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Misura Di Prevenzione

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775 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Confisca di prevenzione: l’assenza di pericolo libera i beni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Procuratore Generale contro la revoca di una confisca di prevenzione disposta a carico di un soggetto scomparso. La moglie, in qualità di curatrice dello scomparso, aveva impugnato con successo la misura di prevenzione personale originaria. La Corte d'Appello aveva revocato la confisca poiché l'assenza di pericolosità sociale del soggetto era stata accertata con effetto retroattivo. La Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che l'esclusione definitiva della pericolosità sociale impedisce l'applicazione o il mantenimento di qualsiasi misura patrimoniale, rendendo irrilevante la discussione sulla possibilità di applicare le misure in modo disgiunto. Di conseguenza, i beni rimangono definitivamente svincolati.
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Sorveglianza speciale: il carcere non cancella la pericolosità
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale per due anni e sei mesi nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il proposto aveva contestato l'attualità della sua pericolosità sociale, evidenziando la sua ininterrotta detenzione in custodia cautelare dal 2019 e l'assenza di sentenze irrevocabili di condanna. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che il giudizio di prevenzione è del tutto autonomo rispetto a quello penale di merito. Di conseguenza, il giudice può basarsi su elementi indiziari non definitivi. Inoltre, la custodia cautelare non cancella la pericolosità del soggetto, ma ne sospende solo l'esecuzione, confermando la necessità della sorveglianza speciale una volta riacquistata la libertà.
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Interesse ad impugnare: no al ricorso se la misura è inattiva
Il Ricorrente ha impugnato l'ordinanza della Corte di appello che rifiutava di dichiarare l'inefficacia di una misura di sorveglianza speciale risalente al 1993, mai eseguita e i cui effetti erano già stati dichiarati cessati nel 2010. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per difetto di un concreto e attuale interesse ad impugnare. Gli Ermellini hanno chiarito che non è possibile richiedere una pronuncia di accertamento negativo su una misura di prevenzione la cui esecuzione non è attualmente in corso né pianificata. Poiché l'annullamento del provvedimento non avrebbe apportato alcun beneficio pratico al Ricorrente, l'impugnazione è stata respinta con condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Libertà contro sicurezza: confermata la misura di prevenzione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro l'applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per tre anni e sei mesi. Il destinatario era indiziato di far parte di un'associazione dedita al traffico di droga con l'aggravante mafiosa. La difesa contestava la competenza territoriale e l'attualità della pericolosità sociale. I giudici hanno chiarito che, in tema di misura di prevenzione, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge. Poiché i giudici d'appello hanno fornito una motivazione logica e dettagliata, basata sul centro operativo del gruppo criminale e sulle frequentazioni illecite del soggetto, non sussiste alcun vizio. Il ricorrente perde la causa e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: libertà negata per persistente pericolo
Il Sottoposto, condannato per associazione mafiosa, era stato sottoposto alla sorveglianza speciale. L'esecuzione della misura era rimasta sospesa a causa di un lungo periodo di detenzione. Durante la detenzione domiciliare e subito dopo la scarcerazione, il Sottoposto ha commesso gravi reati, tra cui evasioni e minacce, mantenendo i contatti con la criminalità organizzata. La Corte di Appello ha quindi confermato la persistenza della sua pericolosità sociale, riattivando la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Sottoposto, confermando che la fine della detenzione non fa cessare automaticamente la sospensione della misura di prevenzione. È infatti sempre necessario un accertamento del giudice sulla persistenza della pericolosità del soggetto. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali.
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Furto con destrezza: l’agilità della ladra non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per furto con destrezza ai danni di un'anziana signora. L'imputata aveva sottratto una collana alla vittima dopo averla distratta, sfruttando la sua età avanzata. La difesa contestava l'attendibilità della testimonianza della persona offesa e la sussistenza dell'aggravante della destrezza. I giudici hanno chiarito che la deposizione della vittima, se ritenuta coerente e attendibile, può costituire da sola prova di colpevolezza. Inoltre, l'aggravante sussiste poiché l'autrice del reato ha attivamente provocato la distrazione della vittima con agilità e abilità esecutiva, anziché limitarsi ad approfittare di una disattenzione preesistente. Di conseguenza, la condanna a un anno e otto mesi di reclusione è stata confermata.
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Obbligo di presentazione alla polizia: confermata la convalida
Il Questore di Napoli ha imposto a un cittadino l'obbligo di presentazione alla polizia in concomitanza con le manifestazioni sportive. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato tempestivamente la misura. Il destinatario del provvedimento ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando un difetto di motivazione sui presupposti della decisione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo del giudice sulla convalida deve essere concreto e approfondito, valutando la pericolosità del soggetto, l'urgenza e la durata della misura. Nel caso specifico, il giudice di merito ha motivato in modo logico e completo, confermando la legittimità del provvedimento. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Mancato deposito della cauzione: finta povertà e condanna reale
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale è stato condannato per il mancato deposito della cauzione di cinquemila euro imposta dal Tribunale. Il ricorrente ha cercato di giustificarsi allegando uno stato di indigenza tramite un'attestazione ISEE minima e la condizione di disoccupazione. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'apparente povertà era smentita da una pregressa intestazione fittizia di beni a terzi, volta a nascondere il suo reale patrimonio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro mesi di arresto, dichiarando il ricorso inammissibile. Il soggetto dovrà inoltre pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: firma fai-da-te costa 3000 euro
Un cittadino ha impugnato la misura della sorveglianza speciale applicata nei suoi confronti firmando e depositando l'atto di tasca propria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa del divieto di ricorso per cassazione personale introdotto dalla riforma del duemiladiciassette. L'atto deve essere sempre sottoscritto da un avvocato cassazionista. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Riabilitazione da misure di prevenzione: le regole sul ricorso
Il Richiedente ha proposto ricorso contro la decisione della Corte di Appello che aveva dichiarato inammissibile la sua richiesta di riabilitazione da misure di prevenzione (sorveglianza speciale), ritenendo non decorso il termine di tre anni. La Corte di Cassazione ha chiarito che il provvedimento della Corte di Appello in questa materia non si impugna direttamente in Cassazione, ma tramite opposizione davanti alla stessa Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riqualificato il ricorso come opposizione e ha trasmesso gli atti al giudice di merito per la corretta trattazione del caso.
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Mancato deposito della cauzione: la povertà va provata in aula
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a quattro mesi di arresto per il mancato deposito della cauzione di 650 euro, imposta insieme alla sorveglianza speciale. Il ricorrente si era difeso lamentando una carenza di motivazione della sentenza di condanna. La Suprema Corte ha chiarito che l'impossibilità economica di pagare la cauzione esclude il reato, poiché la condotta non sarebbe esigibile. Tuttavia, lo stato di povertà non può essere solo ipotizzato, ma deve essere attivamente dimostrato dall'interessato. Non avendo fornito alcuna prova della propria indigenza, il cittadino è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Giudizio cartolare d’appello: difesa esclusa, processo nullo
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto della Corte d'Appello che confermava la confisca dei beni a carico di due soggetti. I giudici hanno accolto il ricorso della difesa incentrato sul giudizio cartolare d'appello. Durante l'emergenza pandemica, infatti, la Corte d'Appello non aveva comunicato per via telematica le conclusioni scritte del Procuratore Generale ai difensori dei ricorrenti. La Cassazione ha chiarito che questa omissione viola il diritto di difesa e determina una nullità generale a regime intermedio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento impugnato, ordinando la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio nel pieno rispetto delle regole procedurali.
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Guida senza patente: l’avviso orale costa la condanna penale
Un uomo, sottoposto alla misura di prevenzione dell'avviso orale del Questore, è stato sorpreso alla guida di un motociclo senza aver mai conseguito l'abilitazione. La Corte d'Appello lo ha condannato per il reato di guida senza patente in presenza di misure di prevenzione. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'avviso orale non rientrasse tra tali misure e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la depenalizzazione della guida senza patente non si applica a chi è sottoposto a misure di prevenzione come l'avviso orale definitivo. Inoltre, la condotta non è considerata di lieve entità per il pericolo intrinseco alla circolazione stradale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: sorveglianza speciale anche senza condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, ridotta in appello a un anno e sei mesi. Il ricorrente contestava l'abitualità nel reato e la mancanza di prove sul fatto che vivesse con proventi illeciti. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio sulla pericolosità sociale ha natura prognostica e autonoma rispetto al processo penale. Esso può fondarsi su indizi e procedimenti in corso, purché certi e analizzati criticamente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la misura di prevenzione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: 56 assenze costano la condanna
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con l'obbligo di presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria. L'uomo non si è presentato in Questura per ben cinquantasei volte in cinque mesi. Condannato in primo e secondo grado a otto mesi di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo e l'irrilevanza penale della condotta a causa della successiva revoca della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la reiterata violazione dell'obbligo dimostra la chiara volontà di sottrarsi ai controlli, configurando pienamente il reato. Inoltre, la revoca successiva della sorveglianza speciale non cancella la rilevanza penale delle violazioni commesse in precedenza.
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Violazione delle misure di prevenzione: la condanna è inevitabile
Il caso riguarda un uomo sottoposto a una misura di prevenzione con l'obbligo di rimanere in casa durante le ore notturne. L'uomo ha commesso una violazione delle misure di prevenzione per ben tre volte senza alcuna giustificazione. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale, respingendo la richiesta di concessione delle circostanze attenuanti generiche a causa dei numerosi precedenti penali del soggetto. I giudici hanno chiarito che la violazione intenzionale delle prescrizioni integra pienamente il reato, poiché l'interessato avrebbe dovuto richiedere una modifica formale delle regole anziché trasgredirle autonomamente. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Misura di prevenzione: anche un semplice ritardo è reato
Il caso riguarda un uomo sottoposto a una misura di prevenzione che ha violato le prescrizioni imposte arrivando in ritardo rispetto agli orari stabiliti. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo che un semplice ritardo orario non costituisse reato, richiamando una sentenza delle Sezioni Unite sulle prescrizioni generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, secondo la giurisprudenza consolidata, anche il ritardo orario nell'adempimento di una prescrizione specifica legata alla misura di prevenzione ha piena rilevanza penale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Confisca di beni intestati a terzi: ricorsi respinti
Il Tribunale disponeva la sorveglianza speciale e la confisca di beni, tra cui quote societarie, immobili e conti correnti, a carico di soggetti indiziati di appartenere ad associazioni mafiose. Alcuni di questi beni erano intestati a familiari. I soggetti proponevano ricorso in Cassazione contestando la pericolosità sociale e la legittimità della confisca di beni intestati a terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il proposto non può impugnare la confisca di beni intestati fittiziamente a terzi se non ne rivendica la proprietà o non dimostra un reale interesse giuridico. Inoltre, nei procedimenti di prevenzione, il ricorso per cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo il riesame del merito delle prove o della motivazione, se non del tutto apparente.
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Attualità della pericolosità sociale: confermata la sorveglianza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto ritenuto appartenente a un'associazione mafiosa contro la misura della sorveglianza speciale. La difesa contestava l'attualità della pericolosità sociale, evidenziando la buona condotta carceraria e il lavoro come infermiere. La Suprema Corte ha confermato che l'attualità della pericolosità sociale è stata correttamente motivata dai giudici di merito sulla base del ruolo di rilievo ricoperto dal soggetto all'interno del sodalizio criminale per oltre vent'anni. Il decorso del tempo in custodia cautelare non cancella automaticamente la pericolosità, data la stabilità del vincolo mafioso.
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Affidamento in prova: niente sconti per chi si finge vittima
Il Tribunale di Sorveglianza ha respinto la richiesta di affidamento in prova avanzata da un detenuto, ritenendo che mancasse un reale ravvedimento. Il soggetto, con precedenti penali e sottoposto a misure di prevenzione antimafia, mostrava un atteggiamento vittimistico. Il detenuto ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando la mancata valutazione di elementi a suo favore. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il giudice di merito ha valutato correttamente tutti gli elementi. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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