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Lieve Entità

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1343 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Traffico di stupefacenti di lieve entità: no allo sconto
Quattro imputati sono stati condannati per associazione finalizzata al traffico di droga e spaccio. Tra di loro, il Capo dell'Organizzazione gestiva i traffici, mentre altri si occupavano del trasporto e della vendita al dettaglio con oltre duecento cessioni di cocaina. I ricorrenti hanno impugnato la condanna chiedendo la riqualificazione dei reati in traffico di stupefacenti di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la reiterazione sistematica dello spaccio e l'esistenza di una struttura organizzata escludono la minore gravità del fatto. Inoltre, l'associazione minore è configurabile solo se il programma criminoso prevede esclusivamente condotte minime. Di conseguenza, i ricorrenti restano condannati e dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Espulsione dello straniero: reato lieve ma allontanamento valido
Lo Straniero, condannato per spaccio di lieve entità, ha impugnato il provvedimento di espulsione dello straniero dal territorio italiano. La difesa sosteneva che la scarsa gravità del fatto e lo stato di emarginazione escludessero la pericolosità sociale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità della misura. I giudici hanno chiarito che anche un reato di lieve entità può giustificare l'allontanamento se emerge una concreta pericolosità sociale. Nel caso specifico, Lo Straniero traeva il proprio sostentamento esclusivamente dall'attività illecita e aveva continuato a delinquere nonostante precedenti condanne e misure cautelari in corso.
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Lieve entità dello spaccio: il peso della droga non basta
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di 3 grammi di marijuana e 121 grammi di hashish. I giudici di merito hanno escluso la qualificazione del fatto come lieve entità dello spaccio basandosi unicamente sul peso della droga e sul ritrovamento di 195 euro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che il solo dato quantitativo non è sufficiente per escludere la minore gravità del reato. I giudici devono valutare globalmente tutte le circostanze del caso, come l'assenza di un'organizzazione strutturata e la limitata circolazione di denaro. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte di appello per una nuova valutazione.
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Ricettazione di lieve entità: errore sul valore cancella condanna
L'Imputata viene condannata per ricettazione in relazione ad alcuni oggetti d'oro. La Corte d'Appello nega l'attenuante della ricettazione di lieve entità, attribuendo ai beni un valore di 2.500 euro. La difesa ricorre in Cassazione, dimostrando un travisamento della prova: l'Imputata aveva ricevuto solo una catenina e due medagliette, mentre la cifra di 2.500 euro si riferiva all'intera refurtiva sottratta da un minore, di cui lei aveva solo una minima parte. La Suprema Corte accoglie il ricorso rilevando l'errore dei giudici di merito. Di conseguenza, accertata la fondatezza del ricorso, la Cassazione dichiara l'estinzione del reato per intervenuta prescrizione, annullando la sentenza senza rinvio.
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Lieve entità nel reato di spaccio: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato, condannato per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. La difesa contestava il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'eccessività della pena. I giudici hanno chiarito che la quantità di droga sequestrata (oltre 25 grammi di eroina e 4 grammi di cocaina) si collocava al limite massimo per configurare la lieve entità nel reato di spaccio. Di conseguenza, la pena applicata non poteva essere fissata sui minimi edittali, anche a causa dei precedenti penali del soggetto. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: la fuga conferma la colpa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un automobilista condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'uomo trasportava quasi un chilogrammo di hashish, suddiviso in panetti nascosti sotto il sedile e nel cruscotto. Alla vista dei Carabinieri, il conducente aveva tentato la fuga passando con il semaforo rosso. I giudici hanno confermato la sua piena consapevolezza del carico illecito, escludendo l'ipotesi del fatto di lieve entità a causa dell'ingente quantitativo di droga (pari a circa 11.200 dosi) e delle modalità professionali del trasporto. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: il coltello da cucina costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il porto abusivo di armi, nello specifico un coltello da cucina. L'imputato sosteneva che il fatto fosse di lieve entità. Tuttavia, i giudici hanno confermato la decisione della Corte di Appello, evidenziando che il coltello era tenuto a portata di mano in un contesto illecito, poiché l'uomo deteneva anche una dose di cocaina. Inoltre, i numerosi precedenti penali specifici dell'imputato escludono qualsiasi attenuazione della pena. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione della gravità del fatto spetta al giudice di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se la motivazione è logica e coerente. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Confisca per sproporzione: sequestro annullato senza prove
L'Imputato ha patteggiamento la pena per la detenzione di 780 grammi di cocaina. Il giudice ha disposto anche la confisca del denaro sequestrato. L'Imputato ha fatto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione della lieve entità e l'illegittimità della confisca del denaro per assenza di motivazione. La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo, ritenendo il quantitativo incompatibile con la lieve entità. Ha invece accolto il secondo motivo. La Corte ha stabilito che la confisca per sproporzione richiede un accertamento concreto sulla sproporzione tra il denaro e il reddito dell'imputato, con adeguata motivazione. La sentenza è stata annullata limitatamente alla confisca del denaro, con rinvio al giudice di merito per un nuovo esame.
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Perizia tossicologica stupefacenti: condanna senza esami
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per la detenzione di circa 400 grammi di cannabis indica. La difesa contestava la mancanza di una perizia tossicologica stupefacenti per determinare il principio attivo e richiedeva l'applicazione dell'attenuante della lieve entità. I giudici di legittimità hanno chiarito che la mancanza di una perizia tossicologica stupefacenti non esclude la responsabilità penale se la natura della sostanza è certa e la quantità esclude la lieve entità. Le contestazioni relative al trattamento sanzionatorio e alle attenuanti generiche costituiscono questioni di fatto, non proponibili in sede di legittimità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Coltivazione di stupefacenti: cento piante e nessuna attenuante
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino contro la condanna per coltivazione di stupefacenti. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e la quantificazione della pena. I giudici di legittimità hanno chiarito che la coltivazione di oltre cento piantine di marijuana esclude automaticamente la particolare tenuità del reato. Inoltre, la determinazione della pena rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito e non può essere ridiscussa in Cassazione se adeguatamente motivata. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ricettazione di carte di credito: conta l’uso, non la plastica
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un'imputata colpevole di ricettazione e utilizzo indebito di carte di pagamento. La difesa chiedeva la riqualificazione del fatto come di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che nella ricettazione di carte di credito il valore del bene non è quello fisico della tessera, ma il suo valore strumentale, ossia la capacità di effettuare prelievi e acquisti ripetuti. Nel caso specifico, i prelievi reiterati per circa tremila euro escludono la particolare tenuità del fatto.
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Lieve entità ma niente attenuanti generiche: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi di due soggetti condannati per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità. Il primo ricorrente contestava il diniego delle attenuanti generiche, sostenendo che il riconoscimento della lieve entità del fatto dovesse comportare automaticamente la riduzione della pena. Il secondo ricorrente lamentava l'errata interpretazione delle intercettazioni telefoniche e l'incompatibilità tra il diniego delle attenuanti generiche e la concessione della sospensione condizionale della pena. La Suprema Corte ha chiarito che non esiste alcun automatismo tra la lieve entità del reato e la concessione delle attenuanti generiche. Inoltre, ha stabilito che l'interpretazione delle intercettazioni spetta al giudice di merito e che la sospensione condizionale e le attenuanti generiche hanno presupposti e finalità differenti, escludendo ogni incompatibilità. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Spaccio di stupefacenti: quando la recidiva cancella i benefici
Cinque imputati sono stati condannati per molteplici episodi di spaccio di stupefacenti commessi nel 2018. I ricorrenti hanno proposto ricorso in Cassazione contestando il bilanciamento delle attenuanti generiche, il mancato riconoscimento della lieve entità del fatto e l'applicazione della recidiva qualificata. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi. I giudici hanno confermato che la reiterazione delle cessioni e i ricavi consistenti escludono l'ipotesi di lieve entità. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata a causa dei precedenti penali recenti che dimostrano una spiccata pericolosità sociale. Di conseguenza, i ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende.
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Traffico di stupefacenti: la confessione non evita la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di due soggetti, un organizzatore e un custode della droga. I giudici hanno respinto il ricorso del custode, che chiedeva lo sconto di pena per il ravvedimento operoso. La sua collaborazione è stata ritenuta tardiva e priva di utilità concreta, poiché si è limitata a confermare elementi già noti alla polizia. La Suprema Corte ha inoltre negato l'attenuante della lieve entità richiesta dall'organizzatore. Nonostante la droga fosse nascosta in modo rudimentale sotto un ulivo e in parte definita solo tramite intercettazioni (droga parlata), l'ingente quantitativo di marijuana (oltre venti chili) e le sistematiche cessioni di cocaina dimostrano un'attività di spaccio professionale e organizzata. Gli imputati perdono il ricorso e dovranno pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità nel reato di spaccio: la Cassazione nega lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di 500 grammi di hashish e 35 grammi di marijuana. L'imputato richiedeva la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'ipotesi attenuata. La decisione si fonda sul considerevole dato ponderale della droga, idonea a produrre oltre 700 dosi singole, sul possesso di un bilancino di precisione e sulla mancata prova dell'uso personale. Tali elementi dimostrano un'attività di spaccio organizzata e sistematica, incompatibile con il concetto di piccolo spaccio. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: no allo sconto per chi tace
L'Imputato è stato condannato a sei anni di reclusione per detenzione di sostanze stupefacenti, tra cui cocaina, hashish e marijuana, oltre al possesso di un bilancino di precisione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità nel reato di spaccio e contestando il bilanciamento tra le attenuanti generiche e la recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la lieve entità nel reato di spaccio non può basarsi solo sul dato quantitativo, ma richiede una valutazione complessiva. Nel caso specifico, la quantità di dosi ricavabili, la condotta omertosa e i collegamenti con la criminalità organizzata escludono la minima offensività del fatto. L'Imputato perde il ricorso ed è condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di spaccio: condannato chi ha troppe dosi
L'Imputato è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti, avendo in casa 88 dosi di cocaina e 218 di eroina, oltre a strumenti di confezionamento e denaro contante. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto nella Lieve entità nel reato di spaccio e l'applicazione dell'attenuante del lucro di speciale tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno confermato che l'elevata quantità di droga, la presenza di strumenti per il confezionamento e il continuo andirivieni di persone dimostrano un'attività di spaccio organizzata e sistematica, incompatibile con la lieve entità. Inoltre, il valore commerciale della droga esclude l'attenuante del lucro minimo. L'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: no allo sconto se la droga è troppa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità. I giudici hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, escludendo l'attenuante a causa del considerevole dato ponderale della droga sequestrata, dell'elevato grado di purezza e del numero di dosi ricavabili (336 di cocaina e 212 di hashish). Tali elementi dimostrano un'attività di spaccio sistematica e organizzata, non occasionale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso contro il patteggiamento: quando la Cassazione dice no
L'Imputato ha concordato un patteggiamento a tre anni di reclusione e quattordicimila euro di multa per reati in materia di stupefacenti. Successivamente, ha proposto ricorso per Cassazione lamentando la mancata riqualificazione del fatto come reato di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso contro il patteggiamento per erronea qualificazione giuridica è ammesso solo se la qualificazione del giudice è palesemente eccentrica rispetto all'imputazione. Nel caso di specie, la qualificazione originaria era corretta e coerente con gli atti. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di quattromila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio e lieve entità: la varietà di droghe esclude lo sconto
L'Imputato è stato condannato per detenzione e spaccio di diverse sostanze stupefacenti, tra cui eroina, cocaina, hashish e marijuana. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo la riqualificazione del fatto nella fattispecie di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno evidenziato che la varietà delle droghe sequestrate, il possesso di un bilancino di precisione, la presenza di un nascondiglio nella parete e l'assenza di un lavoro stabile dimostrano un'attività organizzata e non occasionale. Di conseguenza, non è possibile applicare l'attenuante della lieve entità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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