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Lieve Entità

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1343 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Ricorso contro il patteggiamento: no alla lieve entità
L'Imputato concorda l'applicazione della pena dinanzi al Tribunale per detenzione e spaccio continuato di stupefacenti. In seguito, la difesa propone ricorso per Cassazione lamentando l'omesso riconoscimento della fattispecie di lieve entità. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro il patteggiamento. La contestazione originaria descriveva la presenza di numerosi involucri di droghe diverse, quantitativi singoli fino a cinquanta grammi e una cospicua somma di denaro contante. Tali elementi escludono un errore evidente nella qualificazione giuridica del reato. I giudici confermano la condanna originaria e condannano il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità nel reato di stupefacenti: ricorso inammissibile
L'Imputato, condannato per spaccio di sostanze illecite, ha contestato la mancata qualificazione del fatto come lieve entità nel reato di stupefacenti e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il controllo di legittimità non consente di rivalutare il merito della decisione se il tribunale territoriale ha fornito una motivazione corretta, logica e priva di vizi. L'Imputato perde definitivamente il giudizio e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Cocaina e recidiva: niente particolare tenuità del fatto
Un imputato, condannato per la detenzione illecita di quindici grammi di cocaina qualificata come fatto di lieve entità, ha proposto ricorso per cassazione chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e contestando l'aumento di pena per la recidiva. Il ricorrente ha sostenuto di essere incensurato e ha denunciato un vizio nella dosimetria della sanzione. I giudici hanno invece accertato la presenza di plurimi precedenti penali specifici, attestanti una condotta criminale sistematica e non occasionale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile a causa della genericità delle censure e della mancata argomentazione specifica. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità o uso di gruppo: ricorso respinto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione e cessione di quattro dosi di marijuana. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo l'ipotesi dell'uso di gruppo e lamentando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e generico. I giudici hanno confermato la configurabilità del reato di spaccio di lieve entità, rilevando la totale assenza di prove a supporto del consumo condiviso e valorizzando i precedenti specifici dell'imputato. Di conseguenza, la Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità per stupefacenti tra recidiva e pene
Due imputati hanno ricevuto una condanna per il reato di lieve entità per stupefacenti. Il primo soggetto ha impugnato la decisione lamentando l'eccessività della pena inflitta e il mancato prevalere delle circostanze attenuanti sulla recidiva. Il secondo soggetto ha contestato il diniego dell'istituto della continuazione tra reati diversi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno confermato la proporzione della sanzione in presenza di precedenti penali specifici ed escluso l'unicità del disegno criminoso a causa dell'eccessivo lasso di tempo trascorso tra le varie condotte illecite. I ricorrenti devono pagare le spese e un'ammenda.
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Spaccio in carcere: negata lieve entità, ricorso inammissibile
Un Lavoratore, dopo aver usufruito di un permesso premio, introduceva in carcere quasi 100 grammi di hashish, quantità da cui si potevano ricavare oltre 500 dosi. Il Lavoratore ha impugnato la condanna, contestando la mancata applicazione della "lieve entità spaccio" e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la "lieve entità spaccio" non si applica per la significativa quantità di droga e le specifiche modalità dell'azione, come l'introduzione in un istituto penitenziario. Ha inoltre confermato il diniego delle attenuanti generiche, ritenendo sufficiente il riferimento ai precedenti penali del ricorrente. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: la pena supera il minimo edittale
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per spaccio di lieve entità. La difesa contestava il calcolo della sanzione, sostenendo che la pena base dovesse essere fissata al minimo previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito può stabilire una pena superiore al minimo edittale valutando le modalità concrete del fatto. Nel caso specifico, il peso della sostanza e la preparazione della droga pronta per la vendita giustificano la decisione. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Circostanze attenuanti generiche negate: reato lieve e recidiva
Un imputato, condannato per violazione della normativa sugli stupefacenti nella forma attenuata del fatto di lieve entità, ha proposto ricorso per Cassazione contestando il diniego delle circostanze attenuanti generiche. Il ricorrente sosteneva che il riconoscimento della lieve entità del reato contrastasse con la valutazione negativa della sua personalità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito ha motivato in modo logico e coerente il diniego basandosi sulla recidiva e sui precedenti penali. L'applicazione della fattispecie di lieve entità non impedisce affatto di valutare negativamente la personalità del reo. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Uso personale o spaccio: no al ricorso per la droga
La Corte d'Appello ha condannato un imputato per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità. L'uomo ha presentato ricorso in Cassazione sostenendo che la droga servisse esclusivamente al consumo personale e denunciando un vizio logico nella sentenza. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la condanna precedente. I giudici hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione perché richiedeva una nuova valutazione dei fatti, attività preclusa nel giudizio di legittimità. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e un versamento pecuniario alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità escluso per quantità e contabilità
L'Imputato deteneva nella propria abitazione quasi novemila dosi tra hashish ed eroina, insieme a quaderni con la contabilità dell'attività illecita. La difesa ha chiesto di qualificare il fatto come spaccio di lieve entità ed ha eccepito una violazione procedurale per il tardivo invio delle richieste del Pubblico Ministero nel giudizio d'appello scritto. La Corte di Cassazione ha respinto le contestazioni e ha confermato la condanna severa. I giudici hanno chiarito che l'elevato quantitativo di dosi, la pluralità di sostanze e l'organizzazione escludono la minima offensività. La tardiva ricezione degli atti non comporta nullità in assenza di un danno concreto per la difesa. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Spaccio di lieve entità escluso a Capri nonostante poche dosi
L'Imputato è stato sorpreso a cedere tre dosi di cocaina all'interno di un locale notturno a Capri. La difesa ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di spaccio di lieve entità, facendo leva sull'esigua quantità di droga e sulla cessione senza compenso immediato. I giudici di merito hanno negato l'attenuante a causa delle modalità organizzate della condotta, dell'approccio seriale agli avventori della movida e del possesso di una cospicua somma di denaro contante. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa, rigettando il ricorso e ribadendo la piena sussistenza della recidiva.
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Misure cautelari e sentenza di merito: annullato il carcere
L'Imputato viene arrestato per la detenzione di sostanze stupefacenti. Il Giudice di primo grado riqualifica la condotta come reato di lieve entità. In seguito, il medesimo Tribunale condanna L'Imputato confermando la fattispecie attenuata. Il Giudice del Riesame, accogliendo l'appello del Pubblico Ministero, riqualifica il fatto nella fattispecie più grave e ordina la custodia cautelare in carcere. L'Imputato propone ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e annulla l'ordinanza del Riesame senza rinvio. La Suprema Corte stabilisce che la disciplina su misure cautelari e sentenza di merito impone al giudice della cautela di conformarsi alla ricostruzione giuridica fissata dalla pronuncia di merito, anche se non definitiva. Il Riesame non poteva ripristinare l'ipotesi grave per applicare il carcere.
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Coltivazione illecita di stupefacenti: ricorso inammissibile in Cassazione
Un Lavoratore è stato posto agli arresti domiciliari per la coltivazione illecita di stupefacenti, con 37 piante di cannabis e sostanza già recisa. Il Tribunale ha confermato la misura cautelare. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l'erronea qualificazione del fatto come non di lieve entità e la sproporzione della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la coltivazione, avvenuta in una serra domestica attrezzata, non fosse di minima offensività e che la misura cautelare fosse adeguata, considerando i precedenti del Lavoratore.
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Lieve entità reato stupefacenti: quando il giudice non è incompatibile
Un Lavoratore, condannato per traffico di cocaina e detenzione di munizioni, ha impugnato la sentenza. Ha sostenuto l'incompatibilità del giudice, che aveva autorizzato intercettazioni in un procedimento connesso, e ha chiesto l'applicazione della 'lieve entità reato stupefacenti' per uso personale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha stabilito che l'autorizzazione di intercettazioni in un caso diverso non rende il giudice incompatibile. Inoltre, la quantità di droga (265 dosi) e il ruolo del Lavoratore escludevano la 'lieve entità', e non ha provato la sua tossicodipendenza. La condanna è stata confermata.
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Spaccio di lieve entità: Cassazione conferma condanna, ricorsi inammissibili
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da un imputato condannato per spaccio di stupefacenti. L'imputato contestava la mancata applicazione della fattispecie di **spaccio di lieve entità**, sostenendo che la sostanza fosse per uso personale o di modesta quantità. La Corte ha respinto le argomentazioni, confermando la valutazione dei giudici precedenti. Questi avevano escluso la lieve entità basandosi su osservazioni che dimostravano plurime cessioni di droga in una nota piazza di spaccio, la quantità di sostanza trovata e i numerosi precedenti penali dell'imputato. La condanna è stata quindi confermata, con l'aggiunta delle spese processuali e una sanzione alla Cassa delle Ammende.
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Dalla condanna per droga alla prescrizione del reato
I giudici di merito condannano l'imputato per detenzione di marijuana di lieve entità, commessa nel novembre 2010. La difesa eccepisce invano il decorso del tempo in appello. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e dichiara estinto l'illecito per intervenuta prescrizione del reato, cancellando la precedente condanna.
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Lieve entità spaccio stupefacenti: nessun riesame in Cassazione
L'Imputato propone ricorso per cassazione contro la sentenza di condanna per spaccio, contestando la mancata concessione della lieve entità spaccio stupefacenti. La Corte territoriale aveva già negato la fattispecie minore con una motivazione approfondita e logica. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità evidenziano che la rivalutazione dei fatti non è consentita quando la sentenza impugnata presenta un percorso argomentativo coerente e privo di vizi logici. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio oltre a tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
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Spaccio di lieve entità: la condanna resta severa
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un imputato per detenzione e cessione di sostanze stupefacenti. Sebbene il fatto fosse qualificato come spaccio di lieve entità, i giudici hanno applicato una pena più severa rispetto al minimo edittale a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo e della pluralità di sostanze detenute, pari a 87 dosi di hashish e 17 di cocaina. L'imputato ha contestato la severità della sanzione, ma i giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione sulla gravità del fatto e sulla personalità del reo spetta unicamente al giudice di merito quando la motivazione risulta logica e coerente.
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Trattamento sanzionatorio e ricorso generico: scatta la multa
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza di condanna per spaccio di lieve entità. La difesa contestava violazioni di legge e difetti di logica relativi alla determinazione della pena. I giudici di legittimità hanno rilevato la totale genericità dei motivi presentati. L'atto difensivo non si confrontava con la lineare e coerente motivazione espressa dalla corte territoriale. La Suprema Corte ha confermato la decisione precedente e ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. Il collegio ha condannato il ricorrente alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. L'ordinanza ribadisce che contestare il trattamento sanzionatorio richiede argomenti puntuali e mirati.
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Spaccio di Lieve Entità: la pericolosità della droga decide il caso
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di stupefacenti (shaboo) e ha presentato ricorso per cassazione. Ha sostenuto che il suo caso dovesse rientrare nella fattispecie di **spaccio di lieve entità**, lamentando che i giudici precedenti non avessero valutato complessivamente la modesta portata della sua condotta. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che per riconoscere la **lieve entità** del fatto, è necessaria una "minima offensività penale" della condotta. La natura estremamente pericolosa dello shaboo e la quantità (72 dosi ricavabili, con bilancino) escludevano la possibilità di considerare il fatto di lieve entità. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle Ammende.
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