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Lieve Entità

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1343 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Inammissibilità del ricorso per cassazione per motivi generici
La Corte di Cassazione ha esaminato l'impugnazione proposta da un soggetto condannato in appello per detenzione illecita di stupefacenti di lieve entità alla pena di quattro mesi di reclusione e seicento euro di multa. L'imputato ha presentato un unico motivo di gravame senza contestare punti specifici della decisione di secondo grado. I giudici supremi hanno rilevato la totale genericità delle censure difensive. Per questa ragione, la Suprema Corte ha stabilito l'inammissibilità del ricorso per cassazione. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese di giudizio, oltre al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende, rendendo definitiva la condanna penale.
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Detenzione di sostanze stupefacenti: no alla lieve entità
Un uomo ha impugnato la sentenza della Corte di Appello che lo condannava a quattro anni di reclusione e oltre tremila euro di multa per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, nello specifico oltre 72 grammi di eroina. La difesa ha sostenuto che il fatto dovesse rientrare nella fattispecie della lieve entità, chiedendo un'attenuazione della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile, ritenendo la quantità di droga incompatibile con la nozione di lieve entità. I giudici hanno confermato integralmente la condanna inflitta nei gradi precedenti, imponendo al ricorrente il pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Uso personale di sostanze stupefacenti o spaccio: no al ricorso
L'Imputato ha presentato ricorso per cassazione contro la condanna per spaccio di lieve entità a nove mesi di reclusione e 1.200 euro di multa. La difesa sosteneva che la droga fosse destinata a un consumo individuale. I Supremi Giudici hanno respinto il ricorso dichiarandolo inammissibile. L'atto riproponeva censure generiche già esaminate e motivate dalla Corte territoriale. I giudici hanno escluso la tesi difensiva volta a dimostrare l'uso personale di sostanze stupefacenti. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese legali processuali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Misura della pena: ricorso inammissibile senza illegalità
La Corte d'Appello condannava l'imputato alla pena di sei mesi di reclusione e ottocento euro di multa per spaccio di lieve entità. L'imputato presentava ricorso per cassazione contestando la misura della pena inflitta dai giudici di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché la difesa non ha eccepito l'illegalità della sanzione ma ha soltanto chiesto una rivalutazione discrezionale del trattamento punitivo. I giudici di legittimità non possono riesaminare il merito delle valutazioni sanzionatorie conformi alla legge. Il ricorrente è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: quantità e rigetto del ricorso
L'Imputato è stato condannato per detenzione illecita di sostanze stupefacenti alla pena di sei anni di reclusione e trentamila euro di multa, a causa del possesso di oltre sessanta grammi di cocaina e quasi cinquantanove grammi di eroina. L'Uomo ha presentato ricorso per cassazione chiedendo il riconoscimento dello spaccio di lieve entità. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile perché basato su motivi generici e ripetitivi, confermando la decisione dei giudici territoriali che avevano escluso la fattispecie attenuata data la notevole quantità e la tipologia delle droghe sequestrate. Il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Determinazione della pena base tra lieve entità e massimo edittale
Due imputati hanno subito una condanna per il reato di spaccio di lieve entità. I giudici di merito hanno applicato il massimo della sanzione prevista dalla legge. La difesa ha presentato ricorso per contestare la severità della sanzione e richiedere il minimo della pena. La Suprema Corte ha confermato la legittimità della decisione. I giudici hanno motivato la determinazione della pena base al massimo edittale evidenziando la consistente quantità, l'elevata qualità dello stupefacente e il concreto inserimento dei responsabili in un traffico di droga strutturato. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili con condanna al pagamento delle spese.
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Spaccio di lieve entità negato: conta il contesto
Due imputati hanno proposto ricorso per Cassazione contro la condanna per narcotraffico. I difensori hanno contestato la mancata concessione dell'ipotesi di spaccio di lieve entità, la valutazione delle intercettazioni telefoniche e la determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili. I giudici hanno confermato che i quantitativi non modici e la copertura fornita da un agente corrotto escludono la minima offensività del fatto. I dialoghi intercettati hanno provato in modo inequivoco l'occultamento della droga. La Cassazione ha condannato i due ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Dalla lieve entità al traffico: la condanna definitiva per droga
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a tre anni e due mesi di reclusione per un imputato trovato in possesso di 200 grammi di marijuana e oltre 25 grammi di cocaina, oltre a strumenti per la pesatura e il taglio. La difesa chiedeva la riqualificazione della condotta nell'ipotesi di spaccio di lieve entità. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso: la presenza di bilancini, materiale da confezionamento, l'elevata purezza della cocaina e il quantitativo complessivo dimostrano una professionalità organizzata incompatibile con la minima offensività. L'imputato perde definitivamente il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Porto abusivo di armi: condannato il marito violento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un mese di arresto nei confronti di un uomo sorpreso a portare fuori casa un manganello retrattile senza giustificato motivo. L'episodio si inserisce in un contesto violento: l'uomo, dopo aver scoperto la moglie con un altro uomo, ha aggredito il rivale causandogli lesioni. I giudici hanno negato le circostanze attenuanti generiche e l'esclusione della gravità del fatto (lieve entità), evidenziando la pericolosità della condotta e la personalità del soggetto. La Cassazione ha ribadito che il porto abusivo di armi non può essere considerato di lieve entità se inserito in una dinamica violenta, rigettando il ricorso dell'imputato.
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Lieve entità nel reato di spaccio: no sconti per la droga pura
L'Imputato, sorpreso con 37 dosi di cocaina ad elevato principio attivo (pari a 100 dosi medie giornaliere) e 1.460 euro in contanti, è stato condannato per spaccio non attenuato. Ha proposto ricorso diretto in Cassazione chiedendo la riqualificazione del fatto come lieve entità nel reato di spaccio, sostenendo si trattasse di semplice spaccio di strada. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'elevata purezza della droga (tra il 75% e l'85%), la quantità complessiva e la disponibilità di ingenti somme di denaro escludono l'applicazione dell'attenuante della lieve entità. Di conseguenza, l'Imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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Porto abusivo di armi: coltello in ospedale e ricorso respinto
L'Imputato veniva sorpreso in un luogo pubblico con un coltello a farfalla con lama di dieci centimetri senza giustificato motivo, mentre si trovava in ospedale per un presunto abuso di sostanze. Condannato in appello a quattro mesi di arresto e un'ammenda, l'uomo ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere le attenuanti della lieve entità e della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il porto abusivo di armi in contesti a rischio e in presenza di precedenti penali non consente sconti di pena. L'esclusione della lieve entità impedisce inoltre la non punibilità. L'Imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Spaccio di lieve entità: niente attenuante con guadagni continui
Un uomo viene condannato per cessione ripetuta di sostanze stupefacenti, reato riqualificato come spaccio di lieve entità. L'imputato propone ricorso in Cassazione lamentando la presunta inattendibilità delle dichiarazioni rese dall'acquirente e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del lucro di speciale tenuità. La Suprema Corte rigetta il ricorso confermando la condanna. I giudici evidenziano che le dichiarazioni dell'acquirente trovano riscontro nelle osservazioni delle forze dell'ordine e nelle analisi tossicologiche. Inoltre, la Corte precisa che il riconoscimento dello spaccio di lieve entità non comporta in modo automatico l'attenuante per il guadagno di speciale tenuità. Trattandosi di circa trenta episodi di cessione, il guadagno complessivo perseguito dallo spacciatore non risulta marginale o di speciale tenuità.
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Concorso anomalo nel reato: responsabilità anche senza violenza
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due imputati, dichiarando inammissibili i rispettivi ricorsi. Nel primo caso, la Suprema Corte ha applicato il principio del concorso anomalo nel reato verso un soggetto che aveva aiutato i complici a rubare un'automobile. L'imputato sosteneva di non sapere che i complici avrebbero commesso una rapina a mano armata. I giudici hanno stabilito che l'aggressione con armi era uno sviluppo ampiamente prevedibile del piano originario. Nel secondo caso, la Cassazione ha negato l'attenuante della lieve entità per il reato di spaccio di stupefacenti. L'attività era infatti organizzata in modo continuativo, con una rete stabile di clienti e canali di approvvigionamento strutturati. Entrambi i ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e un'ammenda di tremila euro ciascuno.
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Lieve entità nello spaccio: condotta grave esclude il beneficio
L'imputato è stato condannato per cessione di marijuana ed evasione dagli arresti domiciliari. Il difensore ha proposto ricorso in Cassazione per lamentare la mancata applicazione della lieve entità nello spaccio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le censure riguardavano giudizi di fatto già valutati in appello. La gravità concreta della condotta e la contestuale evasione impediscono il riconoscimento della lieve entità nello spaccio. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Lieve entità nel reato di droga: la Cassazione nega lo sconto
L'Imputato è stato condannato per la detenzione di 85 grammi di cocaina destinati allo spaccio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della lieve entità nel reato di droga per ottenere uno sconto di pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la quantità detenuta e la condotta abituale dimostrano una disponibilità continua di stupefacenti e un'elevata capacità di diffusione. Tali fattori escludono l'ipotesi attenuata. La Cassazione ha confermato la pena di quattro anni di reclusione e 18.000 euro di multa, condannando L'Imputato anche al pagamento delle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso contro il patteggiamento: quando la Cassazione lo boccia
L'Imputato concordava una pena di quattro anni e otto mesi di reclusione per la detenzione di oltre due chilogrammi di cocaina. Successivamente, la difesa presentava un ricorso contro il patteggiamento dinanzi alla Corte di Cassazione. Il ricorso lamentava la mancata applicazione di cause di non punibilità e richiedeva la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. La legge limita infatti le impugnazioni contro il patteggiamento a casi tassativi e ben definiti. L'ingente quantitativo di droga impedisce inoltre di considerare il fatto lieve. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Lieve entità dello spaccio e precedenti: la pena resta alta
L'Imputato è stato condannato per il reato di lieve entità dello spaccio di sostanze stupefacenti per la detenzione di 1,13 grammi di marijuana. I giudici di merito hanno inflitto la pena di quattro mesi di reclusione e seicento euro di multa, concedendo le attenuanti generiche. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un'eccessiva severità della pena, ritenendo che l'esclusione della recidiva imponesse l'applicazione del minimo edittale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che i precedenti penali giustificano lo scostamento dal minimo della pena ex art. 133 c.p., anche quando viene esclusa la recidiva, poiché quest'ultima riguarda unicamente la pericolosità sociale. L'Imputato deve pagare le spese del processo e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Traffico di stupefacenti: la Cassazione conferma la condanna
Un uomo è stato condannato a quattro anni di reclusione e ventimila euro di multa per il reato di traffico di stupefacenti, avendo partecipato all'acquisto di oltre mezzo chilo di cocaina proveniente dal Brasile. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando il mancato ascolto di testimoni a discarico in appello, l'errata attribuzione del ruolo di finanziatore e la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'organizzazione del viaggio all'estero e la quantità di droga escludono la lieve entità. Inoltre, la richiesta di riapertura dell'istruttoria in appello è ammessa solo per prove scoperte dopo la sentenza di primo grado, e la Cassazione non può riesaminare le valutazioni di merito logiche della Corte d'Appello.
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Ricorso per cassazione contro patteggiamento: limiti e sanzioni
L'imputata concorda un patteggiamento per il reato di trasporto internazionale di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente. Successivamente, la difesa propone un ricorso per cassazione contro patteggiamento lamentando difetti motivazionali e chiedendo la riqualificazione del fatto in reato di lieve entità. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso palesemente inammissibile. I giudici evidenziano che la legge limita l'impugnazione delle sentenze di patteggiamento a ipotesi tassative e ad errori di immediata evidenza dal capo di imputazione. Nel caso di specie, la presenza di oltre 1,7 chilogrammi di cocaina preclude del tutto la qualificazione del fatto come fatto lieve. Di conseguenza, la Corte condanna l'imputata al pagamento delle spese processuali e al versamento di quattromila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Coltello fuori casa: esclusa la particolare tenuità del fatto
L'Imputato è stato condannato a mille euro di ammenda per aver portato fuori casa un coltello senza giustificato motivo. Il giudice di merito ha qualificato il reato come fatto di lieve entità. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando il mancato riconoscimento della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il riconoscimento della lieve entità esclude implicitamente la particolare tenuità del fatto. I due istituti richiedono infatti gradi diversi di offensività: la lieve entità attenua la pena ma presuppone comunque un'offesa meritevole di sanzione, mentre la particolare tenuità del fatto richiede un'offensività talmente minima da escludere del tutto la punibilità. L'Imputato è stato quindi condannato anche al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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