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Lieve Entità

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1343 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Lieve entità nel reato di spaccio: contanti e dosi la negano
Un soggetto subisce una condanna per violazione della legge sugli stupefacenti e presenta ricorso per ottenere la qualificazione dell'illecito come fatto minore. La difesa invoca la lieve entità nel reato di spaccio contestando la mancata concessione della fattispecie attenuata da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte dichiara l'impugnazione inammissibile poiché il ricorrente si è limitato a ripetere le argomentazioni già respinte in secondo grado. I giudici evidenziano che la qualità e quantità della sostanza sequestrata, l'elevato numero di dosi ricavabili, le modalità operative e la somma in contanti rinvenuta escludono la lieve entità nel reato di spaccio. Il condannato deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di stupefacenti tra peso e spaccio: no alla lieve entità
L'Imputato deteneva circa 159 grammi di sostanza stupefacente insieme a materiale per la pesatura e il confezionamento in dosi. I giudici di merito hanno condannato il soggetto escludendo l'uso personale e negando l'ipotesi della lieve entità, ravvisando una piena destinazione alla vendita. L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione chiedendo la derubricazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso: la detenzione di stupefacenti con bilancini e dosi pronte dimostra una chiara capacità di diffusione sul mercato illegale. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di Droga di Lieve Entità: Cassazione conferma condanna, no sconto
Un Lavoratore, condannato per spaccio di droga, ha presentato ricorso in Cassazione. Egli sosteneva che la sua condotta rientrasse nella fattispecie di **spaccio di droga di lieve entità**, argomentando un'attività marginale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la valutazione della "lieve entità" richiede un giudizio complessivo, non solo basato sulla quantità. Si considerano la capacità del soggetto, le sue relazioni con il mercato, la quantità di droga movimentata, il numero di acquirenti e le modalità di spaccio. Nel caso specifico, l'ottima qualità della cocaina, la quantità cospicua (99 dosi) e il denaro trovato (600 euro) hanno escluso la **lieve entità** del fatto.
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Lieve entità e recidiva: quando il passato aggrava la pena
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna d'appello, contestando la compatibilità tra il riconoscimento del fatto di lieve entità in materia di stupefacenti e l'applicazione dell'aumento di pena per i precedenti penali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici supremi hanno ribadito che lieve entità e recidiva possono coesistere qualora la storia criminale del soggetto e i numerosi precedenti specifici dimostrino una marcata pericolosità sociale. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge i ricorsi
Alcuni soggetti condannati per reati di droga hanno proposto ricorso alla Corte di Cassazione contro la sentenza d'appello, chiedendo una riduzione della pena e il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. Gli imputati hanno contestato la gravità dei fatti, la mancata concessione delle attenuanti generiche e il calcolo della continuazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno stabilito che le valutazioni di merito sulla gravità della condotta, sui quantitativi e sul giro d'affari spettano ai giudici d'appello e non possono essere riesaminate in sede di legittimità. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato le sanzioni e ha condannato ciascun ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione nega lo sconto di pena
Una donna deteneva una quantità rilevante di cocaina pura, ancora da tagliare, idonea a confezionare circa 1280 dosi singole medie. La sostanza era destinata al figlio, già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. La difesa della donna ha impugnato la condanna davanti alla Corte di Cassazione, chiedendo il riconoscimento della fattispecie attenuata dello spaccio di lieve entità. I giudici di legittimità hanno rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. La Suprema Corte ha chiarito che il quantitativo elevato e l'inserimento della condotta in un più vasto contesto illecito escludono qualsiasi beneficio, condannando la ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione inammissibile: pena confermata
La Corte di Appello ha confermato la condanna penale nei confronti di un imputato per spaccio di lieve entità. L'imputato ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione per contestare il mancato riconoscimento di una riduzione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile. Il ricorrente ha proposto censure sul merito dei fatti e ha chiesto una diversa lettura delle prove raccolte. Il giudice di legittimità non può rivalutare le prove quando la sentenza impugnata presenta una motivazione logica e priva di vizi legali. L'imputato deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: la pena dopo la lieve entità
L'Imputato è stato fermato dalle Forze dell'Ordine e trovato in possesso di hashish. Per sottrarsi al controllo e nascondere la sostanza stupefacente, l'uomo ha aggredito i militari provocando loro lesioni fisiche. Nei gradi di merito, i giudici hanno riconosciuto la lieve entità per il reato di droga, individuando di conseguenza nel delitto di resistenza a pubblico ufficiale il reato più grave su cui calcolare la pena complessiva. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando il calcolo della sanzione e il riconoscimento del legame tra le violenze e il possesso dello stupefacente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile, confermando la correttezza del calcolo sanzionatorio e condannando il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di una sanzione economica.
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Lieve entità nello spaccio: respinto il ricorso del recidivo
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per traffico illecito di sostanze stupefacenti, respingendo la richiesta di riconoscere la lieve entità nello spaccio. Il ricorrente contestava la mancata concessione dell'ipotesi attenuata e l'applicazione dell'aumento di pena per recidiva. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La motivazione della corte d'appello risulta solida e priva di difetti logici. I precedenti penali dell'imputato e le modalità del fatto evidenziano una condotta continuativa e un'attività abituale, incurante delle precedenti sanzioni subite. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese di giudizio, oltre a tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Inammissibilità Ricorso Penale: Droga, Armi e Limiti della Cassazione
Un individuo ha presentato ricorso contro la sua condanna per spaccio di droga e possesso illegale di armi. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. L'individuo contestava la valutazione dei fatti, ma la Cassazione ha chiarito che il suo ruolo è verificare l'applicazione della legge, non riesaminare le prove. La Corte ha ritenuto logica la motivazione dei giudici precedenti, basata su elementi come la quantità e varietà della droga, gli strumenti per il confezionamento, il denaro e l'arma, che escludevano la 'lieve entità' del reato. Il ricorso è stato quindi respinto, con condanna alle spese e al pagamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Attenuanti generiche negate: la Cassazione conferma la condanna
Due imputati condannati per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti hanno presentato ricorso per Cassazione. Il primo contestava la mancata concessione delle attenuanti generiche, mentre il secondo chiedeva la riqualificazione del fatto in ipotesi di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito può negare le attenuanti generiche valorizzando anche un solo elemento negativo primario, come la rilevante quantità di droga, l'assenza di un lavoro lecito o le modalità allarmanti della condotta, senza dover analizzare singolarmente ogni difesa. Per il secondo imputato, la richiesta di riqualificazione costituiva una censura di merito non consentita in sede di legittimità. I ricorrenti sono stati condannati alle spese e al pagamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: accordo confermato
L'Imputata concordava l'applicazione della pena per detenzione illecita di sostanze stupefacenti dinanzi al Tribunale. Successivamente, la difesa presentava un ricorso contro il patteggiamento, sostenendo l'errata qualificazione giuridica del reato e chiedendo il riconoscimento della fattispecie di lieve entità in base al peso della sostanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. La Suprema Corte ha chiarito che il vizio di qualificazione del fatto può essere contestato solo se emerge con immediata evidenza dal testo dell'imputazione. Nel caso esaminato, il possesso congiunto di 10 e 118 grammi di cocaina esclude la palese configurabilità del reato minore, rendendo definitivo il patteggiamento e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Spaccio di stupefacenti lieve entità: ricorso inammissibile in Cassazione
Due individui hanno presentato ricorso in Cassazione contro una condanna per spaccio di stupefacenti. Essi sostenevano che il reato dovesse essere considerato di "lieve entità". La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili. Ha ritenuto che la Corte d'Appello avesse correttamente valutato le modalità dello spaccio e, per uno degli imputati, la sua recidiva (precedenti penali). I ricorsi miravano a una nuova valutazione dei fatti, non consentita in Cassazione, e presentavano argomentazioni generiche e infondate.
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Lieve entità nello spaccio negata per cocaina pura al 70%
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva il riconoscimento del fatto di lieve entità nello spaccio. Gli inquirenti avevano sequestrato centosettantacinque grammi di cocaina con principio attivo superiore al 70 per cento, oltre a varie dosi già confezionate e cedute. I giudici hanno escluso la lieve entità nello spaccio poiché la purezza della droga e il quantitativo dimostravano una struttura idonea a rifornire un numero consistente di acquirenti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato l'uomo al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: tra uso personale e condanna
Un uomo è stato condannato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti destinate allo spaccio. Le forze dell'ordine hanno rinvenuto diverse tipologie di sostanze frazionate in numerose dosi e una consistente somma di denaro contante, nonostante l'assenza di un'occupazione lavorativa regolare. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo l'uso personale della droga e invocando l'attenuante della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando integralmente la condanna stabilita nei gradi precedenti. I giudici hanno ritenuto la ricostruzione probatoria solida, coerente e insindacabile in sede di legittimità.
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Spaccio di stupefacenti: rigettato il ricorso sulla recidiva
Due soggetti condannati per spaccio di stupefacenti in concorso hanno presentato ricorso in Cassazione. I ricorrenti contestavano la sussistenza della responsabilità penale, richiedevano la riqualificazione della condotta nel reato di lieve entità ed eccepivano l'applicazione della recidiva contestata a uno di essi. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi del tutto inammissibili. I giudici di legittimità hanno accertato la piena coerenza della motivazione di condanna, la corretta esclusione della lieve entità e la legittimità dell'aumento di pena per la recidiva, desunta dai precedenti penali e dall'assoggettamento alla sorveglianza speciale. I due imputati sono stati condannati al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro ciascuno.
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Spaccio lieve e particolare tenuità del fatto: la decisione
L'imputato, condannato per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità, ha proposto ricorso per ottenere l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento della lieve entità nel reato di spaccio non garantisce automaticamente la non punibilità. I quantitativi di droga accertati escludevano una lesione minima del bene giuridico tutelato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega lo sconto
Due imputati hanno proposto ricorso contro la condanna per reati in materia di stupefacenti. Il primo imputato chiedeva la riqualificazione della condotta in spaccio di lieve entità e contestava l'applicazione della recidiva specifica. Il secondo imputato lamentava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. I giudici hanno accertato una gestione organizzata dello spaccio, caratterizzata da serialità, concorso di più persone, quantità non irrilevante di sostanza e sequestro di cospicue somme di denaro. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi per manifesta infondatezza e genericità. I ricorrenti hanno subito la condanna al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: condanna e ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato per il reato di spaccio di lieve entità di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava esclusivamente la misura del trattamento punitivo applicato dai giudici di merito, lamentando una quantificazione eccessiva della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e quindi inammissibile. I giudici hanno chiarito che la decisione di merito conteneva una motivazione logica, congrua e completa, capace di replicare punto per punto alle argomentazioni della difesa. Di conseguenza, l'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: mille dosi negano lo sconto
L'Imputato ha concordato l'applicazione della pena per reati di spaccio, resistenza a pubblico ufficiale e immigrazione clandestina. Successivamente ha proposto ricorso contro il patteggiamento lamentando l'errata qualificazione del reato di stupefacenti, sostenendo l'ipotesi della lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che la contestazione riguardava oltre mille dosi di cocaina, escludendo qualsiasi errore evidente nella qualificazione giuridica. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e una somma alla Cassa delle ammende.
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