Un uomo, fermato di notte dai Carabinieri per un controllo, ha fornito un nome e una data di nascita falsi mentre i militari redigevano il verbale. Inoltre, nascondeva in auto alcuni coltelli e dell'hashish, giustificando il possesso delle armi con il suo lavoro di fruttivendolo. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.) e per porto abusivo di armi. I giudici hanno chiarito che fornire dati falsi destinati a un atto pubblico configura il reato più grave di falsa attestazione a pubblico ufficiale, e non la semplice falsa dichiarazione. Inoltre, la scusa del lavoro di fruttivendolo non è stata ritenuta valida poiché non immediata, non verificabile sul momento e smentita dall'assenza di merce nel veicolo all'una di notte. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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