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Lieve Entità

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1343 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Detenzione di droga e confisca del denaro: no al sequestro facile
I Giudici di merito avevano condannato due persone per la detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità, disponendo contestualmente la confisca del denaro trovato nella loro disponibilità durante la perquisizione. La difesa ha impugnato la decisione, evidenziando che l'accusa riguardava esclusivamente il possesso della sostanza e non pregresse attività di spaccio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca del denaro richiede un legame diretto tra la somma sequestrata e lo specifico illecito contestato. Di conseguenza, i Giudici hanno revocato la misura e ordinato l'immediata restituzione del denaro agli aventi diritto.
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Detenzione di stupefacenti in carcere: no all’uso personale
Un detenuto ha introdotto nell'istituto penitenziario 13,5 grammi di hashish, corrispondenti a oltre 88 dosi medie, al rientro da un permesso premio. La difesa ha sostenuto la destinazione ad uso personale e ha contestato la quantificazione della pena. I giudici di merito hanno qualificato il fatto come spaccio di lieve entità ed escluso il mero consumo personale. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, sancendo che la detenzione di stupefacenti in carcere oltre i limiti tabellari, unita alla positività dei compagni di cella e all'illogicità di rischiare i benefici per fare scorta, dimostra la destinazione a terzi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Lieve entità nello spaccio: efficienza e condanna
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per reati di droga, contestando il mancato riconoscimento della lieve entità nello spaccio e il calcolo della sanzione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità richiede una valutazione globale di qualità, quantità, mezzi impiegati e frequenza dell'attività illecita. La presenza di un'organizzazione efficiente esclude l'attenuazione della pena. Inoltre, la Corte d'Appello aveva già rideterminato la pena applicando la continuazione tra reati, rendendo prive di fondamento le obiezioni difensive. L'Imputato deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: 76 dosi escludono lo sconto
Un soggetto deteneva cocaina suddivisa in 76 involucri per un peso complessivo di oltre 42 grammi. I giudici di merito hanno negato la riqualificazione del reato nella fattispecie di minore gravità. L'imputato ha presentato ricorso per ottenere la fattispecie di lieve entità stupefacenti, contestando la valutazione della corte territoriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il ricorrente ha proposto censure di merito non consentite davanti ai giudici di legittimità, i quali non possono rivalutare le prove. La quantità della sostanza e il suo frazionamento giustificano pienamente il reato ordinario più grave.
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Spaccio di lieve entità: ricorso generico e condanna
L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello per il reato di spaccio di lieve entità. Nel proprio atto difensivo, il ricorrente si è limitato a formulare un generico richiamo all'obbligo di immediata declaratoria di non punibilità, senza contestare puntualmente le argomentazioni fornite dai giudici di merito a sostegno della sua colpevolezza. La Suprema Corte ha giudicato i motivi proposti del tutto aspecifici e non consentiti dalla legge penale. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna dell'Imputato e imponendogli il pagamento delle spese del procedimento, insieme al versamento di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità nello spaccio: alloggio e soldi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati di droga. L'uomo chiedeva il riconoscimento della lieve entità nello spaccio e l'esclusione della recidiva. I giudici hanno respinto le censure perché meramente ripetitive e prive di fondamento giuridico. L'organizzazione logistica, dimostrata dal soggiorno in una struttura alberghiera finalizzato all'attività illecita, unita al consistente quantitativo di stupefacente e alla disponibilità economica, esclude la qualificazione del fatto come lieve. I precedenti penali confermano inoltre la persistente pericolosità sociale del soggetto, giustificando pienamente la recidiva applicata e la condanna al pagamento delle spese di giudizio con sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità e purezza della droga: il no della Corte
L'Imputata ha proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello, lamentando il mancato riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità. Il giudice di merito aveva escluso l'ipotesi attenuata a causa del quantitativo di stupefacente sequestrato, pari a circa 45 grammi di cocaina con ben 33 grammi di principio attivo puro, indice di un'attività di cessione strutturata e continuativa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: le censure presentate miravano a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato integralmente la condanna e ha disposto a carico della ricorrente il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: no al ricorso per spaccio continuo
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata applicazione della fattispecie di lieve entità stupefacenti stabilita dall'art. 73, comma 5, del Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti. I giudici di merito hanno accertato una condotta illecita continuativa, caratterizzata da una struttura organizzata e da cessioni ripetute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché l'atto chiedeva un riesame dei fatti non consentito ai giudici di legittimità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende a carico dell'interessato.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: no al reato minore
Un imputato ha impugnato la sentenza di condanna per traffico illecito di sostanze vietate chiedendo la riqualificazione del reato. La difesa sosteneva la sussistenza della lieve entità spaccio stupefacenti. I giudici di merito avevano negato questa attenuante a causa di una condotta di cessione continuativa, strutturata e ben organizzata. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha sollevato contestazioni di fatto non valutabili nel giudizio di legittimità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha imposto al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no a sconti per 54g di cocaina
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due persone condannate per reati legati alla droga. La vicenda trae origine dal sequestro di cinquantaquattro grammi di cocaina e dalla conseguente contestazione del reato ordinario previsto dall'art. 73 del Testo Unico Stupefacenti. Uno dei ricorrenti ha sollevato censure generiche sul reato associativo, mentre la seconda imputata ha contestato la qualificazione giuridica dei fatti chiedendo l'ipotesi di lieve entità. I giudici supremi hanno confermato la decisione dei gradi di merito. Il quantitativo di droga e le concrete modalità della condotta escludono la fattispecie attenuata e integrano la piena detenzione di sostanze stupefacenti. La Corte ha condannato entrambi i ricorrenti al pagamento delle spese legali e a un versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per consegne a domicilio
Un indagato ha presentato ricorso in Cassazione contro l'ordinanza del Tribunale del riesame che confermava la custodia cautelare in carcere per spaccio continuato di stupefacenti. La difesa sosteneva l'assenza del sequestro della droga, la presenza di uno spaccio da strada riconducibile a spaccio di lieve entità e l'adeguatezza degli arresti domiciliari. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato la gravità del quadro indiziario basato su intercettazioni, pedinamenti e riprese video. L'organizzazione logistica, la rete estesa di acquirenti e l'uso dell'abitazione privata escludono la lieve entità e giustificano la massima misura cautelare.
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Applicazione della recidiva penale: no ad automatismi sulla pena
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per la cessione continuata di circa 1300 grammi di hashish, escludendo l'ipotesi della lieve entità a causa del quantitativo idoneo a produrre diverse migliaia di dosi medie. Tuttavia, i Supremi Giudici hanno accolto il ricorso in merito all'aggravante della recidiva. I giudici di merito avevano applicato l'aumento di pena constatando automaticamente il precedente penale, senza svolgere una concreta verifica sulla persistente pericolosità sociale del soggetto. Per l'applicazione della recidiva penale il magistrato deve infatti motivare in che misura la condotta passata riveli un'effettiva inclinazione a delinquere. La sentenza è stata annullata con rinvio su questo profilo sanzionatorio.
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Detenzione a fine di spaccio o uso personale: il verdetto
La Corte d'Appello condanna un uomo a un anno di reclusione e a 1.500 euro di multa per il reato di lieve entità legato agli stupefacenti, riformando la precedente assoluzione di primo grado. L'imputato presenta ricorso per Cassazione contestando la sussistenza della detenzione a fine di spaccio e sostenendo che la sostanza stupefacente servisse unicamente al proprio consumo personale. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità ribadiscono il principio secondo cui la Cassazione non può riesaminare le prove o compiere una rilettura dei fatti storici già accertati nel merito. La richiesta della difesa mirava a sostituire la ricostruzione dei giudici con una versione alternativa. L'imputato deve quindi scontare la condanna e pagare 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di stupefacenti e limiti del ricorso
La Corte d'Appello ha condannato l'Imputato a tre mesi di reclusione e settecento euro di multa per il reato di detenzione illecita di droga, negando la qualificazione del fatto come lieve entità nel reato di stupefacenti. L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione, contestando la mancata concessione dell'ipotesi attenuata, l'eccessività della sanzione e la ricostruzione dei fatti effettuata dai giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici supremi hanno ribadito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità quando la motivazione di merito risulta logica e coerente. L'Imputato perde il ricorso e subisce la condanna al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese legali.
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Spaccio di lieve entità: esclusione per condotta professionale
La Corte d'Appello ha condannato un imputato alla pena di tre anni di reclusione e oltre diciassettemila euro di multa per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la riqualificazione del fatto nella più attenuata ipotesi di spaccio di lieve entità. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'attività non era occasionale bensì organizzata con caratteri di continuità e professionalità. I magistrati devono compiere una valutazione complessiva su mezzi, modalità della condotta e purezza della droga. La presenza di un solo elemento sintomatico di una condotta strutturata esclude l'attenuazione della pena. L'imputato deve quindi scontare la pena principale e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricorso per cassazione inammissibile: confermata la condanna
La Corte di Appello ha condannato l'Imputato a tre anni e otto mesi di reclusione e ventiduemila euro di multa per reati connessi al traffico di stupefacenti, applicando l'aggravante dell'ingente quantità. L'Imputato ha presentato impugnazione sostenendo che i fatti integrassero l'ipotesi di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile. Il difensore si è limitato a riproporre le medesime argomentazioni già respinte nel grado precedente, senza criticare in modo specifico e puntuale le motivazioni della sentenza impugnata. Oltre a confermare la pena, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Pochi grammi ma con pistola: negata la lieve entità spaccio
Un uomo alla guida di un ciclomotore ha eluso un posto di blocco della polizia e ha tentato la fuga a piedi. Durante l'inseguimento, il fuggitivo ha gettato a terra quaranta dosi termosaldate di cocaina ed eroina, per un peso complessivo di poco superiore a otto grammi, insieme a una pistola con matricola abrasa e proiettili inseriti. La difesa ha invocato l'attenuante per lieve entità spaccio, sostenendo che il peso ridotto della sostanza stupefacente dovesse prevalere su ogni altra circostanza e che l'arma costituisse un reato autonomo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la condanna. La presenza di un'arma clandestina carica e la divisione in quaranta dosi di droghe differenti dimostrano l'inserimento in contesti criminali organizzati, escludendo qualsiasi beneficio.
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Concordato in appello e stop al ricorso per lieve entità
L'Imputato, condannato per cessione continuata di stupefacenti, ha concordato la rideterminazione della pena in secondo grado. Successivamente, la difesa ha presentato ricorso per Cassazione contestando la mancata qualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Suprema Corte ha confermato la validità della sentenza precedente e ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il concordato in appello ratifica l'intesa tra le parti e comporta la rinuncia definitiva a tutte le censure non incluse nel patto. Di conseguenza, il condannato non può sollevare nuove contestazioni sulla qualificazione giuridica in sede di legittimità ed è stato condannato al pagamento delle spese.
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Spaccio di lieve entità negato: confermata condanna per droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a oltre quattro anni di reclusione nei confronti di un soggetto trovato in possesso di hashish e cocaina per un totale di oltre millecinquecento dosi medie singole. La difesa chiedeva di qualificare il reato come spaccio di lieve entità, sostenendo che i giudici di merito avessero valutato i dati in modo isolato. I giudici supremi hanno invece ritenuto inammissibile il ricorso. La presenza di sostanze diverse, il peso notevole, la suddivisione in dosi e il tentativo di disfarsi della droga al controllo delle forze dell'ordine dimostrano una chiara organizzazione commerciale. Di conseguenza, la Corte ha escluso la minore gravità del fatto e ha condannato l'imputato anche al versamento di una sanzione pecuniaria.
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Cocaina e 400g di hashish: no a spaccio di lieve entità
Le forze dell'ordine hanno fermato un uomo nei pressi di un locale pubblico. L'imputato custodiva nel taschino nove involucri di cocaina per oltre quattordici dosi singole. La successiva perquisizione dell'auto e della casa ha consentito di sequestrare oltre quattrocento grammi di hashish, corrispondenti a oltre ottocento dosi. I giudici di merito hanno condannato il soggetto a due anni e otto mesi di reclusione e dodicimila euro di multa, escludendo lo spaccio di lieve entità. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la riqualificazione del reato nella fattispecie meno grave. La Suprema Corte ha respinto il ricorso. I giudici hanno confermato che la notevole quantità di hashish, l'alta purezza della cocaina e l'organizzazione della detenzione escludono tassativamente l'ipotesi attenuata.
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