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Giudicato In Assenza

53 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

Situazione in cui un imputato viene processato e condannato senza essere presente in aula, dopo che il giudice ha accertato, secondo specifici criteri di legge, la sua irreperibilità o la sua volontà di non partecipare.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Remissione in termini penale: Errore Fatale per il Condannato in Assenza
Un condannato per truffa, giudicato in assenza, ha chiesto la "remissione in termini penale" per contestare la sentenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato la richiesta inammissibile. Ha chiarito che, per i giudicati in assenza successivi alla legge 67/2014, il rimedio corretto è la "rescissione del giudicato", non la "remissione in termini", applicabile solo ai vecchi procedimenti contumaciali. La Corte ha anche respinto l'eccezione di incompatibilità del giudice e ha rilevato la tardività della richiesta e la corretta notifica all'imputato. Il ricorso è stato rigettato, con condanna alle spese per il ricorrente.
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Termine per il ricorso in cassazione: la tardività che condanna
L'Imputato, condannato per rapina pluriaggravata, ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione tramite il proprio difensore. L'impugnazione contestava vari aspetti del processo, tra cui una rogatoria estera e la qualificazione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per il mancato rispetto del termine per il ricorso in cassazione. Il giudizio di appello si era svolto con trattazione cartolare senza richiesta di udienza partecipata. Pertanto, l'Imputato non poteva considerarsi giudicato in assenza e non aveva diritto al termine allungato di quindici giorni. Di conseguenza, l'impugnazione è risultata tardiva, e la Corte ha condannato l'Imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Imputato giudicato in assenza: no a proroga per mero errore
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'appello proposto oltre i termini ordinari dal difensore di un imputato. Nonostante la sentenza di primo grado riportasse erroneamente la dicitura "libero assente", l'imputato era comparso personalmente a un'udienza, con conseguente revoca dell'assenza. La Suprema Corte ha chiarito che la proroga di quindici giorni per l'impugnazione spetta solo all'imputato giudicato in assenza per l'intero giudizio. Trattandosi di un mero errore materiale nell'intestazione della sentenza, l'imputato, essendo comparso anche solo una volta, non aveva diritto al termine esteso. Di conseguenza, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Mandato ad impugnare: la Cassazione salva l’appello della difesa
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di un cittadino condannato in primo grado, la cui richiesta di appello era stata dichiarata inammissibile dalla Corte d'Appello. I giudici di secondo grado avevano ritenuto nullo l'appello per la mancanza di uno specifico mandato ad impugnare contenente la dichiarazione di domicilio, nonostante l'imputato fosse assistito da un difensore di fiducia. La Cassazione ha chiarito che, a seguito delle modifiche introdotte dalla Legge n. 114 del 2024, l'obbligo di depositare un nuovo e specifico mandato ad impugnare per l'imputato giudicato in assenza si applica esclusivamente ai difensori d'ufficio e non a quelli di fiducia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato la decisione di inammissibilità e ha trasmesso gli atti alla Corte d'Appello per lo svolgimento del processo di secondo grado.
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Termine per il ricorso in Cassazione: il ritardo costa caro
Un uomo, condannato per tentato furto aggravato e porto abusivo di coltello, ha presentato ricorso oltre il termine per il ricorso in Cassazione. La Corte d'appello aveva depositato la sentenza nei tempi stabiliti, rendendo superfluo l'avviso di deposito. Il ricorrente sosteneva di poter beneficiare di un termine aggiuntivo di quindici giorni previsto per i giudicati in assenza. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che nel rito cartolare d'appello l'imputato non può considerarsi assente. Di conseguenza, il termine per il ricorso in Cassazione è scaduto inutilmente prima del deposito dell'atto. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di quattromila euro.
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Mancata conoscenza del processo: condanna annullata per errore
Un uomo viene condannato per rapina ma non sa di essere sotto processo. La Corte d'Appello respinge la sua richiesta di un nuovo giudizio, credendo erroneamente che avesse nominato un avvocato per quel caso. In realtà, la nomina riguardava un altro procedimento. La Cassazione scopre l'errore: l'uomo era detenuto e non aveva mai ricevuto notifiche. A causa della provata mancata conoscenza del processo, la Suprema Corte annulla la condanna e stabilisce che si debba celebrare un nuovo processo, ripristinando il diritto di difesa dell'imputato.
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Mandato Specifico per Impugnare: Assente ma Presente, Appello Salvo
Un appello viene dichiarato inammissibile perché l'avvocato non ha depositato il 'mandato specifico per impugnare', un documento richiesto quando l'imputato è giudicato in sua assenza. La Corte di Cassazione, però, ribalta la decisione. Secondo i giudici, l'imputato non poteva essere considerato 'assente' in senso tecnico. Egli aveva infatti rilasciato in precedenza una procura speciale al suo difensore per la richiesta di un rito alternativo. Questo atto dimostrava la sua piena conoscenza del procedimento. Di conseguenza, il mandato specifico non era necessario e l'appello deve essere celebrato.
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Rescissione del giudicato: notifica nulla ma condanna valida
Un uomo, condannato in assenza, chiede la rescissione del giudicato. Sostiene di non aver saputo del processo perché la notifica era stata inviata a un avvocato sbagliato, un vizio riconosciuto come nullità assoluta. Tuttavia, la Corte di Cassazione respinge la sua richiesta. I giudici stabiliscono che l'uomo aveva ricevuto personalmente altri atti fondamentali, come l'avviso di conclusione delle indagini. Questa circostanza dimostra che era a conoscenza del procedimento a suo carico. La sua assenza, quindi, non è stata incolpevole ma una scelta o una negligenza. Di conseguenza, la condanna definitiva resta valida nonostante l'errore di notifica.
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Ricorso tardivo di due giorni: appello respinto e condanna
Un imputato, condannato per ricettazione, presenta ricorso alla Corte di Cassazione. Tuttavia, il deposito avviene con due giorni di ritardo rispetto alla scadenza. La Corte dichiara il ricorso tardivo e quindi inammissibile. La sentenza stabilisce un principio importante: l'aumento di quindici giorni sui termini per impugnare, previsto per chi è giudicato in assenza, non si applica se il processo precedente si è svolto con rito 'cartolare' (cioè solo su documenti scritti) e l'imputato non ha chiesto di partecipare. Di conseguenza, l'imputato perde il ricorso e viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Restituzione nel termine: no se l’imputato si allontana
Un imputato, condannato per furto, chiede la restituzione nel termine per ricorrere in Cassazione, sostenendo di non aver avuto conoscenza del processo d'appello. La Corte dichiara l'istanza inammissibile. Poiché l'imputato era comparso alla prima udienza per poi assentarsi volontariamente, è stato correttamente considerato 'presente' ai sensi della normativa vigente all'epoca, escludendo così i presupposti per la restituzione nel termine.
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Elezione di domicilio: appello penale inammissibile
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 17810/2024, ha confermato l'inammissibilità di un appello penale per un vizio formale: la mancata corretta elezione di domicilio nell'atto di impugnazione. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice indicazione della residenza non è sufficiente a soddisfare il requisito previsto dall'art. 581, comma 1-ter, c.p.p., introdotto dalla Riforma Cartabia, che si applica a tutte le impugnazioni a prescindere dallo stato di assenza dell'imputato nel primo grado.
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Termine impugnazione esecuzione: no all’estensione
La Corte di Cassazione, con la sentenza 27666/2024, ha dichiarato inammissibile un ricorso per tardività, chiarendo che il termine impugnazione esecuzione è di quindici giorni. La Corte ha escluso l'applicabilità dell'estensione prevista per l'imputato giudicato in assenza, poiché tale norma riguarda solo il giudizio di merito e non la fase esecutiva, che presuppone la formazione del giudicato.
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Imputato giudicato in assenza: termini allungati
La Corte di Cassazione analizza il caso di due fratelli il cui appello era stato dichiarato inammissibile per tardività. La Corte chiarisce che l'aumento di 15 giorni per l'impugnazione, previsto per l'imputato giudicato in assenza, spetta anche se un verbale d'udienza lo indica erroneamente come presente. La sentenza accoglie il ricorso di uno dei due fratelli, annullando l'ordinanza e rinviando gli atti alla Corte d'Appello, mentre dichiara inammissibile il ricorso dell'altro per mancanza di prove a sostegno della sua tesi.
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Inammissibilità appello penale: la nuova elezione
La Corte di Cassazione conferma l'inammissibilità di un appello penale a causa della mancata allegazione della dichiarazione o elezione di domicilio all'atto di impugnazione, come richiesto dalla recente riforma processuale. La Suprema Corte chiarisce che una precedente elezione di domicilio effettuata nel giudizio di primo grado non è sufficiente, poiché la nuova norma mira a semplificare e velocizzare le notifiche per il giudizio d'appello, rendendo tale adempimento un requisito formale inderogabile.
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Mandato ad impugnare: quando il ricorso è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile a causa della mancata presentazione dello specifico mandato ad impugnare, come richiesto dalla Riforma Cartabia per i procedimenti in assenza. La sentenza sottolinea che tale requisito, volto a garantire la consapevolezza dell'imputato, è indispensabile anche per il ricorso in Cassazione, non solo per l'appello. La mancanza di questo documento formale preclude l'esame nel merito del ricorso.
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Termine impugnazione assente: 15 giorni in più
Un imputato, giudicato in assenza, si era visto dichiarare inammissibile l'appello perché ritenuto tardivo. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, chiarendo che il termine impugnazione assente è esteso di 15 giorni, come previsto dalla Riforma Cartabia. Questo garantisce un più ampio margine temporale al difensore per coordinarsi con l'assistito e preparare l'impugnazione.
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Ricorso tardivo: no termini extra in rito camerale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso tardivo, chiarendo che i termini per l'impugnazione non vengono estesi nel caso di procedimento d'appello celebrato con rito camerale non partecipato. La conoscenza della pendenza del giudizio da parte dell'imputato, dimostrata dalla procura speciale al difensore e dalla notifica personale della citazione, esclude l'applicabilità delle tutele previste per il giudizio in assenza.
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Mandato ad impugnare: quando è inammissibile l’appello
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando la decisione della Corte d'Appello. L'appello era stato presentato da un imputato giudicato in assenza senza uno specifico mandato ad impugnare rilasciato dopo la sentenza di primo grado, come richiesto dall'art. 581 cod. proc. pen. La Corte ha ribadito che questo requisito è fondamentale per garantire la consapevolezza dell'imputato e la volontà di procedere con l'impugnazione.
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Termine impugnazione: quando l’appello è tardivo?
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché presentato oltre la scadenza. La decisione chiarisce che l'aumento di quindici giorni del termine impugnazione, previsto per l'imputato giudicato in assenza, non si applica ai giudizi d'appello svoltisi con rito camerale non partecipato, confermando la rigidità dei termini processuali.
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Termini impugnazione: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione perché depositato oltre la scadenza. La decisione chiarisce che l'estensione dei termini impugnazione, prevista per l'imputato assente, non si applica ai procedimenti camerali non partecipati, dove non è fissata un'udienza.
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