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Divieto di patto leonino: salvo il socio che si oppone agli abusi

Una consorziata ha contestato la firma di un accordo svantaggioso con un committente estero, siglato dal presidente del consorzio senza autorizzazione. Un primo lodo arbitrale ha escluso la consorziata dissenziente dalle perdite di tale accordo. Successivamente, la consorziata ha chiesto di essere tenuta indenne dall’altra consorziata, la cui controllata esprimeva il presidente. La Cassazione ha rigettato il ricorso di quest’ultima, confermando l’obbligo di manleva. La Corte ha stabilito che l’esonero dalle perdite derivante dall’annullamento di un atto non autorizzato non viola il “Divieto di patto leonino”, poiché non deriva da un accordo societario volto ad alterare la partecipazione al rischio, ma dalla gestione illecita di un organo direttivo.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 26792 Anno 2023
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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Il caso del consorzio e l’accordo non autorizzato

Quando due imprese si uniscono in un consorzio per realizzare una grande opera, la fiducia e il rispetto delle regole interne sono fondamentali. In questa vicenda, il presidente di un consorzio ha firmato un accordo milionario con un ministero estero senza avere la necessaria autorizzazione delle consorziate. Una delle imprese partecipanti si è opposta fermamente a questa scelta, ritenendola dannosa. Da qui è nato un lungo scontro legale che ha chiamato in causa il Divieto di patto leonino e la responsabilità per gli atti compiuti senza potere.

Che cos’è il Divieto di patto leonino nei contratti societari

Il codice civile vieta espressamente qualsiasi accordo che escluda del tutto un socio dagli utili o dalle perdite dell’attività comune. Questa regola prende il nome di Divieto di patto leonino. La legge vuole evitare che si creino situazioni in cui un soggetto partecipi ai guadagni senza correre alcun rischio, o viceversa subisca solo perdite senza poter mai guadagnare. Nel caso in esame, la consorziata capogruppo sosteneva che l’esonero della consorziata dissenziente dalle perdite dell’accordo non autorizzato violasse proprio questo divieto.

La distinzione tra patto sociale e conseguenze di un illecito

La giurisprudenza distingue chiaramente le regole dello statuto di una società dalle conseguenze di un comportamento scorretto dei suoi amministratori. Se un amministratore compie un atto al di fuori dei suoi poteri, i danni che ne derivano non possono essere scaricati sui soci che si sono opposti. L’esonero dalle perdite in questo caso non è un accordo di favore per un socio. Al contrario, rappresenta il giusto risarcimento per l’abuso subito. Pertanto, questa situazione non rientra nell’ambito di applicazione del Divieto di patto leonino, poiché non altera la struttura originaria del contratto sociale.

Le motivazioni della sentenza sul Divieto di patto leonino

I giudici della Corte di Cassazione hanno rigettato il ricorso della consorziata capogruppo con argomentazioni molto precise. La Suprema Corte ha chiarito che il Divieto di patto leonino si applica solo quando esiste un accordo costante e assoluto tra i soci per escludere qualcuno da ogni utile o perdita. Nel caso specifico, l’esclusione della consorziata dissenziente riguardava esclusivamente un singolo affare, ossia l’accordo non autorizzato firmato dal presidente. Questa esclusione non era il frutto di una modifica dello statuto del consorzio, ma la diretta conseguenza di una decisione arbitrale che aveva accertato l’inefficacia di quell’atto verso la consorziata stessa. Inoltre, la Corte ha confermato che la consorziata capogruppo deve rispondere dell’operato del presidente da lei designato, dovendo quindi tenere indenne l’altra impresa da ogni conseguenza negativa.

Le conclusioni sulla responsabilità e sul Divieto di patto leonino

La decisione della Cassazione stabilisce un principio fondamentale per la gestione dei consorzi e delle società. La tutela dei soci di fronte ad atti non autorizzati prevale sulle contestazioni formali relative alla ripartizione delle perdite. Chi agisce oltre i propri poteri risponde direttamente dei danni causati, e la capogruppo che ha designato tale soggetto deve farsi carico della manleva. Il Divieto di patto leonino non può essere utilizzato come scudo per costringere un socio dissenziente a pagare per le scelte arbitrarie e non autorizzate degli amministratori. La consorziata capogruppo perde definitivamente la causa e deve pagare tutte le spese di giudizio.

Quando si applica il divieto di patto leonino?
Si applica quando un accordo esclude in modo assoluto e costante un socio dalla partecipazione agli utili o alle perdite della società.

L’esonero dalle perdite di un singolo affare non autorizzato viola il patto leonino?
No, perché l’esonero non deriva da una regola dello statuto ma è la conseguenza del risarcimento per un atto illecito compiuto senza autorizzazione.

Chi risponde dei danni se l’amministratore agisce senza poteri?
Risponde l’amministratore stesso e la società o il socio che lo ha designato, i quali devono tenere indenne il socio dissenziente.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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