LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Manleva — Anno 2026

Pagina 2 di 5

99 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Manleva

Provvedimenti

Annullamento polizza assicurativa: colpevole ma tutelato
Un Amministratore non esecutivo, condannato in sede penale per bancarotta colposa, ha chiesto la condanna delle proprie compagnie assicurative a tenerlo indenne dal risarcimento dovuto ai risparmiatori. Le assicurazioni hanno eccepito l'annullamento della polizza assicurativa per reticenza, sostenendo che l'amministratore avesse taciuto la falsità dei bilanci, approvati mentre lui era assente dalle riunioni. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministratore su questo punto. I giudici hanno chiarito che l'annullamento della polizza assicurativa per dichiarazioni inesatte richiede la reale consapevolezza e volontà dell'assicurato di nascondere informazioni rilevanti. La semplice assenza colposa dalle riunioni societarie non basta a dimostrare l'intenzione di ingannare l'assicuratore. La causa torna in Corte d'Appello per un nuovo esame.
Continua »
Assicurazione a secondo rischio: medico batte la compagnia
Un paziente e i suoi familiari hanno citato in giudizio una struttura sanitaria e un medico per i danni derivanti da un intervento chirurgico. Il medico ha chiamato in causa la propria compagnia assicurativa per essere sollevato dal risarcimento. Il Tribunale ha condannato in solido la struttura e il medico, stabilendo l'obbligo dell'assicuratore di tenere indenne il professionista. L'assicuratore ha impugnato la decisione sostenendo che la polizza fosse un'Assicurazione a secondo rischio, operante solo in caso di insolvenza della struttura. La Corte d'Appello e la Corte di Cassazione hanno respinto questa tesi. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'assicuratore, confermando che la polizza del medico non può considerarsi subordinata a quella della struttura, in quanto i due contratti hanno oggetti diversi. L'assicuratore è stato condannato a pagare le spese processuali.
Continua »
Corrispondenza tra chiesto e pronunciato: errore del giudice
Una comproprietaria contesta l'operato del proprio procuratore nella vendita di un terreno destinato a parcheggi. Gli acquirenti ottengono la risoluzione del contratto per inadempimento. In appello, il procuratore chiede il risarcimento dei danni diretti per la mancata realizzazione dei suoi parcheggi. La Corte d'Appello condanna invece la comproprietaria a rimborsare al procuratore i quattro quinti dei danni da lui dovuti agli acquirenti. La Cassazione accoglie il ricorso della comproprietaria: il giudice non può ripartire internamente una responsabilità risarcitoria diversa da quella richiesta. Viene così violato il principio di corrispondenza tra chiesto e pronunciato, poiché il giudice ha deciso su una domanda di regresso mai formulata, confondendola con una semplice richiesta di risarcimento danni diretti.
Continua »
Rimborso spese legali assicurazione: l’impresa batte la compagnia
Un uomo si infortuna in un appartamento a causa di un sanitario mal fissato. I proprietari chiamano in causa l'impresa edile che ha eseguito i lavori, la quale a sua volta chiama la propria assicurazione per essere sollevata da ogni spesa. I giudici di merito condannano l'impresa al risarcimento e l'assicurazione a coprire il danno, ma escludono il rimborso delle spese legali che l'impresa deve pagare ai proprietari e al danneggiato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'impresa, stabilendo che il rimborso spese legali assicurazione comprende anche le spese di soccombenza dovute ai terzi vincitori, in quanto accessorie al risarcimento principale e coperte dalla polizza nei limiti del massimale. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »
Impugnazione incidentale tardiva: vince il condominio sul tecnico
Un vicino confinante ha citato in giudizio un condominio e altri comproprietari per violazione delle distanze edilizie. Il condominio ha chiamato in causa il progettista per essere manlevato. Il Tribunale ha ordinato l'arretramento dell'edificio e compensato le spese tra condominio e progettista. Successivamente, i costruttori hanno proposto appello principale. Il progettista ha quindi presentato un'impugnazione incidentale tardiva per contestare la compensazione delle spese, chiedendo che venissero addebitate al condominio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del condominio, dichiarando inammissibile l'impugnazione incidentale tardiva del progettista. La Suprema Corte ha chiarito che l'interesse del progettista a contestare le spese era autonomo e preesistente rispetto all'appello principale sulle distanze, obbligandolo a rispettare i termini ordinari di impugnazione.
Continua »
Difetto di motivazione della sentenza: il caso della firma falsa
Un socio di un ristorante ha contestato la propria firma su una fideiussione posta a garanzia di un finanziamento. Accertata la falsità della firma, la società finanziatrice ha chiesto di essere manlevata dalla società venditrice, la quale a sua volta ha chiamato in causa il proprio agente che aveva raccolto le firme. La Corte d'Appello ha respinto la domanda verso l'agente con una motivazione apparente. La Cassazione ha accolto il ricorso della società venditrice rilevando un evidente difetto di motivazione della sentenza. I giudici di secondo grado si sono limitati ad asserire la mancanza di prove senza analizzare i documenti e l'ammissione dello stesso agente. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
Continua »
Decadenza della fideiussione: scontro tra banche e garanti
Due garanti si oppongono al decreto ingiuntivo ottenuto da una società di leasing, contestando la validità della clausola di deroga ai termini di legge e lamentando la decadenza della fideiussione per il mancato avvio dell'azione giudiziaria entro sei mesi dalla scadenza del debito. La Corte d'Appello respinge l'opposizione, ritenendo sufficiente la semplice richiesta scritta di pagamento inviata dal creditore. I garanti ricorrono in Cassazione. La Terza Sezione Civile rileva che sulla questione della decadenza della fideiussione e sull'efficacia della richiesta stragiudiziale pende un rinvio pregiudiziale davanti alle Sezioni Unite. Di conseguenza, la Corte dispone il rinvio della causa a nuovo ruolo in attesa della pronuncia risolutiva delle Sezioni Unite.
Continua »
Accordo di manleva: spese legali perse per scelta autonoma
Due società digitali chiedono il rimborso delle spese legali sostenute in una causa negli Stati Uniti, avviata da una nota attrice. Le società si basano su un accordo di manleva firmato con una società di orologi, la quale si era impegnata a coprire i costi del contenzioso. Tuttavia, l'accordo prevedeva una condizione precisa: l'utilizzo di un unico avvocato scelto dalla società di orologi. Le società digitali hanno invece nominato difensori propri senza consenso. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso delle società digitali, confermando le decisioni dei precedenti gradi di giudizio. La Corte stabilisce che la violazione dei patti contrattuali, come la nomina autonoma dei difensori, fa perdere il diritto al rimborso delle spese legali. Le ricorrenti sono condannate a pagare le spese di giudizio.
Continua »
Contratto d’opera e vizi: no a decadenze se l’opera è incompleta
Il Committente ha affidato all'Impresa la realizzazione dell'impianto elettrico della propria villa. A causa di gravi difetti e dell'interruzione dei lavori, il Committente ha interrotto l'accesso al cantiere. La Corte d'Appello ha ritenuto che tale comportamento costituisse un recesso equivalente alla consegna dell'opera, dichiarando decaduta la richiesta di risarcimento per tardività della denuncia dei vizi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Committente. I giudici hanno stabilito che, in caso di opera non ultimata, non si applica la disciplina speciale sul contratto d'opera e vizi (con i suoi stretti termini di decadenza), bensì le regole ordinarie sulla risoluzione per inadempimento. La sentenza è stata cassata con rinvio.
Continua »
Compensi professionali dell’avvocato: scontro tra riti diversi
Un avvocato ha citato in giudizio un'azienda cliente per ottenere il pagamento dei propri compensi professionali dell'avvocato relativi ad attività sia giudiziali che stragiudiziali. Il Tribunale ha applicato il rito speciale previsto per le controversie sui compensi degli avvocati (Art. 14 D.Lgs. 150/2011). La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del professionista, stabilendo che per le attività stragiudiziali non collegate a una causa si deve applicare il rito ordinario. Di conseguenza, se la richiesta di pagamento unisce prestazioni giudiziali e stragiudiziali autonome, l'intero processo deve seguire il rito ordinario per evitare la perdita di un grado di giudizio (l'appello). La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
Continua »
Responsabilità del depositario: chi paga se il frigo si rompe?
Una cooperativa agricola ha depositato del radicchio nelle celle frigorifere di una società agricola. A causa di un guasto termico, la merce è marcita. La cooperativa ha chiesto il risarcimento. La società agricola ha chiamato in causa l'installatore dell'impianto difettoso. La Corte d'Appello ha condannato la società agricola a risarcire la cooperativa, ma ha stabilito che l'installatore deve rimborsare interamente la società agricola. La Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando i ricorsi di entrambe le parti. La Corte ha ribadito le regole sulla responsabilità del depositario: chi riceve un bene in custodia deve restituirlo intatto. Se il bene si danneggia, il depositario risponde dell'inadempimento contrattuale, salvo che provi una causa esterna inevitabile. Il malfunzionamento del frigorifero fornito da terzi non esclude la sua responsabilità verso il cliente, ma gli dà diritto di essere rimborsato dal fornitore dell'impianto.
Continua »
Termine essenziale: il ritardo costa il doppio della caparra
Il Promissario Acquirente ha citato in giudizio il Promittente Venditore chiedendo la risoluzione del contratto preliminare di compravendita di dieci garage per inutile decorso del termine essenziale e la restituzione del doppio della caparra. Il Promittente Venditore ha chiamato in causa la Società Terza, costruttrice originaria, ritenendola responsabile del ritardo nei lavori. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, rigettando il ricorso della Società Terza. La Suprema Corte ha chiarito che la presenza di un termine essenziale bilaterale comporta la risoluzione automatica del contratto in caso di mancato rispetto della scadenza. Di conseguenza, il rifiuto del Promissario Acquirente di stipulare il contratto definitivo a fronte di lavori non completati è pienamente legittimo e conforme a buona fede, determinando la perdita della caparra per la parte inadempiente.
Continua »
Opposizione a decreto ingiuntivo: no al doppio pagamento
I proprietari di un immobile hanno proposto opposizione a decreto ingiuntivo ottenuto da una ditta di serramenti per il pagamento di infissi montati durante una ristrutturazione. I committenti sostenevano di aver stipulato un unico contratto di appalto chiavi in mano con un'impresa edile principale, già interamente pagata, e di non aver mai assunto impegni diretti con la ditta fornitrice. La ditta fornitrice sosteneva invece l'esistenza di un rapporto diretto, valorizzando il fatto che i clienti avessero scelto i materiali presso il proprio showroom. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della ditta fornitrice, confermando che la scelta dei materiali o il contatto con gli installatori non dimostrano la stipula di un contratto autonomo. Di conseguenza, i proprietari non devono pagare due volte per gli stessi lavori.
Continua »
Furto di scarpe nel contratto di subtrasporto: chi paga il danno?
Il Mittente ha incaricato il Vettore di trasportare calzature dall'Italia al Regno Unito. Il Vettore ha affidato l'esecuzione al Subvettore tramite un contratto di subtrasporto. Durante il tragitto, l'autista del Subvettore ha parcheggiato il camion in strada per la notte a causa della chiusura dello stabilimento di destinazione, subendo il furto della merce. L'Assicuratore del Mittente, dopo aver risarcito il danno, ha agito contro il Vettore, il quale ha chiesto di essere tenuto indenne dal Subvettore. La Corte d'Appello ha confermato la responsabilità del Subvettore per colpa grave, condannandolo alla manleva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Subvettore, confermando la distinzione tra il contratto di trasporto principale e il contratto di subtrasporto, e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali.
Continua »
Custodia del veicolo in officina: il cancello aperto costa caro
Un'officina riceve in consegna un'auto per riparazioni, ma durante la pausa pranzo il veicolo viene rubato dall'area esterna, lasciata con il cancello solo accostato. L'assicuratore del proprietario risarcisce il danno e agisce contro l'officina. Quest'ultima chiede di essere sollevata dalla propria assicurazione. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dei soci dell'officina (nel frattempo cessata). La Corte conferma che la custodia del veicolo in officina comporta una precisa responsabilità. L'assicurazione non opera perché il furto è avvenuto senza scasso e con il cancello aperto, violando le condizioni di polizza che richiedevano adeguate misure di chiusura. I soci dell'officina devono quindi pagare il risarcimento di tasca propria.
Continua »
Validità della notifica: il verbale vince sull’atto smarrito
Un Comune richiede un decreto ingiuntivo contro una Compagnia Assicurativa per riscuotere una fideiussione legata a oneri edilizi dovuti da una Società Cooperativa. La Compagnia Assicurativa chiama in causa la Società Cooperativa per essere rimborsata. La Società Cooperativa non si presenta in primo grado e viene dichiarata contumace. Successivamente, la Società Cooperativa impugna la decisione lamentando la mancata ricezione dell'atto, poiché la prova di consegna non è presente nel fascicolo cartaceo. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, stabilendo che il verbale d'udienza del primo giudice, che attestava la regolare produzione del documento, fa piena prova fino a querela di falso. Pertanto, la validità della notifica è confermata e la Società Cooperativa perde definitivamente la causa, dovendo pagare le spese legali.
Continua »
Spese di resistenza: sì al rimborso anche se il giudice tace
Un'azienda chiama in causa la propria compagnia assicurativa per essere tenuta indenne dalle pretese di un cliente e per ottenere il rimborso delle spese legali. Il Tribunale rigetta la domanda del cliente e compensa le spese di lite tra le parti, ma omette di decidere sulla richiesta di rimborso delle spese di difesa dell'assicurato. L'azienda avvia quindi un nuovo giudizio per ottenere le proprie spese di resistenza. La Corte d'Appello nega il diritto ritenendo la questione preclusa dal precedente giudizio. La Cassazione accoglie il ricorso dell'azienda stabilendo che l'omessa pronuncia non crea giudicato. L'assicurato può quindi richiedere il rimborso in un autonomo e separato giudizio.
Continua »
Responsabilità del notaio: la banca perde se presenta il truffatore
Un malfattore ha rubato l'identità di un cittadino per acquistare un immobile e ottenere un mutuo bancario. Scoperto l'inganno, l'atto di compravendita e il mutuo sono stati dichiarati nulli. L'istituto di credito ha quindi chiesto il risarcimento dei danni, invocando la responsabilità del notaio per non aver identificato correttamente il truffatore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della banca, escludendo ogni responsabilità del notaio. I giudici hanno stabilito che il professionista ha agito con la dovuta diligenza: il truffatore era stato presentato dalla banca stessa come proprio cliente storico, i documenti coincidevano con quelli dell'istruttoria bancaria e le firme sono state apposte nei locali dell'istituto. Di conseguenza, la banca perde la causa e deve pagare le spese di giudizio.
Continua »
Rinuncia al ricorso: come chiudere la lite senza tasse doppie
Una Società di Intermediazione Mobiliare in liquidazione coatta amministrativa ha promosso un'azione di responsabilità contro amministratori e sindaci per omessa vigilanza sulle truffe di alcuni promotori finanziari. Dopo alterne vicende nei gradi di merito, la controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. In questa sede, il Sindaco principale, gli altri sindaci e la Società di Revisione chiamata in causa hanno depositato formale rinuncia al ricorso, accettata dalla procedura di liquidazione. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio. I giudici hanno chiarito che la rinuncia al ricorso impedisce l'applicazione del raddoppio del contributo unificato, una sanzione tributaria prevista solo per il rigetto o l'inammissibilità dell'impugnazione. Di conseguenza, il processo si chiude senza ulteriori spese fiscali per le parti rinuncianti.
Continua »
Prededuzione dei crediti: nessun favore se i vizi sono occulti
Una società creditrice chiede l'ammissione al passivo del fallimento di un'azienda per i costi di sostituzione di tubi d'acciaio difettosi. Il credito viene richiesto in prededuzione dei crediti, basandosi su un accordo transattivo autorizzato dal Tribunale durante il precedente concordato preventivo. Tuttavia, i difetti dei tubi erano vizi occulti, dolosamente taciuti dall'azienda fallita e non menzionati nell'accordo. Il Tribunale di Vicenza accoglie la richiesta, ma la Cassazione ribalta la decisione. La Suprema Corte stabilisce che la prededuzione dei crediti non si estende ai danni da vizi occulti non espressamente inclusi nella transazione autorizzata e taciuti al giudice. La sentenza viene cassata con rinvio.
Continua »