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Lodo Arbitrale

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452 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Nomina dell’arbitro: la difesa vince sulla notifica difettosa
Una società mandataria di un'associazione temporanea di imprese ha avviato un arbitrato contro una società mandante per il recupero di oneri di appalto. La notifica dell'atto di avvio, contenente l'invito alla nomina dell'arbitro, era però viziata. Nonostante la successiva costituzione in giudizio della convenuta, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di quest'ultima. I giudici hanno stabilito che la sanatoria della notifica non basta se la conoscenza dell'atto non è avvenuta in tempo utile per consentire alla parte di esercitare il proprio diritto di scelta del giudice privato, prima che vi provvedesse il Presidente del Tribunale. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio.
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Clausola compromissoria: il Comune vince contro l’appaltatore
Una società appaltatrice ha citato in giudizio un Comune e l'agente della riscossione chiedendo oltre ventidue milioni di euro di risarcimento per danni derivanti dall'inadempimento di un contratto di appalto. Il Comune ha eccepito l'incompetenza del giudice ordinario a causa della presenza di una clausola compromissoria nel contratto, che devolveva le liti a un collegio arbitrale. La società sosteneva che la richiesta riguardasse i danni da mancata esecuzione di un precedente lodo arbitrale, titolo autonomo rispetto al contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi della società, confermando che la domanda si fondava comunque sull'inadempimento contrattuale originario. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza esclusiva del collegio arbitrale, respingendo il ricorso della società.
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Clausola compromissoria: scontro tra ditte e rinvio in Cassazione
Una società di gestione del risparmio ha avviato un arbitrato contro un'impresa capogruppo e l'impresa mandante di un'associazione temporanea di imprese. Il collegio arbitrale ha condannato la capogruppo, ma l'impresa mandante ha contestato l'efficacia del lodo davanti al tribunale ordinario, sostenendo la nullità della clausola compromissoria per difetto di rappresentanza. Il tribunale ha dato ragione alla mandante. La società di gestione ha quindi proposto regolamento di competenza in Cassazione. Nelle more del giudizio, le parti hanno avviato trattative per un accordo amichevole. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta congiunta delle parti e ha disposto il rinvio della causa a nuovo ruolo per consentire la conciliazione.
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Risarcimento danni da inadempimento contrattuale: somme ridotte
Un'associazione temporanea di imprese (L'Appaltatore) ha ottenuto la risoluzione per grave inadempimento di un contratto di appalto pubblico con un ente locale (La Committente). Il lodo arbitrale iniziale riconosceva un ingente risarcimento. La Corte d'Appello ha tuttavia ridotto drasticamente le somme, escludendo le spese generali per mancata apertura del cantiere e ricalcolando il danno curriculare e il costo del personale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Appaltatore, confermando la riduzione del danno. La Suprema Corte ha chiarito che il risarcimento danni da inadempimento contrattuale costituisce un debito di valore e che la rivalutazione monetaria e gli interessi decorrono dalla data della decisione di liquidazione per evitare ingiustificate duplicazioni di somme a favore del creditore.
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Impugnazione per revocazione: i limiti dell’errore di fatto
Il Ricorrente ha proposto un'impugnazione per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione. Quest'ultima aveva confermato l'inammissibilità della sua domanda di revoca di un lodo arbitrale, originariamente presentata al Tribunale anziché alla Corte d'Appello competente per grado. Il Ricorrente sosteneva che la Cassazione fosse caduta in un errore di fatto, confondendo la nullità del lodo con la sua revocazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, chiarendo che l'interpretazione della domanda giudiziale costituisce un'attività valutativa di diritto e non un errore di fatto revocatorio. Di conseguenza, il Ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: si chiude la lite tra soci
Alcune aziende agricole socie impugnavano la loro esclusione da una cooperativa agricola, deliberata per violazione dell'obbligo statutario di produrre e conferire pomodori. Dopo che il lodo arbitrale e la Corte d'Appello avevano confermato la legittimità dell'esclusione, i soci proponevano ricorso in Cassazione. Tuttavia, prima dell'udienza, i soci hanno presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla cooperativa, con contestuale accordo sulle spese di lite. La Suprema Corte ha preso atto di tale accordo e ha dichiarato l'estinzione del giudizio.
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Giusta causa di recesso: quando il silenzio rompe la fiducia
Un Professionista e un Cliente stipulano un contratto di consulenza. Successivamente, il Cliente recede dal rapporto lamentando la violazione degli obblighi informativi da parte del Professionista. Il Collegio arbitrale e la Corte d'Appello confermano la legittimità dello scioglimento del rapporto per giusta causa di recesso, evidenziando la rottura del legame fiduciario. La Corte d'Appello annulla però la condanna del Professionista a restituire parte dei compensi, interpretando la tariffa pattuita come al netto delle ritenute. La Cassazione rigetta sia il ricorso del Professionista, che contestava la sussistenza della giusta causa di recesso, sia quello del Cliente sulla questione dei compensi e delle spese. La Suprema Corte ribadisce che la violazione dei doveri di informazione mina l'intuitus personae, giustificando l'immediato recesso.
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Impugnazione del lodo arbitrale: quando il merito è blindato
Una società committente affida in appalto a un'impresa edile la ristrutturazione di uno stabilimento balneare. Successivamente, emergono gravi vizi nei lavori relativi a impianti, coperture e scogliera. Le parti si rivolgono a un collegio arbitrale, che quantifica i danni e riduce il compenso dovuto all'appaltatrice. L'impresa, poi fallita, propone l'impugnazione del lodo arbitrale davanti alla Corte d'Appello e, in seguito, in Cassazione, lamentando l'omessa denuncia dei vizi e difetti di motivazione. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso, confermando che la valutazione dei fatti e delle prove spetta esclusivamente agli arbitri. La Corte chiarisce che l'impugnazione del lodo arbitrale non può trasformarsi in un terzo grado di giudizio per riesaminare il merito della vicenda, a meno che la motivazione dei giudici privati non sia del tutto inesistente o apparente.
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Clausola compromissoria: l’accordo tacito batte il vizio formale
Un'impresa appaltatrice e una società concessionaria stipulano nel 1988 un contratto di appalto contenente una clausola compromissoria che rinviava al Capitolato Generale del 1962 per un arbitrato a cinque membri. A seguito di riforme legislative, le parti concordano tacitamente la nomina del presidente di un collegio a tre membri. Sorta la controversia, gli arbitri condannano la committente al risarcimento. La Corte d'Appello annulla il lodo, ritenendo nulla la clausola per il venir meno del modello a cinque membri. La Cassazione cassa la decisione: l'accordo delle parti sulla nomina del collegio a tre membri costituisce una valida modifica contrattuale. La committente, avendo accettato la nuova composizione senza eccezioni tempestive, non può denunciarne la nullità.
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Clausola compromissoria: no ai ripensamenti dopo il lodo
Un'impresa appaltatrice e una società concessionaria autostradale si scontrano sulla validità di un lodo arbitrale. Il contratto del 1990 conteneva una clausola compromissoria che prevedeva un collegio di cinque membri. A seguito di riforme legislative, le parti concordano tacitamente la nomina di un collegio a tre membri, partecipando attivamente alla procedura. Successivamente, la concessionaria contesta la validità del lodo per irregolare composizione del collegio. La Corte d'Appello annulla la decisione, ritenendo nulla la clausola. La Cassazione ribalta la decisione: il comportamento attivo delle parti nella nomina del presidente ha modificato validamente l'accordo originario. La contestazione tardiva è inammissibile poiché la nullità è stata sanata dal consenso delle parti. Vince l'impresa appaltatrice.
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Esecuzione provvisoria: rilascio dell’immobile anche senza giudicato
Una concedente d'azienda ha intimato il rilascio di un immobile a una società affittuaria in forza di un lodo arbitrale che dichiarava risolto il contratto. La società ha proposto opposizione, sostenendo che l'ordine di rilascio non fosse provvisoriamente esecutivo prima del passaggio in giudicato della risoluzione contrattuale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che l'esecuzione provvisoria delle condanne dipendenti da una pronuncia costitutiva è legittima se non vi è un nesso di stretta reciprocità che alteri la parità delle parti. Di conseguenza, l'ordine di rilascio dell'immobile è immediatamente esecutivo.
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Eccezione di incompetenza: scontro tra arbitri e Cassazione
Una concessionaria autostradale ha proposto ricorso per revocazione contro una precedente decisione della Cassazione. La società sostiene che la Suprema Corte sia incorsa in un errore di fatto, ritenendo erroneamente che fosse stata rinunciata l'eccezione di incompetenza del collegio arbitrale in favore del giudice ordinario. Al contrario, la concessionaria dimostra di aver contestato la competenza degli arbitri sin dall'inizio del giudizio. La Corte di Cassazione, rilevando la pendenza di altri ricorsi connessi tra le stesse parti, ha emesso un'ordinanza interlocutoria rinviando la causa per una trattazione congiunta.
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Divieto di patto leonino: quando l’esonero dalle perdite è lecito
Un consorzio per la costruzione di una diga si divide sulla convenienza di un accordo transattivo con il committente. La prima impresa consorziata si oppone, ma il consiglio direttivo approva l'accordo. Un primo lodo arbitrale dichiara l'accordo inopponibile alla consorziata dissenziente. Successivamente sorge una lite sulla ripartizione delle perdite. Il consorzio sostiene che escludere la consorziata dalle perdite violi il divieto di patto leonino. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del consorzio. I giudici chiariscono che l'esclusione temporanea dalle perdite derivante da una decisione arbitrale, e non da un accordo societario assoluto e costante, non viola il divieto di patto leonino. Inoltre, gli arbitri possono quantificare il danno in via equitativa applicando le normali regole di diritto.
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Promessa del fatto del terzo: niente compenso senza accordo scritto
Il caso riguarda un accordo in cui Il Promittente si impegnava a far acquistare all'Azienda venti terreni di terzi. Il contratto è stato qualificato come promessa del fatto del terzo. Successivamente, Il Promittente ha preteso dall'Azienda un compenso di oltre 800.000 euro, sostenendo che fosse dovuto come differenza di prezzo, nonostante l'accordo scritto non prevedesse alcun pagamento. Un lodo arbitrale aveva inizialmente accolto la richiesta, ma la Corte d'Appello ha annullato la decisione. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento, stabilendo che la promessa del fatto del terzo non prevede per sua natura un compenso automatico al promittente, e che le prove testimoniali per dimostrare un accordo verbale di pagamento erano inammissibili perché contrarie al testo scritto. Il Promittente perde definitivamente la causa.
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Gravi difetti di costruzione: quando pavimenti e balconi non bastano
I Proprietari hanno chiesto il risarcimento dei danni all'Impresa Appaltatrice per difetti riscontrati nei pavimenti e nei balconi degli immobili. La Corte d'Appello ha annullato la decisione degli arbitri, ritenendo che tali problemi non costituissero gravi difetti di costruzione ai sensi dell'articolo 1669 del codice civile, ma semplici vizi dell'opera soggetti a una prescrizione molto più breve, ormai decorso il tempo utile. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo che spetta solo al giudice di merito valutare se i difetti riscontrati compromettano l'immobile nella sua globalità. Di conseguenza, i Proprietari hanno perso la causa e sono stati condannati a pagare le spese legali, poiché i danni ai pavimenti e ai balconi non sono stati considerati gravi difetti di costruzione.
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Usura nei contratti di leasing: la Cassazione blinda il lodo
Una società utilizzatrice ha contestato l'applicazione di interessi anatocistici e usurari in due contratti di locazione finanziaria immobiliare stipulati con una società di leasing. Dopo che un collegio arbitrale ha respinto le sue richieste, la società ha impugnato il lodo. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché le parti avevano concordato l'inappellabilità della decisione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che la clausola di inappellabilità non è vessatoria se inserita in un contratto specifico e non in un modulo standard. Inoltre, ha ribadito che non si può ridiscutere in Cassazione l'accertamento di fatto compiuto dagli arbitri sull'assenza di usura nei contratti di leasing, confermando la piena validità del lodo e condannando la ricorrente al pagamento delle spese.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: l’accordo spegne la lite
Un consorzio e un'impresa edile avevano avviato una causa contro un'altra società per l'inadempimento di un accordo interno a un'associazione temporanea di imprese. Dopo alterne vicende giudiziarie, tra cui un lodo arbitrale e una sentenza d'appello che lo dichiarava nullo, la controversia è giunta in Cassazione. Nel frattempo, la società convenuta è fallita. Prima dell'udienza, le parti hanno raggiunto un accordo amichevole per risolvere la lite. Di conseguenza, i ricorrenti hanno presentato una formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dal curatore fallimentare della controparte. La Corte di Cassazione ha preso atto dell'accordo e ha dichiarato l'estinzione del processo, senza condannare nessuna parte al pagamento delle spese legali.
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Impugnazione del lodo arbitrale: soci battono la cooperativa
Una cooperativa agricola ha sanzionato due soci per non aver richiesto l'autorizzazione preventiva alla vendita di uva a terzi. I soci hanno impugnato la delibera davanti a un collegio arbitrale, che ha annullato le sanzioni rilevando che il regolamento interno non prevedeva quella specifica condotta come illecita. La Corte d'appello ha confermato l'annullamento. La cooperativa si è rivolta alla Corte di Cassazione, lamentando la violazione del principio del contraddittorio e l'omessa pronuncia su alcuni motivi di gravame. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'impugnazione del lodo arbitrale non può basarsi su una semplice rivalutazione dei fatti o su censure generiche. La cooperativa è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Incompetenza degli arbitri: la contestazione tardiva salva il lodo
Il Condominio ha ottenuto un lodo favorevole contro L'Ex Liquidatore di una società di costruzioni estinta, per non aver inserito un debito nel bilancio finale. La Corte d'Appello ha annullato il lodo ritenendo la questione estranea alla clausola arbitrale. La Cassazione ha ribaltato la decisione, accogliendo il ricorso del Condominio. La Suprema Corte ha stabilito che L'Ex Liquidatore non ha sollevato tempestivamente l'eccezione di incompetenza degli arbitri nella sua prima difesa. Di conseguenza, l'impugnazione del lodo è inammissibile. La mancata contestazione immediata sana il difetto di potere degli arbitri, rendendo definitiva la condanna del liquidatore.
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Recesso del socio: la stima della quota non si blocca
Un socio esercita il diritto di recesso del socio da una società a responsabilità limitata, chiedendo il rimborso della propria quota. Sorge una controversia sul valore della quota, risolta da un lodo arbitrale che dispone una nuova perizia di stima a causa di errori evidenti nella precedente. L'Azienda impugna il lodo, lamentando la mancata sospensione del giudizio in attesa di un'altra causa tra soci e contestando la nuova stima. La Corte d'Appello rigetta l'impugnazione. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che non vi era litispendenza per mancanza di identità delle parti e che la contestazione sulla stima della quota riguarda valutazioni di fatto insindacabili. Vince il Socio.
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