LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Misura Di Prevenzione

Pagina 10 di 39

775 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Avviso orale del Questore: guida senza patente non è reato
Un automobilista, sottoposto alla misura dell'avviso orale del Questore senza prescrizioni aggiuntive, veniva sorpreso alla guida di un'autovettura senza aver mai conseguito la patente. I giudici di merito lo condannavano a otto mesi di arresto, ritenendo violato il Codice Antimafia. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso, stabilendo che il semplice avviso orale del Questore non costituisce una vera e propria misura di prevenzione limitativa della libertà personale. Di conseguenza, la condotta di guida senza patente non integra un reato penale, ma costituisce solo un illecito amministrativo. La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
Continua »
Guida senza patente: l’avviso orale del Questore non è reato
Un conducente è stato condannato nei gradi di merito per aver guidato senza patente mentre era sottoposto alla misura dell'avviso orale del Questore, violando il codice antimafia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del conducente, stabilendo che l'avviso orale del Questore semplice, ossia privo di specifiche prescrizioni o divieti, non costituisce una vera e propria misura di prevenzione personale. Di conseguenza, la condotta di guida senza patente in questa circostanza non integra il reato contestato. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la sentenza di condanna perché il fatto non sussiste.
Continua »
Termine per ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
Il caso riguarda un cittadino sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale per un anno, ritenuto socialmente pericoloso. L'interessato ha proposto ricorso per Cassazione contestando la sussistenza dei presupposti della misura. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che il provvedimento impugnato era stato notificato il 9 marzo 2023, mentre il ricorso è stato depositato il 30 marzo 2023. Ai sensi della normativa sulle misure di prevenzione, il termine per ricorso in Cassazione è stabilito tassativamente in dieci giorni dalla notifica. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso per tardività, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
Continua »
Sorveglianza speciale: il carcere non cancella la pericolosità
Il Tribunale e la Corte d'Appello respingevano la richiesta di applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale nei confronti di un soggetto, ritenendo che la sua detenzione per oltre due anni creasse una presunzione di non pericolosità. Il Procuratore Generale proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che occorre distinguere tra il momento dell'applicazione della misura e quello della sua esecuzione. La sorveglianza speciale può essere legittimamente applicata anche a un soggetto detenuto, poiché lo stato di detenzione ne sospende solo l'esecuzione e non l'applicabilità. La detenzione superiore a due anni impone solo una rivalutazione della pericolosità al momento dell'effettiva esecuzione, senza impedire la decisione iniziale. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio.
Continua »
Specificità dei motivi di appello: rigettato il ricorso generico
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino straniero per aver violato una misura di prevenzione. L'imputato aveva presentato appello lamentando la mancata traduzione degli atti nella propria lingua e contestando la pena applicata. Tuttavia, la Corte d'Appello aveva dichiarato il ricorso inammissibile. La Cassazione ha rigettato il ricorso finale, ribadendo che la specificità dei motivi di appello è un requisito fondamentale. L'impugnazione deve infatti contestare in modo preciso e diretto le singole argomentazioni della sentenza di primo grado, senza limitarsi a contestazioni generiche o irrilevanti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Riabilitazione da misure di prevenzione: ricorso o opposizione?
La Corte di appello ha rigettato, senza convocare le parti (de plano), la richiesta di un cittadino volta a ottenere la riabilitazione da misure di prevenzione, nello specifico la sorveglianza speciale. Il cittadino ha proposto ricorso direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha chiarito che contro il diniego emesso senza formalità non è ammesso il ricorso immediato in Cassazione. Il rimedio corretto è l'opposizione davanti allo stesso giudice che ha emesso il provvedimento, per avviare un regolare contraddittorio in udienza. Di conseguenza, la Cassazione ha riqualificato il ricorso come opposizione e ha trasmesso gli atti alla Corte di appello per lo svolgimento del corretto procedimento.
Continua »
Misura di prevenzione: la falsa buona fede non evita la condanna
Il caso riguarda un uomo sottoposto a una misura di prevenzione con obbligo di soggiorno entro determinati limiti territoriali. L'imputato si è allontanato in modo significativo dal territorio prescritto, sostenendo in sua difesa di aver agito confidando nell'accoglimento di una richiesta di autorizzazione. Tale istanza, tuttavia, era stata rigettata molti mesi prima. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del trasgressore. I giudici hanno confermato che l'allontanamento non autorizzato integra la violazione della misura di prevenzione, escludendo la buona fede del soggetto. Inoltre, la gravità della condotta e la personalità negativa dell'imputato precludono sia il riconoscimento della particolare tenuità del fatto sia la concessione delle circostanze attenuanti generiche. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Revoca della confisca di prevenzione: errore di rito e rinvio
I proprietari di un immobile hanno chiesto la revoca della confisca di prevenzione basandosi su una sentenza della Corte Costituzionale. Il Tribunale di Pescara ha rigettato la richiesta. I proprietari hanno quindi presentato ricorso direttamente in Cassazione. La Suprema Corte ha rilevato che, trattandosi di un procedimento iniziato sotto la vecchia legge del 1956, la competenza a decidere sull'impugnazione spetta alla Corte d'Appello e non direttamente alla Cassazione. Per salvaguardare il diritto di difesa, la Corte ha riqualificato il ricorso in appello e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello di L'Aquila.
Continua »
Confisca di prevenzione: i contanti sepolti smentiscono la difesa
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione di un autocarro e di oltre 56.000 euro in contanti nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il denaro era stato rinvenuto sotterrato in buste sottovuoto nel giardino della compagna. La difesa sosteneva che la somma derivasse da donazioni familiari, ma la Corte ha ritenuto le modalità di conservazione incompatibili con una provenienza lecita, evidenziando la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati e il legame temporale con l'attività di narcotraffico del proposto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Continua »
Sorveglianza speciale: annullata la misura senza prove concrete
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino contro l'applicazione della sorveglianza speciale per la durata di un anno con cauzione di mille euro. I giudici di secondo grado avevano giustificato la misura basandosi sulla mancanza di un lavoro e su vecchi precedenti penali. La Suprema Corte ha chiarito che la sorveglianza speciale non può fondarsi su semplici sospetti o sulla generica mancanza di occupazione. Per limitare la libertà di una persona, i giudici devono dimostrare con prove concrete e attuali che il soggetto viva abitualmente con i proventi di attività illecite. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento e ha ordinato un nuovo esame del caso.
Continua »
Violazione della misura di prevenzione: dimenticanza o reato?
Il Ricorrente ha impugnato la condanna per la violazione della misura di prevenzione a cui era sottoposto. La sua difesa sosteneva l'assenza di dolo, ipotizzando una dimenticanza causata da un periodo di detenzione che aveva temporaneamente sospeso la misura stessa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che stabilire se il soggetto avesse o meno l'intenzione di violare la misura richiede una valutazione dei fatti e delle prove. Questo esame spetta solo ai giudici di merito e non può essere ripetuto in sede di legittimità. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Misura di prevenzione: il ritardo di 70 minuti costa caro
Il Cittadino, sottoposto a una misura di prevenzione con obbligo di rientro a casa entro un orario stabilito, ha violato la prescrizione rientrando con un ritardo di 70 minuti. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'inoffensività in concreto della condotta e richiedendo la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che un ritardo di oltre un'ora non costituisce una lieve discrepanza ma una violazione significativa delle prescrizioni. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: niente sconti di pena
Il Sottoposto, già giudicato socialmente pericoloso, è stato condannato per la violazione della sorveglianza speciale (art. 75, comma 2, d.lgs. n. 159 del 2011). Egli ha proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza della sua pericolosità sociale e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la pericolosità sociale era già stata accertata dal giudice della prevenzione e che la violazione delle prescrizioni è un dato di fatto. Inoltre, i numerosi precedenti penali e la gravità della condotta giustificano il mancato riconoscimento delle attenuanti. Di conseguenza, la condanna penale è confermata e il ricorrente deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Violazione della sorveglianza speciale: ricorso vuoto, condanna ferma
Il Sottoposto alla Misura è stato condannato per il reato di violazione della sorveglianza speciale, previsto dal codice antimafia per aver trasgredito le prescrizioni imposte. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando una carenza di motivazione da parte dei giudici di merito circa la sussistenza dell'infrazione e del dolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi di impugnazione sono risultati del tutto generici, privi di specifiche argomentazioni di fatto e di diritto idonee a contrastare la decisione precedente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Arresto fuori flagranza: legittimo anche con avviso orale
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione dell'avviso orale con prescrizioni viene arrestato dalla polizia per il reato di rapina. L'arresto viene eseguito senza che il soggetto sia sorpreso sul fatto. Il Giudice per le indagini preliminari non convalida la misura, ritenendo che l'avviso orale, avendo durata potenzialmente illimitata, non consenta l'arresto fuori flagranza. La Procura ricorre in Cassazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso, stabilendo che l'avviso orale con prescrizioni è a tutti gli effetti una misura di prevenzione attiva ed efficace fino a eventuale revoca. Di conseguenza, l'arresto fuori flagranza operato dalle forze dell'ordine è pienamente legittimo. La Cassazione annulla senza rinvio la decisione del giudice e convalida l'arresto.
Continua »
Pericolosità sociale qualificata: confermata la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha confermato la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per due anni a carico di un soggetto ritenuto vicino a un clan familiare. Il ricorrente contestava la sussistenza della pericolosità sociale qualificata e l'attualità del pericolo, basandosi sull'inattendibilità di alcuni collaboratori di giustizia e su un errore di fatto circa una minaccia a pubblico ufficiale. I giudici di legittimità hanno respinto il ricorso, chiarendo che nei procedimenti di prevenzione il controllo sulla motivazione è limitato alla sua reale esistenza e non alla sua condivisibilità logica. Inoltre, la recente condanna per minaccia aggravata dal metodo mafioso e l'attività abusiva di vigilanza confermano l'attualità della pericolosità del soggetto.
Continua »
Attualità della pericolosità sociale: il passato mafioso pesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La difesa lamentava la mancanza di motivazione sull'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che il lungo periodo di detenzione e l'assenza di nuovi reati dal 2012 escludessero la pericolosità. I giudici hanno invece confermato che il legame con l'associazione mafiosa e la mancanza di elementi di dissociazione durante la detenzione giustificano la persistenza della pericolosità. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
Continua »
Sorveglianza speciale: la rapina cancella la buona condotta
Il Sottoposto ha impugnato il provvedimento che gli applicava la misura della sorveglianza speciale per due anni con una cauzione di cinquecento euro. La difesa sosteneva che i giudici avessero valutato solo i vecchi precedenti penali senza verificare l'attualita della sua pericolosita sociale, ignorando la sua condotta rieducativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimita hanno chiarito che la motivazione del provvedimento era solida e non apparente. La pericolosita attuale del soggetto e emersa chiaramente da una recente e violenta rapina a mano armata in un supermercato, dalla mancanza di redditi leciti e dalle frequentazioni con altri pregiudicati. Di conseguenza, la misura di prevenzione e stata confermata e il ricorrente e stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Misura di prevenzione personale: quando il passato ritorna
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per quattro anni nei confronti di un soggetto indiziato di appartenere alla 'ndrangheta. Il ricorrente contestava la violazione del principio del ne bis in idem, poiché un precedente tentativo di applicazione della misura era stato rigettato nel 2003. I giudici hanno chiarito che il divieto di doppio giudizio opera "rebus sic stantibus" e non impedisce una nuova valutazione se emergono elementi successivi o non valutati in precedenza. Nel caso di specie, i nuovi procedimenti penali a carico del proposto, relativi a fatti fino al 2016, e la successiva irrevocabilità di una condanna per concorso esterno hanno pienamente giustificato il riconoscimento della sua persistente e attuale pericolosità sociale. Il ricorso è stato quindi rigettato.
Continua »
Pericolosità sociale generica: archiviato ma sorvegliato speciale
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale per due anni nei confronti del Proposto, ritenuto un ricettatore di fiducia di gruppi criminali. La difesa contestava la valutazione della pericolosità sociale generica, sostenendo che i reati passati, unificati dal vincolo della continuazione, e le indagini archiviate non potessero fondare la misura. I giudici hanno rigettato il ricorso, ribadendo l'autonomia del procedimento di prevenzione rispetto a quello penale. Pertanto, anche i fatti oggetto di archiviazione o di assoluzione possono essere legittimamente valutati dal giudice per ricostruire la personalità del soggetto e confermare la sua pericolosità sociale generica, se inseriti in un quadro indiziario solido e coerente. Il Proposto perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
Continua »