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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: ricorso e sanzione

L’Imputato è stato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale, previsto dall’articolo 495 del codice penale. Egli ha proposto ricorso per cassazione contestando la sussistenza del reato e lamentando la violazione di legge e il vizio di motivazione. La Corte di Cassazione ha esaminato l’atto e ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della totale genericità delle doglianze. I motivi presentati si limitavano a riprodurre le stesse argomentazioni difensive già esaminate e respinte con motivazione logica dalla Corte d’Appello. A causa della condotta processuale colposa, la Suprema Corte ha condannato L’Imputato al pagamento delle spese del processo e al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 16063 Anno 2022
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Pubblicato il 23 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale e la disciplina legale

La dichiarazione di identità non veritiera davanti alle autorità costituisce un fatto di rilevanza penale che compromette la pubblica fede. Il codice penale italiano punisce con severità chiunque rilasci informazioni false sulle proprie o altrui qualità personali ad un pubblico ufficiale durante l’esercizio delle sue funzioni. La tutela della corretta identificazione dei soggetti garantisce la sicurezza e la trasparenza dei rapporti tra i cittadini e lo Stato. Il caso esaminato trae origine da una condanna emessa nei confronti di un soggetto per il delitto previsto dall’articolo 495 del codice penale. L’imputato aveva fornito indicazioni non corrispondenti al vero alle forze dell’ordine durante un controllo di routine. La Corte d’Appello aveva confermato la responsabilità penale e la relativa sanzione al termine del giudizio di secondo grado. L’imputato ha quindi deciso di impugnare la sentenza dinanzi alla Corte di Cassazione per chiedere l’annullamento della condanna per falsa attestazione a pubblico ufficiale. Il ricorso sollevava presunte violazioni di legge e difetti nella motivazione adottata dai giudici d’appello.

Il ricorso in Cassazione privo di motivi specifici

Il sistema giudiziario italiano disciplina in modo rigoroso le modalità d’accesso al giudizio di legittimità dinanzi alla Corte di Cassazione. Il ricorso per cassazione non rappresenta un ulteriore grado di merito in cui riesaminare le prove o ricostruire nuovamente i fatti. L’impugnazione deve contestare puntualmente gli errori del giudice di secondo grado attraverso motivi chiari, specifici e dettagliati. La riproposizione pedissequa delle stesse argomentazioni già respinte nel corso del processo di appello rende il ricorso inefficace. Il ricorrente ha l’onere di individuare con esattezza le norme violate o i punti in cui la motivazione risulta palesemente illogica. L’assenza di questi elementi determina un vizio di genericità che blocca l’esame dell’atto. La Corte di Cassazione rigetta le doglianze stereotipate che non apportano elementi critici effettivi rispetto alla decisione impugnata. La formulazione corretta dei motivi costituisce quindi un requisito fondamentale per superare il vaglio preventivo di ammissibilità.

Le motivazioni sul reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale

I giudici della settima sezione penale hanno esaminato la struttura del ricorso presentato nell’interesse dell’imputato. La Suprema Corte ha accertato che le doglianze relative alla sussistenza del reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale erano prive di specificità. Le censure mosse dalla difesa si limitavano a riprodurre integralmente le medesime contestazioni già valutate dai giudici di merito. La Corte d’Appello aveva spiegato in modo chiaro e coerente le ragioni per cui l’imputato doveva ritenersi responsabile del delitto contestato. Gli argomenti giuridici utilizzati nella sentenza impugnata risultavano corretti, privi di contraddizioni e pienamente aderenti al dettato normativo. Il ricorrente non ha evidenziato alcun reale difetto logico o giuridico nella ricostruzione effettuata nei precedenti gradi. Di conseguenza, i giudici supremi hanno riscontrato la totale mancanza di specificità dei motivi analizzati. La presenza di questo difetto formale ha impedito un nuovo esame della vicenda nel merito.

Le conclusioni e le conseguenze pecuniarie per il ricorrente

Il giudizio si è concluso con la dichiarazione di inammissibilità dell’impugnazione promossa dall’imputato. Questa decisione rende definitiva la condanna pronunciata nei gradi precedenti per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. La dichiarazione di inammissibilità comporta per l’imputato il pagamento delle spese processuali sostenute dallo Stato per la gestione del giudizio. Inoltre, la Corte di Cassazione ha riscontrato un profilo di colpa nella presentazione di un ricorso inammissibile. I giudici hanno quindi sanzionato il ricorrente con l’obbligo di versare tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa somma si aggiunge al pagamento delle spese e alla pena inflitta per il reato accertato. Il provvedimento conferma l’orientamento rigoroso della Suprema Corte contro le impugnazioni meramente dilatorie o destituite di specificità giuridica.

Cosa accade se si presentano motivi di ricorso generici in Cassazione?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Quali condotte integrano il reato di falsa attestazione?
Qualsiasi dichiarazione non veritiera resa a un pubblico ufficiale riguardante l’identità o le qualità personali proprie o altrui costituisce reato.

Quando si applica la sanzione a favore della Cassa delle ammende?
La sanzione si applica quando l’inammissibilità del ricorso deriva da colpa del ricorrente per aver formulato motivi manifestamente infondati o generici.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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