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Misura Di Prevenzione — Anno 2022

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175 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Misura Di Prevenzione

Provvedimenti

Correzione di errore materiale: no alle decisioni senza difesa
Il Tribunale applicava a un cittadino la misura della sorveglianza speciale. Successivamente, l'interessato presentava istanza di correzione di errore materiale per rettificare la formula sulla sua pericolosità sociale. Il Tribunale rigettava la richiesta "de plano", cioè senza fissare un'udienza e senza sentire la difesa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che la decisione sulla correzione di errore materiale non può avvenire senza convocare le parti in camera di consiglio, soprattutto se vi è un interesse concreto a partecipare. L'esclusione della difesa determina una nullità insanabile. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento di rigetto, ordinando al Tribunale di rivalutare il caso nel rispetto del contraddittorio.
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Confisca di prevenzione: i contanti sepolti smentiscono la difesa
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della sorveglianza speciale e la confisca di prevenzione di un autocarro e di oltre 56.000 euro in contanti nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il denaro era stato rinvenuto sotterrato in buste sottovuoto nel giardino della compagna. La difesa sosteneva che la somma derivasse da donazioni familiari, ma la Corte ha ritenuto le modalità di conservazione incompatibili con una provenienza lecita, evidenziando la sproporzione rispetto ai redditi dichiarati e il legame temporale con l'attività di narcotraffico del proposto. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Sorveglianza speciale: annullata la misura senza prove concrete
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino contro l'applicazione della sorveglianza speciale per la durata di un anno con cauzione di mille euro. I giudici di secondo grado avevano giustificato la misura basandosi sulla mancanza di un lavoro e su vecchi precedenti penali. La Suprema Corte ha chiarito che la sorveglianza speciale non può fondarsi su semplici sospetti o sulla generica mancanza di occupazione. Per limitare la libertà di una persona, i giudici devono dimostrare con prove concrete e attuali che il soggetto viva abitualmente con i proventi di attività illecite. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento e ha ordinato un nuovo esame del caso.
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Attualità della pericolosità sociale: il passato mafioso pesa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno. La difesa lamentava la mancanza di motivazione sull'attualità della pericolosità sociale, sostenendo che il lungo periodo di detenzione e l'assenza di nuovi reati dal 2012 escludessero la pericolosità. I giudici hanno invece confermato che il legame con l'associazione mafiosa e la mancanza di elementi di dissociazione durante la detenzione giustificano la persistenza della pericolosità. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: la rapina cancella la buona condotta
Il Sottoposto ha impugnato il provvedimento che gli applicava la misura della sorveglianza speciale per due anni con una cauzione di cinquecento euro. La difesa sosteneva che i giudici avessero valutato solo i vecchi precedenti penali senza verificare l'attualita della sua pericolosita sociale, ignorando la sua condotta rieducativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimita hanno chiarito che la motivazione del provvedimento era solida e non apparente. La pericolosita attuale del soggetto e emersa chiaramente da una recente e violenta rapina a mano armata in un supermercato, dalla mancanza di redditi leciti e dalle frequentazioni con altri pregiudicati. Di conseguenza, la misura di prevenzione e stata confermata e il ricorrente e stato condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Misura di prevenzione personale: quando il passato ritorna
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale per quattro anni nei confronti di un soggetto indiziato di appartenere alla 'ndrangheta. Il ricorrente contestava la violazione del principio del ne bis in idem, poiché un precedente tentativo di applicazione della misura era stato rigettato nel 2003. I giudici hanno chiarito che il divieto di doppio giudizio opera "rebus sic stantibus" e non impedisce una nuova valutazione se emergono elementi successivi o non valutati in precedenza. Nel caso di specie, i nuovi procedimenti penali a carico del proposto, relativi a fatti fino al 2016, e la successiva irrevocabilità di una condanna per concorso esterno hanno pienamente giustificato il riconoscimento della sua persistente e attuale pericolosità sociale. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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Mancato deposito della cauzione: finta povertà e condanna reale
Un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale è stato condannato per il mancato deposito della cauzione di cinquemila euro imposta dal Tribunale. Il ricorrente ha cercato di giustificarsi allegando uno stato di indigenza tramite un'attestazione ISEE minima e la condizione di disoccupazione. Tuttavia, i giudici hanno accertato che l'apparente povertà era smentita da una pregressa intestazione fittizia di beni a terzi, volta a nascondere il suo reale patrimonio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro mesi di arresto, dichiarando il ricorso inammissibile. Il soggetto dovrà inoltre pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione personale: firma fai-da-te costa 3000 euro
Un cittadino ha impugnato la misura della sorveglianza speciale applicata nei suoi confronti firmando e depositando l'atto di tasca propria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso a causa del divieto di ricorso per cassazione personale introdotto dalla riforma del duemiladiciassette. L'atto deve essere sempre sottoscritto da un avvocato cassazionista. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Riabilitazione da misure di prevenzione: le regole sul ricorso
Il Richiedente ha proposto ricorso contro la decisione della Corte di Appello che aveva dichiarato inammissibile la sua richiesta di riabilitazione da misure di prevenzione (sorveglianza speciale), ritenendo non decorso il termine di tre anni. La Corte di Cassazione ha chiarito che il provvedimento della Corte di Appello in questa materia non si impugna direttamente in Cassazione, ma tramite opposizione davanti alla stessa Corte d'Appello. Di conseguenza, la Suprema Corte ha riqualificato il ricorso come opposizione e ha trasmesso gli atti al giudice di merito per la corretta trattazione del caso.
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Mancato deposito della cauzione: la povertà va provata in aula
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato a quattro mesi di arresto per il mancato deposito della cauzione di 650 euro, imposta insieme alla sorveglianza speciale. Il ricorrente si era difeso lamentando una carenza di motivazione della sentenza di condanna. La Suprema Corte ha chiarito che l'impossibilità economica di pagare la cauzione esclude il reato, poiché la condotta non sarebbe esigibile. Tuttavia, lo stato di povertà non può essere solo ipotizzato, ma deve essere attivamente dimostrato dall'interessato. Non avendo fornito alcuna prova della propria indigenza, il cittadino è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Giudizio cartolare d’appello: difesa esclusa, processo nullo
La Corte di Cassazione ha annullato il decreto della Corte d'Appello che confermava la confisca dei beni a carico di due soggetti. I giudici hanno accolto il ricorso della difesa incentrato sul giudizio cartolare d'appello. Durante l'emergenza pandemica, infatti, la Corte d'Appello non aveva comunicato per via telematica le conclusioni scritte del Procuratore Generale ai difensori dei ricorrenti. La Cassazione ha chiarito che questa omissione viola il diritto di difesa e determina una nullità generale a regime intermedio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento impugnato, ordinando la trasmissione degli atti alla Corte d'Appello per un nuovo giudizio nel pieno rispetto delle regole procedurali.
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Guida senza patente: l’avviso orale costa la condanna penale
Un uomo, sottoposto alla misura di prevenzione dell'avviso orale del Questore, è stato sorpreso alla guida di un motociclo senza aver mai conseguito l'abilitazione. La Corte d'Appello lo ha condannato per il reato di guida senza patente in presenza di misure di prevenzione. L'imputato ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'avviso orale non rientrasse tra tali misure e chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la depenalizzazione della guida senza patente non si applica a chi è sottoposto a misure di prevenzione come l'avviso orale definitivo. Inoltre, la condotta non è considerata di lieve entità per il pericolo intrinseco alla circolazione stradale. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Pericolosità sociale: sorveglianza speciale anche senza condanna
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, ridotta in appello a un anno e sei mesi. Il ricorrente contestava l'abitualità nel reato e la mancanza di prove sul fatto che vivesse con proventi illeciti. La Suprema Corte ha chiarito che il giudizio sulla pericolosità sociale ha natura prognostica e autonoma rispetto al processo penale. Esso può fondarsi su indizi e procedimenti in corso, purché certi e analizzati criticamente. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la misura di prevenzione, condannando il ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: 56 assenze costano la condanna
Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con l'obbligo di presentarsi periodicamente alla polizia giudiziaria. L'uomo non si è presentato in Questura per ben cinquantasei volte in cinque mesi. Condannato in primo e secondo grado a otto mesi di reclusione, ha proposto ricorso in Cassazione. La difesa ha sostenuto l'assenza di dolo e l'irrilevanza penale della condotta a causa della successiva revoca della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la reiterata violazione dell'obbligo dimostra la chiara volontà di sottrarsi ai controlli, configurando pienamente il reato. Inoltre, la revoca successiva della sorveglianza speciale non cancella la rilevanza penale delle violazioni commesse in precedenza.
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Riabilitazione dalle misure di prevenzione: no ai pregiudicati
Il Richiedente, già sottoposto alla sorveglianza speciale, ha chiesto la riabilitazione dalle misure di prevenzione. La Corte di appello ha respinto la richiesta a causa delle frequentazioni con pregiudicati e della mancanza di un lavoro stabile. Il Richiedente ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che gli incontri fossero casuali e di vivere onestamente. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la buona condotta richiede un effettivo reinserimento sociale e l'allontanamento da contesti criminali. La semplice astensione dai reati non basta se persistono contatti con la malavita. Il Richiedente perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Sorveglianza speciale: condanna annullata se manca la verifica
Il Sottoposto era stato condannato a tre anni di reclusione per aver violato gli obblighi della sorveglianza speciale. Tra il 2011 e il 2013, l'uomo si era associato più volte a persone con precedenti penali. Tuttavia, il provvedimento che disponeva la misura risaliva al 2009 ed era stato notificato solo dopo oltre due anni, senza una nuova valutazione sulla persistenza della sua pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Sottoposto. I giudici hanno stabilito che, dopo un lungo periodo di tempo o di detenzione, la sorveglianza speciale non è efficace se il giudice non verifica nuovamente l'attualità della pericolosità del soggetto. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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Misure di prevenzione: deposito tardivo e validità del decreto
Il Cittadino ha impugnato il provvedimento che gli applicava la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, lamentando il deposito tardivo del decreto e l'illogicità della motivazione sulla sua pericolosità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ritardo nel deposito del provvedimento sulle misure di prevenzione non ne determina l'inefficacia, ma sposta solo il termine per impugnare. Inoltre, in questa materia, il ricorso in Cassazione è limitato alla sola violazione di legge, escludendo il controllo sulla semplice illogicità della motivazione, a meno che questa non sia totalmente inesistente. Il Cittadino perde la causa e viene condannato a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Misure di prevenzione: lo spaccio batte il lavoro onesto
La Corte di Cassazione ha confermato l'applicazione delle misure di prevenzione nei confronti di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il proposto, privo di redditi leciti, viveva abitualmente grazie ai proventi dello spaccio di sostanze stupefacenti e frequentava pregiudicati. La difesa contestava l'uso di elementi tratti da procedimenti penali ancora in corso. I giudici hanno chiarito che il giudizio di prevenzione è del tutto autonomo rispetto a quello penale. Di conseguenza, i magistrati possono valutare anche indizi e processi non ancora conclusi per stabilire la pericolosità di una persona. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricusazione del giudice: il ritardo costa caro all’imputato
L'Imputato ha presentato una dichiarazione di ricusazione del giudice penale, sostenendo che lo stesso magistrato avesse fatto parte, vent'anni prima, del collegio che gli aveva negato la revoca di una misura di prevenzione. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile l'istanza per tardività. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che la ricusazione del giudice deve essere proposta tassativamente entro tre giorni dal momento in cui la parte ha conoscenza della causa di incompatibilità. Poiché l'imputato era già in possesso del vecchio decreto contenente il nome del magistrato, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Foglio di via obbligatorio: nullo senza l’ordine di rientro
Un cittadino è stato condannato per aver violato il divieto di ritorno in un comune, impostogli con un foglio di via obbligatorio. L'ordine del Questore, tuttavia, conteneva solo il divieto di rientrare in quel territorio, ma non l'obbligo di fare ritorno nel proprio comune di residenza. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che il foglio di via obbligatorio richiede necessariamente la presenza congiunta di entrambe le prescrizioni: l'ordine di rimpatrio e il divieto di ritorno. La mancanza di uno di questi elementi essenziali rende l'atto amministrativo nullo. Di conseguenza, il giudice penale deve disapplicare il provvedimento illegittimo, facendo venire meno il reato. La Cassazione ha quindi annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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