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Patto Leonino: Opzione Put Salva se l’Uscita è per Perdite

Una società finanziaria investe in un’azienda, stipulando un contratto che le garantisce un’opzione di vendita (opzione put) delle sue quote in caso di eventi negativi, come perdite di capitale. I soci originari impugnano la clausola, sostenendo che si tratti di un patto leonino vietato, in quanto eliminerebbe il rischio d’impresa per l’investitore. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. I giudici hanno chiarito che un’opzione put, esercitabile solo al verificarsi di specifiche condizioni negative, non è un patto leonino. Essa rappresenta un legittimo strumento di gestione del rischio e non un’esclusione totale e costante dalle perdite. L’investitore, infatti, condivide il rischio fino a quando non si verifica l’evento che fa scattare l’opzione. Di conseguenza, l’appello dei soci è stato respinto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 15170 Anno 2026
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Pubblicato il 31 maggio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Opzione Put e Patto Leonino: Quando l’Uscita dall’Investimento è Legittima

Un recente intervento della Corte di Cassazione offre importanti chiarimenti sulla validità delle clausole di opzione ‘put’ nei contratti di investimento, distinguendole nettamente dal divieto di patto leonino. La sentenza analizza il caso di un accordo tra un investitore finanziario e i soci di un’azienda, stabilendo un principio fondamentale: una clausola che permette all’investitore di uscire dalla società a fronte di risultati negativi non viola necessariamente la legge. Questo pronunciamento è cruciale per chi opera nel mondo degli affari e della finanza, poiché definisce i confini tra una legittima tutela dell’investimento e un accordo illecito.

I Fatti: Un Contratto di Investimento e la Clausola Contestata

La vicenda nasce da un contratto di investimento. Una società finanziaria decide di entrare nel capitale di un’altra azienda per sostenerne un progetto di sviluppo. L’accordo, come spesso accade in queste operazioni, conteneva delle clausole di salvaguardia per l’investitore. In particolare, una clausola (l’articolo 12 del contratto) prevedeva tre distinte opzioni di vendita (opzioni ‘put’). Queste opzioni davano alla società finanziaria il diritto di rivendere le proprie quote ai soci originari al verificarsi di determinate circostanze negative. Tra queste, vi erano la riduzione del capitale per perdite, l’avvio di una procedura concorsuale o la mancata approvazione del bilancio. A seguito di difficoltà economiche dell’azienda, la società finanziaria esercitava il suo diritto di ‘exit’, chiedendo ai soci originari di riacquistare la sua partecipazione.

La Difesa dei Soci: l’Accusa di Patto Leonino

I soci originari si sono opposti a questa richiesta. Essi hanno portato la questione in tribunale, sostenendo che la clausola di opzione ‘put’ fosse nulla. La loro tesi si basava sull’articolo 2265 del codice civile, che vieta il cosiddetto patto leonino. Secondo i soci, la possibilità per l’investitore di uscire dall’affare in caso di andamento negativo equivaleva a un’esclusione totale dal rischio d’impresa. In pratica, l’investitore avrebbe partecipato solo ai potenziali guadagni, potendo però tirarsi indietro e recuperare il proprio investimento qualora le cose fossero andate male. Questo, a loro avviso, snaturava la figura stessa del socio, che per definizione deve condividere sia gli utili che le perdite.

La Distinzione Cruciale della Cassazione sul Patto Leonino

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi dei soci. I giudici hanno fornito una spiegazione chiara e precisa di cosa costituisca un vero patto leonino. Un accordo è illecito solo quando un socio viene escluso in modo ‘totale, costante e irreversibile’ dalla partecipazione alle perdite o agli utili. In altre parole, il divieto scatta quando, fin dall’inizio, un socio è posto in una posizione completamente diversa dagli altri, senza alcuna esposizione al rischio imprenditoriale. L’elemento caratterizzante del patto vietato è lo ‘stravolgimento’ del ruolo di socio, che viene privato della sua essenza: la condivisione della sorte dell’impresa comune.

Le motivazioni: Perché l’Opzione Put non è un Patto Leonino in questo caso

Applicando questo principio al caso specifico, la Corte ha stabilito che l’opzione ‘put’ non configurava un patto leonino. La società finanziaria, infatti, non era stata esclusa dal rischio fin dal principio. Al contrario, essa aveva pienamente assunto il suo ruolo di socio, condividendo i rischi dell’investimento per tutto il tempo in cui è rimasta nella compagine sociale. Il diritto di vendere le proprie quote non era un privilegio automatico e incondizionato, ma una conseguenza diretta del verificarsi di eventi aziendali gravi e oggettivi, come le perdite. Fino a quel momento, l’investitore era esposto al rischio come tutti gli altri. La clausola, quindi, non era uno strumento per annullare il rischio, ma un meccanismo per gestirlo e definire una strategia di uscita (‘exit’) in uno scenario negativo.

Le conclusioni: La Decisione Finale e le Conseguenze Pratiche

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dei soci originari, confermando la validità della clausola. I soci sono stati quindi condannati a riacquistare le quote della società finanziaria e a pagare le spese legali. Questa sentenza sancisce un principio di grande importanza pratica: le opzioni ‘put’ sono strumenti contrattuali legittimi per regolare i rapporti tra soci e investitori. Se strutturate come meccanismo di reazione a eventi negativi specifici, esse non violano il divieto di patto leonino. La decisione offre maggiore certezza giuridica agli operatori, confermando che è possibile tutelare un investimento senza incorrere in patti illeciti.

Un’opzione put in un contratto societario è sempre illegale?
No. Un’opzione put è illegale solo se configura un ‘patto leonino’, ovvero se esclude totalmente e costantemente un socio da ogni rischio d’impresa fin dall’inizio. Se è uno strumento per uscire dall’investimento al verificarsi di eventi negativi, è considerata legittima.

Che cos’è esattamente un patto leonino?
È un accordo, vietato dalla legge (art. 2265 c.c.), con cui uno o più soci vengono esclusi completamente dalla partecipazione agli utili o alle perdite della società.

In questo caso, perché la clausola non è stata considerata un patto leonino?
Perché la società finanziaria ha condiviso il rischio d’impresa fino al momento in cui si sono verificate le condizioni negative (es. perdite di capitale) che le hanno permesso di esercitare l’opzione di vendita. Non c’era un’esclusione totale e a priori dal rischio.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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