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Lieve Entità Stupefacenti

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50 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Lieve entità stupefacenti: quando si esclude?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un individuo condannato per la detenzione di un ingente quantitativo di marijuana, da cui si potevano ricavare oltre 221.000 dosi. La Corte ha stabilito che un dato quantitativo così rilevante, unito al possesso di strumenti per il confezionamento, è incompatibile con la fattispecie di lieve entità stupefacenti (art. 73, comma 5, d.P.R. 309/90), in quanto indica una capacità di diffusione sul mercato che supera la soglia della minima offensività.
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Lieve entità stupefacenti: quando non è concessa
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti, il quale chiedeva il riconoscimento della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, escludendo l'ipotesi della lieve entità stupefacenti a causa della notevole quantità, della diversa tipologia di droghe (hashish e marijuana), e del possesso di strumenti per il confezionamento come un bilancino e numerose bustine, elementi che complessivamente indicavano un'attività non occasionale.
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Lieve entità stupefacenti: quando è inammissibile?
Un soggetto condannato per reati legati agli stupefacenti ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità stupefacenti e la concessione delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, sostenendo che l'elevatissimo numero di dosi ricavabili dalla droga sequestrata (oltre 2.800) e i numerosi precedenti penali dell'imputato giustificavano pienamente le decisioni dei giudici di merito. L'inammissibilità è stata motivata dal carattere fattuale dei motivi, che non possono essere oggetto di riesame in sede di legittimità.
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Lieve entità stupefacenti: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La decisione si fonda sulla genericità dei motivi, che miravano a una rivalutazione dei fatti, e conferma la correttezza della sentenza di merito nell'escludere sia l'attenuante del danno lieve sia la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte ha valorizzato elementi come la diversità delle sostanze (eroina e hashish) e le condizioni personali dell'imputato, ribadendo che la qualificazione di un reato come di lieve entità stupefacenti non comporta automaticamente l'applicazione di ulteriori benefici.
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Lieve entità stupefacenti: la valutazione del giudice
Un soggetto condannato per detenzione di un ingente quantitativo di cocaina e hashish ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo il riconoscimento del reato di lieve entità stupefacenti. La Corte ha respinto il ricorso, ribadendo che la valutazione non può basarsi solo sulla quantità di droga, ma deve considerare un insieme di fattori, tra cui la professionalità dell'attività illecita e la personalità dell'imputato, caratterizzata in questo caso da numerosi precedenti penali. La decisione conferma l'orientamento secondo cui la lieve entità richiede un'offensività minima, assente in questo caso.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
Un individuo è stato condannato per spaccio di stupefacenti dopo essere stato trovato in possesso di un'ingente quantità di cocaina. In sede di ricorso, ha richiesto la riqualificazione del reato nella fattispecie di 'lieve entità stupefacenti'. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che l'elevato quantitativo della sostanza, l'alto grado di purezza e le circostanze fattuali (come il comportamento del soggetto e il luogo del ritrovamento) sono elementi sufficienti a escludere la fattispecie meno grave e a confermare l'intento di spaccio.
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Lieve entità stupefacenti: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di stupefacenti. La Corte ha confermato la decisione di merito, escludendo sia l'uso personale sia la fattispecie di lieve entità stupefacenti, basandosi su una valutazione complessiva di indici quali l'ingente quantitativo, la diversità delle sostanze, le modalità di confezionamento e i contatti telefonici con acquirenti.
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Lieve entità stupefacenti: no se la quantità è alta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due imputati, confermando che l'ipotesi di reato di lieve entità stupefacenti non è applicabile in presenza di un quantitativo ingente di sostanza (in questo caso, sufficiente per oltre 3.700 dosi). Tale dato quantitativo è stato ritenuto un 'valore negativo assorbente', in grado da solo di escludere la fattispecie meno grave. Sono stati respinti anche i motivi relativi alla quantificazione della pena e al diniego delle attenuanti generiche, giudicati generici e infondati.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio. Il tentativo di ottenere la riqualificazione del reato in fatto di lieve entità stupefacenti è stato respinto. La Corte ha valorizzato il notevole quantitativo di droga (circa 300 grammi), la piena consapevolezza dell'imputato e la sua integrazione in contesti criminali, elementi che complessivamente escludono l'applicazione della fattispecie attenuata.
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Lieve entità stupefacenti e attenuante: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 26303/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per un reato concernente gli stupefacenti. Il ricorrente sosteneva che il riconoscimento del fatto di "lieve entità stupefacenti" dovesse comportare automaticamente l'applicazione dell'attenuante del danno patrimoniale di speciale tenuità. La Suprema Corte ha rigettato questa interpretazione, ribadendo la consolidata giurisprudenza secondo cui le due valutazioni sono distinte e autonome. Il riconoscimento della lieve entità non implica necessariamente che il lucro o il danno siano di speciale tenuità, valutazione che spetta al giudice di merito.
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