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Falsa attestazione a pubblico ufficiale: la recidiva resta

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale. L’imputato aveva fornito false generalità sulla propria identità personale. La difesa contestava l’applicazione della recidiva reiterata specifica, ritenendola ingiustificata. I giudici di legittimità hanno invece confermato la decisione della Corte d’Appello. I giudici di merito hanno ampiamente motivato la scelta, evidenziando la spiccata pericolosità sociale del soggetto. Quest’ultimo, infatti, registrava numerosi precedenti penali per reati gravi, tra cui rapina, lesioni e sfruttamento della prostituzione. La Cassazione ha ribadito che la valutazione sulla recidiva spetta al giudice di merito e non è sindacabile se correttamente motivata. Il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 607 Anno 2022
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il caso della falsa attestazione a pubblico ufficiale

La giustizia italiana punisce severamente chi mente sulla propria identità. Il caso in esame riguarda un cittadino che ha commesso il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale per avere fornito generalità non veritiere alle autorità. I giudici di merito hanno condannato l’imputato applicando anche l’aumento di pena per la recidiva reiterata specifica. Questo significa che il soggetto aveva già commesso reati simili nei cinque anni precedenti. La difesa ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione per contestare proprio questo aumento di pena. Secondo i difensori, i giudici non avevano motivato adeguatamente la reale pericolosità sociale dell’uomo.

Il comportamento del ricorrente e i precedenti penali

La condotta del cittadino non si è limitata a un singolo episodio isolato. Gli accertamenti delle forze dell’ordine hanno rivelato un quadro molto più complesso. L’imputato possedeva infatti una lunga lista di precedenti penali definitivi. Tra questi spiccavano reati di diversa gravità come lo sfruttamento della prostituzione, le lesioni personali, la rapina e altri episodi di falso. Questo passato criminale ha spinto i giudici a considerare il nuovo illecito come il segnale di una chiara e persistente abitudine a violare la legge. La gravità dei comportamenti passati dimostra una spiccata familiarità con il crimine e una totale assenza di rispetto per le regole della convivenza civile.

Quando si applica la recidiva nel processo penale

La legge penale prevede l’applicazione della recidiva quando il colpevole dimostra una maggiore pericolosità sociale attraverso la commissione di un nuovo reato. Il giudice deve valutare se il nuovo fatto sia il frutto di una semplice occasionalità oppure se rappresenti la prosecuzione di una condotta di vita criminale. Nel secondo caso, la sanzione deve essere necessariamente più severa per svolgere una efficace funzione di prevenzione. La decisione sull’aumento di pena richiede una analisi approfondita della personalità del reo e della natura dei reati commessi in precedenza. Questa valutazione spetta esclusivamente ai giudici che analizzano i fatti nei primi due gradi di giudizio.

Le motivazioni: la falsa attestazione a pubblico ufficiale e la pericolosità

La Corte di Cassazione ha ritenuto del tutto corretto il ragionamento espresso dai giudici della Corte d’Appello. La sentenza impugnata conteneva una spiegazione logica e dettagliata sulla necessità di applicare la recidiva per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale commesso dall’imputato. I magistrati hanno evidenziato che la nuova violazione non era un fatto isolato. Al contrario, essa rappresentava l’ennesimo tassello di una condotta di vita orientata all’illegalità. La presenza di ben otto reati accertati in precedenza giustifica ampiamente la valutazione di una elevata pericolosità sociale. La motivazione dei giudici di merito rispetta quindi perfettamente i criteri stabiliti dalla giurisprudenza di legittimità.

Le conclusioni: la Cassazione dichiara il ricorso inammissibile

La Suprema Corte ha dichiarato l’assoluta inammissibilità del ricorso presentato dalla difesa. I giudici di legittimità non possono modificare le decisioni di merito se queste risultano coerenti e prive di vizi logici. Di conseguenza, la condanna per il reato di falsa attestazione a pubblico ufficiale resta definitiva insieme all’aumento di pena per la recidiva. Oltre alla conferma della sanzione penale, la Cassazione ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. L’imputato dovrà anche versare la somma di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende a causa della manifesta infondatezza dei motivi di ricorso presentati dal suo difensore.

Che cosa rischia chi fornisce false generalità a un pubblico ufficiale?
Chi dichiara una falsa identità rischia una condanna penale per il reato di falsa attestazione, con una pena base che va da uno a sei anni di reclusione.

In quali casi la recidiva comporta un aumento della pena?
La recidiva aumenta la pena quando il nuovo reato dimostra una maggiore pericolosità sociale del colpevole e una sua spiccata familiarità con il crimine.

Si può contestare in Cassazione l’applicazione della recidiva?
La Cassazione non può ridiscutere la recidiva se il giudice di merito ha spiegato in modo logico e coerente i motivi della sua applicazione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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