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Invasione Di Terreni

32 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Entrare o occupare un terreno o un edificio altrui senza permesso, con lo scopo di trarne un vantaggio.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Invasione di Terreni: Cassazione conferma condanna per pascolo abusivo
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino, confermando la condanna per un'attività abusiva di pascolo. Il ricorrente aveva cercato di contestare l'accertamento del dolo specifico, sostenendo un travisamento dei fatti. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribadito che non può riesaminare il merito delle prove, ma solo verificare la logica della sentenza di primo grado. Quest'ultima aveva correttamente evidenziato che l'invasione di terreni altrui con greggi, superando una recinzione, dimostrava chiaramente l'intenzione di commettere il reato. Il ricorso è stato respinto, e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Esercizio arbitrario delle proprie ragioni: Cassazione conferma condanna
Un Lavoratore è stato condannato per esercizio arbitrario delle proprie ragioni, invasione di terreni e danneggiamento. Ha rimosso quattro alberi da frutto, causando danni. La Corte d'Appello ha confermato la sua responsabilità penale, ritenendolo uno dei committenti delle opere. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la condanna e sostenendo una condotta legittima. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, giudicandolo aspecifico e manifestamente infondato. Ha confermato la condanna, ritenendo le prove sufficienti e le doglianze infondate.
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Invasione di terreni: Cassazione annulla la condanna
Due persone erano state condannate per l'ipotizzata invasione di terreni e pascolo abusivo ai danni di un'associazione religiosa. I giudici di merito avevano fondato la condanna sulle dichiarazioni di un testimone rese durante le indagini, le quali però non erano state chiaramente confermate durante il dibattimento in aula. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi della difesa, rilevando un evidente travisamento della prova e una motivazione illogica riguardante sia il valore delle testimonianze sia la presunta responsabilità del secondo imputato. Per tali ragioni, i giudici di legittimità hanno annullato la sentenza di condanna, ordinando un nuovo processo di appello per riesaminare accuratamente le prove.
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Invasione di terreni: occupazione prolungata e nessuna tenuità
Due soggetti sono stati condannati per il reato di invasione di terreni per aver occupato abusivamente un'area immobiliare per decenni, continuando l'occupazione anche dopo la morte dell'originario invasore. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione contestando la sussistenza del reato, la mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, il diniego della sospensione condizionale della pena e la misura della sanzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la permanenza dell'occupazione impedisce l'applicazione della particolare tenuità del fatto. Inoltre, la presenza di precedenti penali specifici e la gravità della condotta giustificano il rifiuto dei benefici e la misura della pena. Gli occupanti abusivi dovranno pagare le spese processuali e la sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni: l’assoluzione non evita il danno
Un agricoltore occupava e coltivava arbitrariamente un fondo agricolo altrui dopo la scadenza del permesso temporaneo. Il proprietario subiva l'abbattimento di recinzioni e picchetti di confine con mezzi meccanici. Il Tribunale assolveva l'uomo in sede penale, ma i proprietari impugnavano la decisione per tutelare i propri diritti economici. La Corte di Appello riconosceva la responsabilità civile dell'occupante per il reato di invasione di terreni, condannandolo a risarcire i danni causati. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. I giudici hanno chiarito che, ai fini del risarcimento civile richiesto nel processo penale, non serve la certezza penale ma si applica la regola del più probabile che non. L'agricoltore deve quindi pagare le spese processuali e risarcire i proprietari.
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Invasione di terreni e minacce col cane: condannato il vicino
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per i reati di minaccia e invasione di terreni. L'imputato aveva occupato abusivamente il fondo confinante di proprietà della vittima e l'aveva minacciata dicendo di avere un cane lupo sciolto. La difesa contestava l'attendibilità della persona offesa e la quantificazione del danno di duemila euro. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che le sole dichiarazioni della vittima, se ritenute credibili e coerenti, possono fondare una condanna anche senza riscontri esterni. Inoltre, la quantificazione del danno in via equitativa spetta al giudice di merito ed è insindacabile. L'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Invasione di terreni: assolto l’operaio che posa solo i cavi
Il rappresentante legale di un'impresa viene condannato in primo grado per il reato di invasione di terreni, per aver posato cavi elettrici in un fondo privato non autorizzato. La difesa impugna la decisione, evidenziando che l'azienda si è limitata a inserire i cavi in scavi già realizzati da un'altra ditta, senza partecipare alla scelta del tracciato abusivo. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso, evidenziando la mancanza dell'elemento psicologico del reato in capo all'imputato, il quale non ha preso parte alla pianificazione dello scavo né alla decisione di deviare dal percorso autorizzato. Di conseguenza, la Suprema Corte annulla senza rinvio la sentenza di condanna perché il fatto non costituisce reato.
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Invasione di terreni: niente risarcimento se il confine è incerto
Il caso nasce dalla contestazione del reato di invasione di terreni tra due proprietari di fondi confinanti. Il Giudice di pace condannava in primo grado il presunto autore dell'occupazione. Successivamente, il Tribunale in grado di appello dichiarava il reato estinto per prescrizione e revocava il risarcimento dei danni alla parte civile, rilevando l'assenza di dolo a causa dell'incertezza dei confini. La parte civile proponeva ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che il giudice d'appello, pur dichiarando la prescrizione, deve valutare la responsabilità civile. In presenza di confini incerti manca l'intenzione di commettere il reato, giustificando la revoca dei danni. La parte civile perde definitivamente il diritto al risarcimento in questa sede e viene condannata alle spese.
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Invasione di terreni: il transito col trattore non è reato
Un agricoltore è stato condannato per il reato di invasione di terreni per aver attraversato due volte con il proprio trattore il fondo del vicino, con cui era in corso una causa civile per una servitù di passaggio. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. I giudici hanno chiarito che il reato di invasione di terreni richiede un'occupazione stabile e prolungata nel tempo, volta a esercitare un potere di fatto sull'immobile altrui. Un accesso sporadico, occasionale ed episodico, come il semplice transito temporaneo a bordo di un mezzo agricolo, non configura la condotta illecita punita dalla legge penale, mancando il requisito della stabilità dell'occupazione.
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Invasione di terreni: assolti i vicini per lite sui confini
Un gruppo di vicini è stato accusato di usurpazione e invasione di terreni per aver occupato una porzione di terreno confinante a seguito di una disputa sui confini. Il Giudice di Pace ha assolto gli imputati perché il fatto non sussiste, ritenendo la vicenda una mera controversia civile priva del dolo necessario per configurare il reato. Il Procuratore Generale ha impugnato la decisione, sostenendo l'incompetenza del giudice e il difetto di motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'aggravante del concorso di più persone richiede la loro presenza simultanea e coordinata sul luogo, elemento qui assente. Inoltre, il ricorso è stato giudicato troppo generico nell'indicare le prove dell'intenzionalità dei vicini, confermando l'assoluzione.
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Invasione di terreni: reato prescritto ma il danno si paga
Il titolare di un'azienda è stato accusato di invasione di terreni e gestione illecita di rifiuti per aver sversato ripetutamente fanghi industriali su una strada comunale adiacente alla sua attività. Nonostante l'estinzione dei reati per prescrizione, è rimasta ferma la condanna al risarcimento dei danni civili. L'imprenditore ha proposto ricorso in Cassazione lamentando un vizio di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché volto a richiedere una nuova valutazione dei fatti, preclusa in sede di legittimità. Di conseguenza, l'imprenditore perde il ricorso, deve risarcire i danni civili e pagare le spese processuali oltre a una sanzione pecuniaria.
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Invasione di Terreni: Assolta per aver Oscurato la Vista al Vicino
Una donna, esasperata dai continui litigi con il vicino, entra brevemente nel terreno di quest'ultimo per installare delle tavole di legno e oscurare una veduta. Condannata nei primi gradi di giudizio, la Corte di Cassazione ribalta la decisione. La Corte stabilisce che non si configura il reato di invasione di terreni se l'ingresso è momentaneo e strumentale a un altro scopo, senza l'intenzione specifica di occupare la proprietà o trarne profitto. L'assenza di una permanenza apprezzabile e del dolo specifico escludono il reato. L'imputata viene quindi assolta perché il fatto non sussiste.
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Invasione di terreni: condanna confermata, ricorso respinto
Un individuo, già condannato per il reato di invasione di terreni, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che non è possibile chiedere ai giudici supremi una nuova valutazione delle prove o una ricostruzione alternativa dei fatti. Il tentativo di rimettere in discussione le testimonianze è stato considerato un vizio procedurale. Di conseguenza, la condanna per invasione di terreni è diventata definitiva e l'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Invasione di terreni: nega i lavori, ma la Cassazione lo condanna
La Corte di Cassazione conferma una condanna per il reato di invasione di terreni. Un uomo aveva realizzato opere edilizie abusive su un suolo di proprietà di un ente pubblico. Nonostante l'imputato negasse di essere l'esecutore dei lavori, i giudici hanno ritenuto decisive le testimonianze che lo collocavano sul posto come committente ed esecutore. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, sottolineando che non si possono ridiscutere i fatti in sede di legittimità. Anche la richiesta di non punibilità per la lieve entità del fatto è stata respinta perché formulata in modo troppo generico, senza argomenti specifici. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Invasione di terreni: fratello ara, ma la condanna è annullata
Un uomo viene condannato per il reato di invasione di terreni, nonostante l'azione materiale di aratura fosse stata compiuta dal fratello. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna, stabilendo due principi fondamentali. Primo, la responsabilità penale non può essere presunta sulla base di precedenti dissapori, ma deve essere provata concretamente. Secondo, per configurare il reato di invasione di terreni non basta una qualsiasi azione, ma è necessario dimostrare che essa abbia causato un 'apprezzabile depauperamento', cioè una significativa riduzione della possibilità di godimento del bene da parte del proprietario. La Corte ha quindi rinviato il caso a un nuovo giudice per una nuova valutazione.
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Improcedibilità: quando scatta nei reati permanenti
La Corte di Cassazione ha confermato la dichiarazione di Improcedibilità dell'azione penale in un caso di occupazione abusiva di terreni. Sebbene la condotta fosse iniziata nel 2016, la natura permanente del reato ha fatto sì che la consumazione si protraesse fino alla sentenza di primo grado del 2021. Poiché il reato è stato considerato commesso dopo il 1° gennaio 2020, si applicano i termini di durata massima del giudizio introdotti dalla Riforma Cartabia. Il superamento del limite di tre anni per il grado di appello ha determinato l'estinzione del procedimento.
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Invasione di terreni: limiti del ricorso penale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato in primo grado per il reato di invasione di terreni (art. 631 c.p.) e successivamente assolto in appello per particolare tenuità del fatto. L'imputato contestava la ricostruzione dei confini e la mancata valutazione di prove a discarico. La Suprema Corte ha stabilito che le questioni di merito, come l'interpretazione delle perizie e la misurazione dei terreni, non possono essere riesaminate in sede di legittimità, specialmente in presenza di una doppia conforme sulla responsabilità penale.
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Invasione di terreni: stop all’occupazione demaniale
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di invasione di terreni a carico di un privato che aveva edificato opere su un'area demaniale fluviale. L'imputato sosteneva di aver acquisito la proprietà della porzione di terreno per alluvione ai sensi del codice civile. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i beni del demanio idrico sono inalienabili e sottratti alla proprietà privata per legge speciale, rendendo l'occupazione arbitraria e penalmente rilevante.
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Invasione di terreni: aree private e uso pubblico
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità penale per il reato di invasione di terreni nei confronti di un soggetto che aveva occupato un'area privata destinata a marciapiede. Nonostante la natura privata del suolo, l'esistenza di un atto di asservimento al pubblico transito rende l'occupazione arbitraria e incompatibile con l'uso collettivo. La Suprema Corte ha ribadito che l'invasione non richiede violenza, ma la semplice mancanza di titolo abilitante. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando che la prescrizione decorre solo dalla cessazione della condotta illecita.
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Invasione di terreni: quando scatta il reato?
La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilità civile di un imputato per i reati di invasione di terreni e danneggiamento. Nonostante il ricorrente sostenesse di essere il legittimo proprietario della particella contesa, i giudici hanno ribadito che l'art. 633 c.p. tutela il possesso e la pacifica fruizione del bene. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché mirava a una rivalutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità, confermando che l'esercizio arbitrario delle proprie ragioni non esclude il reato.
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