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Ius Superveniens — Anno 2023

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284 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ius Superveniens

Provvedimenti

Fatture per operazioni inesistenti: nuova legge, stessa condanna
Un imprenditore, titolare di una ditta individuale, è stato condannato per l'emissione di fatture per operazioni inesistenti per gli anni dal 2015 al 2018. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione chiedendo l'applicazione di una norma successiva più favorevole, introdotta nel 2019, che prevede una pena attenuata se l'importo annuo delle fatture è inferiore a centomila euro. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che la nuova legge non è in concreto più favorevole rispetto a quella vigente al momento del fatto: entrambe prevedono la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni. Di conseguenza, non si applica il principio del favor rei. La Cassazione ha confermato la condanna e il calcolo della pena per la continuazione dei reati.
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Impugnazione estratto di ruolo: perché il ricorso non basta più
Il Contribuente ha proposto opposizione davanti al Giudice di pace dopo aver scoperto spontaneamente un debito tramite un estratto di ruolo. A seguito della dichiarazione di inammissibilità nei gradi di merito, la Corte di Cassazione ha confermato che l'impugnazione estratto di ruolo è fortemente limitata dalla legge. Secondo le Sezioni Unite, il cittadino non può contestare direttamente l'estratto di ruolo se non dimostra un interesse concreto e immediato, come il blocco di pagamenti pubblici o la perdita di benefici. La semplice eccezione di prescrizione del debito, in assenza di azioni esecutive avviate dall'amministrazione, non giustifica il ricorso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del Contribuente, condannandolo al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Impugnazione estratto di ruolo: stop ai ricorsi senza danno reale
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un ruolo esattoriale dopo averne preso spontaneamente visione tramite estratto di ruolo. Sia il Giudice di Pace sia il Tribunale hanno rigettato la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile in mancanza di un concreto interesse ad agire. La nuova normativa (Art. 12, comma 4-bis, d.P.R. n. 602/1973), che limita la possibilità di contestare l'estratto di ruolo se non vi sono azioni esecutive in corso o specifici pregiudizi (come la perdita di benefici o la partecipazione a gare pubbliche), si applica anche ai processi già pendenti. Non basta eccepire la prescrizione del credito successiva alla cartella per giustificare il ricorso. Il ricorso del Contribuente è stato quindi definitivamente respinto.
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Impugnazione estratto di ruolo: debito reale ma ricorso vietato
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un estratto di ruolo relativo a sanzioni pecuniarie. Dopo alterne vicende nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ha chiarito i limiti di ammissibilità della domanda. Con l'ordinanza n. 18117/2023, i giudici hanno applicato la recente riforma legislativa che limita l'impugnazione estratto di ruolo. Tale atto non è direttamente contestabile in tribunale, a meno che il cittadino non dimostri un danno concreto e immediato, come l'esclusione da una gara d'appalto o la perdita di benefici pubblici. Poiché Il Contribuente non ha provato alcun pregiudizio specifico, la Cassazione ha annullato senza rinvio le decisioni precedenti, dichiarando la causa improponibile fin dall'inizio e disponendo la compensazione delle spese di giudizio.
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Impugnazione dell’estratto di ruolo: quando il ricorso è inutile
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un estratto di ruolo per debiti verso il Comune. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è consentita solo in casi eccezionali e tassativi previsti dalla legge. Non è possibile impugnare l'estratto di ruolo per far valere la prescrizione del credito se la Pubblica Amministrazione non ha ancora avviato alcuna azione esecutiva concreta. Il Contribuente è stato condannato a pagare le spese di giudizio.
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Tutela del creditore terzo: la Cassazione batte la confisca
Un istituto di credito, poi sostituito da una società finanziaria (Il Creditore), ha richiesto la tutela del proprio credito ipotecario su beni colpiti da confisca penale. La Corte d'Appello ha dichiarato la domanda inammissibile perché tardiva. La Corte di Cassazione, applicando una recente pronuncia della Corte Costituzionale, ha annullato la decisione. La Consulta ha infatti cancellato la norma che faceva decorrere i termini di decadenza prima ancora dell'entrata in vigore della legge del 2017. Di conseguenza, la Cassazione ha stabilito che la tutela del creditore terzo deve essere garantita applicando il termine più favorevole di un anno dal deposito del decreto di esecutività dello stato passivo. La causa viene quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione della tempestività della domanda.
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Servizio di noleggio con conducente: sanzioni nulle per l’app
Il Comune contestava a un conducente la violazione del Codice della Strada per aver svolto un servizio di noleggio con conducente tramite l'applicazione Uber senza preventivo contratto scritto e senza partire dalla rimessa autorizzata. Il Tribunale confermava la sanzione ritenendo applicabile la restrittiva riforma del duemilaotto. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno invece accolto il ricorso del conducente, stabilendo che nel maggio duemilasedici l'efficacia delle nuove restrizioni era sospesa. Di conseguenza, si applicava la disciplina previgente della Legge numero ventuno del millenovecentonovantadue, che non imponeva il rientro obbligatorio in rimessa dopo ogni singola corsa. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Imposta regionale sulla benzina: la Cassazione batte il Fisco
Una società ha impugnato un avviso di accertamento relativo all'imposta regionale sulla benzina per autotrazione (IRBA). La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, annullando definitivamente l'atto impositivo. I giudici hanno stabilito che l'imposta regionale sulla benzina è incompatibile con il diritto dell'Unione Europea (Direttiva 2008/118/CE) poiché priva di una finalità specifica diversa dal semplice incremento delle entrate di bilancio. Di conseguenza, la Suprema Corte ha disapplicato sia le norme nazionali che quelle regionali che cercavano di fare salvi i debiti d'imposta già sorti per il passato, sancendo la totale illegittimità della pretesa tributaria.
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Imposta regionale sulla benzina: la Cassazione cancella il passato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Regione Campania, confermando l'illegittimità dell'imposta regionale sulla benzina per autotrazione. La decisione si fonda sulla sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che ha dichiarato il tributo incompatibile con la direttiva europea sulle accise. L'imposta regionale sulla benzina, infatti, non persegue una finalità specifica diversa dal semplice incremento delle entrate di bilancio. Di conseguenza, i giudici hanno stabilito che le norme nazionali e regionali che cercavano di salvare i pagamenti passati devono essere disapplicate. La Regione non può quindi pretendere il pagamento di questa tassa, anche per i periodi precedenti alla sua formale abrogazione avvenuta nel 2021.
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Imposta regionale sulla benzina: stop ai recuperi del passato
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Ente Pubblico, confermando l'illegittimità dell'imposta regionale sulla benzina per autotrazione. La decisione si basa sulla pronuncia della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, che ha dichiarato il tributo incompatibile con il diritto comunitario poiché privo di una finalità specifica diversa dal semplice incremento delle entrate di bilancio. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno stabilito che le norme nazionali e regionali che cercavano di fare salvi gli effetti delle obbligazioni tributarie già sorte devono essere disapplicate. L'Ente Pubblico perde la causa e non può riscuotere il tributo illegittimo, venendo inoltre condannato al pagamento del doppio del contributo unificato.
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Non retroattività legge leasing: la Cassazione nega sconti sui vecchi contratti
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una risoluzione di un contratto di leasing immobiliare per mancato pagamento dei canoni. L'azienda utilizzatrice sosteneva l'applicazione della nuova e più favorevole Legge 124/2017. La Corte ha respinto questa tesi, affermando il principio di non retroattività della legge sul leasing. La nuova disciplina si applica solo alle risoluzioni contrattuali i cui presupposti si sono verificati dopo la sua entrata in vigore. Per i contratti risolti in precedenza, continuano a valere le vecchie regole, basate sulla distinzione tra leasing di godimento e traslativo e sull'applicazione analogica dell'art. 1526 c.c. Di conseguenza, la Società di Leasing ha vinto la causa.
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Impugnazione estratto di ruolo: il Fisco vince senza notifica
Una società ha contestato un estratto di ruolo sostenendo di non aver mai ricevuto le cartelle di pagamento originali. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: l'impugnazione estratto di ruolo è inammissibile se il contribuente non dimostra un pregiudizio concreto e attuale derivante dall'iscrizione del debito. Non è sufficiente la semplice affermazione di mancata notifica. Tra i pregiudizi validi rientrano l'esclusione da appalti pubblici o il blocco di pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione. In assenza di tale prova, il ricorso del contribuente è stato respinto per carenza di 'interesse ad agire', dando ragione all'Agenzia delle Entrate.
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Revocazione sentenza Cassazione: Errore del Giudice o di Diritto?
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di alcuni ex amministratori di una banca che chiedevano la revocazione di una precedente sentenza della stessa Corte. Gli amministratori, sanzionati dalla Banca d'Italia per carenze gestionali, sostenevano che i giudici avessero commesso un errore di fatto, ignorando alcuni motivi del loro ricorso. La Corte ha però chiarito che le loro lamentele non riguardavano un errore di percezione (una svista), ma un disaccordo sull'interpretazione delle norme. Questo costituisce un errore di giudizio, non un errore di fatto, e quindi non è un motivo valido per la revocazione della sentenza Cassazione. Di conseguenza, la condanna è stata confermata.
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Risoluzione contratto di leasing: la legge nuova non è retroattiva
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla risoluzione del contratto di leasing per inadempimenti avvenuti prima dell'entrata in vigore della Legge 124/2017. Una società di leasing aveva citato in giudizio i garanti per il mancato pagamento dei canoni da parte dell'utilizzatore. La Corte ha stabilito che la nuova legge non è retroattiva. Di conseguenza, ai contratti risolti prima del 29 agosto 2017 si applica la vecchia disciplina, in particolare l'articolo 1526 del Codice Civile. Questo impone alla società di leasing la restituzione dei canoni riscossi, pur avendo diritto a un equo compenso per l'uso del bene e al risarcimento del danno. L'appello della società è stato quindi respinto.
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Cessione quote non è vendita d’azienda: stop al Fisco
L'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato una serie di operazioni societarie (conferimento di ramo d'azienda seguito da cessione di quote) come un'unica cessione d'azienda, applicando una maggiore imposta di registro. La Corte di Cassazione ha annullato l'accertamento fiscale, accogliendo il ricorso della società. Il principio sancito è che l'interpretazione atti imposta di registro deve basarsi esclusivamente sul singolo atto presentato alla registrazione, senza considerare elementi esterni o atti collegati. La Corte ha applicato retroattivamente la nuova formulazione dell'art. 20 del Testo Unico sull'Imposta di Registro, che vieta al Fisco di 'ricostruire' l'operazione economica complessiva per tassarla diversamente, se non attraverso le specifiche procedure anti-abuso.
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Cessione Quote vs Azienda: Stop alla Riqualificazione Fiscale
L'Agenzia delle Entrate aveva operato una riqualificazione fiscale degli atti, considerando una serie di operazioni societarie (conferimento di ramo d'azienda seguito da cessione di quote) come un'unica cessione d'azienda, tassandola di conseguenza in modo più oneroso. La Corte di Cassazione ha annullato l'accertamento, accogliendo il ricorso della società. I giudici hanno applicato la nuova versione dell'art. 20 del Testo Unico sull'Imposta di Registro, che ha efficacia retroattiva. Secondo questo principio, la tassazione deve basarsi esclusivamente sulla natura e sugli effetti giuridici del singolo atto presentato per la registrazione, senza poter considerare elementi esterni o atti collegati per ricostruire una presunta 'causa reale' dell'intera operazione. La vittoria è andata al contribuente.
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Canone di concessione in proroga: si paga anche dopo la scadenza
Una società di distribuzione del gas, dopo la scadenza del contratto con un Comune, era obbligata per legge a continuare il servizio in attesa di una nuova gara. La società si rifiutava di pagare il canone di concessione, ritenendolo ingiusto per un'attività ridotta alla sola gestione ordinaria. La Corte di Cassazione ha stabilito che il pagamento del **canone di concessione in proroga** è sempre dovuto, anche dopo la scadenza del contratto. La legge, infatti, lo impone. Tuttavia, l'azienda non è senza tutele: può chiedere una revisione delle condizioni economiche del contratto o un risarcimento danni al Comune per i ritardi nell'indire la nuova gara, ma non può semplicemente smettere di pagare il canone.
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Rimborso Fiscale Sisma: Diritto Acquisito Vince sui Limiti di Spesa
Un contribuente, vittima del terremoto in Sicilia del 1990, ottiene una sentenza definitiva per un rimborso fiscale. L'Agenzia delle Entrate, però, si oppone al pagamento integrale invocando nuove leggi che limitano i rimborsi alla capienza di un fondo statale. La Corte di Cassazione interviene e stabilisce un principio fondamentale: il diritto al rimborso fiscale sisma, una volta accertato da un giudice, non può essere annullato da limiti di spesa successivi. Queste nuove norme possono solo regolare le modalità di pagamento, ma non negare il diritto del cittadino. L'Agenzia delle Entrate perde il ricorso e viene condannata a pagare le spese legali.
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Conflitto di interessi: annullato il piano urbanistico ‘ad personam’
La Corte di Cassazione affronta un caso di violazione delle distanze tra costruzioni. Una parte, per sanare il proprio immobile, partecipa come membro di una commissione comunale alla modifica del piano urbanistico. La Corte stabilisce che il palese conflitto di interessi dell'amministratore rende illegittima la delibera urbanistica. Il dovere di astenersi, infatti, non riguarda solo la votazione finale ma anche la fase preparatoria che la influenza. Di conseguenza, la modifica al piano viene disapplicata e la costruzione rimane illegittima. Vince la parte che aveva denunciato la violazione delle distanze.
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Fabbricati Rurali: l’Esenzione ICI è Retroattiva, il Comune Perde
Una società agricola chiede il rimborso dell'ICI pagata nel 2007 per un immobile che, pur essendo già rurale, ha ottenuto la classificazione catastale corretta (D/10) solo nel 2009. Il Comune nega il rimborso. La Corte di Cassazione dà ragione alla società, stabilendo un principio fondamentale sull'esenzione ICI fabbricati rurali. Grazie a specifiche leggi, la richiesta di variazione catastale presentata nel 2011 ha efficacia retroattiva per i cinque anni precedenti. Pertanto, il diritto all'esenzione copre anche l'annualità 2007, rendendo legittima la richiesta di rimborso. Il ricorso del Comune viene respinto.
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