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Liquidazione Giudiziale

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311 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Liquidazione giudiziale: bilanci validi anche se tardivi
Una società ha impugnato la sentenza che apriva nei suoi confronti la liquidazione giudiziale, sostenendo l'attendibilità dei propri bilanci. La Corte d'Appello, avvalendosi di una relazione del Curatore che confermava la coerenza dei dati contabili nonostante il deposito tardivo, ha accolto il reclamo. La decisione ha revocato la liquidazione giudiziale, stabilendo che la società non superava le soglie di legge per essere soggetta alla procedura.
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Legittimazione attiva cessionario: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 28335/2025, ha rigettato il ricorso di una società immobiliare dichiarata in liquidazione giudiziale. La Corte ha stabilito che la legittimazione attiva del cessionario di un credito si considera provata se il debitore non la contesta nel primo grado di giudizio, ma anzi la riconosce implicitamente attraverso comportamenti processuali. Tale principio di non contestazione prevale, rendendo tardiva la successiva eccezione in appello.
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Privilegio fondo garanzia: spetta solo al gestore
La Corte di Cassazione stabilisce che il privilegio fondo garanzia, previsto dall'art. 8-bis del d.l. 3/2015, ha natura pubblicistica e spetta esclusivamente al gestore del fondo statale. Di conseguenza, il fideiussore privato, anche se controgarantito dal fondo, non può avvalersi di tale privilegio quando agisce in regresso contro il debitore in liquidazione giudiziale. La sentenza chiarisce anche che il curatore non necessita dell'autorizzazione del giudice delegato per impugnare le decisioni relative all'ammissione dei crediti allo stato passivo.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Trieste ha dichiarato aperta la liquidazione giudiziale di una società del settore alimentare su ricorso di due ex dipendenti. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza dell'azienda, incapace di saldare i crediti da lavoro (stipendi e TFR) e sul superamento delle soglie dimensionali che le avrebbero permesso di qualificarsi come 'impresa minore'. La società non si è costituita in giudizio, omettendo di fornire prove a proprio favore.
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Errore di fatto: la Cassazione sulla revocazione
Un creditore avvia la liquidazione giudiziale di una società. La Corte d'Appello revoca la propria decisione scoprendo di aver commesso un errore di fatto: non aver visto la prova di pagamento del debito da parte di un terzo. La Cassazione conferma, statuendo che un errore percettivo su un fatto decisivo, come un pagamento documentato, giustifica la revocazione in quanto estingue la legittimazione del creditore.
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Data certa: la sua priorità nell’analisi del mandato
Una società creditrice agisce per la liquidazione di una debitrice, la quale contesta la legittimazione a causa di una precedente cessione del credito. La creditrice produce un mandato per la riscossione, ma la Cassazione stabilisce che il giudice di merito ha errato nel non verificare preliminarmente la data certa del documento, requisito fondamentale per la sua opponibilità a terzi, prima di analizzarne la natura giuridica.
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Impresa minore: revoca liquidazione giudiziale
Una società in nome collettivo, dichiarata in liquidazione giudiziale su istanza di un'ex dipendente, ha ottenuto la revoca del provvedimento in appello. La Corte ha accolto il reclamo dopo che la società ha dimostrato di possedere i requisiti di 'impresa minore' previsti dal Codice della Crisi, ovvero soglie di attivo, ricavi e debiti inferiori ai limiti di legge. Nonostante la vittoria, la società è stata condannata a pagare le spese del primo grado e del curatore per non aver fornito le prove tempestivamente.
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Notifica PEC: travisamento della prova in Cassazione
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agente della Riscossione, annullando una sentenza di secondo grado per travisamento della prova. I giudici d'appello avevano erroneamente omesso di valutare le prove documentali relative alla notifica di cartelle di pagamento tramite Posta Elettronica Certificata (PEC). La Corte ha stabilito che tale errore costituisce un vizio processuale da far valere con ricorso per cassazione e non un errore revocatorio. Di conseguenza, ha dichiarato inammissibile il ricorso incidentale del contribuente e ha rinviato la causa alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Liquidazione giudiziale: quando il reclamo è infondato
La Corte di Appello di Firenze ha confermato la liquidazione giudiziale di una società, respingendo il reclamo del debitore. La decisione si fonda sulla grave esposizione debitoria, superiore a 500.000 euro, sull'assenza di una reale struttura operativa e su indizi di operazioni illecite legate a bonus edilizi. La Corte ha ritenuto infondati i motivi del reclamo, inclusa la tardiva richiesta di concordato preventivo.
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Competenza territoriale: sede legale vs sede effettiva
Una società ha contestato la decisione che fissava la competenza territoriale per la sua liquidazione giudiziale presso la sede operativa anziché quella legale. La Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che il 'centro degli interessi principali' prevale sull'indirizzo formale, basandosi su prove concrete del luogo dove si svolge l'attività direttiva e amministrativa.
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Notifica liquidazione giudiziale: PEC e sede legale
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26370/2025, ha rigettato il ricorso dell'ex liquidatore di una S.r.l. avverso la dichiarazione di liquidazione giudiziale. La Corte ha confermato due principi fondamentali: primo, per richiedere la liquidazione non serve un credito accertato con sentenza definitiva, ma è sufficiente una valutazione sommaria del giudice; secondo, la notifica liquidazione giudiziale è valida se eseguita all'indirizzo PEC della società, anche se cancellata dal registro imprese, poiché l'imprenditore ha l'obbligo di mantenerlo attivo per un anno.
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Liquidazione giudiziale: prova del credito e oneri
Una creditrice ha richiesto l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società che aveva acquisito un ramo d'azienda dalla sua originaria debitrice. La Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso della società, ha confermato che per avviare la procedura non è necessario un credito definitivamente accertato e che l'onere di provare la non assoggettabilità alla liquidazione grava interamente sul debitore, il quale non può limitarsi a produrre bilanci non approvati o non depositati.
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Cessione in blocco: prova e legittimazione del creditore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, si pronuncia sulla prova richiesta al creditore in caso di cessione in blocco per dimostrare la propria legittimazione ad agire. Viene chiarito che, sebbene la sola pubblicazione in Gazzetta Ufficiale non sia sufficiente a provare l'esistenza del contratto di cessione qualora contestata, il trasferimento del credito può essere dimostrato tramite un complesso di elementi indiziari, come dichiarazioni della banca cedente e notifiche al debitore. La Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso del debitore, confermando che la valutazione delle prove è di competenza del giudice di merito.
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Liquidazione giudiziale: basta un credito non certo
Una società immobiliare, posta in liquidazione giudiziale su istanza di una promissaria acquirente, ha contestato la richiesta sostenendo l'inesistenza del credito. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che per avviare una procedura di liquidazione giudiziale non è necessario un accertamento definitivo del credito. È sufficiente una valutazione sommaria e incidentale da parte del giudice, finalizzata a verificare la legittimità del creditore a presentare l'istanza. Nel caso specifico, la pretesa creditoria derivava dalla necessità di restituire acconti eccessivi trattenuti come penale in un contratto preliminare di compravendita immobiliare non concluso.
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Liquidazione giudiziale: quando è legittima la richiesta?
La Corte di Cassazione conferma la legittimità di una richiesta di liquidazione giudiziale anche in assenza di un previo tentativo di esecuzione forzata. Con l'ordinanza in esame, viene ribadito che per avviare la procedura è sufficiente un accertamento incidentale del credito da parte del giudice, senza necessità di un titolo esecutivo. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso di una società, confermando la decisione dei giudici di merito che ne avevano dichiarato l'insolvenza sulla base di una pesante esposizione debitoria.
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Esdebitazione fallimento: si applica la vecchia legge
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione stabilisce un principio chiave in materia di esdebitazione fallimento. Per le procedure di fallimento avviate prima dell'entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi (15 luglio 2022), la richiesta di liberazione dai debiti deve seguire le regole della vecchia Legge Fallimentare. La Corte ha chiarito che l'esdebitazione non è un procedimento autonomo, ma la fase conclusiva del fallimento, e pertanto soggiace alla stessa disciplina normativa applicata all'intera procedura, senza possibilità di applicare le norme sopravvenute.
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IMU fondi immobiliari: chi paga? La SGR risponde
Una società di gestione del risparmio (SGR) ha impugnato un avviso di pagamento IMU, sostenendo che il soggetto passivo dovesse essere il fondo immobiliare da essa gestito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la SGR è il soggetto passivo dell'IMU fondi immobiliari in quanto titolare formale degli immobili. La responsabilità della SGR è limitata al patrimonio del fondo, ma questo limite rileva solo in fase esecutiva. La procedura di liquidazione giudiziale del fondo non modifica tale principio per le annualità d'imposta precedenti.
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Bancarotta fraudolenta: la guida alla sentenza
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale a carico dell'amministratore di diritto e di fatto di una S.r.l. La sentenza ribadisce che la responsabilità per la tenuta delle scritture contabili è personale e non delegabile, e che l'intento fraudolento può essere desunto da elementi come l'ingente passivo. Viene inoltre chiarito che la distrazione di un bene in leasing costituisce reato di pericolo, e la sua successiva restituzione non esclude la colpevolezza.
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Liquidazione giudiziale: quando si apre la procedura?
Il Tribunale di Roma ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società su istanza di un creditore. Nonostante l'opposizione della società debitrice, che sosteneva di non superare i limiti dimensionali di legge e l'insussistenza dello stato di insolvenza, il Tribunale ha accolto il ricorso. La decisione si fonda sulla prova del superamento delle soglie patrimoniali e sull'accertamento dello stato di insolvenza, desunto non solo dal credito vantato dal ricorrente, ma anche da un'esecuzione forzata con esito negativo e da una consistente esposizione debitoria verso l'Agenzia delle Entrate.
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Legittimazione creditore e liquidazione giudiziale
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società contro la sentenza che ne apriva la liquidazione giudiziale. Il caso verteva sulla legittimazione creditore di una società di riscossione tributi, la quale agiva in forza di un contratto di concessione con un Comune. La Suprema Corte ha stabilito che, ai fini dell'apertura della procedura, è sufficiente un accertamento sommario e incidentale del credito, senza necessità di un giudicato. Inoltre, ha ritenuto ininfluente la contestazione sulla prescrizione di tale credito, poiché lo stato di insolvenza era ampiamente dimostrato da altri ingenti debiti erariali non contestati.
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