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Lieve Entità Stupefacenti

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50 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Lieve entità stupefacenti: quando 720 dosi negano lo sconto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava il mancato riconoscimento della circostanza attenuante della lieve entità stupefacenti. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, evidenziando che la quantità di droga sequestrata (pari a 720 dosi di marijuana e 12 di hashish), la presenza di un bilancino di precisione, di materiale per il confezionamento e di una somma in contanti escludono l'applicazione della minore gravità. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità stupefacenti: tra speranza di sconto e rigetto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, il quale chiedeva il riconoscimento della lieve entità stupefacenti. Il ricorrente contestava il diniego delle attenuanti generiche e del trattamento sanzionatorio di favore. I giudici hanno stabilito che le doglianze erano prive di specificità e meramente riproduttive di argomenti già esaminati e respinti nei gradi precedenti. Inoltre, alcune richieste non erano state sollevate in appello, rendendole precluse in sede di legittimità. La decisione conferma la condanna e impone il pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Lieve entità stupefacenti: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un giovane condannato per traffico di sostanze stupefacenti. La difesa chiedeva il riconoscimento della fattispecie di **lieve entità stupefacenti**, sostenendo che il fatto fosse meno grave di quanto stabilito dai giudici di merito. Tuttavia, la Suprema Corte ha rilevato che i motivi del ricorso erano una semplice ripetizione di quanto già discusso in appello, senza apportare nuove critiche specifiche alla sentenza impugnata. Inoltre, il ricorrente cercava di ottenere una nuova valutazione dei fatti, operazione non consentita nel giudizio di legittimità. La decisione ha confermato la condanna e imposto il pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Lieve entità stupefacenti: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la condanna per traffico di sostanze stupefacenti. Il fulcro della controversia riguardava il mancato riconoscimento della lieve entità stupefacenti ai sensi dell'art. 73, comma 5, del TUS. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d'Appello, rilevando che la valutazione del dato qualitativo e quantitativo della sostanza era stata condotta con rigore logico. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile poiché si limitava a riproporre censure di merito già ampiamente discusse e respinte nei gradi precedenti.
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Lieve entità stupefacenti: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per detenzione illecita di cocaina, rigettando la richiesta di applicazione della **Lieve entità stupefacenti**. Il caso riguardava il possesso di circa 17 grammi lordi di sostanza, con un principio attivo corrispondente a oltre 10 grammi netti di cocaina pura. Tale quantità permetteva il confezionamento di circa 77 dosi medie giornaliere. La Suprema Corte ha stabilito che l'elevato numero di dosi e la purezza della sostanza sono elementi oggettivi che precludono la qualificazione del fatto come di particolare tenuità, confermando la correttezza della decisione dei giudici di merito.
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Lieve entità stupefacenti: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da un imputato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti. Il ricorrente contestava il mancato riconoscimento della lieve entità stupefacenti nonostante la detenzione di shaboo e hashish. La Suprema Corte ha stabilito che la presenza di strumenti per il confezionamento, la diversità qualitativa delle droghe e l'elevato grado di purezza della metanfetamina escludono la minima offensività della condotta, rendendo legittimo il diniego dell'attenuante prevista dall'art. 73 comma 5 del DPR 309/90.
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Lieve entità stupefacenti: i criteri di esclusione
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione della fattispecie di lieve entità stupefacenti per un caso riguardante il possesso di sostanze dalle quali erano ricavabili 640 dosi medie. La decisione si fonda sulla preminenza del dato ponderale e sull'elevata purezza della droga, elementi che denotano una capacità offensiva incompatibile con l'ipotesi attenuata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile in quanto riproponeva censure già adeguatamente risolte nei precedenti gradi di giudizio.
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Lieve entità stupefacenti: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per detenzione di circa 473 grammi di hashish. La difesa lamentava la mancata riqualificazione del fatto come **lieve entità stupefacenti** e il diniego delle attenuanti generiche. Gli Ermellini hanno chiarito che la disponibilità di quasi 4.000 dosi, unitamente alle modalità di occultamento e all'inserimento in circuiti criminali, impedisce di considerare la condotta come di minima offensività. La decisione ribadisce che la valutazione sulla gravità del fatto deve essere complessiva e non limitata al solo dato quantitativo.
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Lieve entità stupefacenti: i limiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, confermando l'applicazione della lieve entità stupefacenti nella sua forma aggravata. La decisione sottolinea che la non occasionalità della condotta, desunta dall'organizzazione logistica e dal quantitativo di dosi, impedisce l'accesso a benefici sanzionatori più ampi. Inoltre, la Corte ha ribadito che l'attenuante del lucro di speciale tenuità non è applicabile se i proventi dell'attività illecita risultano cospicui, confermando la legittimità del giudizio di merito basato sulla capacità criminale del soggetto.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
Il caso analizza il ricorso di un cittadino condannato per detenzione di hashish. La difesa ha richiesto il riconoscimento della lieve entità stupefacenti, ma la Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso. La decisione è basata sull'elevato quantitativo di dosi ricavabili e sul possesso di un bilancino di precisione, elementi che escludono la minima offensività del fatto.
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Lieve entità stupefacenti: i criteri di valutazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 47711/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio, che chiedeva il riconoscimento della lieve entità stupefacenti. La Corte ha ribadito che la valutazione deve essere complessiva e che anche un solo elemento negativo, come la professionalità nell'attività di spaccio, è sufficiente per escludere l'applicazione della fattispecie di minore gravità.
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Lieve entità stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di condanna per associazione a delinquere finalizzata allo spaccio, chiarendo i criteri per la qualificazione del reato come di 'lieve entità stupefacenti'. La Corte ha stabilito che l'esistenza di un'associazione non esclude automaticamente la lieve entità, ma impone al giudice una valutazione complessiva di tutti gli elementi del caso, come mezzi, modalità e quantità della sostanza. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di 1 kg di marijuana. La Corte ha confermato che la qualificazione di lieve entità stupefacenti non è applicabile in presenza di un quantitativo così ingente, che indica un'attività di spaccio organizzata e non marginale. Sono stati respinti anche i motivi relativi al disegno criminoso, alle attenuanti generiche e all'espulsione.
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Lieve entità stupefacenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di cocaina, confermando l'esclusione della fattispecie di lieve entità stupefacenti. La decisione si fonda sulla notevole quantità di principio attivo, sul numero di dosi ricavabili e sul possesso di una considerevole e ingiustificata somma di denaro, elementi che nel loro complesso denotano una spiccata potenzialità offensiva della condotta.
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Lieve entità stupefacenti: i criteri della Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio di stupefacenti e detenzione di armi. La Corte ribadisce che la valutazione della lieve entità stupefacenti richiede un'analisi complessiva di tutti gli elementi del reato, come la professionalità dello spaccio, e non può essere oggetto di una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità.
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Lieve entità stupefacenti: no se ci sono più droghe
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per spaccio e detenzione di crack e hashish. La difesa chiedeva la riqualificazione del reato come 'lieve entità stupefacenti', ma la Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, sottolineando che la valutazione deve essere complessiva. La presenza di droghe diverse, di una somma di denaro e di un'organizzazione minima indicano una capacità criminale che esclude il beneficio della pena ridotta.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso in materia di stupefacenti, confermando la decisione di merito che escludeva l'ipotesi di 'lieve entità stupefacenti'. La Corte ha ribadito che un elevato dato ponderale della sostanza è un indicatore sufficiente a dimostrare l'inserimento del soggetto in circuiti criminali organizzati, giustificando così una valutazione di maggiore gravità del fatto e l'esclusione del beneficio.
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Lieve entità stupefacenti: quando è esclusa?
Un soggetto condannato per aver introdotto 83 grammi di stupefacenti e tre telefoni cellulari in carcere ha presentato ricorso in Cassazione, chiedendo che il reato fosse qualificato come di 'lieve entità stupefacenti'. La Corte Suprema ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che le modalità fraudolente, la quantità non modesta della sostanza e la presenza di mezzi di comunicazione escludono la possibilità di una minima offensività penale, requisito fondamentale per la fattispecie di lieve entità.
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Lieve entità stupefacenti: quando non si applica?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'imputata che chiedeva il riconoscimento del reato di spaccio di lieve entità stupefacenti. La decisione si basa sulla considerevole quantità di cocaina detenuta (107 grammi) e sulla somma di denaro (540 euro) trovata in suo possesso, elementi ritenuti incompatibili con la fattispecie meno grave.
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Lieve entità stupefacenti: valutazione unitaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza 34803/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per detenzione di diverse tipologie di stupefacenti. La Corte ha ribadito che la valutazione della lieve entità stupefacenti deve essere unitaria e complessiva, non essendo possibile scindere la condotta relativa a una sostanza (cocaina) da quella contestuale relativa ad altre (hashish e marijuana). Anche una quantità modesta di droga pesante non può essere considerata di lieve entità se inserita in un contesto di detenzione di ingenti quantitativi di altre droghe, indicativo di un inserimento strutturato nel mercato illecito.
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