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Liquidazione Giudiziale

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311 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liquidazione giudiziale: i presupposti per l’apertura
Il Tribunale di Torino ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per un'impresa individuale. La decisione si basa sulla presenza di un debito scaduto superiore a €30.000, sull'incapacità dell'imprenditore di dimostrare il possesso dei requisiti per essere considerato 'impresa minore' e sulla conclamata situazione di insolvenza, manifestata dall'impossibilità di far fronte regolarmente ai propri pagamenti. Questa sentenza chiarisce i presupposti fondamentali per l'avvio della procedura di liquidazione giudiziale.
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Bilancio inattendibile: onere della prova del debitore
Una società impugna la sentenza di liquidazione giudiziale presentando bilanci approvati tardivamente. La Corte d'Appello rigetta il reclamo, giudicando il bilancio inattendibile e inidoneo a provare la non fallibilità. La sentenza riafferma che l'onere della prova spetta al debitore, il quale deve fornire documentazione credibile e tempestiva per dimostrare di essere al di sotto delle soglie dimensionali previste dalla legge.
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Fallimento società incorporata: è possibile? Analisi
Una società è stata posta in liquidazione giudiziale nonostante fosse stata precedentemente cancellata dal registro delle imprese a seguito di una fusione per incorporazione in un'altra società. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo del suo ex legale rappresentante, stabilendo un principio chiave: in tema di fallimento, la norma speciale che consente di dichiarare fallita un'impresa entro un anno dalla sua cancellazione (art. 10 L.Fall.) prevale sulla regola generale del diritto societario che decreta l'estinzione della società incorporata. Pertanto, la procedura è stata correttamente instaurata nei confronti della società originaria, anche se legalmente estinta, per tutelare i creditori.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Una società di ristorazione, impossibilitata a pagare canoni di locazione per oltre 78.000 € e con debiti fiscali superiori a 90.000 €, è stata sottoposta a liquidazione giudiziale dal Tribunale di Pescara. Il giudice ha riscontrato un palese stato di insolvenza, poiché la società debitrice non ha adempiuto alle proprie obbligazioni né ha fornito prove della propria stabilità finanziaria, accogliendo il ricorso della società creditrice.
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Liquidazione Giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Ancona ha dichiarato l'apertura della Liquidazione Giudiziale nei confronti di una società formalmente agricola, ma la cui attività è stata ritenuta prevalentemente commerciale. La decisione si basa sullo stato di insolvenza della società, con debiti per oltre 300.000 euro, e sulla sua mancata costituzione in giudizio, che ha fatto scattare la presunzione di assoggettabilità alla procedura concorsuale.
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Responsabilità amministratore: sequestro per mala gestio
Un'ordinanza del Tribunale di Brescia conferma il sequestro conservativo sui beni di un ex amministratore per mala gestio. La decisione evidenzia la grave responsabilità dell'amministratore che ha causato un ingente danno alla società, quantificato nel deficit patrimoniale. Il provvedimento è stato concesso a tutela del credito risarcitorio della liquidazione giudiziale, considerando il rischio concreto che l'amministratore potesse disperdere il proprio patrimonio.
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Liquidazione controllata ex imprenditore: la decisione
Il Tribunale di Bolzano ha esaminato il caso di un ex imprenditore individuale. Pur dichiarando improcedibile la domanda di liquidazione giudiziale, poiché l'attività era cessata da oltre un anno, ha aperto la procedura di liquidazione controllata. La decisione si fonda sulla constatazione dello stato di sovraindebitamento dell'individuo, i cui debiti residui dall'attività d'impresa superavano i 50.000 euro, rendendolo un soggetto idoneo per questa specifica procedura di risoluzione della crisi.
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Startup innovativa: requisiti per la liquidazione
Il Tribunale di Firenze ha stabilito che per qualificare una società come startup innovativa, e quindi ammetterla alla liquidazione controllata anziché a quella giudiziale, è necessaria una verifica sostanziale dei requisiti, non bastando la mera iscrizione formale nel registro delle imprese. Nel caso specifico, la titolarità di un software, anche se registrato formalmente solo in un secondo momento, è stata ritenuta sufficiente a provare il requisito innovativo per tutto il periodo richiesto dalla legge.
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Liquidazione giudiziale: quando si considera attiva?
La Corte d'Appello di Genova ha confermato la sentenza di liquidazione giudiziale di una società che si opponeva sostenendo di essere inattiva da anni e di non aver ricevuto la notifica del procedimento sulla propria PEC. La Corte ha stabilito che, finché una società è iscritta come 'attiva' nel Registro delle Imprese, ha il dovere di controllare la propria PEC, che costituisce canale di notifica valido. Inoltre, la 'cancellazione di fatto' per inattività non ha valore legale; rileva solo la cancellazione formale dal registro. L'onere di provare di non superare le soglie di debito per la liquidazione giudiziale ricade sull'imprenditore.
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Impresa minore: come evitare la liquidazione giudiziale
Una società, inizialmente sottoposta a liquidazione giudiziale sulla base dei dati fiscali, ha ottenuto la revoca del provvedimento in appello. La Corte ha stabilito che per definire una 'impresa minore', esente dalla procedura, si devono considerare i 'ricavi lordi' risultanti dal bilancio civilistico e non i dati aggregati della dichiarazione dei redditi (ISA). La sentenza sottolinea l'importanza della corretta interpretazione dei requisiti dimensionali e la prevalenza del bilancio regolarmente tenuto sulle dichiarazioni fiscali ai fini della procedura concorsuale.
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Sede legale fittizia: la competenza non si sposta
La Corte d'Appello ha respinto il reclamo dell'amministratore di una società in liquidazione giudiziale. La Corte ha stabilito che l'eccezione di incompetenza territoriale, basata su una sede legale fittizia, era tardiva e infondata. La competenza è stata confermata nel luogo del 'centro degli interessi principali' effettivo dell'azienda, e non presso la sede formale. È stato inoltre confermato il grave stato di insolvenza della società.
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