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Lieve Entità Stupefacenti

50 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

È una classificazione del reato di spaccio di droga che prevede pene meno severe. Si applica quando i fatti sono considerati di minima gravità, tenendo conto della quantità di droga, delle modalità di spaccio e dei mezzi usati.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Detenzione Stupefacenti: Lieve Entità Negata, Ricorso Inammissibile
Un individuo è stato condannato per detenzione di quasi un chilo di eroina. La sua difesa ha chiesto di classificare il fatto come "lieve entità stupefacenti" a causa della bassa percentuale di principio attivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che la detenzione non rientrava nella "lieve entità stupefacenti", considerando il quantitativo totale, il numero di dosi ricavabili, le modalità della condotta e la recidiva specifica dell'imputato. L'individuo deve pagare le spese processuali e un'ammenda.
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Lieve entità stupefacenti: il peso della droga blocca gli sconti
L'Imputato propone ricorso per ottenere la riqualificazione del reato nella fattispecie di lieve entità stupefacenti, contestando il diniego delle attenuanti generiche. Le forze dell'ordine hanno sequestrato oltre 19.000 dosi medie singole di hashish e 1.300 dosi di marijuana. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la decisione dei giudici di merito. L'ingente quantitativo di droga possiede un valore assorbente ed esclude categoricamente l'attenuante della minima offensività, rendendo legittima la pena inflitta e condannando il ricorrente al pagamento delle spese.
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Lieve entità stupefacenti esclusa: decisive le 238 dosi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione illecita di droga. La difesa contestava il mancato riconoscimento della lieve entità stupefacenti, sostenendo che i giudici di merito avessero errato nella qualificazione del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: la presenza di ben 238 dosi singole di hashish costituisce un dato quantitativo insuperabile, idoneo da solo a escludere la fattispecie attenuata in assenza di altri elementi favorevoli. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese del giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: no al frazionamento
L'Imputato deteneva diverse tipologie di sostanze illecite, nello specifico cocaina e hashish suddivisi in numerosi involucri. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per detenzione illecita, escludendo l'ipotesi attenuata. L'Imputato ha proposto ricorso sostenendo che la sola cocaina dovesse essere considerata per consumo personale e rientrare nella fattispecie di lieve entità stupefacenti. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione della condotta deve essere globale e unitaria. Non è consentito frazionare le diverse sostanze per ottenere un trattamento di favore quando l'organizzazione complessiva dimostra una rilevante capacità di smercio.
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Rete transfrontaliera e lieve entità stupefacenti: ricorso nullo
L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per spaccio di droga in concorso. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento dell'ipotesi di lieve entità stupefacenti e il calcolo della pena inflitta. I giudici di merito avevano accertato una complessa operazione criminale transfrontaliera, gestita da più soggetti con ruoli ben distinti, oltre al notevole dato quantitativo e qualitativo della sostanza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'atto difensivo si limitava a richiedere una nuova valutazione dei fatti senza formulare critiche giuridiche mirate. L'Imputato ha perso definitivamente il giudizio ed è stato condannato al pagamento delle spese legali e di una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: Cassazione nega beneficio per spaccio
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di un Lavoratore condannato per coltivazione e detenzione di marijuana a fini di spaccio. Il Lavoratore chiedeva il riconoscimento della "lieve entità stupefacenti" del fatto, l'attenuante della speciale tenuità del lucro e l'esclusione della recidiva. La Suprema Corte ha rigettato tutte le richieste, confermando la sentenza della Corte d'Appello. Ha ribadito che per la "lieve entità" si devono valutare tutti gli elementi del reato, come quantità e modalità di preparazione, e che la recidiva è giustificata dalla pericolosità sociale del reo. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Spaccio di droga: intercettazioni bastano, no lieve entità se rete
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per **spaccio di droga di lieve entità** (cocaina e hashish). L'imputato contestava la mancanza di prove oltre le intercettazioni telefoniche, la mancata qualificazione del reato come di "lieve entità" e il diniego delle attenuanti generiche. La Cassazione ha confermato che le intercettazioni, se ben motivate, possono bastare come prova. Ha ribadito che la reiterazione dello spaccio, anche di piccole quantità, impedisce la classificazione di "lieve entità" se inserita in una rete più ampia. Ha inoltre ritenuto corretta la motivazione sul diniego delle attenuanti. Il ricorso è stato respinto, confermando la condanna.
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Lieve entità stupefacenti: rigetto per 400 dosi pure
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la sentenza di secondo grado che aveva escluso la fattispecie di lieve entità stupefacenti. Le autorità avevano sequestrato all'uomo quantitativi differenti di sostanze illecite, tra cui cocaina con un tasso di purezza pari a circa l'81% e hashish, idonei a confezionare 320 dosi della prima e 80 della seconda. I giudici hanno chiarito che il beneficio dell'ipotesi attenuata richiede una valutazione globale e che anche un solo elemento negativo preponderante, come l'elevata concentrazione di principio attivo o la pluralità di droghe detenute, ne impedisce l'applicazione. L'uomo subisce la conferma della condanna ordinaria per spaccio e il pagamento delle spese.
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Lieve entità stupefacenti: ricorso generico costa 3000 euro
Un imputato ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Milano. L'impugnazione contestava la determinazione della pena e il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. I giudici di secondo grado avevano motivato in modo logico e coerente il diniego del beneficio. L'atto di ricorso dell'imputato si è limitato a doglianze generiche senza spiegare i presunti errori della decisione precedente. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. Di conseguenza, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: 76 dosi escludono lo sconto
Un soggetto deteneva cocaina suddivisa in 76 involucri per un peso complessivo di oltre 42 grammi. I giudici di merito hanno negato la riqualificazione del reato nella fattispecie di minore gravità. L'imputato ha presentato ricorso per ottenere la fattispecie di lieve entità stupefacenti, contestando la valutazione della corte territoriale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il ricorrente ha proposto censure di merito non consentite davanti ai giudici di legittimità, i quali non possono rivalutare le prove. La quantità della sostanza e il suo frazionamento giustificano pienamente il reato ordinario più grave.
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Lieve entità stupefacenti: no al ricorso per spaccio continuo
L'Imputato ha proposto ricorso per contestare la mancata applicazione della fattispecie di lieve entità stupefacenti stabilita dall'art. 73, comma 5, del Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti. I giudici di merito hanno accertato una condotta illecita continuativa, caratterizzata da una struttura organizzata e da cessioni ripetute. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché l'atto chiedeva un riesame dei fatti non consentito ai giudici di legittimità. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende a carico dell'interessato.
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Lieve entità stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
L'Imputato è stato condannato per plurimi episodi di acquisto, detenzione e cessione di droga. Ha proposto ricorso lamentando la mancata applicazione della circostanza della lieve entità stupefacenti e contestando la ricostruzione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che il ricorso si limitava a riprodurre le stesse contestazioni già respinte in appello, richiedendo una nuova valutazione delle prove non consentita in sede di legittimità. L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: no allo sconto se c’è il bilancino
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata condannata per detenzione di oltre 260 grammi di cocaina, suddivisa in decine di involucri. La difesa richiedeva il riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. Tuttavia, i giudici hanno confermato che il quantitativo rilevante della sostanza, la suddivisione in dosi pronte per lo spaccio, il possesso di un bilancino di precisione e di materiale per il confezionamento escludono la minore gravità del fatto. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna della ricorrente, condannandola anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: i panetti escludono lo spaccio minore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dall'Imputato contro la condanna per reati in materia di droga. La difesa contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. I giudici hanno confermato la decisione precedente, evidenziando che la suddivisione della droga in panetti, la quantità e la qualità della sostanza, insieme al ruolo dell'uomo emerso dal luogo dell'arresto, escludono l'applicazione della minore gravità. Inoltre, la recidiva è stata correttamente applicata a causa dei precedenti penali specifici dell'uomo. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: impronta singola ma condanna intera
L'Imputato è stato condannato per detenzione di marijuana dopo il ritrovamento di quattro buste di droga in un giardino condominiale chiuso. Solo una busta recava le sue impronte digitali, per un peso inferiore a cento grammi. L'Imputato ha richiesto l'applicazione della circostanza della lieve entità stupefacenti, sostenendo che la restante droga appartenesse ad altri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno stabilito che il contesto complessivo, caratterizzato da un nascondiglio comune e dall'assenza di segni distintivi sulle confezioni, dimostra un accordo tacito tra i detentori. Di conseguenza, la gravità complessiva dell'azione esclude la lieve entità stupefacenti, confermando la condanna e l'applicazione della recidiva a causa dei numerosi precedenti penali dell'uomo.
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Lieve entità stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati da due soggetti condannati per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti di lieve entità stupefacenti. I ricorrenti avevano contestato la rilevanza penale della condotta, sostenendo si trattasse di uso personale, e la misura della pena inflitta. La Suprema Corte ha stabilito che tali contestazioni riguardano il merito della vicenda e non possono essere esaminate in sede di legittimità, confermando le condanne e sanzionando i ricorrenti con il pagamento delle spese e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: no allo sconto se le dosi sono troppe
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per reati di droga. La difesa contestava la mancata concessione delle attenuanti generiche e chiedeva la riqualificazione del fatto come lieve entità stupefacenti. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, rilevando che l'elevata percentuale di principio attivo e l'alto numero di dosi ricavabili escludono l'ipotesi della lieve entità stupefacenti. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: la Cassazione nega il minimo della pena
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di lieve entità stupefacenti. Il ricorrente contestava la determinazione della pena, stabilita in misura superiore al minimo edittale. I giudici di legittimità hanno chiarito che la quantificazione della sanzione rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. Nel caso specifico, la decisione di applicare una pena superiore al minimo è stata ampiamente giustificata dalla rilevante quantità di droga sequestrata, pari a ben 960 dosi medie tra marijuana e hashish. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità stupefacenti: 127 dosi escludono lo sconto di pena
L'Imputato è stato condannato per detenzione a fini di spaccio di 36 grammi di marijuana, equivalenti a 127 dosi singole. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancata concessione della lieve entità stupefacenti e vizi procedurali sulla notifica delle conclusioni del Procuratore Generale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, confermando che il processo si è svolto in forma orale, escludendo le regole del rito cartolare. Inoltre, i giudici hanno stabilito che l'elevato numero di dosi ricavabili costituisce una scorta per la vendita sufficiente a escludere la lieve entità stupefacenti, rendendo irrilevante l'assenza di altri elementi negativi.
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Lieve entità stupefacenti: niente sconto se si spaccia in prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di droga, escludendo l'applicazione della lieve entità stupefacenti. L'uomo era stato trovato in possesso di oltre 88 grammi di cocaina con un principio attivo dell'80%. I giudici hanno evidenziato la gravità del fatto, considerando l'elevata purezza della sostanza, il consolidato inserimento del soggetto nel mercato dello spaccio e la commissione del reato durante l'affidamento in prova ai servizi sociali per precedenti specifici. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione sulla gravità del reato spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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