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Liquidazione Giudiziale

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311 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Prescrizione crediti professionali: limiti e poteri
La Corte d'Appello ha confermato il rigetto della domanda di un professionista per il pagamento di compensi legati a progetti di ricerca. Il fulcro della decisione riguarda la prescrizione crediti professionali, ritenuta maturata nonostante la firma di un atto di ricognizione del debito da parte del direttore dell'ente, il quale agiva oltre i limiti di spesa previsti dallo statuto.
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Liquidazione giudiziale: soglie e debiti impresa
La Corte d'Appello ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società che sosteneva di rientrare nei parametri dell'impresa minore. Nonostante le contestazioni su presunte duplicazioni di debiti tributari, l'analisi delle domande di ammissione al passivo ha dimostrato il superamento della soglia di 500.000 euro prevista dalla legge.
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Obbligazione di mezzi e responsabilità professionale
Un professionista legale ha impugnato il rigetto della propria domanda di ammissione al passivo di una società in liquidazione giudiziale, relativa ai compensi per l'assistenza in una procedura di concordato preventivo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione del tribunale di merito, stabilendo che, sebbene l'incarico costituisca un'**obbligazione di mezzi**, la prestazione deve comunque essere idonea a raggiungere lo scopo prefissato. Nel caso di specie, l'attività è stata giudicata inutile poiché le criticità aziendali rendevano il concordato impraticabile già al momento del deposito della domanda, configurando un inadempimento professionale che giustifica il mancato pagamento del compenso.
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Responsabilità sindaci: onere prova e compensi
Un professionista ha impugnato l'esclusione del proprio credito per compensi da sindaco dallo stato passivo di una società in liquidazione. La curatela ha sollevato un'eccezione di inadempimento, contestando la mancata vigilanza su gravi irregolarità contabili e fiscali. La Corte di Cassazione ha confermato che, a fronte di contestazioni specifiche sulla responsabilità sindaci, spetta al professionista dimostrare l'esatto adempimento dei propri doveri di controllo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché volto a una rivalutazione dei fatti preclusa in sede di legittimità.
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Collegio Sindacale: vigilanza sulle controllate
La Corte di Cassazione ha emesso un'ordinanza interlocutoria riguardante i doveri del Collegio Sindacale di una società controllante. Il caso analizza se la vigilanza debba estendersi agli assetti organizzativi e contabili delle società controllate. La controversia nasce dall'opposizione di un curatore all'ammissione al passivo del compenso di un sindaco, invocando l'eccezione di inadempimento per omessa vigilanza. Data l'assenza di precedenti specifici e la rilevanza della questione, la causa è stata rimessa alla pubblica udienza.
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Liquidazione giudiziale: il ruolo della compensazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale a carico di una società a responsabilità limitata, respingendo il ricorso che invocava la compensazione legale di un credito. La Suprema Corte ha stabilito che l'esistenza di un controcredito, pur se accertato da sentenza passata in giudicato, non elimina automaticamente lo stato di insolvenza se quest'ultimo emerge chiaramente dai bilanci e dalla documentazione contabile. La decisione sottolinea la natura dinamica dell'insolvenza e la necessità di una valutazione complessiva della capacità dell'impresa di far fronte alle proprie obbligazioni.
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Liquidazione giudiziale: limiti alla sospensione usura
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società di costruzioni, respingendo il ricorso che invocava la sospensione dei termini prevista per le vittime di usura e racket. I giudici hanno stabilito che la sospensione ex lege 44/1999 riguarda esclusivamente i debiti direttamente connessi ai reati subiti e le procedure esecutive, ma non impedisce l'accertamento dello stato di insolvenza generale in sede di liquidazione giudiziale. Inoltre, è stata confermata la validità della notifica via PEC effettuata all'indirizzo assegnato d'ufficio dalla Camera di Commercio, gravando sull'imprenditore l'onere di monitorare la propria casella digitale.
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Prescrizione del credito e liquidazione giudiziale
Una società di costruzioni ha impugnato la sentenza che dichiarava l'apertura della sua liquidazione giudiziale, sollevando per la prima volta in sede di reclamo l'eccezione di prescrizione del credito vantato dal creditore istante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la prescrizione del credito è un'eccezione in senso stretto. Tale difesa deve essere proposta tempestivamente durante la fase istruttoria davanti al Tribunale e non può essere introdotta nel giudizio di reclamo, a meno che non sia stato violato il diritto al contraddittorio per vizi di notifica. La Corte ha inoltre chiarito che i debiti fiscali sospesi concorrono comunque al superamento della soglia di fallibilità.
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Improcedibilità ricorso: deposito copia autentica
Una società unipersonale ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza che ne confermava l'assoggettamento a liquidazione giudiziale. La Suprema Corte ha dichiarato l'improcedibilità dell'impugnazione poiché la ricorrente non ha depositato la copia autentica della sentenza impugnata corredata dalla relata di notificazione, come prescritto dall'art. 369 c.p.c. Poiché nel rito fallimentare il termine di trenta giorni per ricorrere decorre dalla notifica d'ufficio della cancelleria, l'assenza di tale documentazione impedisce la verifica della tempestività del ricorso. La società è stata inoltre condannata al pagamento di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
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Liquidazione Giudiziale: competenza e prova impresa
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della Liquidazione Giudiziale nei confronti di una società che aveva contestato tardivamente la competenza territoriale del tribunale. Il provvedimento chiarisce che l'eccezione di incompetenza deve essere sollevata entro la prima udienza di comparizione. Inoltre, la Corte ha ribadito che spetta al debitore l'onere di provare rigorosamente lo status di impresa minore per evitare la procedura, sottolineando come l'omesso deposito dei bilanci degli ultimi tre esercizi renda estremamente difficile dimostrare il mancato superamento delle soglie dimensionali previste dalla legge.
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Liquidazione giudiziale: onere prova impresa minore
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di un imprenditore individuale che non è riuscito a dimostrare la propria qualifica di impresa minore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché presentato oltre il termine di trenta giorni dalla notifica della sentenza di appello. Nel merito, la Corte ha ribadito che l'onere della prova circa il mancato superamento delle soglie dimensionali grava interamente sul debitore. La produzione di modelli fiscali incompleti, privi di dati su ricavi e debiti, non è sufficiente ad assolvere tale onere, indipendentemente dal regime fiscale forfettario adottato dall'imprenditore.
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Insolvenza e rottamazione: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società e dei suoi soci, nonostante l'avvenuta ammissione alla rottamazione quater. Il punto centrale della decisione riguarda la sussistenza dello stato di insolvenza, inteso come incapacità strutturale e non transitoria di adempiere alle obbligazioni con mezzi normali. La Corte ha stabilito che l'ingente debito erariale, unito all'assenza di beni mobili o immobili aggredibili e alla cessazione dell'attività produttiva da anni, costituisce prova inequivocabile della crisi, rendendo irrilevante il pagamento tempestivo di una singola rata del piano di rientro fiscale.
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Deposito telematico: obblighi e sanzioni processuali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso relativo alla revoca di una procedura di liquidazione giudiziale. Il caso riguardava una notifica effettuata a un ex amministratore non più in carica e provata esclusivamente tramite documenti cartacei. La Suprema Corte ha ribadito che il deposito telematico è obbligatorio ex art. 196-quater disp. att. c.p.c. e che la mancata digitalizzazione della prova di notifica rende l'atto processualmente inesistente. Tale omissione ha impedito di sanare il difetto di contraddittorio, confermando la nullità della procedura originaria.
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Omologa concordato: revoca della Corte d’Appello
La Corte d'Appello ha revocato il decreto di omologa concordato emesso in sede di liquidazione giudiziale. La decisione si fonda sulla mancata considerazione di ingenti debiti prededucibili legati all'indennità di occupazione di un immobile e sulla scarsa attendibilità delle stime dei costi di smaltimento rifiuti, che rendevano la proposta non conveniente rispetto alla liquidazione ordinaria.
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Trasferimento di azienda: no alla decadenza breve
La Corte di Cassazione ha confermato che, in caso di trasferimento di azienda, l'azione del lavoratore volta ad accertare la prosecuzione del rapporto di lavoro con il cessionario non è soggetta ai termini di decadenza previsti dall'art. 32 della Legge 183/2010. La controversia nasceva dal rifiuto di una società subentrante di riconoscere il rapporto di lavoro di due dipendenti. Dopo un primo annullamento con rinvio, la società ha tentato nuovamente di invocare la decadenza, ma la Suprema Corte ha ribadito l'irretrattabilità del principio di diritto già espresso, dichiarando inammissibile il ricorso e confermando la tutela dei lavoratori ex art. 2112 c.c.
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Competenza territoriale: trasferimento sede e crisi
La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto di competenza territoriale sorto tra due tribunali in merito all'apertura di una procedura concorsuale. Una società aveva trasferito la propria sede legale meno di un anno prima del deposito della domanda di liquidazione. La Suprema Corte ha stabilito che il trasferimento della sede non rileva ai fini della competenza se avvenuto nell'anno antecedente alla domanda, confermando la competenza del tribunale della sede originaria per garantire la stabilità e la trasparenza delle procedure.
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Liquidazione giudiziale: i presupposti per l’apertura
Il Tribunale ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale di una società a responsabilità limitata a causa di un persistente stato di insolvenza. La decisione si fonda sul mancato soddisfacimento di crediti certi, pignoramenti negativi e rilevanti debiti fiscali, superando le soglie dimensionali previste dal Codice della Crisi d'Impresa.
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Clausola compromissoria: quando è valida senza firma?
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di una clausola compromissoria inserita in contratti di fornitura per la costruzione di una specifica nave, nonostante l'assenza di una doppia firma. La Corte ha chiarito che la tutela prevista dall'art. 1341 c.c. per le clausole vessatorie scatta solo se il contratto è destinato a regolare una serie indefinita di rapporti. Poiché i contratti in esame erano finalizzati a un'opera singola e specifica, la clausola arbitrale non richiedeva la specifica approvazione scritta per essere efficace.
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Cram down fiscale: quando l’omologazione è negata
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una società in liquidazione che chiedeva l'applicazione del cram down fiscale in assenza di altri creditori aderenti. Il caso riguardava una proposta di ristrutturazione dei debiti dove l'Agenzia delle Entrate rappresentava la quasi totalità delle passività e aveva rifiutato la transazione. La Suprema Corte ha stabilito che, secondo la normativa applicabile al caso di specie, l'omologazione forzosa non può operare se il fisco è l'unico creditore coinvolto, poiché manca il presupposto di un accordo preesistente con altri soggetti che permetta di raggiungere le soglie legali di adesione.
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Business plan inattendibile e compenso professionale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità della richiesta di compenso di un professionista per la redazione di un business plan inattendibile. Il piano, basato su dati contabili aziendali del tutto inattendibili, è stato considerato privo di utilità per la procedura di concordato. La Corte ha statuito che la diligenza professionale include il dovere di verificare la veridicità dei dati di partenza.
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