\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Divieto di patto leonino: quando l’esonero dalle perdite è lecito

Un consorzio per la costruzione di una diga si divide sulla convenienza di un accordo transattivo con il committente. La prima impresa consorziata si oppone, ma il consiglio direttivo approva l’accordo. Un primo lodo arbitrale dichiara l’accordo inopponibile alla consorziata dissenziente. Successivamente sorge una lite sulla ripartizione delle perdite. Il consorzio sostiene che escludere la consorziata dalle perdite violi il divieto di patto leonino. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del consorzio. I giudici chiariscono che l’esclusione temporanea dalle perdite derivante da una decisione arbitrale, e non da un accordo societario assoluto e costante, non viola il divieto di patto leonino. Inoltre, gli arbitri possono quantificare il danno in via equitativa applicando le normali regole di diritto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 25594 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 17 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Il conflitto interno al consorzio per la costruzione della diga

Due imprese di costruzioni creano un consorzio per realizzare una diga all’estero. Davanti agli inadempimenti del committente pubblico, il presidente del consorzio firma un accordo transattivo per proseguire i lavori. La prima impresa consorziata si oppone fermamente a questa scelta, ritenendola svantaggiosa. Nonostante il dissenso, il consiglio direttivo approva l’accordo e impone un finanziamento straordinario ai soci. La prima impresa consorziata rifiuta di pagare e viene estromessa.

Un primo lodo arbitrale annulla l’estromissione e dichiara l’accordo inopponibile alla consorziata dissenziente. Successivamente, nasce una nuova lite sulla ripartizione dei costi. Il consorzio sostiene che escludere la consorziata dalle perdite di quell’accordo violi il divieto di patto leonino.

Quando l’esclusione dalle perdite non viola il divieto di patto leonino

Il divieto di patto leonino impedisce di escludere totalmente un socio dagli utili o dalle perdite della società. Questa regola tutela la natura stessa del contratto sociale, che richiede la condivisione del rischio d’impresa. Nel caso in esame, il consorzio contestava la decisione degli arbitri. Secondo il consorzio, esonerare la consorziata dissenziente dalle perdite dell’accordo transattivo creava una situazione illegittima.

La Corte di Cassazione ha affrontato la questione definendo i confini di questo divieto. I giudici hanno chiarito che il divieto colpisce solo i patti sociali assoluti e costanti. L’esclusione deve derivare da un accordo tra i soci inserito nello statuto, volto ad alterare la causa della società. Non rientra nel divieto una decisione giudiziaria o arbitrale che esclude un socio dalle perdite di un singolo affare non autorizzato.

Le motivazioni della decisione sul divieto di patto leonino

Le motivazioni della decisione sul divieto di patto leonino si fondano sulla distinzione tra regole statutarie ed eventi esterni. La Suprema Corte ha spiegato che l’esonero della consorziata non derivava da un patto tra i soci. Al contrario, l’esonero era la conseguenza di un lodo arbitrale definitivo. Gli arbitri avevano accertato che il presidente del consorzio aveva agito in conflitto di interessi. L’accordo transattivo era quindi inopponibile alla consorziata che non lo aveva ratificato.

Inoltre, l’esclusione dalle perdite riguardava solo un periodo di tempo limitato e un singolo affare, non l’intera vita del consorzio. La consorziata rimaneva infatti esposta al rischio d’impresa per tutte le altre attività precedenti e successive. I giudici hanno anche confermato la legittimità della liquidazione equitativa del danno da parte degli arbitri. Gli arbitri possono calcolare il danno secondo equità senza bisogno di una specifica autorizzazione delle parti, poiché applicano una norma di legge ordinaria.

Le conclusioni della Cassazione sul caso specifico

Le conclusioni della Cassazione sul caso specifico confermano il rigetto di tutti i ricorsi. La Suprema Corte ha respinto sia il ricorso principale delle imprese consorziate sia il ricorso incidentale del consorzio. Questa decisione stabilisce un principio fondamentale per la gestione dei consorzi e delle società. La tutela del socio dissenziente contro gli atti abusivi degli amministratori non può essere neutralizzata invocando il divieto di patto leonino.

Se un amministratore compie un atto non autorizzato in conflitto di interessi, il socio che ottiene l’annullamento dell’atto non può essere costretto a pagarne le perdite. La giustizia ha confermato la compensazione delle spese di giudizio tra le parti a causa della reciproca soccombenza.

Cosa si intende per patto leonino in ambito societario?
Si tratta di un accordo, vietato dalla legge, con cui si esclude totalmente e costantemente uno o più soci dalla partecipazione agli utili o alle perdite della società.

Perché l’esclusione dalle perdite in questo caso non ha violato la legge?
Perché l’esonero non derivava da un accordo tra i soci per modificare le regole della società, ma era la conseguenza di una decisione arbitrale che tutelava il socio da un atto non autorizzato.

Gli arbitri possono calcolare un danno in via equitativa senza autorizzazione?
Sì, gli arbitri possono quantificare il danno secondo equità quando è difficile provarne il preciso ammontare, poiché questa facoltà è prevista direttamente dalla legge.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati