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Lieve Entità

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1343 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità del ricorso per cassazione: no ai motivi generici
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per cassazione proposto da un imputato condannato per cessione di stupefacenti di lieve entità. L'uomo contestava l'entità della pena e la qualificazione del fatto senza tuttavia criticare in modo specifico i passaggi logici della decisione precedente. I giudici supremi hanno ribadito che la genericità delle censure impedisce l'esame nel merito. Di conseguenza, la condanna a due mesi e venti giorni di reclusione e alla multa pecuniaria è divenuta definitiva, con l'obbligo ulteriore di versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Detenzione a fine di spaccio tra uso personale e condanna penale
La Corte d'Appello ha condannato un imputato a dieci mesi e venti giorni di reclusione per il reato di detenzione a fine di spaccio di sostanze stupefacenti, concedendo la sospensione condizionale e la non menzione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la destinazione della sostanza a un uso esclusivamente personale e chiedendo, in subordine, la riqualificazione del fatto nell'ipotesi di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità. Inoltre, la Corte ha confermato il diniego della lieve entità a causa delle modalità organizzate e professionali con cui l'imputato gestiva l'attività illecita.
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Spaccio di sostanze stupefacenti: no alla lieve entità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna per spaccio di sostanze stupefacenti a un anno e quattro mesi di reclusione e quattromila euro di multa. La difesa contestava la ricostruzione delle prove, lamentando il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno ribadito che la valutazione degli elementi di fatto compete esclusivamente ai giudici di merito. L'organizzazione professionale della cessione e le concrete modalità della condotta escludono la minore offensività dell'illecito, rendendo definitive le sanzioni e condannando il ricorrente alle spese.
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Coltivazione di stupefacenti: tra uso privato e reato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dieci mesi e venti giorni di reclusione per un imputato accusato del reato di coltivazione di stupefacenti. Le forze dell'ordine avevano rinvenuto tredici piante di canapa indiana nel giardino di sua proprietà, dalle quali era ricavabile un quantitativo pari a circa centonovantadue dosi di principio attivo. La difesa chiedeva di qualificare il fatto come coltivazione domestica per uso personale o come fatto di lieve entità. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che il numero di piante e la potenziale produzione escludono l'uso puramente personale e l'offensività minima.
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Spaccio sporadico o associazione finalizzata al traffico?
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere a carico di un indagato per il reato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. La difesa contestava l'esistenza di una reale struttura organizzata e sosteneva la marginalità del ruolo dell'indagato, qualificabile al più come condotta autonoma di lieve entità. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. L'attività investigativa ha dimostrato la presenza di un'organizzazione verticistica solida: turni prestabiliti per lo spaccio, stipendi periodici, utenze dedicate e una base logistica camuffata da negozio di alimentari. Anche un apporto temporaneo di pochi mesi integra la piena partecipazione al sodalizio. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna alle spese.
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Coltivazione di marijuana ed efficacia drogante senza perizia
Tre imputati hanno presentato ricorso per cassazione contro la condanna per il reato di lieve entità relativo alla coltivazione e detenzione di sostanze stupefacenti. La difesa lamentava l'assenza di un esame chimico per accertare l'effetto psicotropo delle piante di marijuana e delle foglie rinvenute in casa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il giudice di merito può accertare l'efficacia drogante anche senza perizia tecnica, desumendola da elementi oggettivi e quantitativi quali il numero di piante, la loro altezza di circa due metri e il peso complessivo del vegetale in essiccazione. La valutazione della prova appartiene al merito ed è insindacabile se logicamente motivata.
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Detenzione ai fini di spaccio: ricorso generico e condanna
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per detenzione ai fini di spaccio di 38 grammi di cocaina, equivalenti a 155 dosi. I giudici di merito hanno inflitto un anno di reclusione e tremila euro di multa, revocando la sospensione condizionale della pena. L'imputato ha proposto ricorso lamentando un vizio di motivazione per mancato proscioglimento e contestando la severità della pena inflitta. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile per genericità delle censure difensive. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato integralmente la condanna originaria e ha disposto il pagamento delle spese legali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di stupefacenti: inammissibile il ricorso per 50 grammi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un individuo condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato deteneva cinquanta grammi di eroina e contestava la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità. I giudici hanno evidenziato che la quantità rilevante della sostanza e le modalità concrete della condotta dimostrano un'attività illecita organizzata su larga scala. Inoltre, la difesa ha formulato censure basate sul mero riesame dei fatti storici, operazione vietata ai magistrati di legittimità, omettendo la corretta impugnazione in appello. La Suprema Corte ha confermato la condanna definitiva inflitta al ricorrente, aggiungendo l'obbligo di pagare le spese legali del procedimento e una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende per aver promosso un'impugnazione palesemente infondata.
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Detenzione illecita di stupefacenti: oltre 200 dosi escludono l’uso
Un uomo alla guida della propria automobile nascondeva circa sessantotto grammi di cocaina, dai quali era possibile ricavare oltre duecentoventi dosi. L'imputato si trovava al rientro da un'udienza ed era già sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari. In sede di giudizio d'appello, i giudici hanno qualificato il fatto come detenzione illecita di stupefacenti ordinaria e hanno escluso sia l'uso personale sia l'ipotesi della lieve entità, comminando sette anni di reclusione e trentamila euro di multa. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione e chiedendo il riconoscimento della fattispecie attenuata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato la piena validità della sentenza impugnata, condannando il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Detenzione di stupefacenti per spaccio: auto altrui e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un passeggero per la detenzione di stupefacenti per spaccio di lieve entità. Durante un controllo, l'imputato consegnava spontaneamente alla polizia un involucro di cocaina di peso non irrilevante. Gli agenti trovavano sotto il sedile occupato dal viaggiatore un bilancino di precisione, un accendino e buste di plastica con ritagli per il confezionamento. L'imputato sosteneva che il materiale appartenesse ad altri soggetti presenti nell'abitacolo e che l'auto non fosse di sua proprietà. I giudici hanno respinto la tesi difensiva valorizzando la diretta disponibilità e l'immediata vicinanza degli strumenti di dosaggio alla sua persona, dichiarando inammissibile il ricorso e applicando le sanzioni di legge.
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Spaccio di lieve entità: l’organizzazione nega l’attenuante
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata concessione dell'ipotesi di spaccio di lieve entità a seguito del sequestro di cocaina. I giudici hanno accertato una struttura organizzata caratterizzata dall'uso di due automobili, un appartamento adibito al confezionamento delle dosi e il possesso di un'ingente somma di denaro contante. La Corte di Cassazione ha confermato la gravità della condotta e ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che la presenza di una logistica articolata impedisce la riqualificazione del reato nella fattispecie minore.
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Uso personale di stupefacenti e sequestro di 109 dosi
Un soggetto condannato per detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità ha presentato ricorso in Cassazione. L'imputato sosteneva la tesi della destinazione esclusiva ad uso personale di stupefacenti. I giudici di merito avevano accertato il possesso di un quantitativo equivalente a centonove dosi medie singole, oltre alla presenza di un bilancino e buste di plastica idonee al confezionamento delle dosi. La Suprema Corte ha confermato la condanna, dichiarando inammissibile l'impugnazione perché reiterava motivi già esaminati e smentiti da riscontri oggettivi, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione.
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Custodia cautelare in carcere: spaccio e piccole dosi
L'Indagato contestava l'ordinanza del Tribunale che disponeva la custodia cautelare in carcere per ripetute cessioni di stupefacenti a molteplici acquirenti tra il 2019 e il 2020. La difesa invocava l'ipotesi di lieve entità e chiedeva i domiciliari con braccialetto elettronico, sostenendo la modesta quantità delle singole dosi sequestrate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la custodia cautelare in carcere. I giudici hanno escluso la lieve entità a causa della professionalità e continuità dell'attività criminale, della diversità delle sostanze e dell'uso di telefoni intestati a terzi. Inoltre, la reiterazione dei reati dopo precedenti arresti dimostra l'inaffidabilità dell'indagato e la necessità della massima misura restrittiva.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione esclude il beneficio
Tre imputati hanno presentato ricorso per contestare la condanna per cessione continuata di cocaina. I ricorrenti chiedevano l'applicazione della fattispecie di spaccio di lieve entità e contestavano l'applicazione congiunta della recidiva e del reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che l'organizzazione sistematica delle vendite, la presenza di clienti abituali, la fornitura costante protratta per anni e i guadagni non trascurabili impediscono la qualificazione del fatto come fatto tenue. Inoltre, la Corte ha ribadito la piena compatibilità tra la disciplina della continuazione e l'aumento di pena per la recidiva, confermando le condanne e disponendo il pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende per ciascun ricorrente.
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Detenzione illecita di stupefacenti: 175 dosi negano la lieve entità
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per detenzione illecita di stupefacenti a fini di spaccio. Le forze dell'ordine hanno sequestrato 60 grammi di cocaina con principio attivo del 46%, idonei a ricavare 175 dosi, insieme a materiale per il confezionamento. L'imputato richiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità e la concessione delle attenuanti generiche. I giudici hanno respinto le richieste evidenziando l'elevato numero di dosi, i numerosi precedenti penali e la commissione del reato durante una misura cautelare.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione respinge l’uso personale
I Carabinieri hanno sorpreso l'Imputato mentre cedeva tre grammi di cocaina all'Acquirente all'interno di un'auto. L'Imputato ha sostenuto la tesi del consumo personale e l'assenza di prove certe oltre ogni ragionevole dubbio. La Corte di Appello ha confermato la condanna per spaccio di lieve entità, evidenziando le contraddizioni difensive e la flagranza della cessione. L'Imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la ricostruzione probatoria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo corretta e logica la motivazione dei giudici territoriali e vietando una nuova valutazione dei fatti.
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Traffico di stupefacenti: l’assoluzione altrui non salva il reo
L'Imputato ha subito una condanna per associazione criminale e per singoli episodi legati al traffico di stupefacenti. Il ricorrente ha contestato la decisione lamentando un contrasto con la precedente assoluzione irrevocabile pronunciata verso altri coimputati per il medesimo fatto associativo. Inoltre, la difesa ha richiesto la riqualificazione dei singoli episodi nella fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il giudice di legittimità ha stabilito che la sentenza favorevole emessa verso terzi soggetti non vincola automaticamente il processo a carico di altri concorrenti. Gli elementi probatori, costituiti da intercettazioni telefoniche e sequestri ingenti, hanno confermato la piena partecipazione dell'uomo al sodalizio criminale.
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Lieve entità spaccio: stop a calcoli solo sul peso e confisca
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un imputato condannato per reati di droga e resistenza. La difesa ha contestato la mancata applicazione della lieve entità spaccio per 45 grammi di hashish e la confisca di mille euro. I giudici di merito avevano negato l'attenuante basandosi solo sul peso della sostanza e avevano confiscato il denaro nonostante l'assoluzione per quel singolo episodio. La Suprema Corte ha accolto entrambi i motivi. I giudici hanno stabilito che il solo peso non esclude la lieve entità se mancano strutture organizzate. Inoltre, la confisca del denaro richiede un collegamento diretto con un reato accertato. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per la rideterminazione della pena ed è stata ordinata la restituzione immediata dei contanti all'imputato.
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Spaccio di lieve entità: la Cassazione frena la difesa
L'Imputato ha impugnato la condanna per detenzione e spaccio di stupefacenti chiedendo il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. La difesa ha sostenuto che i giudici avessero considerato solo il peso complessivo della droga senza valutare l'intera condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la detenzione di oltre ottanta dosi suddivise in diverse sostanze, la presenza di vedette di controllo e il contesto criminale escludono la lieve offensività del fatto. L'attività presentava carattere sistematico e organizzato. La recidiva specifica reiterata ha inoltre impedito la prevalenza delle attenuanti generiche. Il ricorrente deve sostenere le spese legali e pagare una sanzione di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per la varietà della droga
L'Imputato ha subito una condanna per molteplici cessioni e detenzioni di stupefacenti, in particolare cocaina e hashish. La difesa ha presentato ricorso per cassazione chiedendo di qualificare i fatti come spaccio di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che il quantitativo, la gestione simultanea di droghe diverse e la continuità dello smercio escludono la minima offensività della condotta. Il ricorrente deve versare le spese di giudizio e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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