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Giurisdizione — Anno 2023

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432 provvedimenti applicano questo termine

Altri anni per Giurisdizione

Provvedimenti

Giurisdizione tributaria: Comune ko su tariffe TARI
Un'azienda attiva nella raffinazione ha impugnato davanti al giudice amministrativo la delibera comunale di approvazione delle tariffe TARI, ritenendole illegittime. Il Comune ha eccepito il difetto di giurisdizione, sostenendo che la competenza spettasse al giudice tributario. La Corte di Cassazione, a Sezioni Unite, ha respinto il ricorso del Comune, confermando che l'impugnazione di atti amministrativi generali, come le delibere tariffarie, spetta al giudice amministrativo. La giurisdizione tributaria riguarda infatti solo i singoli atti impositivi rivolti al contribuente. La Corte ha chiarito che l'azienda conserva l'interesse ad agire anche se i singoli avvisi di pagamento sono ormai definitivi, poiché l'annullamento della delibera generale consente di richiedere l'annullamento in autotutela degli atti successivi. Il Comune è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Occupazione senza titolo: il Comune paga i danni in Tribunale
Tre comproprietarie hanno chiesto il risarcimento dei danni per l'occupazione senza titolo di alcuni terreni di loro proprietà, utilizzati da un Comune per realizzare una pista ciclabile senza alcun provvedimento formale. Il Comune ha eccepito l'incompetenza del giudice adito, sostenendo di aver avviato un procedimento di acquisizione sanante. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle proprietarie, confermando che la causa risarcitoria spetta al Tribunale ordinario e non alla Corte d'appello in unico grado. Quest'ultima è infatti competente solo per le opposizioni alla stima delle indennità di esproprio legittimo, mentre la semplice occupazione di fatto senza titolo, in assenza di un formale provvedimento amministrativo di esproprio, rientra nella competenza risarcitoria generale del Tribunale.
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Giurisdizione penale nazionale: arresti per droga oltre confine
Il Tribunale di Catanzaro ha applicato la misura degli arresti domiciliari a un soggetto accusato di traffico di cocaina acquistata in Italia e rivenduta in Svizzera. La difesa ha impugnato il provvedimento contestando la sussistenza della giurisdizione penale nazionale, sostenendo che la condotta si fosse interamente consumata all'estero. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura cautelare. I giudici hanno chiarito che la giurisdizione penale nazionale sussiste sia perché l'accordo per l'acquisto della droga si è perfezionato in Italia, sia perché, trattandosi di un cittadino italiano rintracciato nel territorio dello Stato per un reato punito con reclusione superiore a tre anni, si applica l'articolo 9 del codice penale. Confermata anche l'attualità delle esigenze cautelari per il concreto pericolo di recidiva.
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Contenzioso catastale: il Fisco perde contro il privato
Un'anziana proprietaria terriera contesta la nuova mappa catastale che sposta il confine del suo terreno a favore del demanio marittimo. L'Agenzia delle Entrate impugna la decisione favorevole alla donna, sostenendo il difetto di giurisdizione del giudice tributario e la mancata partecipazione della Regione Siciliana al giudizio. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso del Fisco. I giudici chiariscono che il contenzioso catastale spetta alla giurisdizione del giudice tributario quando si contesta la variazione dei dati catastali con riflessi fiscali, senza toccare la proprietà del bene. Inoltre, non è necessaria la partecipazione della Regione, poiché la causa non decide sulla proprietà della terra ma solo sulla sua rappresentazione ai fini delle imposte.
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Occupazione d’urgenza: la società perde la sfida contro il Comune
Una società immobiliare ha richiesto la restituzione e il risarcimento per alcuni terreni oggetto di occupazione d'urgenza da parte di un Comune, senza che fosse mai intervenuto un regolare esproprio. Dopo alterne decisioni nei gradi precedenti sulla ripartizione della giurisdizione tra giudice ordinario e amministrativo, la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della società. I giudici di legittimità hanno rilevato che la contestazione non riguardava l'applicazione di norme giuridiche sulla giurisdizione, bensì una ricostruzione dei fatti e dei conteggi sulle superfici dei terreni. Di conseguenza, la società immobiliare ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali.
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Indennità di mobilità in deroga: ricorso errato e diritto perso
Un lavoratore ha richiesto il pagamento dell'indennità di mobilità in deroga. La Corte d'Appello ha dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, poiché mancava il decreto di autorizzazione della Regione con il nome del lavoratore. Senza tale atto, il lavoratore vanta solo un interesse legittimo e deve rivolgersi al giudice amministrativo. Il lavoratore ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il ricorrente ha infatti copiato integralmente tutti gli atti precedenti senza fare una sintesi chiara dei fatti, violando le regole processuali. Inoltre, non ha contestato validamente la decisione sulla giurisdizione. Il lavoratore perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali.
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Beni di uso civico: l’esproprio non cancella il vincolo collettivo
Una società energetica e un Comune si scontrano sulla proprietà di alcuni terreni. Il Comune rivendica la natura di beni di uso civico, mentre la società sostiene che un esproprio del 1932 abbia cancellato tale vincolo. La Corte d'Appello dichiara nullo il verdetto del Commissario per gli usi civici, ritenendo necessario un formale atto di sdemanializzazione. La Cassazione, rilevando una complessa questione di giurisdizione, rimette la decisione alle Sezioni Unite. La Corte sottolinea che i beni di uso civico sono inalienabili e non espropriabili senza una preventiva autorizzazione amministrativa formale, escludendo qualsiasi sdemanializzazione di fatto.
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Fornitura di acqua non potabile: gestore condannato e Regione in causa
Tre utenti hanno citato in giudizio il gestore idrico chiedendo la restituzione di metà delle bollette e il risarcimento dei danni per la fornitura di acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il gestore ha chiamato in causa la Regione per essere manlevato. Il Tribunale aveva escluso la giurisdizione del giudice ordinario sulla domanda di manleva. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che spetta al giudice ordinario decidere sia sulla domanda degli utenti per la fornitura di acqua non potabile, sia sulla richiesta di garanzia del gestore contro la Regione. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del gestore su questo punto, rinviando la causa al Tribunale per decidere sulla responsabilità della Regione, confermando però la condanna del gestore a risarcire gli utenti.
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Rimborso delle accise: il consumatore vince contro il fisco
Un'azienda di trasporti ha richiesto all'Agenzia delle Dogane il rimborso delle accise sull'energia elettrica pagate nei venti mesi precedenti, ritenendosi esente per via della propria attività produttiva. L'ufficio ha rifiutato la richiesta, sostenendo che solo il fornitore dell'energia potesse chiedere il rimborso. I giudici di secondo grado hanno dichiarato il difetto di giurisdizione, ritenendo che la causa spettasse al giudice ordinario. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda, stabilendo che spetta sempre al giudice tributario decidere sull'impugnazione del diniego di rimborso delle accise, a prescindere dal fatto che la richiesta provenga dal fornitore o dal consumatore finale. La sentenza è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo esame nel merito.
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Sanzione ko per decadenza della cartella di pagamento
L'Agenzia delle Dogane e l'Agente della Riscossione hanno emesso una cartella esattoriale per recuperare oltre 1,5 milioni di euro di sanzioni amministrative derivanti da un vecchio reato di contrabbando di tabacchi, successivamente depenalizzato. Il Contribuente ha impugnato l'atto eccependo la decadenza del potere di riscossione. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso delle amministrazioni pubbliche, confermando che le sanzioni per contrabbando hanno natura tributaria e che spetta al giudice tributario decidere sulla controversia. Di conseguenza, si applica il termine di decadenza biennale previsto per i tributi e non la prescrizione quinquennale ordinaria. Poiché la cartella è stata notificata sette anni dopo la definitività dell'ingiunzione, la Corte ha dichiarato la decadenza della cartella di pagamento, sancendo la vittoria del Contribuente.
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Rimborso accise energia elettrica: lo Stato vince sul consumatore
Un'azienda ha chiesto il rimborso delle addizionali provinciali sulle accise pagate sull'energia elettrica. L'Agenzia delle Dogane si è opposta, sostenendo che solo il fornitore, e non il consumatore finale, può chiedere la restituzione al fisco. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che per il rimborso accise energia elettrica il consumatore finale non ha una legittimazione diretta verso l'Amministrazione finanziaria. Egli deve invece agire contro il proprio fornitore con un'azione di ripetizione dell'indebito. Solo in casi eccezionali di estrema difficoltà o impossibilità legati alla situazione del fornitore è ammessa l'azione diretta contro il fisco. Di conseguenza, la richiesta di rimborso dell'azienda è stata definitivamente respinta.
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Tutela dell’affidamento: risponde il giudice civile, non il TAR
Una società proprietaria di un'area industriale stipula un accordo con un'impresa costruttrice e il Comune per un piano di riqualificazione urbana. Successivamente, il Consiglio di Stato annulla i piani urbanistici approvati perché privi di valutazione ambientale obbligatoria. L'intera operazione economica fallisce e la società proprietaria chiede il risarcimento dei danni al Comune e all'impresa. I giudici di merito dichiarano il difetto di giurisdizione a favore del giudice amministrativo. Le Sezioni Unite della Cassazione ribaltano la decisione, stabilendo che la domanda risarcitoria basata sulla tutela dell'affidamento incolpevole del privato verso la Pubblica Amministrazione spetta al Giudice Ordinario. La controversia non riguarda l'esercizio del potere pubblico, ma la violazione dei doveri civili di correttezza e buona fede.
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Concessione di servizi pubblici: decide il giudice civile o il TAR
Una società concessionaria autostradale ha impugnato davanti al TAR il provvedimento con cui il Ministero concedente ha approvato solo parzialmente un progetto di adeguamento tecnologico, riducendo unilateralmente i costi rimborsabili. La società ha quindi proposto un regolamento preventivo per chiarire quale giudice fosse competente. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che la controversia spetta al Giudice ordinario. Trattandosi della fase esecutiva di una concessione di servizi pubblici, il rapporto tra le parti è paritetico e non coinvolge poteri autoritativi della Pubblica Amministrazione, ma semplici obblighi contrattuali.
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Giurisdizione penale internazionale: processo al boss a terra
Il Tribunale di Catania aveva escluso la giurisdizione italiana nei confronti di un cittadino straniero accusato di aver organizzato un enorme traffico di hashish da Malta, poiché l'uomo non era a bordo della nave sequestrata in acque internazionali. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione, stabilendo che la giurisdizione penale internazionale dell'Italia si estende a tutti i partecipanti al reato, anche se non presenti fisicamente sulla nave al momento del controllo. Poiché lo Stato di bandiera della nave ha rinunciato alla propria giurisdizione, l'Italia è pienamente competente a giudicare l'intero gruppo criminale. La sentenza impugnata è stata quindi annullata con rinvio per un nuovo giudizio.
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Rettifica catastale: il fisco perde contro la proprietà privata
L'Amministrazione Finanziaria ha modificato d'ufficio i dati catastali di un terreno di proprietà di due cittadine, inserendolo nel demanio marittimo. Le proprietarie hanno chiesto la rettifica catastale davanti al giudice tributario, dimostrando che un precedente giudizio civile definitivo aveva già escluso la natura pubblica dell'area. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato la giurisdizione del giudice tributario, ritenendo competente il giudice ordinario. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'ufficio, confermando che la rettifica catastale spetta al giudice tributario quando non si discute della proprietà, ma solo della corretta registrazione dei dati nei registri del catasto ai fini fiscali.
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Concessione cimiteriale: tra rimborsi e potere del Comune
Un'erede ha impugnato la richiesta di pagamento del Comune per il rinnovo di una concessione cimiteriale, sostenendo che il titolo originario del 1942 fosse ancora valido. Ha chiesto quindi al giudice ordinario la restituzione delle somme versate, previa dichiarazione di nullità della delibera comunale che aveva ridotto la durata della concessione. La Corte di Cassazione a Sezioni Unite ha stabilito che la controversia spetta al giudice amministrativo. Infatti, la domanda non ha natura meramente patrimoniale, poiché contesta direttamente l'esercizio del potere autoritativo del Comune nella gestione del rapporto concessorio. Il ricorso dell'erede è stato rigettato, confermando la giurisdizione amministrativa.
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Cartelle non notificate: la giurisdizione tributaria decide
Il Contribuente ha proposto opposizione contro un pignoramento avviato dall'Agente della Riscossione per diverse cartelle esattoriali, eccependo la prescrizione e la mancata notifica dei crediti fiscali. I giudici di merito hanno dichiarato il difetto di giurisdizione, ritenendo la causa di competenza del giudice ordinario, pur pronunciandosi comunque sul merito della vicenda. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Contribuente, stabilendo che la giurisdizione tributaria è pienamente competente quando si contestano fatti estintivi del debito (come la prescrizione) avvenuti prima della notifica della cartella o dell'atto esecutivo. Di conseguenza, i giudici tributari non avrebbero dovuto declinare la propria competenza né, tantomeno, esprimersi sul merito dopo averlo fatto. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Conguagli idrici e questione di giurisdizione: decide la Cassazione
Un ente pubblico per lo sviluppo irriguo ha citato in giudizio una società di gestione idrica e alcune amministrazioni regionali, richiedendo oltre trentaquattro milioni di euro per conguagli tariffari basati su una transazione del 2000. La società di gestione ha proposto domande riconvenzionali e di garanzia contro le Regioni. Dopo decisioni contrastanti nei primi due gradi di giudizio, la causa è giunta in Cassazione. La Terza Sezione Civile, rilevando che i motivi di ricorso sollevano una complessa questione di giurisdizione sulla domanda di garanzia contro gli enti pubblici, ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per risolvere il conflitto di competenza tra giudice ordinario e amministrativo.
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Acqua all’arsenico: sì al risarcimento per acqua non potabile
Alcuni cittadini hanno citato in giudizio il gestore del servizio idrico richiedendo il risarcimento per acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico e fluoruri, oltre alla riduzione del canone. Il gestore ha chiamato in causa l'ente regionale per essere manlevato. La Corte di Cassazione ha stabilito che il giudice ordinario ha la giurisdizione sia sulla domanda di risarcimento dei cittadini, trattandosi di un inadempimento contrattuale individuale, sia sulla domanda di garanzia proposta dal gestore contro la Regione. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del gestore limitatamente alla giurisdizione sulla manleva, rinviando la causa al Tribunale per decidere su questo aspetto.
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Fornitura di acqua non potabile: risarcimento al giudice civile
Due utenti hanno citato in giudizio il gestore idrico chiedendo il risarcimento dei danni causati dalla fornitura di acqua non potabile a causa dell'eccessiva presenza di arsenico. Il gestore ha chiamato in causa la Regione per essere sollevato da ogni responsabilità. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di risarcimento per la fornitura di acqua non potabile rientra nella giurisdizione del giudice ordinario, trattandosi di un inadempimento contrattuale del gestore. Inoltre, anche la domanda di manleva contro la Regione spetta al giudice ordinario, poiché strettamente collegata alla causa principale di risarcimento. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per decidere sul merito della garanzia.
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