanno respinto la tesi difensiva secondo cui lo spazio esterno costituiva una stretta pertinenza domestica. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente inammissibile, condannando il ricorrente anche al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Annullamento obbligo di soggiorno: quando la motivazione non basta
Un Cittadino era stato sottoposto a una misura di prevenzione di sorveglianza speciale con l'obbligo di soggiorno in un comune specifico. La Corte d'Appello aveva confermato questa decisione. Il Cittadino ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, rilevando che i giudici precedenti non avevano motivato adeguatamente l'imposizione dell'obbligo di soggiorno. Non avevano spiegato perché una misura meno restrittiva non fosse sufficiente. La Cassazione ha quindi disposto l'annullamento obbligo di soggiorno, eliminando la restrizione per il Cittadino.
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Misure di Prevenzione: Cassazione chiarisce la Qualificazione Ricorso
Un soggetto, già condannato per associazione mafiosa, ha visto respinta la sua richiesta di revocare la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. Il Tribunale ha ritenuto persistente la sua pericolosità, data la mancanza di lavoro e i legami con l'organizzazione criminale. Il soggetto ha presentato un ricorso per Cassazione contro questa decisione. La Corte di Cassazione ha però riqualificato l'impugnazione come ricorso in appello, stabilendo che la procedura corretta per contestare la decisione sulla misura di prevenzione, in base alla legge applicabile 'ratione temporis', era l'appello. Ha quindi trasmesso gli atti alla Corte d'Appello competente per la corretta qualificazione ricorso misure di prevenzione.
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Revoca sussidio alimentare: Confisca non definitiva, beneficio salvo
Un soggetto, dopo aver subito il sequestro del patrimonio, aveva ottenuto un sussidio alimentare. Successivamente, il Tribunale ha disposto la confisca dei beni. Il giudice delegato ha quindi revocato il sussidio, ritenendo che la confisca ne causasse la caducazione. Il soggetto ha impugnato tale revoca. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che la **revoca sussidio alimentare** non può avvenire automaticamente. La confisca, infatti, diventa esecutiva solo quando la pronuncia è definitiva, cioè non più impugnabile. Poiché l'interessato aveva appellato la confisca, questa non era ancora definitiva, e il sussidio doveva rimanere.
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Efficacia misure di prevenzione: Cassazione sul controllo pericolosità
Il Tribunale di Perugia ha respinto la richiesta di riesame di un soggetto (Il Ricorrente) a cui erano stati applicati gli arresti domiciliari per la violazione di una misura di prevenzione. Il Ricorrente sosteneva che la misura avesse perso la sua **efficacia misure di prevenzione** a causa di una sospensione dell'esecuzione per oltre due anni dovuta a detenzione, senza una successiva rivalutazione della pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il reato di violazione non è configurabile se la misura è stata sospesa per lunga detenzione senza rivalutazione. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che la difesa non avesse dimostrato un periodo continuativo di detenzione sufficiente (almeno due anni) per rendere necessaria tale rivalutazione d'ufficio.
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Divieto di utilizzo del cellulare e sorveglianza speciale
Un cittadino sottoposto a una misura di prevenzione ha impugnato la decisione del giudice di merito contestando la genericità dell'obbligo impostogli. Il provvedimento stabiliva il divieto di possedere o adoperare apparati di comunicazione radiotrasmittente, inclusi i moderni smartphone. Il ricorrente ha lamentato tale limitazione direttamente davanti alla Corte di Cassazione, senza averla dedotta nei precedenti gradi di giudizio. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile e manifestamente infondato. La legge antimafia attribuisce al giudice il potere di imporre il divieto di utilizzo del cellulare per contenere la pericolosità sociale e tutelare l'ordine pubblico. Il ricorrente ha subito la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità del ricorso per Cassazione e sanzione pecuniaria
La Corte di Appello ha condannato l'Imputato a un anno e sei mesi di reclusione per furto e violazione dell'obbligo di soggiorno imposto dalle misure di prevenzione. I giudici hanno dichiarato prescritto il reato di possesso ingiustificato di grimaldelli e lo hanno assolto dall'addebito di non aver vissuto onestamente. L'Imputato ha impugnato la sentenza lamentando vizi nella quantificazione della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per Cassazione poiché i motivi erano generici e ripetitivi. La pronuncia ha confermato la condanna penale e ha obbligato l'Imputato a rifondere le spese processuali, aggiungendo una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Guida sotto misura di prevenzione: ricorso inammissibile in Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore condannato per aver guidato un veicolo senza patente, pur essendo sottoposto a una misura di prevenzione (sorveglianza speciale). Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo che la sua condotta non integrava il reato di **Guida sotto misura di prevenzione** ai sensi dell'Art. 73 d.lgs. n. 159/2011. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il reato contestato è autonomo rispetto alle violazioni del Codice della Strada. Il Lavoratore deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Fondi Covid e antimafia: no all’indebita percezione
La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro preventivo di oltre 245.000 euro disposto a carico di un imprenditore per presunta indebita percezione di erogazioni pubbliche legate all'emergenza pandemica. L'accusa contestava l'omessa comunicazione dell'esistenza di una precedente interdittiva antimafia prefettizia che aveva colpito un'altra società del medesimo gruppo. I giudici di legittimità hanno chiarito che le preclusioni di legge riguardano solo le misure di prevenzione definitive disposte dal giudice penale e non i provvedimenti amministrativi prefettizi su società diverse. Non sussiste alcun obbligo di dichiarazione penale in assenza di requisiti ostativi tipizzati. La Cassazione ha pertanto disposto la restituzione immediata di tutte le somme sequestrate.
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Sorveglianza speciale di pubblica sicurezza confermata in Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura della sorveglianza speciale di pubblica sicurezza per la durata di due anni e sei mesi, con obbligo di soggiorno e cauzione, a carico di un individuo ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente contestava la decisione sostenendo che la valutazione sulla sua pericolosità poggiasse su semplici sospetti e su un solo procedimento penale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che nel procedimento di prevenzione l'impugnazione è consentita soltanto per violazione di legge. I giudici hanno chiarito che il vizio di motivazione rileva solo se il testo è del tutto inesistente o privo dei requisiti minimi di logica. La pericolosità attuale era stata accertata correttamente.
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Confisca beni a terzi: Cassazione annulla per onere prova dell’accusa
La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di confisca beni a terzi, nello specifico un immobile della moglie di un soggetto indiziato di appartenere a un'associazione mafiosa. L'immobile era stato acquisito dalla moglie in nuda proprietà nel 1981 e poi in piena proprietà nel 1992, dopo la morte della madre che lo aveva migliorato tra il 1975 e il 1986. La Corte d'Appello aveva erroneamente applicato la presunzione di illecita provenienza dei beni, non considerando che la madre della ricorrente non rientrava tra i soggetti per i quali tale presunzione opera automaticamente. La Cassazione ha ribadito che l'onere di provare la sproporzione e l'illecita provenienza delle risorse spetta all'accusa, soprattutto quando i beni sono intestati a terzi non conviventi.
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Confisca beni mafia: la Cassazione estende la pericolosità sociale
Un individuo, già sottoposto a misura di prevenzione per associazione mafiosa, ha contestato la confisca di alcuni suoi beni. Egli sosteneva che tali beni fossero stati acquisiti prima del periodo in cui era stata accertata la sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la confisca beni mafia. La Corte ha ritenuto che la sua posizione di vertice nell'organizzazione criminale implicasse una pericolosità sociale retrodatabile, giustificando la confisca anche per i beni acquisiti in precedenza.
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Assoluzione Penale e Misura di Prevenzione: Quando Resta Valida
Un imprenditore ha chiesto la revoca retroattiva della misura di prevenzione della sorveglianza speciale a cui era stato sottoposto. L'interessato ha presentato come fatto nuovo una successiva sentenza penale definitiva di assoluzione dal reato di associazione mafiosa legato a un clan specifico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'assoluzione penale per un singolo sodalizio non cancella la valutazione di pericolosità sociale se rimangono accertati altri autonomi rapporti di contiguità e supporto verso un diverso gruppo criminale. Il giudizio di prevenzione conserva piena autonomia rispetto al processo penale, bastando indizi oggettivi di supporto funzionale agli interessi mafiosi.
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