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Liquidazione Giudiziale

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311 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liquidazione società incorporata: competenza del foro
La Corte di Cassazione chiarisce la competenza territoriale per la liquidazione giudiziale società incorporata. Anche se estinta a seguito di fusione, la società può essere soggetta a procedura concorsuale autonoma per un anno dalla cancellazione. La competenza spetta al tribunale della sua sede legale originaria, e non a quello della società incorporante, confermando che il trasferimento del centro di interessi dovuto alla fusione non rileva se avvenuto nell'anno anteriore alla domanda di liquidazione.
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Sequestro preventivo e fallimento: chi prevale?
La Cassazione chiarisce i rapporti tra sequestro preventivo penale e liquidazione giudiziale. In un caso di presunta distrazione di un'azienda in favore di una nuova società, la Corte ha annullato l'ordinanza che restituiva i beni sequestrati all'indagata invece che al curatore fallimentare. Viene stabilito che la prevalenza della procedura concorsuale sul sequestro preventivo si applica solo ai beni già presenti nel patrimonio del debitore e che solo il curatore, a tutela dei creditori, può chiederne la restituzione.
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Ricorso inammissibile: motivazione non apparente
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un'impresa edile contro un istituto di credito. La Corte ha ritenuto che la motivazione della sentenza d'appello non fosse affatto una motivazione apparente, ma una logica ricostruzione basata sulla distanza temporale tra la concessione di credito e l'acquisto di obbligazioni. Il ricorso è stato giudicato un tentativo di riesaminare il merito dei fatti, non consentito in sede di legittimità, con conseguente condanna per abuso del processo.
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Estratto di ruolo: basta per l’insinuazione al passivo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio fondamentale in materia di procedure concorsuali e crediti tributari. Ha confermato che, ai fini dell'insinuazione allo stato passivo di una liquidazione giudiziale, l'Agente della riscossione può limitarsi a depositare l'estratto di ruolo, senza dover provare la preventiva notifica della cartella di pagamento. In caso di contestazione da parte del curatore, il credito viene ammesso con riserva, e la controversia sulla sua fondatezza deve essere risolta dinanzi al giudice tributario. La Corte ha tuttavia cassato la decisione del tribunale per omessa pronuncia sulle eccezioni di prescrizione sollevate dalla curatela.
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Competenza liquidazione giudiziale: sede legale decisiva
La Corte di Cassazione risolve un conflitto negativo di competenza tra tribunali per una procedura di liquidazione giudiziale. Viene stabilito che la competenza territoriale spetta al tribunale nel cui circondario la società aveva la sede legale nell'anno antecedente al deposito del primo ricorso, anche se la sede era stata trasferita più volte. La decisione sottolinea l'importanza del criterio legale per garantire la certezza del diritto e prevenire manovre elusive.
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Competenza territoriale crisi: sede legale o effettiva?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha risolto un conflitto di giurisdizione in materia di crisi d'impresa. Ha stabilito che la competenza territoriale per la liquidazione giudiziale spetta al tribunale del luogo in cui l'impresa ha la propria sede legale. Questa presunzione può essere superata solo con prove inequivocabili che dimostrino come il centro direzionale effettivo sia altrove e la sede legale puramente formale. Nel caso specifico, la Corte ha affermato che il principio di non contestazione tra le parti non è sufficiente per derogare alla competenza territoriale inderogabile.
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Centro interessi principali: sede legale e competenza
La Cassazione stabilisce la competenza del tribunale della sede legale quando non vi è prova univoca che il centro interessi principali (COMI) sia altrove e riconoscibile da terzi. Anche se l'attività operativa si svolgeva in un'altra circoscrizione, l'uso della sede legale per atti ufficiali come bilanci e fatture, mantiene la presunzione di competenza del tribunale del luogo.
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Minimi tariffari avvocato: inderogabili per la Cassazione
Una cittadina ha contestato la liquidazione delle spese legali, ritenuta inferiore ai minimi di legge, in una causa per infrazioni stradali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, affermando che dopo la riforma del 2018, i giudici non possono derogare ai minimi tariffari forensi. Questa decisione, in linea con il diritto europeo, riafferma l'importanza dell'equo compenso a tutela della dignità professionale e della qualità della prestazione legale.
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Ricorso inammissibile: limiti del riesame in Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una sentenza di liquidazione giudiziale. L'ordinanza chiarisce che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in un nuovo esame dei fatti, come la valutazione dello stato di insolvenza o l'attendibilità dei bilanci. I motivi del ricorso sono stati respinti per difetto di autosufficienza, per essere scollegati dalla ratio decidendi della sentenza impugnata e per la loro natura di mere richieste di riesame del merito.
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Iniziativa pubblico ministero: i poteri nel CCII
Una S.r.l. ricorre in Cassazione contro la propria liquidazione giudiziale, contestando l'iniziativa del pubblico ministero. La Suprema Corte rigetta il ricorso, stabilendo che, ai sensi del nuovo Codice della Crisi (art. 38 CCII), il P.M. ha un potere ampliato e può agire sulla base di qualsiasi notizia di insolvenza (notitia decoctionis) appresa nell'esercizio delle sue funzioni, anche se relativa a un soggetto diverso. L'ordinanza consolida la legittimità dell'azione del P.M. come strumento di tutela del mercato.
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Ricorso per cassazione concordato: quando è inammissibile
Una società in liquidazione, dopo aver presentato domanda di concordato preventivo presso il tribunale della sua nuova sede, viene dichiarata fallita dal tribunale della vecchia sede. Di conseguenza, il primo tribunale dichiara inammissibile la proposta di concordato. La Corte d'Appello conferma questa decisione. La Corte di Cassazione, investita della questione, dichiara il ricorso inammissibile. La motivazione principale risiede nel fatto che il provvedimento che dichiara inammissibile una proposta di concordato, senza aprire contestualmente la liquidazione giudiziale, manca di 'carattere decisorio'. Non risolvendo una controversia su diritti soggettivi con efficacia di giudicato, non può essere impugnato con un ricorso per cassazione concordato ai sensi dell'art. 111 della Costituzione.
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Liquidazione Giudiziale: Requisiti e Prova Insolvenza
Una società creditrice ha richiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società debitrice per un credito insoluto. Il Tribunale di Milano ha accolto la richiesta, dichiarando lo stato di insolvenza della debitrice. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione, da parte della debitrice, di essere al di sotto delle soglie dimensionali previste dalla legge, oltre che sulla presenza di ingenti debiti tributari e sull'incapacità strutturale di far fronte alle proprie obbligazioni.
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Liquidazione Giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Venezia ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, su ricorso di un creditore. La decisione si fonda sulla verifica di uno stato di insolvenza irreversibile, provato da un ammontare di debiti scaduti e non pagati, sia verso privati che verso enti previdenziali e fiscali, superiore alla soglia di 30.000 euro, e sulla conseguente incapacità dell'impresa di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni.
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Onere della prova nel leasing: chi deve provare cosa?
Una società utilizzatrice di un immobile in leasing non pagava i canoni. La società concedente ha chiesto la risoluzione del contratto e la restituzione del bene. L'utilizzatrice si è opposta, lamentando l'assenza del piano di ammortamento. La Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che l'onere della prova del pagamento spetta sempre al debitore (l'utilizzatore), mentre il creditore deve solo dimostrare l'esistenza del contratto. L'assenza di un piano di ammortamento separato non è risultata decisiva.
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Notifica ditta individuale: quando la PEC è sempre valida
Una recente sentenza della Corte d'Appello ha confermato la liquidazione giudiziale di un imprenditore, chiarendo un punto fondamentale sulla notifica ditta individuale. La Corte ha stabilito che, data la perfetta coincidenza giuridica tra l'imprenditore e la sua ditta, la notifica di atti giudiziari all'indirizzo PEC dell'impresa è pienamente valida, anche per debiti non strettamente aziendali. Inoltre, è stato ribadito che lo stato di insolvenza può essere dichiarato anche in presenza di un unico, ma ingente, debito che l'imprenditore non è in grado di onorare, rendendo irrilevante il superamento delle soglie dimensionali previste dalla legge.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Un creditore richiede la liquidazione giudiziale di una società debitrice per un cospicuo credito non pagato, attestato da un decreto ingiuntivo. La debitrice si oppone, sostenendo che il debito non sussiste e che il decreto è stato notificato in modo irregolare. La Corte d'Appello, riformando la decisione di primo grado, ritiene plausibile l'esistenza del credito, inammissibile l'opposizione della debitrice e provato il suo stato di insolvenza sulla base di pignoramenti falliti e dati finanziari negativi, aprendo così la procedura di liquidazione giudiziale.
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Liquidazione giudiziale: soglia debitoria e notifiche
Una società operante nel settore balneare ha ottenuto la revoca della propria liquidazione giudiziale. La Corte d'Appello ha accolto il reclamo, ritenendo che il debito complessivo fosse inferiore alla soglia di 500.000 euro. La decisione si fonda sulla nullità delle notifiche di numerosi atti fiscali, che non hanno interrotto la prescrizione, e sulla corretta interpretazione degli effetti dell'adesione alla definizione agevolata dei debiti.
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Liquidazione giudiziale: requisiti e apertura procedura
Il Tribunale di Torino ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale di una società commerciale su ricorso della Procura della Repubblica. La decisione si fonda sull'accertamento di un grave stato di insolvenza, evidenziato da un indebitamento superiore a 900.000 euro verso un solo creditore, un patrimonio netto negativo per oltre 2.200.000 euro, pignoramenti immobiliari e la stessa ammissione della società debitrice. La sentenza ha confermato che la presenza di questi elementi dimostra un'incapacità strutturale e definitiva di far fronte alle obbligazioni, giustificando l'avvio della procedura concorsuale.
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Liquidazione giudiziale: i segnali di insolvenza
Il Tribunale di Torino ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società di noleggio veicoli. La decisione si fonda su chiari indicatori di insolvenza, tra cui un debito significativo non onorato, il mancato rispetto di un piano di rientro, ulteriori esposizioni debitorie, la mancata comparizione in udienza e l'assenza di beni liquidabili. La sentenza evidenzia come una pluralità di elementi sintomatici, e non un singolo inadempimento, conduca alla dichiarazione di apertura della procedura concorsuale.
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Liquidazione Giudiziale: prova dell’insolvenza
Un creditore ha richiesto la liquidazione giudiziale di una società per un credito di lavoro non pagato. La società non si è presentata in giudizio né ha depositato i bilanci. Il Tribunale ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale basandosi su diversi indizi di insolvenza, tra cui il mancato pagamento del debito, un'ingente esposizione debitoria verso l'INPS e la totale inerzia della società, considerati sufficienti a provare l'incapacità di adempiere alle proprie obbligazioni.
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