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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso inutile e multa

Il caso riguarda un uomo condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando l’applicazione della recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che i motivi di ricorso erano del tutto generici e si limitavano a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in appello, senza contestare in modo specifico la decisione di secondo grado. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 4677 Anno 2022
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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale e il ricorso in Cassazione

Il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale costituisce una violazione grave della fede pubblica. Questo comportamento si realizza quando un cittadino mente sulla propria identità o su qualità personali davanti a un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni. Nel caso in esame, un cittadino ha subito una condanna penale proprio per questa condotta. Successivamente, il suo difensore ha presentato un ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare la decisione dei giudici di secondo grado. L’impugnazione si concentrava in particolare sull’applicazione della recidiva, ovvero la circostanza che aggrava la pena per chi ha già commesso precedenti reati.

La specificità dei motivi di ricorso nel processo penale

Il processo penale richiede il rispetto di regole molto precise, soprattutto quando si giunge all’ultimo grado di giudizio. La Corte di Cassazione non valuta nuovamente i fatti storici, ma controlla solo la corretta applicazione delle norme giuridiche. Molti cittadini credono che la Cassazione sia un terzo grado di giudizio dove poter ridiscutere l’intera vicenda da capo. Questo è un errore comune che spesso porta alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Per evitare questo esito, l’atto di impugnazione deve contenere critiche specifiche e mirate contro la sentenza precedente.

Nel caso specifico, l’imputato aveva già ricevuto una condanna in primo grado, confermata poi dalla Corte di Appello. Il suo difensore ha deciso di rivolgersi alla Suprema Corte contestando la decisione sulla recidiva. Tuttavia, l’atto di ricorso presentava un difetto fondamentale. Il testo riproduceva in modo quasi identico le stesse lamentele già esposte e ampiamente respinte nei precedenti gradi di giudizio, senza confrontarsi con le risposte fornite dai giudici d’appello.

Il rischio di presentare un ricorso generico o ripetitivo

La legge penale stabilisce che i motivi di ricorso devono essere specifici. Questo significa che il difensore non può limitarsi a riproporre le medesime argomentazioni dell’appello senza spiegare perché la decisione successiva sia errata. Un ricorso che ignora le motivazioni della sentenza impugnata viene considerato generico. La genericità dei motivi rende il ricorso inammissibile (cioè non esaminabile nel merito). Questo principio serve a garantire che la Cassazione si concentri solo su reali errori di diritto, evitando di sovraccaricare la macchina della giustizia con impugnazioni pretestuose o puramente dilatorie.

Le motivazioni della decisione sulla falsa attestazione a pubblico ufficiale

I giudici della Suprema Corte hanno analizzato i motivi del ricorso e li hanno ritenuti del tutto generici. La Corte di Appello aveva già risposto in modo completo e logico a tutte le contestazioni relative alla recidiva. Il difensore del ricorrente ha completamente ignorato queste spiegazioni, limitandosi a ripetere le vecchie tesi difensive. La Cassazione ha chiarito che non è possibile ignorare il contenuto del provvedimento che si vuole censurare. Di conseguenza, i giudici di legittimità hanno confermato la correttezza della sentenza di secondo grado, ritenendo la motivazione dei giudici d’appello del tutto congrua e priva di qualsiasi vizio logico.

Le conclusioni sul giudizio di falsa attestazione a pubblico ufficiale

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso. Questa decisione comporta conseguenze pratiche immediate e gravose per il ricorrente. L’imputato perde definitivamente la causa e la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale diventa irrevocabile. Inoltre, la legge punisce chi presenta ricorsi manifestamente infondati. Per questo motivo, i giudici hanno condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Oltre a questo, l’imputato deve versare una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa sanzione serve a scoraggiare l’uso improprio del sistema giudiziario.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione uguale a quello d’appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché i motivi devono contestare in modo specifico la sentenza di secondo grado e non solo ripetere le vecchie difese.

Quali sono le conseguenze se la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile?
La condanna penale diventa definitiva e il ricorrente deve pagare le spese del processo insieme a una sanzione pecuniaria alla Cassa delle Ammende.

In cosa consiste il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale?
Consiste nel dichiarare il falso sulla propria identità o su qualità personali a un pubblico ufficiale nell’esercizio delle sue funzioni.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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