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Liste Di Mobilità

24 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Elenchi, oggi superati, in cui venivano iscritti i lavoratori licenziati da aziende in crisi. L'iscrizione dava diritto a un'indennità e a incentivi per la riassunzione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Agevolazioni contributive: trasferimento d’azienda non preclude il diritto
Un Ente Previdenziale ha richiesto a un'Azienda il pagamento di contributi, contestando il suo diritto alle agevolazioni contributive per l'assunzione di lavoratori provenienti da liste di mobilità. L'Ente sosteneva che il trasferimento d'azienda dalla precedente gestione non fosse genuino o che i lavoratori dovessero essere automaticamente trasferiti. I giudici di merito e la Corte di Cassazione hanno invece riconosciuto la validità del trasferimento e il diritto dell'Azienda ai benefici, poiché i licenziamenti erano avvenuti prima del trasferimento e non vi era obbligo di riassunzione automatica. La Corte ha quindi rigettato il ricorso dell'Ente Previdenziale, confermando il diritto dell'Azienda alle agevolazioni contributive trasferimento d'azienda.
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Indennità di mobilità anticipata: l’INPS deve pagare tutto
Il Lavoratore ha richiesto l'erogazione dell'indennità di mobilità anticipata in un'unica soluzione per avviare un'attività autonoma. L'Istituto Previdenziale ha liquidato una sola mensilità anziché le ventiquattro spettanti, sostenendo che la cancellazione dalle liste di mobilità, avvenuta a seguito della richiesta, facesse perdere il diritto alle mensilità successive. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'ente previdenziale, confermando che il diritto all'intero trattamento matura prima della cancellazione dalle liste. Quest'ultima rappresenta solo un effetto dell'opzione esercitata dal lavoratore e non un limite al pagamento dell'intera somma spettante.
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Contratto a termine nullo: l’iscrizione tardiva non salva l’azienda
L'Azienda ha assunto Il Lavoratore con un contratto a termine il 30 marzo 2015. La Corte d'Appello ha dichiarato nullo il termine perché l'assunzione violava il divieto di stipulare contratti a tempo determinato nei sei mesi successivi a licenziamenti collettivi per le stesse mansioni. L'Azienda si è difesa sostenendo che l'assunzione rientrava nella deroga per i lavoratori iscritti nelle liste di mobilità. Tuttavia, l'effettiva iscrizione del lavoratore in tali liste è avvenuta solo nell'agosto 2015, mesi dopo la firma del contratto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda, confermando che la mancanza del requisito soggettivo dell'iscrizione al momento dell'assunzione determina l'invalidità insanabile del contratto a termine. L'Azienda perde la causa ed è condannata a pagare le spese legali.
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Sgravi contributivi: negati se le aziende hanno gli stessi soci
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'azienda che chiedeva il riconoscimento di sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori iscritti nelle liste di mobilità. L'Ente Previdenziale aveva negato l'agevolazione a causa della sostanziale coincidenza proprietaria tra l'azienda che aveva licenziato i dipendenti e quella che li aveva riassunti. I giudici hanno confermato che il beneficio economico non spetta quando le due imprese condividono lo stesso nucleo proprietario e decisionale. In questi casi, infatti, il passaggio di personale non crea vera nuova occupazione, ma rappresenta una semplice riorganizzazione interna volta a eludere gli obblighi contributivi. L'azienda ricorrente è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Anticipazione dell’indennità di mobilità: sì all’intero importo
Un lavoratore ha chiesto all'INPS l'anticipazione dell'indennità di mobilità in un'unica soluzione per l'intera durata di trentasei mesi. L'ente previdenziale ha invece concesso solo sei mensilità, sostenendo che la successiva cancellazione del lavoratore dalle liste di mobilità impedisse l'erogazione delle somme per gli anni successivi al 2012. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il diritto all'anticipazione dell'indennità di mobilità matura prima della cancellazione dalle liste, la quale costituisce solo un effetto della scelta di ricevere il pagamento anticipato. Di conseguenza, l'INPS deve erogare l'intero importo spettante e non può limitarlo al solo anno di concessione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Corte d'appello.
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Sgravi contributivi: l’Inps perde sulle assunzioni in mobilità
L'Inps ha chiesto a un'azienda il pagamento di contributi previdenziali, negando il diritto alle agevolazioni per l'assunzione a tempo determinato di un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità. Secondo l'ente, l'azienda non poteva accedere agli sgravi contributivi più favorevoli perché il dipendente percepiva la disoccupazione e non l'indennità di mobilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Inps, confermando che per ottenere le agevolazioni previste fino al 31 dicembre 2016 è sufficiente l'iscrizione del lavoratore nelle liste di mobilità. Non rileva il tipo di sussidio effettivamente percepito dal lavoratore. L'Azienda vince definitivamente la causa e non deve pagare le somme richieste dall'Inps.
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Agevolazioni contributive: affitto d’azienda fittizio, niente sconti
Un'azienda chiedeva delle agevolazioni contributive per l'assunzione di lavoratori provenienti da liste di mobilità. Tali lavoratori erano stati licenziati da un'altra società, dalla quale la prima aveva preso in affitto un ramo d'azienda. L'INPS ha negato il beneficio, sospettando che l'operazione non costituisse una nuova e genuina iniziativa imprenditoriale. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo un principio chiaro: l'onere di dimostrare l'esistenza di tutti i requisiti per le agevolazioni contributive assunzioni spetta esclusivamente all'azienda che le richiede. La mancanza di prove concrete ha determinato la perdita del diritto allo sgravio. Il ricorso è stato inoltre respinto per un vizio procedurale, non essendo 'autosufficiente'.
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Sgravi contributivi per assunzione: negati in caso di continuità
La Corte di Cassazione ha negato il diritto agli sgravi contributivi per assunzione a una società cooperativa che aveva assunto lavoratori licenziati dalla cooperativa precedente, a cui era subentrata nella gestione di un appalto di logistica. Secondo i giudici, i benefici non spettano se la nuova azienda non è realmente 'nuova' in senso oggettivo, ma rappresenta una mera continuazione della precedente, utilizzando gli stessi lavoratori, le stesse attrezzature e svolgendo la medesima attività. In questi casi, non si crea nuova occupazione. La Corte ha stabilito che spetta all'azienda che richiede gli sgravi dimostrare la reale novità della propria struttura aziendale rispetto a quella che l'ha preceduta.
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Sgravi contributivi assunzione: la firma batte la data di inizio
Un'azienda ha trasformato contratti a termine in contratti a tempo indeterminato, stipulandoli entro il 31 dicembre 2012, data ultima per beneficiare di specifici sgravi contributivi assunzione. L'INPS ha negato il beneficio perché la decorrenza effettiva dei contratti era fissata al 1° gennaio 2013. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: per accedere agli incentivi, ciò che conta è la data di stipulazione (la firma) del contratto, non la data di inizio del rapporto di lavoro. L'assunzione si perfeziona giuridicamente al momento della firma, rendendo legittima la richiesta degli sgravi contributivi.
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Sgravio contributivo liste di mobilità: vince l’azienda, anche con NASpI
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante punto sullo sgravio contributivo per le assunzioni dalle liste di mobilità. Un'azienda aveva assunto una lavoratrice iscritta in queste liste, la quale però percepiva l'indennità NASpI e non quella di mobilità. L'INPS aveva negato il beneficio, sostenendo che si dovesse applicare una norma meno favorevole. La Corte ha dato ragione all'azienda, stabilendo che per le assunzioni perfezionate entro il 31 dicembre 2016, l'unico requisito per ottenere il più vantaggioso sgravio contributivo liste di mobilità era l'iscrizione del lavoratore in tali elenchi, a prescindere dal tipo di sussidio di disoccupazione percepito. L'INPS ha perso la causa.
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Sgravio contributivo con NASpI: l’azienda vince contro l’INPS
La Corte di Cassazione ha chiarito un importante principio sullo sgravio contributivo per assunzione. Un'azienda aveva assunto una lavoratrice iscritta nelle liste di mobilità che percepiva l'indennità NASpI. L'Ente Previdenziale negava lo sgravio, sostenendo che si applicasse una norma meno favorevole. La Corte ha dato ragione all'azienda, stabilendo che per le assunzioni avvenute entro il 31 dicembre 2016, l'unico requisito per ottenere il beneficio più vantaggioso era l'iscrizione del lavoratore nelle liste di mobilità. La percezione di un diverso sussidio di disoccupazione, come la NASpI, è irrilevante. Di conseguenza, l'azienda ha vinto e ha ottenuto il diritto allo sgravio.
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Aziende collegate? Niente sgravi contributivi per le assunzioni
La Corte di Cassazione ha negato il diritto agli sgravi contributivi a un'azienda che aveva assunto lavoratori provenienti da un'altra impresa in crisi. La decisione si fonda sulla prova di un collegamento societario tra le due entità. Secondo i giudici, i benefici per le assunzioni dalle liste di mobilità servono a creare nuova occupazione, non a finanziare riorganizzazioni aziendali tra soggetti collegati. La sentenza chiarisce che la presenza di assetti proprietari coincidenti o di un rapporto di controllo esclude l'accesso agli incentivi. Pertanto, il nesso tra le imprese rende l'operazione elusiva della finalità della legge, giustificando il recupero dei contributi da parte dell'INPS.
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Bonus assunzioni negato: decisivo il legame familiare tra aziende
La Corte di Cassazione ha negato le agevolazioni contributive a un'azienda che aveva assunto lavoratori licenziati da un'altra impresa. Il motivo? Un forte legame familiare legava le due società: il titolare dell'azienda che licenziava era figlio e marito delle socie dell'azienda che assumeva. Secondo la Corte, questa parentela è sufficiente per configurare degli 'assetti proprietari sostanzialmente coincidenti'. Questa condizione, prevista dalla legge, serve a evitare operazioni elusive, dove si licenzia e si riassume 'in famiglia' solo per ottenere benefici statali. La sentenza chiarisce che il legame di parentela è un indizio decisivo, anche se le aziende operano in settori diversi o hanno sedi differenti.
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Azienda Nuova, Lavoratori Vecchi: Addio Benefici Contributivi
Una società assume numerosi lavoratori provenienti da un'azienda fallita, ma l'INPS le nega gli sgravi fiscali. La Cassazione conferma la decisione, stabilendo un principio chiave sui benefici contributivi per continuità aziendale. Se la nuova impresa, pur formalmente distinta, prosegue l'attività della precedente utilizzando gli stessi lavoratori, know-how e clientela, non ha diritto agli incentivi. Questi ultimi, infatti, servono a creare nuova occupazione, non a mascherare un semplice passaggio di consegne. La Corte ha inoltre chiarito che spetta all'azienda che chiede i benefici dimostrare l'assenza di tale continuità. In questo caso, l'azienda non è riuscita a fornire tale prova e ha perso la causa.
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Sgravi Contributivi Assunzioni: l’azienda licenzia, la famiglia assume? Niente bonus
La Corte di Cassazione ha negato il diritto agli sgravi contributivi assunzioni a un'azienda che aveva assunto lavoratori licenziati da un'altra impresa. La ragione risiede nel forte legame familiare tra i proprietari delle due società. Sebbene le aziende fossero formalmente distinte, la presenza di un 'nucleo proprietario comune' (in questo caso, una famiglia) ha fatto scattare il divieto di legge. Secondo i giudici, questa coincidenza di assetti proprietari indica un'operazione coordinata di licenziamento e riassunzione, finalizzata a ottenere indebitamente i benefici. La sentenza chiarisce che il concetto di 'controllo' tra imprese va interpretato in senso ampio, includendo anche i rapporti familiari stretti.
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Coincidenza assetti proprietari: no sconti INPS a ditte di famiglia
La Corte di Cassazione ha negato i benefici contributivi a un'azienda che aveva assunto lavoratori licenziati da un'altra società, appena fallita. La Corte ha ravvisato una 'coincidenza assetti proprietari' tra le due imprese, poiché entrambe erano riconducibili allo stesso nucleo familiare. Anche se le quote societarie non erano identiche, il legame di parentela tra gli amministratori e la stretta successione temporale tra la creazione della nuova azienda e il fallimento della vecchia hanno dimostrato una strategia unitaria finalizzata a godere indebitamente degli sgravi. Di conseguenza, l'INPS ha vinto la causa e l'azienda è stata condannata a versare i contributi per intero e a pagare tutte le spese legali.
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Agevolazioni contributive: no in caso di continuità
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alle agevolazioni contributive a un'azienda che aveva assunto lavoratori da liste di mobilità. La Corte ha riscontrato una sostanziale continuità aziendale con il precedente datore di lavoro, escludendo che si trattasse di un reale incremento occupazionale e configurando l'operazione come un trasferimento di ramo d'azienda. Il ricorso della società è stato dichiarato inammissibile.
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Sgravi contributivi: no ai benefici per finte assunzioni
Una grande azienda in amministrazione straordinaria si è vista negare gli sgravi contributivi per l'assunzione di lavoratori provenienti da proprie aziende appaltatrici. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il beneficio non spetta se l'operazione non crea un reale incremento occupazionale ma è finalizzata solo a ottenere il vantaggio fiscale, sfruttando un preesistente rapporto di controllo di fatto tra le imprese coinvolte. La finalità della norma è prevenire condotte elusive.
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Sgravi contributivi: quando spetta il beneficio?
Un'azienda ha assunto un lavoratore da una lista di mobilità, trasformando il contratto da tempo determinato a indeterminato prima della sua scadenza. L'INPS ha negato gli sgravi contributivi, sostenendo una discontinuità. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto dell'azienda a beneficiare degli sgravi contributivi, chiarendo che la firma del nuovo contratto prima della scadenza del precedente assicura la continuità del rapporto, anche se gli effetti giuridici decorrono dal giorno successivo. La Corte ha anche accolto il ricorso dell'azienda sulla compensazione delle spese legali, ritenendo che la questione non fosse di "assoluta novità".
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Costi da reato: quando non sono deducibili dal reddito
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 31944/2024, ha stabilito che i costi del lavoro non sono deducibili se le assunzioni sono parte di un meccanismo fraudolento per ottenere sgravi contributivi. Anche se il lavoro è stato effettivamente svolto e l'attività aziendale è lecita, il collegamento diretto tra la spesa e il compimento di un illecito penale rende tali costi da reato fiscalmente indeducibili, in applicazione dell'art. 14, comma 4-bis, della Legge 537/1993.
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