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Sgravi contributivi: l’Inps perde sulle assunzioni in mobilità

L’Inps ha chiesto a un’azienda il pagamento di contributi previdenziali, negando il diritto alle agevolazioni per l’assunzione a tempo determinato di un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità. Secondo l’ente, l’azienda non poteva accedere agli sgravi contributivi più favorevoli perché il dipendente percepiva la disoccupazione e non l’indennità di mobilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Inps, confermando che per ottenere le agevolazioni previste fino al 31 dicembre 2016 è sufficiente l’iscrizione del lavoratore nelle liste di mobilità. Non rileva il tipo di sussidio effettivamente percepito dal lavoratore. L’Azienda vince definitivamente la causa e non deve pagare le somme richieste dall’Inps.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 17360 Anno 2026
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Pubblicato il 8 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Il caso dell’assunzione dalle liste di mobilità

Un’azienda ha assunto a tempo determinato un lavoratore iscritto nelle liste di mobilità (elenchi di lavoratori licenziati per crisi aziendali) nel giugno del 2016. L’azienda ha applicato gli sgravi contributivi previsti dalla legge del 1991, che riducono i contributi da versare all’Inps. L’Inps ha contestato questa scelta tramite un avviso bonario (richiesta di pagamento amichevole), pretendendo il pagamento dei contributi pieni. Secondo l’Inps, l’azienda doveva applicare una disciplina meno favorevole introdotta nel 2012, poiché il lavoratore non percepiva l’indennità di mobilità ma la semplice disoccupazione. L’azienda ha presentato ricorso e i giudici di merito le hanno dato ragione. L’Inps ha quindi proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione.

La disputa tra l’Inps e l’azienda sulle agevolazioni

La controversia ruota attorno alla corretta interpretazione delle norme vigenti nel 2016. L’Inps sostiene una tesi restrittiva. Secondo l’ente, le agevolazioni più favorevoli richiedono che il lavoratore percepisca concretamente l’indennità di mobilità. Se il lavoratore riceve la disoccupazione ordinaria, si applicherebbero le regole meno vantaggiose della riforma del 2012. L’azienda difende invece la validità della propria condotta. La società evidenzia che la legge richiede solo l’iscrizione formale del lavoratore nelle liste di mobilità. La natura del sussidio percepito dal dipendente non influisce sul diritto dell’impresa. La questione riguarda l’applicazione temporale delle leggi e la tutela degli investimenti aziendali nell’occupazione.

Il valore dell’iscrizione formale per gli sgravi contributivi

La Corte di Cassazione ha chiarito che la legge del 1991 tutela l’occupazione in modo oggettivo. L’obiettivo principale della norma è favorire l’assunzione dei lavoratori svantaggiati. L’iscrizione nelle liste di mobilità rappresenta l’unico presupposto richiesto dal legislatore. Gli sgravi contributivi spettano quindi all’azienda per il solo fatto di aver assunto un soggetto iscritto in tali liste. Non esiste alcuna norma che imponga di verificare quale specifico sussidio economico il lavoratore stia percependo al momento dell’assunzione. Questo approccio riduce la burocrazia e semplifica le procedure di assunzione per le imprese interessate a investire. Questa decisione garantisce certezza del diritto alle imprese che pianificano le assunzioni basandosi sui dati formali dei lavoratori.

Le motivazioni della Cassazione sugli sgravi contributivi

I giudici di legittimità (giudici che verificano la corretta applicazione della legge) hanno respinto il ricorso dell’Inps con argomenti precisi. Sul piano temporale, la legge del 1991 è rimasta in vigore per le assunzioni effettuate fino al 31 dicembre 2016. L’assunzione in esame è avvenuta a giugno 2016, quindi rientra in questo arco temporale. Sul piano letterale, l’articolo 8 della legge del 1991 non menziona l’indennità di mobilità come requisito per il datore di lavoro. La norma richiede esclusivamente lo stato di mobilità del lavoratore. Sul piano logico, la misura mira a sfoltire le liste di mobilità per alleggerire la spesa pubblica. L’assunzione di un lavoratore iscritto in lista realizza questo scopo a prescindere dal tipo di aiuto economico che riceve.

Le conclusioni sul diritto agli sgravi contributivi

La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso dell’Inps. L’azienda vince la causa e ottiene il riconoscimento definitivo del diritto alle agevolazioni. La società non deve pagare alcuna somma aggiuntiva all’ente previdenziale. Le spese del giudizio sono state compensate tra le parti a causa della novità della questione trattata. Questa sentenza stabilisce un principio fondamentale per la gestione del personale. Le aziende possono fare affidamento sui requisiti oggettivi stabiliti dalla legge al momento dell’assunzione. L’ente previdenziale non può revocare i benefici applicando interpretazioni restrittive o retroattive. La decisione tutela la buona fede dei datori di lavoro e promuove la stabilità dei rapporti di lavoro agevolati nel tempo.

Qual è il requisito principale per ottenere le agevolazioni per i lavoratori in mobilità?
Il solo requisito richiesto dalla legge è l’iscrizione formale del lavoratore nelle liste di mobilità al momento dell’assunzione.

Il tipo di sussidio percepito dal lavoratore influisce sugli sgravi per l’azienda?
No, la percezione dell’indennità di disoccupazione invece di quella di mobilità non fa perdere il diritto alle agevolazioni contributive.

Fino a quando si applicano le tutele più favorevoli della legge del 1991?
Le tutele più favorevoli si applicano a tutte le assunzioni effettuate entro il termine del 31 dicembre 2016.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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