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Lieve Entità

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1343 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Riconoscimento fotografico: valido anche senza conferma in aula
Tre imputati sono stati condannati per spaccio continuato di eroina. Nei ricorsi in Cassazione, la difesa ha contestato la validità della condanna basata sul riconoscimento fotografico effettuato dai testimoni durante le indagini preliminari, poiché questi non avevano poi riconosciuto gli imputati di persona in aula a causa del tempo trascorso. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, confermando che il riconoscimento fotografico è una prova pienamente utilizzabile e attendibile se confermata dal testimone, anche senza una successiva ricognizione fisica in dibattimento. Inoltre, i giudici hanno negato la qualificazione del fatto come di lieve entità, data l'esistenza di una vera e propria piazza di spaccio organizzata e la reiterazione sistematica delle cessioni di droga. I ricorrenti sono stati quindi condannati in via definitiva.
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Lieve entità stupefacenti: i panetti escludono lo spaccio minore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'Imputato contro la condanna per reati in materia di droga. La difesa contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. I giudici hanno confermato la decisione precedente, evidenziando che la suddivisione della droga in panetti, la quantità e la qualità della sostanza, insieme al ruolo dell'uomo emerso dal luogo dell'arresto, escludono l'applicazione della minore gravità. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: no se c’è cocaina e bilancino
Due soggetti sono stati condannati per la detenzione di circa 157 grammi di cocaina. I ricorrenti hanno proposto ricorso in Cassazione chiedendo che il fatto venisse riqualificato come fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che non si può applicare la lieve entità nel reato di spaccio in presenza di una quantità significativa di droga, unita a una chiara professionalità dell'attività illecita. Questa professionalità è emersa dall'uso di strumenti per la pesatura e il confezionamento delle dosi e dalle ingegnose modalità di occultamento. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di droga: la quantità nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che richiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di droga. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che la qualità e la quantità della sostanza stupefacente sequestrata escludevano qualsiasi ipotesi di minore gravità. La Suprema Corte ha ritenuto logica e corretta anche la determinazione della pena, che si era discostata dal minimo edittale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: esclusa se l’attività è organizzata
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di tre soggetti condannati per spaccio di cocaina, marijuana e hashish. I ricorrenti chiedevano il riconoscimento della lieve entità dello spaccio, l'applicazione della particolare tenuità del fatto e le attenuanti generiche. La Suprema Corte ha confermato il diniego della lieve entità dello spaccio a causa del quantitativo di droga, della serialità delle condotte e della fiorente attività organizzata sul territorio. Inoltre, ha stabilito che la causa di non punibilità per particolare tenuità non può essere richiesta per la prima volta in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità e ingente droga: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due soggetti condannati per traffico di stupefacenti. Il Primo Ricorrente, trovato in possesso di oltre 460 grammi di cocaina e 46 grammi di hashish, lamentava il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto. Il Secondo Ricorrente, condannato per l'importazione di quasi un chilogrammo di cocaina, contestava la violazione del principio di correlazione tra accusa e sentenza e chiedeva anch'egli l'attenuante della lieve entità. La Suprema Corte ha confermato che l'ingente quantitativo di droga esclude categoricamente la qualificazione del reato come di lieve entità. Inoltre, ha ribadito che il diritto di difesa è stato pienamente garantito. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità dello spaccio: no allo sconto se c’è organizzazione
Tre imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando le pene inflitte per reati di droga e associazione. Il Primo Ricorrente lamentava la mancata qualificazione del fatto come lieve entità dello spaccio, nonostante l'inserimento in una strutturata piazza di spaccio di cocaina e crack gestita dallo zio. Gli altri due ricorrenti contestavano il mancato riconoscimento o la misura di specifiche attenuanti legate alla collaborazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che non si può applicare la lieve entità dello spaccio in contesti organizzati e continuativi, né si possono ridiscutere in sede di legittimità le valutazioni di merito del giudice sulla concessione delle attenuanti, se logicamente motivate. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Lieve entità spaccio: no allo sconto per chi ha 222 dosi
L'Imputato, già sottoposto agli arresti domiciliari per reati di droga, è stato trovato in possesso di cocaina sufficiente per confezionare 222 dosi. La difesa ha richiesto la qualificazione del fatto come lieve entità spaccio per ottenere una riduzione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'elevato quantitativo di droga e la commissione del reato durante la detenzione domiciliare escludono l'applicazione della circostanza attenuante.
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Spaccio di lieve entità: no se guadagni 1.200 euro al giorno
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tre soggetti coinvolti in un traffico di sostanze stupefacenti. Il primo imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità, ma i giudici hanno escluso l'attenuante a causa del suo ruolo di spacciatore di medio calibro con un guadagno giornaliero di circa 1.200 euro. Anche la posizione del secondo imputato, identificato come fornitore abituale e grossista del primo, ha impedito l'applicazione della minore gravità del fatto. Per il terzo soggetto è stata invece respinta la richiesta di attenuante comune, poiché la detenzione della droga non presentava un carattere occasionale o un ridotto disvalore sociale. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi.
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Co-detenzione di stupefacenti: condannati i fratelli complici
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due fratelli condannati per la detenzione di sostanze illecite. Il primo ricorrente contestava il mancato riconoscimento del fatto di lieve entita, mentre il secondo negava la propria responsabilita penale. La Suprema Corte ha chiarito che la co-detenzione di stupefacenti era stata ampiamente dimostrata nei gradi di merito con motivazioni logiche e coerenti. Inoltre, le questioni di fatto non possono essere ridiscusse in sede di legittimita, e le nuove richieste non presentate in appello risultano precluse. Di conseguenza, i giudici hanno confermato le condanne e inflitto una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Ricettazione di lieve entità: l’auto rubata nega lo sconto di pena
Il Ricorrente è stato condannato per il reato di ricettazione di un'autovettura. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della circostanza attenuante della ricettazione di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché generico e meramente ripetitivo di questioni già esaminate. I giudici hanno chiarito che la ricettazione di lieve entità va esclusa considerando sia l'elevato valore economico del bene (un'autovettura) sia la capacità a delinquere del soggetto. Di conseguenza, il ricorrente perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: no se hai 200 dosi di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per detenzione di circa 200 dosi di cocaina, suddivise in 72 involucri nascosti nell'auto. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato in spaccio di lieve entità e l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che la presenza di bilancini di precisione, denaro in contanti e le modalità di occultamento indicano un'attività di spaccio ben organizzata e non occasionale. Inoltre, la richiesta di attenuante per il profitto minimo è stata dichiarata inammissibile poiché presentata per la prima volta in sede di legittimità. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Concordato in appello: lo sconto di pena blocca il ricorso
Il caso riguarda un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. In secondo grado, la difesa e l'accusa raggiungono un accordo sulla pena tramite il concordato in appello, con contestuale rinuncia ai motivi di impugnazione. Successivamente, l'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la mancata qualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il concordato in appello preclude la possibilità di contestare in sede di legittimità la qualificazione giuridica del fatto, salvo il caso di pena illegale. Di conseguenza, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità dello spaccio: quando il bilancino nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana). L'imputato richiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità dello spaccio e l'applicazione dell'attenuante del danno di speciale tenuità. I giudici hanno confermato che la lieve entità dello spaccio deve essere esclusa quando anche un solo elemento (come la presenza di diverse droghe, bilancino di precisione, denaro contante e occultamento nel veicolo) indichi un'attività organizzata e non occasionale. Inoltre, la richiesta di attenuante è stata ritenuta inammissibile poiché presentata per la prima volta in Cassazione. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Traffico di stupefacenti: quando lo spaccio diventa associazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per diversi soggetti accusati di far parte di un'associazione finalizzata al traffico di stupefacenti operante in Sicilia. Gli imputati gestivano una vera e propria rete commerciale con divisione dei ruoli, cassa comune e disponibilità di armi. I ricorrenti contestavano la loro partecipazione stabile al gruppo e chiedevano la riqualificazione del reato in associazione di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il continuo approvvigionamento di droga dimostra l'adesione al programma criminoso, superando il semplice rapporto di compravendita. Inoltre, la rilevante capacità di rifornimento del gruppo esclude l'ipotesi della lieve entità, rendendo irrilevante la brevità del periodo di osservazione delle forze dell'ordine. Di conseguenza, i ricorrenti perdono il ricorso e sono condannati a pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
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Custodia cautelare in carcere: no ai domiciliari per lo spaccio
Il Tribunale di Roma confermava la custodia cautelare in carcere per l'Indagato, accusato di spaccio di stupefacenti. La difesa ricorreva in Cassazione, sostenendo la lieve entità del fatto per il modesto quantitativo di droga (circa 24 grammi di eroina e 2 grammi di hashish) e chiedendo la sostituzione della misura con gli arresti domiciliari e il braccialetto elettronico. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla gravità del fatto deve essere globale: la presenza di bilancini, contanti ingiustificati, materiale da taglio e precedenti penali dimostrano un'attività professionale incompatibile con la lieve entità. Inoltre, la custodia cautelare in carcere è inevitabile se il domicilio proposto per gli arresti è inadeguato e condiviso con un coindagato, rendendo inefficace anche il braccialetto elettronico contro il rischio di reiterazione del reato.
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Spaccio di lieve entità: niente sconti ai professionisti
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sette anni e sei mesi di reclusione nei confronti di un cittadino straniero, ritenuto colpevole di plurimi episodi di cessione e detenzione di marijuana ed eroina. La difesa ha contestato l'attendibilità dei testimoni e ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, oltre al riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e all'annullamento della misura di sicurezza dell'espulsione. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che lo spaccio di lieve entità va escluso in presenza di un'attività organizzata e professionale protratta nel tempo. Inoltre, ha ritenuto legittimo il diniego delle attenuanti e l'espulsione, data la provata pericolosità sociale del condannato, dedito stabilmente al commercio illecito come unica fonte di reddito.
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Lieve entità o spaccio grave? La Cassazione fissa i limiti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per spaccio di stupefacenti e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato chiedeva il riconoscimento della lieve entità del fatto, l'esclusione della recidiva e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che l'elevato numero di dosi ricavabili (oltre mille) e il valore economico della droga (circa 15.900 euro) escludono la lieve entità. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata a causa dei numerosi precedenti penali e del fatto che il reato è stato commesso durante l'affidamento in prova ai servizi sociali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio lieve e confisca di denaro: annullato il sequestro
Il caso riguarda un uomo condannato in appello per spaccio di droga. Il reato originario è stato riqualificato nella fattispecie di lieve entità. Nonostante la riduzione della gravità del reato, i giudici di secondo grado avevano confermato la confisca di denaro sequestrato all'imputato, applicando le regole della confisca per sproporzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso sul punto, stabilendo che la confisca di denaro non può essere disposta in modo automatico o per sproporzione se il reato è di lieve entità. In questi casi, è necessaria la prova di un nesso diretto tra la somma e lo specifico illecito. La Suprema Corte ha quindi annullato senza rinvio la confisca, ordinando la restituzione del denaro.
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Lieve entità dello spaccio: sì anche se il reato è continuato
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di diversi soggetti condannati per traffico di droga. Per due ricorrenti, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili poiché basati su censure generiche circa l'attendibilità dei collaboratori di giustizia. Per altri due coimputati, la Corte ha annullato la sentenza limitatamente all'aumento di pena per continuazione, privo di adeguata motivazione. Infine, per il ricorrente accusato di spaccio singolo, i giudici hanno accolto il ricorso sul mancato riconoscimento della lieve entità dello spaccio. La Cassazione ha chiarito che l'assoluzione dal reato associativo rende contraddittorio escludere la lieve entità dello spaccio solo per una presunta contiguità con il gruppo criminale, e che l'attività continuativa non è incompatibile con tale attenuante. La causa è stata rinviata per un nuovo giudizio.
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