Ricorso tardivo: niente termini extra per il rito camerale non partecipato
Un’ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale in materia di impugnazioni: il rispetto dei termini perentori è essenziale. La presentazione di un ricorso tardivo conduce inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, senza che il rito scelto per il giudizio di secondo grado possa offrire scappatoie. Analizziamo insieme questa importante decisione.
I Fatti del Caso
La vicenda trae origine da una sentenza di condanna emessa dalla Corte di Appello di Messina, pronunciata il 20 maggio 2024 all’esito di un procedimento in camera di consiglio con udienza non partecipata. Il difensore dell’imputato proponeva ricorso per cassazione in data 18 giugno 2024.
Il problema sorge immediatamente: la legge prevede un termine di quindici giorni per impugnare una sentenza con motivazione contestuale, come quella in esame. Il ricorso, depositato quasi un mese dopo, risultava palesemente fuori termine.
La Decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte, con l’ordinanza in commento, ha dichiarato il ricorso inammissibile. La decisione si fonda su un’analisi rigorosa delle norme procedurali, escludendo che l’imputato potesse beneficiare dell’aumento dei termini previsto per chi viene giudicato in assenza.
Alla declaratoria di inammissibilità è seguita, come per legge, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
Le motivazioni: la distinzione tra assenza e mancata partecipazione
Il cuore della pronuncia risiede nella chiara distinzione che i giudici operano tra due situazioni procedurali apparentemente simili ma sostanzialmente diverse: il giudizio in assenza e il giudizio camerale non partecipato.
La consapevolezza dell’imputato come elemento chiave
La Corte osserva che l’imputato era pienamente a conoscenza della pendenza del giudizio d’appello. Tale consapevolezza era provata da due elementi inconfutabili:
- La procura speciale: L’atto di appello era stato regolarmente proposto sulla base di una procura speciale rilasciata dall’imputato al suo difensore, come richiesto dalla normativa vigente (art. 581, comma 1-quater, c.p.p.).
- La notifica personale: Il decreto di citazione a giudizio per il secondo grado era stato notificato personalmente all’interessato.
Queste circostanze dimostrano che l’imputato non era un soggetto “assente” nel senso tecnico-giuridico, ovvero ignaro del procedimento a suo carico.
Procedimento non partecipato non equivale a giudizio in assenza
Il giudizio d’appello si è svolto con il rito camerale non partecipato poiché nessuna delle parti ha avanzato una tempestiva richiesta di partecipazione, come previsto dall’art. 598-bis, comma 2, c.p.p. La Corte di Cassazione, aderendo a un orientamento consolidato, ha affermato che in questo tipo di procedimento l’imputato non può essere considerato “giudicato in assenza”.
Il processo celebrato con rito non partecipato, infatti, non avviene senza la fissazione di un’udienza alla quale l’imputato avrebbe diritto di partecipare. Semplicemente, le parti scelgono di non presenziare. Di conseguenza, l’imputato non può beneficiare dell’aumento di quindici giorni del termine per l’impugnazione, previsto dall’art. 585, comma 1-bis, c.p.p., che è una tutela specifica per chi è stato giudicato in vera e propria assenza.
Le conclusioni
L’ordinanza riafferma la perentorietà dei termini processuali e l’importanza della diligenza nella proposizione delle impugnazioni. La scelta di non partecipare a un’udienza camerale non trasforma il giudizio in un procedimento “in absentia” e non concede alcun allungamento dei termini per ricorrere in Cassazione. Gli operatori del diritto devono prestare massima attenzione a queste distinzioni per evitare di incorrere in declaratorie di inammissibilità che precludono ogni possibilità di esame nel merito delle doglianze.
Quando un ricorso per cassazione si considera tardivo?
Un ricorso si considera tardivo quando viene proposto oltre il termine stabilito dalla legge, che in caso di sentenza con motivazione contestuale è di quindici giorni dal deposito della stessa.
Il termine per ricorrere è più lungo se l’appello si è svolto con rito camerale non partecipato?
No. La Corte di Cassazione chiarisce che il rito camerale non partecipato non equivale a un giudizio in assenza, pertanto non si applica l’aumento di quindici giorni del termine per l’impugnazione previsto come garanzia per l’imputato assente.
Quali sono le conseguenze di un ricorso tardivo?
Un ricorso tardivo viene dichiarato inammissibile. Ciò significa che la Corte non esamina le questioni di merito sollevate. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.