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Falsa Attestazione A Pubblico Ufficiale

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114 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la recidiva resta
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. L'imputato aveva fornito false generalità sulla propria identità personale. La difesa contestava l'applicazione della recidiva reiterata specifica, ritenendola ingiustificata. I giudici di legittimità hanno invece confermato la decisione della Corte d'Appello. I giudici di merito hanno ampiamente motivato la scelta, evidenziando la spiccata pericolosità sociale del soggetto. Quest'ultimo, infatti, registrava numerosi precedenti penali per reati gravi, tra cui rapina, lesioni e sfruttamento della prostituzione. La Cassazione ha ribadito che la valutazione sulla recidiva spetta al giudice di merito e non è sindacabile se correttamente motivata. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la fotocopia è reato
L'Imputato si è presentato all'ufficio anagrafe comunale per richiedere l'iscrizione anagrafica, dichiarando false generalità ed esibendo la fotocopia alterata della carta d'identità di un altro soggetto con la propria fotografia. I giudici di merito hanno riqualificato il fatto nei reati di falsa attestazione a pubblico ufficiale e falsità materiale. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna. La Corte ha chiarito che la riqualificazione giuridica non viola il diritto di difesa se il fatto materiale rimane lo stesso. Inoltre, l'esibizione di una fotocopia contraffatta integra il reato di falso quando l'atto si presenta con un'apparenza di originalità tale da trarre in inganno il pubblico ufficiale e ledere la pubblica fede.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la bugia costa la condanna
Un cittadino, fermato senza documenti dalla polizia locale durante un controllo stradale, dichiara false generalità. Condannato nei primi gradi, ricorre in Cassazione eccependo la nullità delle notifiche inviate al difensore anziché al domicilio eletto e chiedendo la riqualificazione del reato in una fattispecie meno grave. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso. Riguardo alle notifiche, esclude la nullità poiché non vi è stato alcun pregiudizio concreto per la difesa. In merito al reato, i giudici confermano che fornire false generalità a un agente in mancanza di documenti integra il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.) e non la meno grave ipotesi di false dichiarazioni (art. 496 c.p.), poiché l'atto è destinato a confluire in un verbale pubblico. Il ricorrente perde la causa e viene condannato alle spese.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: il finto fratello perde
Un uomo è stato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale dopo aver fornito ai Carabinieri le generalità del fratello anziché le proprie durante un controllo stradale. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, lamentando un'illogicità della motivazione della sentenza di condanna emessa dalla Corte d'Appello. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, evidenziando come la difesa si sia limitata a una generica negazione di responsabilità, senza contestare in modo specifico le prove raccolte. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso inutile e multa
L'Imputato è stato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Nonostante il giudice di primo grado gli avesse già concesso le attenuanti generiche e applicato la pena minima con la massima riduzione, l'uomo ha presentato ricorso in Cassazione lamentando proprio il diniego di tali attenuanti e l'eccessività della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi di impugnazione erano del tutto scollegati dalla realtà del provvedimento impugnato. Di conseguenza, l'uomo ha perso la causa ed è stato condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna nei confronti di un cittadino per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. L'imputato aveva proposto ricorso lamentando esclusivamente l'eccessiva severità della pena inflitta nei precedenti gradi di giudizio. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile poiché il motivo di impugnazione è risultato del tutto generico, non avendo la difesa indicato quali elementi concreti avrebbero dovuto condurre a una riduzione della sanzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: mentire sulla data
L'Automobilista, sorpreso alla guida di un veicolo senza patente, ha fornito agli agenti di polizia una data di nascita errata. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, stabilendo che la data di nascita rappresenta un elemento essenziale delle generalità di un individuo. Inoltre, i controlli stradali devono confluire in una relazione di servizio, che costituisce atto pubblico. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la Cassazione nega sconti
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Il ricorrente ha contestato la presenza del dolo e ha richiesto un bilanciamento più favorevole delle circostanze attenuanti rispetto alle aggravanti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la contestazione del dolo riguardava aspetti di fatto non riesaminabili in sede di legittimità. Inoltre, la richiesta di prevalenza delle attenuanti si scontrava con la presenza della recidiva reiterata, che comporta per legge il divieto di prevalenza delle attenuanti sulle aggravanti. L'Imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la condanna è definitiva
L'Imputato è stato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale per aver fornito false generalità durante un controllo. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche e l'applicazione della recidiva da parte dei giudici di merito. La Suprema Corte ha analizzato i motivi del ricorso, confermando la correttezza della decisione precedente basata sulla pericolosità sociale del soggetto e sulla presenza di precedenti penali specifici. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando in via definitiva la condanna dell'Imputato.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: mentire non è un diritto
Un automobilista, dopo un incidente stradale, ha fornito false generalità alla Polizia Stradale e in ospedale. Condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, l'imputato ha presentato ricorso in Cassazione. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle dichiarazioni perché raccolte senza l'assistenza di un difensore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il diritto al silenzio e la facoltà di mentire non esonerano dall'obbligo di fornire le proprie reali generalità. Chi dichiara un'identità falsa a un pubblico ufficiale commette sempre reato, anche se indagato.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: mentire non salva dal reato
L'Imputato è stato condannato a sei mesi di reclusione per tentato furto e per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Egli aveva fornito per due volte false generalità agli agenti di polizia, i quali lo avevano identificato solo successivamente grazie al ritrovamento dei suoi documenti d'identità. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la qualificazione del reato, ma la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per genericità. La Corte ha chiarito che fornire false generalità integra pienamente il reato, anche se la reale identità viene scoperta in un secondo momento. L'Imputato perde la causa e viene condannato a pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso fotocopia respinto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un cittadino condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello che confermava la sua condanna, lamentando violazioni di legge e vizi di motivazione. Tuttavia, i giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso erano la mera ripetizione di quelli già proposti in appello, senza alcun reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata. Di conseguenza, la Cassazione ha confermato la condanna e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso inutile e multa
Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l'applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza contestare in modo specifico la decisione di secondo grado. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la bugia evidente condanna
Un uomo di cinquant'anni, durante un controllo delle forze dell'ordine, ha fornito una data di nascita falsa corrispondente a quella del figlio, per evitare conseguenze penali legate a misure di prevenzione. Accusato del reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, l'imputato ha sostenuto la tesi del reato impossibile, ritenendo la bugia macroscopicamente evidente data l'incompatibilità anagrafica. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma nel momento stesso in cui viene resa la falsa dichiarazione, a prescindere dal fatto che l'agente accertatore si accorga o meno dell'inganno. Non rileva l'evidenza della menzogna, poiché la fede pubblica viene lesa immediatamente dall'atto falso.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: mentire costa caro
Un cittadino è stato condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale per aver fornito alle forze dell'ordine dati falsi su data, luogo di nascita e residenza. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse solo di un tentativo e che il reato fosse prescritto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reato si consuma istantaneamente nel momento in cui vengono pronunciate le false generalità, poiché tali dati sono fondamentali per l'identificazione. Inoltre, la presenza della recidiva impedisce la prescrizione del reato. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: reato o fatto tenue?
Durante un controllo della Polizia di Stato, un cittadino ha fornito generalità false, poi registrate su un modulo. Solo venti minuti dopo, di fronte alla prospettiva di essere condotto in Questura, ha rivelato la sua vera identità. Condannato nei primi due gradi di giudizio, l'imputato ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha confermato la sussistenza del reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, respingendo le tesi difensive sulla prescrizione e sulla riqualificazione del fatto. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alla mancata valutazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, annullando la sentenza con rinvio alla Corte d'appello per un nuovo esame su questo specifico punto.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: reato o fatto tenue?
Un cittadino straniero, per ottenere il permesso di soggiorno, esibiva un passaporto falso e dichiarava una nazionalità non veritiera. Durante un controllo di polizia a casa sua, forniva inizialmente generalità mendaci sulla propria identità, integrando il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. Condannato nei primi gradi di giudizio, l'imputato ricorreva in Cassazione lamentando l'inutilizzabilità delle sue dichiarazioni e l'inoffensività del fatto, poiché gli agenti conoscevano la sua vera identità. La Suprema Corte ha rigettato queste tesi, stabilendo che il reato si consuma istantaneamente con la falsa dichiarazione, a prescindere dall'effettivo inganno. Tuttavia, accogliendo il terzo motivo, la Cassazione ha annullato la sentenza con rinvio per valutare l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, alla luce delle riforme più favorevoli sopravvenute.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: mentire non è un diritto
Un cittadino straniero è stato condannato per i reati di falsa attestazione a pubblico ufficiale e rientro illegale nel territorio dello Stato dopo l'espulsione. L'imputato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione sull'elemento soggettivo e la mancata applicazione della scriminante del diritto di difesa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché generico e ripetitivo di questioni già ampiamente risolte nei precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, il ricorrente ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.
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Finto ispettore e sostituzione di persona: condanna definitiva
Un uomo, per rintracciare e molestare l'ex partner, telefona alla polizia fingendosi un ispettore dell'Anticrimine e contatta privati cittadini usando false identità. Viene condannato per falsa attestazione a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio e sostituzione di persona. L'imputato ricorre in Cassazione chiedendo l'assorbimento dei reati e contestando la ricostruzione dei fatti. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che il reato di sostituzione di persona ai danni di privati non può essere assorbito in quello di false dichiarazioni a pubblico ufficiale, trattandosi di condotte distinte contro soggetti diversi. La condanna viene confermata con sanzione pecuniaria.
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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: un nome falso costa caro
Un conducente, fermato dai Carabinieri per guida pericolosa su un ciclomotore, ha fornito false generalità personali. I militari hanno inserito questi dati falsi nel verbale di controllo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.). I giudici hanno chiarito che si configura questo reato, e non quello meno grave di false dichiarazioni (art. 496 c.p.), ogni volta che le bugie sulla propria identità sono destinate a confluire in un atto pubblico, come un verbale di polizia. Il ricorso del conducente è stato dichiarato inammissibile, con condanna al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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