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Ius Superveniens — Anno 2023

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284 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Ius Superveniens

Provvedimenti

Rimborso sisma Sicilia: i cittadini battono il fisco senza fondi
Gli eredi di una contribuente hanno chiesto il rimborso del 90% dell'IRPEF versata per gli anni 1990-1992, beneficiando delle agevolazioni per le vittime del terremoto del 1990 in Sicilia. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato, sostenendo che le nuove leggi limitassero i rimborsi in base ai fondi disponibili dello Stato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il diritto al **rimborso sisma Sicilia** deve essere accertato nel giudizio di merito. I limiti di spesa pubblica e i tagli percentuali non cancellano il diritto del cittadino, ma possono essere applicati solo nella successiva fase esecutiva di pagamento. Vince il contribuente.
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Prededucibilità crediti autotrasporto: sì ai pagamenti prioritari
L'Impresa di Autotrasporti ha richiesto l'ammissione al passivo della Grande Azienda Siderurgica in amministrazione straordinaria per un credito di oltre 700.000 euro, invocando la prededucibilità crediti autotrasporto. Il Tribunale aveva negato tale priorità, ritenendo che il trasporto di prodotti finiti non fosse essenziale per la continuità degli impianti. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che la prededuzione spetta anche per il trasporto dei prodotti finiti, poiché tale attività completa il ciclo produttivo aziendale. La causa è stata rinviata al Tribunale per una nuova decisione.
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Rimborso imposte sisma: no ai soldi senza prove di residenza
Il caso riguarda la richiesta di un lavoratore dipendente per ottenere il rimborso imposte sisma pari al 90% dei tributi versati per il triennio 1990-1992, a seguito del terremoto in Sicilia. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il diritto, eccependo che il richiedente non risiedeva nei comuni colpiti, pur lavorando per un'azienda locale. La Corte di secondo grado ha accolto la domanda del contribuente senza valutare questo requisito fondamentale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ufficio pubblico, stabilendo che il giudice d'appello ha omesso di esaminare la sussistenza dei requisiti soggettivi richiesti dalla legge. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Rimborso imposte sisma: sì al recupero ma con limiti UE
Il Contribuente, un lavoratore autonomo colpito dal terremoto del 1990 in Sicilia, ha richiesto il rimborso del novanta per cento delle imposte versate per il triennio 1990-1992. L'Amministrazione Finanziaria ha negato il rimborso considerandolo tardivo e configurabile come aiuto di Stato illegittimo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che la domanda di rimborso imposte sisma non era tardiva, poiché presentata entro i due anni dalla legge di conversione del 2008. Riguardo alla compatibilità con il diritto dell'Unione Europea, la Corte ha chiarito che l'agevolazione può essere concessa anche ai lavoratori autonomi, purché vengano rispettati i limiti del regolamento europeo sugli aiuti di importanza minore (de minimis). La sentenza è stata quindi cassata con rinvio al giudice d'appello per verificare il rispetto di tali limiti quantitativi.
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Rimborso imposte sisma 1990: il Fisco perde in Cassazione
Un contribuente ha richiesto il rimborso delle imposte IRPEF e ILOR pagate in eccedenza, avvalendosi delle agevolazioni per il terremoto in Sicilia del 1990. L'Agenzia delle Entrate non ha risposto alla richiesta, generando un silenzio-rifiuto impugnato dal cittadino. I giudici di merito hanno riconosciuto il diritto al rimborso. L'Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che le nuove norme imponessero che fosse l'ufficio a quantificare la somma. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le nuove disposizioni sulle modalità di calcolo si applicano solo nella fase esecutiva e non incidono sul riconoscimento del diritto al rimborso. Il contribuente ottiene così la conferma definitiva del suo diritto al rimborso imposte sisma 1990.
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Rimborso imposte sisma 1990: la Cassazione salva IRPEF e ILOR
Il Contribuente ha richiesto il rimborso del 90% delle imposte versate per gli anni 1990, 1991 e 1992, beneficiando dell'agevolazione per le vittime del terremoto in Sicilia. L'Amministrazione Finanziaria ha negato la restituzione, ritenendo la domanda troppo generica. La Corte di Cassazione ha chiarito che il ricorso non è inammissibile se le imposte pagate sono facilmente individuabili dai documenti allegati. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che il rimborso imposte sisma 1990 non spetta per l'IVA, in quanto contraria al diritto dell'Unione Europea. Per le imposte dirette come IRPEF e ILOR, il rimborso è invece possibile, ma deve rispettare i limiti europei sugli aiuti di Stato de minimis. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per verificare la sussistenza di tali requisiti.
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Sanzioni civili Gestione Separata: INPS perde contro l’avvocato
L'INPS ha richiesto l'applicazione delle sanzioni per evasione contributiva a un avvocato non iscritto alla Cassa Forense, per omesso versamento dei contributi alla Gestione Separata. La Corte d'Appello ha invece applicato il regime più favorevole dell'omissione, escludendo l'intento fraudolento poiché la professionista aveva regolarmente dichiarato i propri redditi al fisco. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'INPS. I giudici hanno confermato che l'assenza di dolo esclude l'evasione. Inoltre, la Corte Costituzionale ha recentemente dichiarato illegittime le sanzioni civili Gestione Separata per i periodi precedenti alla legge di riferimento. Di conseguenza, l'ente previdenziale perde il ricorso e deve versare il doppio del contributo unificato.
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Permesso premio: il detenuto modello vince contro il silenzio
Il Tribunale di Sorveglianza negava il permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per reati associativi, motivando il rigetto con la mancata giustificazione della scelta di non collaborare con la giustizia. Il detenuto ricorreva in Cassazione, evidenziando il proprio eccellente percorso rieducativo (quattro lauree conseguite) e l'illegittimità di tale pretesa. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, chiarendo che, dopo la storica sentenza della Corte Costituzionale n. 253/2019, la mancata collaborazione non costituisce un divieto assoluto. Inoltre, a causa dell'entrata in vigore del D.L. 162/2022, che ha ridisegnato i requisiti per l'accesso ai benefici per i non collaboranti, i giudici di merito dovranno rivalutare il caso. La Cassazione ha quindi annullato l'ordinanza con rinvio, imponendo un nuovo esame basato sulla nuova normativa.
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Rimborso imposte sisma 1990: il Fisco perde contro i cittadini
Due coniugi residenti in una zona colpita dal terremoto del 1990 presentano istanza per ottenere il rimborso imposte sisma 1990, pari al 90% di quanto versato per IRPEF e ILOR negli anni 1990-1992. L'Agenzia delle Entrate nega il diritto, sostenendo che l'agevolazione riguardi solo le imposte non ancora pagate e che la richiesta sia tardiva. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del Fisco. I giudici confermano che l'agevolazione spetta anche a chi ha già pagato, sotto forma di rimborso. Inoltre, stabiliscono che la domanda è tempestiva se presentata entro due anni dall'entrata in vigore della legge di conversione n. 31 del 2008. I contribuenti vincono definitivamente la causa e hanno diritto alla restituzione delle somme oltre al pagamento delle spese legali.
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Inversione contabile: la forma regolare non salva dalla frode
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società, contestando un'ingente frode IVA realizzata tramite operazioni soggettivamente inesistenti. La società si interponeva negli acquisti di merci estere per conto di altre aziende del gruppo, utilizzando lo schema dell'inversione contabile all'estrazione dei beni da depositi IVA. Lo scopo era compensare l'imposta dovuta con un credito IVA fittizio precedentemente creato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando la perdita del diritto alla detrazione dell'imposta. I giudici hanno stabilito che l'inversione contabile non protegge il contribuente se manca il requisito sostanziale della buona fede e se le operazioni si inseriscono in un disegno fraudolento preordinato. Di conseguenza, la società è stata condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Misure alternative alla detenzione: stop al blocco assoluto
Il Tribunale di Sorveglianza dichiarava inammissibile la richiesta di misure alternative alla detenzione presentata da un condannato per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso, ritenendo il reato ostativo. Il condannato ricorreva in Cassazione. Durante il giudizio, è entrata in vigore una nuova legge (D.L. 162/2022) che ha eliminato il divieto assoluto di concessione dei benefici per chi non collabora con la giustizia, introducendo la possibilità di valutare la richiesta nel merito a determinate condizioni. La Corte di Cassazione ha stabilito che questa nuova norma, più favorevole, si applica immediatamente. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato il provvedimento e ha rinviato il caso al Tribunale di Sorveglianza per una nuova valutazione della domanda.
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Certificato di agibilità: paga l’azienda, non l’artista
L'Ispettorato del Lavoro ha sanzionato un'Azienda radiotelevisiva e il suo Legale Rappresentante per aver impiegato lavoratori dello spettacolo senza il prescritto certificato di agibilità. I ricorrenti si sono opposti, sostenendo che l'obbligo gravasse sui lavoratori e invocando l'applicazione retroattiva di una legge successiva più favorevole. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione di oltre 42.000 euro. I giudici hanno chiarito che l'obbligo di verificare il certificato di agibilità grava esclusivamente sull'impresa che fa agire i lavoratori. Inoltre, in materia di sanzioni amministrative, si applica rigorosamente la legge vigente al momento della violazione, escludendo l'applicazione retroattiva di norme più favorevoli entrate in vigore successivamente.
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Rimborso imposte sisma: le regole UE battono il fisco italiano
Una contribuente, titolare di un'impresa individuale, ha richiesto il rimborso imposte sisma per il 90% dei tributi versati negli anni 1990-1992, a seguito del terremoto in Sicilia del 1990. L'Amministrazione Finanziaria si è opposta, ritenendo l'agevolazione un aiuto di Stato incompatibile con il diritto dell'Unione Europea. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione, stabilendo che il diritto dell'Unione Europea prevale sul giudicato nazionale. I giudici hanno rinviato la causa alla Corte di Giustizia Tributaria di secondo grado per verificare se il rimborso rispetti i limiti del regolamento de minimis (soglia massima di 200.000 euro nel triennio) e se la contribuente abbia presentato la necessaria autocertificazione. Vince l'Amministrazione Finanziaria, che ottiene un nuovo esame del caso.
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Giudizio di ottemperanza: il Fisco deve pagare anche senza fondi
Una contribuente ha ottenuto il diritto definitivo al rimborso del 90% dell'IRPEF per il sisma del 1990. Per ottenere il pagamento, ha avviato un giudizio di ottemperanza. L'Amministrazione Finanziaria ha eccepito che una legge successiva limita i rimborsi in base ai fondi stanziati. La Corte di Cassazione ha chiarito che la nuova legge non cancella il diritto al rimborso stabilito dal giudicato, ma ne regola l'esecuzione. Il giudice del giudizio di ottemperanza deve verificare la disponibilità dei fondi e, se insufficienti, nominare un commissario ad acta per attivare le procedure contabili pubbliche, senza tagliare il credito del cittadino. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Rimborso imposte sisma: il Fisco perde contro i contribuenti
Un lavoratore autonomo ha richiesto il rimborso imposte sisma per i tributi versati nel triennio 1990-1992, periodo colpito dal terremoto in Sicilia. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso tramite silenzio-rifiuto. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto le ragioni del contribuente e della coniuge (che aveva presentato dichiarazione congiunta), ritenendo applicabile il regime europeo de minimis. L'Amministrazione finanziaria ha fatto ricorso in Cassazione, lamentando la genericità della domanda e la violazione delle regole sugli aiuti di Stato. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, confermando il diritto al rimborso di circa 21.000 euro, ampiamente inferiore alla soglia comunitaria di 200.000 euro, e condannando il fisco al pagamento delle spese processuali.
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Massimale retributivo pensionabile: INPS vince in Cassazione
Una lavoratrice dello spettacolo ha chiesto la riliquidazione della pensione senza l'applicazione del limite massimo alla retribuzione giornaliera per la quota successiva al 1992. La Corte d'appello le ha dato ragione, ritenendo il limite superato dalle riforme. L'Istituto Previdenziale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il massimale retributivo pensionabile previsto dalla vecchia legge del 1971 non è stato abrogato e si applica anche alla quota B della pensione per i lavoratori iscritti prima del 1996. Di conseguenza, la sentenza d'appello è stata annullata con rinvio.
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Accertamento fiscale: cassaforte aperta ma sanzioni ridotte
Un'azienda ha impugnato un accertamento fiscale per imposte dirette e IVA, contestando la validità della firma del funzionario delegato e l'acquisizione di documenti da una cassaforte senza l'autorizzazione del Procuratore della Repubblica. La Corte di Cassazione ha stabilito che la delega di firma interna è pienamente valida e che l'autorizzazione della Procura serve solo per l'apertura forzata, non quando il contribuente consegna spontaneamente i documenti. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alle sanzioni, applicando il principio del favor rei grazie a una legge successiva più favorevole. Il caso è stato rinviato alla Corte di Giustizia Tributaria per ricalcolare le sanzioni.
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Rimborso imposte sisma: l’Europa blocca i milioni della banca
Una società contribuente ha richiesto all'Amministrazione Finanziaria il rimborso del 90% delle imposte pagate per il triennio 1990-1992, invocando le agevolazioni per le zone colpite dal terremoto in Sicilia del 1990. A seguito del silenzio-rifiuto dell'ufficio, è nato un contenzioso. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando il diniego del rimborso. I giudici hanno stabilito che l'agevolazione fiscale per le imprese costituisce un aiuto di Stato illegittimo e incompatibile con il diritto dell'Unione Europea. Pertanto, il rimborso imposte sisma non spetta, a meno che l'impresa non dimostri che l'importo rientri nei limiti del regime de minimis o di altri aiuti autorizzati, prova che in questo caso è mancata. La società è stata condannata a pagare le spese di giudizio.
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Agevolazioni fiscali sisma 1990: stop all’IVA ridotta
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che riconosceva a una società in liquidazione il diritto alla riduzione del 90% dell'IVA per gli anni 1991 e 1992, in base alle agevolazioni previste per le vittime del terremoto in Sicilia del 1990. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione finanziaria, stabilendo che le agevolazioni fiscali sisma 1990 costituiscono un aiuto di Stato illegittimo e incompatibile con il diritto dell'Unione Europea. In particolare, per quanto riguarda l'IVA, tale riduzione contrasta con il principio di neutralità fiscale e con l'obbligo di riscossione integrale dell'imposta. Di conseguenza, la Suprema Corte ha cassato la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, ha rigettato il ricorso originario della società, confermando la legittimità della pretesa tributaria dello Stato.
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Contumacia volontaria: l’assenza in giudizio non ferma il Fisco
Gli eredi di un contribuente hanno chiesto il rimborso d'imposta del novanta per cento dell'Irpef versata per gli anni dal 1990 al 1992. L'Agenzia delle Entrate si è opposta in appello, evidenziando che il rimborso violava il divieto europeo di aiuti di Stato. I contribuenti, rimasti in contumacia volontaria durante il secondo grado, hanno impugnato la decisione sfavorevole in Cassazione. Essi hanno lamentato la violazione del diritto di difesa, sostenendo che il giudice d'appello non avrebbe dovuto decidere su questioni non dibattute. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la contumacia volontaria non comporta alcuna violazione del contraddittorio se la citazione è regolare. Il giudice non deve notificare alla parte assente le semplici difese dell'appellante.
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